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Nel secondo dopoguerra il teatro inglese ed europeo conosce una frattura radicale: il «Theatre of the Absurd» smonta trama, personaggio e linguaggio per dare forma scenica alla percezione di un'esistenza priva di senso. L'opera-chiave è «Waiting for Godot» (1953) di Samuel Beckett, dramma dell'attesa, dell'incomunicabilità e della ciclicità. Questo appunto colloca il fenomeno nel contesto dell'esistenzialismo, ne analizza le tecniche e prepara all'analisi del testo teatrale richiesta dall'Esame di Stato.
4 sezioni~59 min di lettura4 competenzeVerificato · 07/2026
livello base
In tutti gli indirizzi liceali si richiede di conoscere i caratteri del Theatre of the Absurd e di analizzare un brano di «Waiting for Godot» riconoscendone temi e tecniche teatrali.
livello avanzato
Nel Liceo Linguistico (e nei percorsi con più ore di lingua) si approfondisce il confronto intertestuale con Ionesco e Pinter, il legame con l'esistenzialismo francese e la dimensione metateatrale, anche in prospettiva CLIL con Filosofia e Storia.
Profondità di lettura: Approfondimento
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4 sezioni20 punti chiave0 formule20 errori tipici
La catena delle rotture, da Pirandello a Beckett
Che cosa ogni rottura toglie alla scena
Vocabolario
→ SchedeWrite a structured paragraph in English (topic sentence, two pieces of evidence, closing remark) placing Beckett within the twentieth-century renewal of European theatre.
La topic sentence deve contenere già la posizione, non l'argomento: «Beckett did not invent the modern stage; he inherited a stage that four earlier ruptures had already emptied.» Una topic sentence che si limiti a annunciare («This paragraph will discuss…») spreca la frase più visibile del paragrafo.
Si sceglie la rottura più antica e la si data: Pirandello nel 1921 attacca la cornice dall'interno con i «Sei personaggi in cerca d'autore». La prova non è il titolo, è ciò che il titolo dimostra — che una commedia può ammettere di essere una commedia senza smettere di funzionare.
Si sceglie la rottura più vicina, e conviene che sia quella che porta un nome proprio: Roger Blin, aiuto regista nei «Cenci» di Artaud nel 1935, dirige la prima di «En attendant Godot» nel 1953. Una prova con un nome e due date regge il peso di qualunque obiezione.
La frase conclusiva non riassume: distingue. «Unlike Brecht, however, Beckett dismantles the illusion without putting a thesis in its place.» È la sola frase del paragrafo che il commissario non ha già letto in altri elaborati.
Risultato: Un paragrafo di quattro mosse — tesi, prova datata, prova con nome proprio, distinzione finale — che dimostra la competenza richiesta dall'Esame: non elencare le avanguardie, ma collocare un autore dentro una successione e dire in che cosa se ne stacca.
At the colloquio you are asked: «Brecht and Artaud both reject naturalistic theatre. Are they doing the same thing?» Plan an answer of about one minute.
Si comincia da ciò che li unisce, in una frase sola: entrambi rifiutano la quarta parete e l'immedesimazione dello spettatore, cioè l'idea naturalistica che la scena sia una finestra su una stanza vera.
Si introduce la distinzione con un connettivo che la annuncia («and yet», «but the two rejections point in opposite directions»): l'effetto di straniamento «prescrive all'attore di rappresentare il personaggio come diverso da sé» e si rivolge alla ragione; il teatro della crudeltà vuole «scuotere e sconvolgere» e si rivolge al corpo.
Ogni direzione riceve un appiglio verificabile: per Brecht il teatro epico e il teatro didattico, povero nei mezzi; per Artaud il teatro Alfred Jarry, fondato nel 1926, e lo spettacolo totale con «luci, suoni, gesti, vicende».
La chiusura porta la domanda dove il candidato vuole andare: Beckett prende da entrambi il rifiuto dell'illusione e da nessuno dei due il fine, perché non intende né istruire né aggredire lo spettatore.
Risultato: Una risposta in quattro mosse che regge un minuto di colloquio e che vale più di un elenco di correnti: mostra che il candidato sa distinguere due rifiuti che si somigliano soltanto in superficie, e usa quella distinzione per introdurre l'autore successivo.
Errori frequenti
Approfondimento
Due approfondimenti rendono la catena meno lineare e più interessante. Il primo riguarda l'Italia, che in questa storia non è soltanto spettatrice: Treccani segnala che il teatro futurista — nei manifesti firmati da Filippo Tommaso Marinetti e, il secondo, anche da Emilio Settimelli e Bruno Corra — proponeva uno spettacolo «adogmatico, privo di tradizione, nutrito di attualità, antiaccademico, inventivo e meraviglioso, che tende a distruggere la logica, la psicologia e il verosimile», e aggiunge che quelle intuizioni saranno sviluppate, «sia pure per vie diverse», proprio dal teatro dell'assurdo di Ionesco, Artaud, Adamov e Beckett. Il candidato che cita questo passaggio mostra di sapere che la genealogia dell'Assurdo passa anche per l'avanguardia italiana, e non solo per Parigi. Il secondo riguarda il prezzo della regia. Se la messinscena può «oltrepassare la funzione dell'autore», allora il testo drammatico smette di essere l'opera e diventa una delle sue componenti: è la condizione in cui lavoreranno registi come Anton Giulio Bragaglia, che nel 1922 fonda a Roma il Teatro degli Indipendenti e chiama il regista «corago», e poi Luchino Visconti — la data di svolta della messinscena italiana è il 1945, al Teatro Eliseo, con «I parenti terribili» di Jean Cocteau — e Giorgio Strehler, animatore con Paolo Grassi del Piccolo Teatro. Quando si arriverà a Beckett, questa premessa avrà una conseguenza precisa e verificabile: le sue didascalie sono così minuziose perché egli sa che, senza di esse, il regista riscriverebbe il dramma.
Ripasso attivo
Choose two of the four ruptures described in this section — modern directing, Pirandello's broken frame, Brecht's alienation effect, Artaud's theatre of cruelty — and write about 150 words in English explaining what each one takes away from the traditional stage and what, if anything, it puts in its place.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Teatro — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Blin, Roger — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Angry young men — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Due etichette per il dopoguerra inglese, e il nome che appartiene a entrambe
Dal dopoguerra a un albero: che cosa resta sulla scena
Vocabolario
→ SchedeThe examiner asks: «What does the word absurd mean in this context?» Plan a spoken answer of three sentences in English.
La prima frase toglie di mezzo il senso comune e stabilisce l'autorità: «The Latin absurdus means out of tune, from surdus, deaf — the word is musical before it is philosophical.» In dieci secondi il candidato ha già detto qualcosa che il commissario non sente da tutti.
La seconda frase converte la metafora in contenuto: «In Camus it names the gap between our demand for meaning and a world that does not answer in the same key.» Il possessivo «our» è deliberato — l'assurdo non è una proprietà del mondo, è la relazione fra il mondo e chi lo interroga.
La terza frase porta la definizione dove serve, cioè a teatro: «On stage this becomes an image rather than an argument: two men, a road, a tree, and a promise that is never kept.» Senza questa frase la risposta resta di filosofia e non di letteratura inglese.
Risultato: Tre frasi che occupano meno di trenta secondi e coprono etimologia, definizione filosofica ed effetto scenico: la sequenza che dimostra la competenza di collegare il testo letterario al suo contesto culturale, richiesta esplicitamente dalle Indicazioni per il quinto anno.
A classmate argues that Ionesco's dialogues are «just nonsense, like Lewis Carroll». Write a short rebuttal in English (about 120 words) using a single test.
Si comincia dando ragione all'obiezione sul piano formale: entrambi sospendono la logica del discorso, entrambi producono dialoghi che non arrivano da nessuna parte, e la somiglianza superficiale è reale, non immaginata.
Si introduce una domanda sola, che vale come criterio: «What is left when the game stops?» Una prova unica è più forte di un elenco di differenze, perché si può applicare a un testo che il candidato non ha mai letto.
Da Lear resta il divertimento, e il «Book of nonsense» del 1846 non chiede altro; da Ionesco resta un'affermazione sul mondo — che le persone parlano senza dirsi nulla — e quell'affermazione sopravvive alla fine dello spettacolo.
Si conclude nominando la posta in gioco: se i due fossero la stessa cosa, il teatro dell'Assurdo sarebbe intrattenimento sperimentale; poiché non lo sono, è una presa di posizione sull'esistenza espressa in forma teatrale.
Risultato: Una confutazione che non nega la somiglianza ma la circoscrive, e che consegna al lettore uno strumento riutilizzabile: una domanda sola, applicabile a qualunque testo, che separa il gioco formale dall'argomento.
Errori frequenti
Approfondimento
Un approfondimento utile riguarda il rapporto fra questo teatro e il pubblico che avrebbe dovuto rifiutarlo. La corrente nasce in Francia negli anni Cinquanta in piccole sale sperimentali, con opere che negano tutto ciò per cui si va a teatro — una storia, dei personaggi, una conclusione — e tuttavia entra nel repertorio nel giro di un decennio. Due ragioni sono documentabili. La prima è che gli autori non erano isolati: Treccani segnala che il teatro futurista italiano, nei manifesti di Marinetti, Settimelli e Corra, aveva già teorizzato uno spettacolo che «tende a distruggere la logica, la psicologia e il verosimile», e aggiunge che quelle intuizioni saranno sviluppate «sia pure per vie diverse» proprio dal teatro dell'assurdo. La seconda è che la corrente ebbe registi capaci di farla vedere: Roger Blin, formatosi con Artaud, portò in scena Beckett, Pinter e Genet nell'arco di dodici anni. C'è poi una terza osservazione, che il candidato può proporre come giudizio personale purché la argomenti: la nozione di assurdo non è del dopoguerra soltanto. Il nichilismo era stato posto da Nietzsche al centro della filosofia già nell'Ottocento come «consapevolezza dell'esito di un processo storico nel corso del quale le certezze e i valori tradizionali si sono andati lentamente, ma inesorabilmente, consumando». Quello che il 1945 aggiunge non è l'idea, è l'evidenza: dopo la guerra il crollo dei valori non è più una tesi filosofica da discutere, è un'esperienza che una generazione intera ha attraversato. Questo spiega perché il pubblico riconobbe un teatro che, sulla carta, non aveva ragione di piacergli.
Ripasso attivo
Take one of the four formal features of the Theatre of the Absurd and write about 150 words in English explaining what it does to the spectator — not what it looks like. End with a sentence that could open an exam answer on the movement as a whole.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Assurdo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · assurdo — Vocabolario on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Esistenzialismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Lo stesso testo pubblicato tre volte in quattro anni
Cinque ruoli intorno a un'attesa
Vocabolario
→ SchedeRead the closing move of each act — the two characters agree to go, and the stage direction states that they do not move — and write a short critical analysis in three stages: comprehension, formal analysis, interpretation.
Si scrive che cosa il testo dice, senza commento: i personaggi dichiarano di volersene andare, e la didascalia precisa che restano fermi. Due enunciati, due canali diversi — la battuta e la didascalia — e una contraddizione aperta fra loro.
Si passa alla parola tecnica: lo scarto fra battuta e didascalia, cioè fra parola e azione, e la ripetizione identica del passo alla fine di entrambi gli atti. I due procedimenti insieme realizzano l'anti-trama e la struttura circolare.
Si interpreta a partire da quanto si è nominato: se la partenza è enunciata e non compiuta, allora andarsene non è possibile — e non lo è perché l'attesa di Godot è l'unica cosa che dia forma al tempo dei due. Toglierla significherebbe togliere l'ultima struttura rimasta.
Si chiude collocando il passo: il gesto mancato è l'immagine più compatta del non-senso dell'Assurdo, e insieme della testarda persistenza umana, perché i due restano — e restare, qui, è l'unica azione possibile.
Risultato: Un'analisi ordinata nei tre momenti canonici che l'Esame richiede, in cui ogni affermazione interpretativa può essere seguita all'indietro fino a un dato testuale: è questa tracciabilità, non la ricchezza del lessico critico, a distinguere un'analisi da una parafrasi.
At the colloquio the examiner asks, apparently casually: «So who is Godot? God?» Plan an answer of about forty-five seconds.
Non si nega la domanda: si concede che l'assonanza fra «Godot» e «God» ha alimentato per decenni la lettura religiosa, e che è la prima che chiunque legga il testo si trova a formulare. Negarla in blocco suonerebbe come una difesa imparata a memoria.
Si aggiunge il fatto verificabile: Beckett ha sempre rifiutato l'identificazione. A questo punto la risposta ha già smesso di essere un'opinione e non può più essere contestata.
Si compie la mossa che vale il voto: la domanda giusta non è chi sia Godot, ma perché il testo sia costruito per non dirlo. Un'attesa il cui oggetto fosse definito sarebbe un'attesa ordinaria, e il dramma non direbbe più nulla sulla condizione umana.
Si conclude con l'unica cosa che del personaggio si sappia davvero: manda un ragazzo a rinviare. Di Godot conosciamo il rinvio, non l'identità — e il rinvio, non l'identità, è ciò di cui parla il dramma.
Risultato: Una risposta che concede la lettura religiosa, la limita con un fatto, sposta la domanda su un piano più alto e atterra su un dato del testo: la sequenza che trasforma una domanda-trappola nell'occasione migliore del colloquio.
Hai davanti un brano di «Waiting for Godot» e la consegna dice «analizza». La tentazione è dire subito che cosa significa. Resisti: chi comincia dal significato scrive un tema, non un'analisi, e il commissario se ne accorge alla seconda riga. Si procede in quattro mosse, e le prime tre non parlano di senso.
Prima mossa: registra che cosa c'è, e nient'altro. Chi parla, a chi, quante battute, che cosa dice la didascalia. In questo dramma la didascalia è testo a pieno titolo, perché è lì che si nasconde metà del significato — e nel finale è addirittura la didascalia a contraddire la battuta.
Seconda mossa: cerca la ripetizione. In Beckett quasi nulla accade una volta sola. Un passo che torna identico alla fine di entrambi gli atti non è una svista, è la struttura: è il modo in cui il testo ti dice che il tempo, qui, non porta da nessuna parte.
Terza mossa: nomina il procedimento con la parola tecnica giusta. Anti-trama se l'azione non progredisce. Struttura circolare se il finale riporta all'inizio. Scarto fra battuta e didascalia se la parola e il gesto si separano. Una parola tecnica esatta vale mezza pagina di parafrasi.
Solo adesso, quarta mossa, il significato — e va ricavato dal procedimento, non aggiunto. Se l'azione non progredisce, allora l'attesa non è un'attesa di qualcosa: è un modo di esistere. Il ragionamento deve poter essere seguito all'indietro fino al dato che hai registrato nella prima mossa.
Un controllo che salva la risposta: la tua interpretazione sopravvivrebbe se il personaggio si chiamasse in un altro modo? Se sì, sei nel testo. Se no, stai probabilmente costruendo su un'allegoria — per esempio l'assonanza fra Godot e God — che l'autore ha esplicitamente rifiutato.
Adesso scrivi, e scrivi nell'ordine in cui hai lavorato. Una frase per il dato, una per il procedimento, due per il significato, una per il collegamento al quadro dell'Assurdo. Cinque frasi bastano: la prova valuta la sequenza del ragionamento, non il numero di righe.
Ultima cosa: chiudi su una differenza, mai su un riassunto. Beckett smonta l'illusione teatrale come Brecht, ma non mette una tesi al posto di ciò che ha tolto. Una frase di questo tipo dimostra che sai collocare l'autore, ed è quello che separa una risposta corretta da una risposta buona.
Errori frequenti
Approfondimento
Per collocare «Godot» dentro l'opera di Beckett conviene seguire una direzione sola, perché l'opera ne ha una sola: la sottrazione. Nella narrativa la trilogia francese — «Molloy» e «Malone meurt» (Minuit, 1951), «L'innommable» (Minuit, 1953) — dissolve il romanzo dall'interno, togliendo prima l'intreccio, poi il corpo del narratore, infine il diritto stesso di dire «io» con un nome. In teatro il percorso è parallelo e più visibile: dopo la strada di campagna di «Godot» viene la stanza chiusa di «Fin de partie» (Minuit, 1957; «Endgame», Grove, 1958); poi «Krapp's Last Tape» (Grove, 1960), dove l'unico interlocutore è un nastro registrato, cioè sé stesso da giovane; poi «Happy Days» (Grove, 1961), dove la protagonista è sepolta e continua a parlare; poi «Not I» (Faber, 1973), dove resta una bocca; infine «Breath», nella raccolta «Breath and Other Shorts» (Faber, 1972), che dura pochi secondi. A ogni passo Beckett toglie un elemento che il teatro aveva sempre considerato necessario e verifica se ciò che resta significa ancora. Vale la pena osservare che nemmeno l'insuccesso lo ferma: la sua opera prima e l'ultima sono separate da sessant'anni di riduzioni, e la posizione critica che ne emerge — un'arte che rifiuta ogni consolazione e trova nella persistenza stessa la propria dignità — è la stessa che il dramma affida a Didi e Gogo, i quali non se ne vanno e non smettono di aspettare. Un candidato che voglia spingersi oltre può notare, con Treccani, che nei personaggi di Beckett «una qualche deformità fisica» simboleggia «la paralisi spirituale cui sono giunti», e che essi «non si muovono perché non ce n'è motivo alcuno»: la didascalia finale di «Godot» non è dunque un colpo di teatro isolato, ma la formula di tutta la sua drammaturgia.
Ripasso attivo
Analyse the final exchange of each act of «Waiting for Godot» — the characters agree to leave, and the stage direction says they do not move. In about 150 words, explain how this contradiction between line and stage direction gives theatrical form to the themes of waiting and paralysis.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Beckett, Samuel — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Samuel Beckett — Bibliography (the works, with their publishers and dates) (The Nobel Foundation) · The Nobel Prize in Literature 1969 — Summary (The Nobel Foundation)
L'incomunicabilità prima di Beckett: una genealogia europea
Da che cosa nasce ciascun tema
Vocabolario
→ SchedeThe exam question states: «In the Theatre of the Absurd, characters cannot communicate.» Write about 150 words in English showing that the play proves this through speech rather than through silence.
La prima frase prende la direzione contraria a quella che il lettore si aspetta: «The play does not prove this with silence. It proves it with talk.» Un'apertura che contraddice l'intuizione obbliga chi legge a continuare, ed è una mossa retorica lecita perché la si dimostrerà.
Si cita il caso estremo, non quello medio: il lungo monologo di Lucky, sintatticamente sconnesso, che parodia il discorso intellettuale. Un torrente verbale che non conclude nulla è la dimostrazione più economica che il canale è vuoto.
Si chiude l'obiezione prima che venga sollevata: un silenzio ammetterebbe troppe letture — riserbo, complicità, sfinimento — mentre parole che non trasportano nulla ne ammettono una sola. La prova è più forte proprio perché è più rumorosa.
Si conclude collegando: il linguaggio decostruito — ripetizioni, luoghi comuni, non sequitur — non descrive l'incomunicabilità, la produce davanti allo spettatore, che assiste a un dialogo e non riceve alcuna informazione.
Risultato: Un paragrafo che rovescia l'assunto della consegna e lo dimostra con un solo esempio testuale: la struttura più efficace per una domanda che invita alla parafrasi, e quella che mostra la capacità di argomentare richiesta dal colloquio.
Plan and write the opening of an exam essay connecting waiting, meaninglessness and the failure to communicate. Write the thesis and two supporting moves.
La tesi deve essere una sola frase e deve unire i tre termini invece di annunciarli: «In Waiting for Godot these are not three themes but one experience seen from three sides.» Chi scrive «this essay will discuss three themes» ha già consegnato un elenco.
Si porta il procedimento che riguarda il tempo: il rinvio ripetuto del ragazzo e la struttura circolare rendono l'attesa infinita, e un'attesa infinita è indistinguibile dall'assenza di scopo. Attesa e non-senso, così, sono già collegati e non solo giustapposti.
Si porta il procedimento che riguarda il linguaggio: durante quell'attesa i personaggi riempiono il vuoto con parole che girano a vuoto. La terza veduta entra dalla stessa porta delle prime due, perché è lo stesso vuoto a produrla.
L'ultima frase dell'apertura torna sulla tesi e la rende dimostrata: i tre procedimenti sono un solo gesto — togliere la progressione al tempo, all'azione e al linguaggio — e i tre temi sono ciò che di quel gesto lo spettatore percepisce.
Risultato: Un'apertura di quattro mosse in cui la tesi è enunciata, appoggiata due volte su procedimenti verificabili e infine dimostrata: l'impianto che regge un elaborato di duecento parole senza bisogno di aggiungere altro contenuto.
La consegna dice: discuti i temi dell'attesa, del non-senso e dell'incomunicabilità. È la domanda più comune di tutta la sezione, ed è anche quella su cui si scrivono i temi più deboli, perché invita a fare un elenco. Ecco come si costruisce invece un paragrafo argomentato, in otto passaggi.
Passaggio uno: la tesi. Non annunciare l'argomento, prendi posizione. «These are not three themes but one experience seen from three sides.» Chi apre così ha già detto qualcosa di contestabile, e una tesi contestabile è ciò che distingue un'argomentazione da un riassunto.
Passaggio due: scegli il primo tema e trova il suo procedimento, non la sua definizione. L'attesa non si spiega dicendo che i personaggi aspettano: si dimostra col rinvio del ragazzo, ripetuto identico alla fine di entrambi gli atti, e con la struttura circolare che ne deriva.
Passaggio tre: ricava il significato da quel procedimento e da nient'altro. Se il rinvio è infinito, l'attesa non punta a un evento; se non punta a un evento, non è una condizione temporanea ma un modo di esistere. Il lettore deve poter seguire il ragionamento all'indietro fino al dato.
Passaggio quattro: il secondo tema, con la stessa mossa. Il non-senso si dimostra con la situazione statica — nulla accade, nulla si spiega — e la conseguenza da nominare è quella che quasi tutti dimenticano: i personaggi restano. La persistenza senza motivo fa parte del tema.
Passaggio cinque: il terzo tema, ed è quello dove si guadagnano i punti. L'incomunicabilità non è silenzio. Cita il monologo di Lucky: un torrente di parole che non trasporta nulla dimostra il vuoto del canale meglio di qualunque pausa, perché un silenzio può significare molte cose.
Passaggio sei: il connettivo che chiude la tesi. Torna all'affermazione iniziale e mostra che i tre procedimenti sono lo stesso gesto su tre materiali diversi — togliere la progressione al tempo, all'azione, al linguaggio. È qui che il paragrafo diventa un'argomentazione e non tre paragrafi in fila.
Passaggio sette e otto: la chiusura, in due frasi. La prima nomina l'effetto sullo spettatore: il dramma non descrive l'assurdo, glielo fa vivere, perché per due ore aspetta anche lui. La seconda collega al quadro — è la forma teatrale a produrre il significato, e nessun personaggio lo enuncia mai.
Errori frequenti
Approfondimento
Le grandi letture del dramma vanno conosciute, e vale la pena vedere che cosa ciascuna guadagna e che cosa paga. La lettura religiosa legge nell'attesa di un Godot che non viene la condizione dell'uomo davanti a un Dio silenzioso: guadagna l'assonanza fra i due nomi e paga il fatto che l'autore rifiutò l'identificazione. La lettura esistenzialista vi ritrova l'assurdo di Camus e la libertà che resta quando ogni fondamento è caduto: guadagna la precisione filosofica e paga il rischio di trasformare un dramma in un trattato, cioè di dimenticare che sulla scena non si argomenta nulla. La lettura storica vi ha visto l'Europa paralizzata del dopoguerra, o l'attesa sotto l'occupazione: guadagna il contesto — il testo è scritto in Francia negli anni immediatamente successivi alla guerra — e paga il fatto che nel dramma non compare un solo riferimento storico. La lettura psicoanalitica insiste sulle due coppie complementari: guadagna il rilievo della struttura a specchio e paga la tentazione di spiegare i personaggi, che il testo priva deliberatamente di un passato. Quattro letture, quattro guadagni, quattro prezzi. Un candidato che presenti la questione in questi termini ha già dimostrato molto più di uno che le elenchi, perché ha mostrato di sapere che un'interpretazione è una scommessa, non una descrizione. E può concludere con l'osservazione decisiva: se il testo può sostenerle tutte, allora l'indeterminatezza non è un difetto da correggere scegliendone una, è il contenuto stesso del dramma. Un'opera che dicesse quale senso manca avrebbe smesso di parlare della mancanza di senso.
Ripasso attivo
«Waiting for Godot has been described as a play in which nothing happens, twice.» Discuss this statement in about 200 words, showing how waiting, meaninglessness and the failure to communicate are each produced by a specific dramatic device rather than stated by a character.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Incomunicabilità — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Tragicommedia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Genet, Jean — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Verificato · 07/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
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