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Il Modernismo non è uno stile ma un verdetto: fra la fine dell'Ottocento e gli anni Venti la macchina del romanzo ottocentesco — il narratore onnisciente, la trama cronologica, il personaggio stabile, la cornice morale condivisa — smette di sembrare vera. Freud toglie allo scrittore il diritto di sapere che cosa un personaggio senta davvero, Bergson separa il tempo vissuto da quello dell'orologio, la Grande Guerra rende impronunciabile la frase «e così imparò la lezione». Da qui la ricostruzione: si scrive per assomigliare alla mente, non al mondo. L'anno decisivo è il 1922, quando escono «Ulysses», «The Waste Land» e «Jacob's Room» e muore Proust. All'Esame di Stato il nucleo è saper riconoscere in un brano quale tecnica stia lavorando — monologo interiore, discorso indiretto libero o semplice percezione narrata — senza chiamare tutto «flusso di coscienza», che è una formula presa in prestito dalla psicologia di William James e non il nome di un procedimento letterario.
5 sezioni~91 min di lettura5 competenzeVerificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi si richiede il contesto della crisi delle certezze, le tecniche del romanzo modernista con almeno un esempio testuale, e la conoscenza di Joyce e di Woolf attraverso un'opera ciascuno.
livello avanzato
Il Liceo Linguistico approfondisce l'analisi tecnica dei brani (riconoscere il discorso indiretto libero riga per riga) e il rapporto con il Modernismo europeo — Proust, Kafka, Svevo e Pirandello; gli altri indirizzi possono privilegiare i collegamenti con filosofia (Bergson, Freud), storia (la Grande Guerra) e italiano (il romanzo della coscienza).
Profondità di lettura: Approfondimento
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5 sezioni25 punti chiave0 formule25 errori tipici
Trent'anni per togliere quattro certezze
Che cosa ogni idea toglie al romanziere
Vocabolario
→ SchedeExplain how Bergson's distinction between clock time and lived duration changes what a novelist can do with a plot. You may not use the word «influence».
Bergson separa il tempo della scienza, misurabile e disposto come uno spazio su cui contare le tacche, dal tempo vero, che è tempo vissuto e non è altro che la durata della coscienza: un fluire di stati in cui la distinzione fra il prima e il poi perde senso.
La trama ottocentesca misura l'esperienza con la tacca dell'orologio: capitoli, stagioni, anni. È esattamente quella misura che la tesi dichiara estranea all'esperienza vissuta, e la trama non ne possiede altre.
Non occorre provare che un romanziere abbia letto Bergson. Basta constatare che, se la tesi circola, la corrispondenza fra durata narrativa e durata cronologica smette di essere ovvia: da automatismo diventa scelta, e una scelta va giustificata dentro il libro.
Il risultato visibile è l'inversione delle proporzioni: una giornata occupa un volume, vent'anni stanno in una subordinata. Chi legge questa sproporzione come un vezzo non ha notato che è la tesi tradotta in numero di pagine.
«Once duration is detached from measurement, chapter-time stops being a neutral container and becomes a claim about experience.» Una riga così apre un collegamento senza affermare nulla che vada dimostrato con documenti.
Risultato: La durata bergsoniana non influenza il romanzo: gli toglie il diritto di misurare l'esperienza in capitoli senza rendere conto della scelta, ed è da quella perdita, non da un'imitazione, che nasce la giornata unica.
«He was, in truth, deeply ashamed, though he did not know it.» Say what this sentence assumes, name the thesis that removes the assumption, and rewrite the sentence so that it survives.
La frase dichiara due cose insieme: che cosa il personaggio prova davvero, e che il personaggio stesso non lo sa. Il narratore, quindi, sostiene di sapere più di chi quel sentimento lo prova.
Una posizione simile richiede un accesso diretto e verificabile alla vita psichica altrui. Il romanzo ottocentesco la esercita a ogni pagina e nessun lettore la contesta, perché il patto di lettura la comprende.
Freud sostiene che la psiche contiene un inconscio fatto di materiale che il soggetto non raggiunge, ordinato come successione di inconscio, preconscio e conscio. Se l'io non è trasparente a se stesso, non lo è nemmeno per un osservatore esterno.
Si sostituisce la dichiarazione con la prova: le parole, i gesti, le omissioni e i silenzi del personaggio, riferiti senza commento. Il lettore ricava lo stesso contenuto, ma nessuno glielo garantisce, ed è la differenza che conta.
«After Freud, a narrator who reports what a character really feels is claiming an authority the character himself does not have.» Da qui la regola pratica: show the evidence and drop the verdict.
Risultato: La frase non è falsa, è indimostrabile, e dopo Freud il lettore lo avverte: il romanzo modernista non rinuncia all'interiorità, rinuncia alla garanzia, e la sostituisce con il materiale su cui il lettore giudica da sé.
Errori frequenti
Approfondimento
Da questa sezione conviene ricavare un metodo, perché il collegamento interdisciplinare è la parte del colloquio in cui si sbaglia con più sicurezza. Lo schema che quasi tutti usano è causale: Freud influenzò Joyce, Bergson influenzò Woolf. È uno schema fragile per due ragioni. La prima è che va dimostrato, e la dimostrazione richiede lettere, diari, dichiarazioni, cioè materiale che in sede d'esame nessuno ha sottomano. La seconda è che, anche quando la lettura fosse documentata, non spiegherebbe granché: sapere che un autore ha letto un libro non dice che cosa quel libro gli abbia fatto fare. Conviene sostituirlo con uno schema per sottrazione, che come pretesa è più debole e come argomento è più forte: una tesi che circola non produce una tecnica, toglie una licenza. Prima di Freud un narratore poteva dichiarare che cosa un personaggio provasse davvero e nessuno gli chiedeva conto; dopo, quella dichiarazione ha un costo. Prima di Bergson la corrispondenza fra capitoli e anni era il modo naturale di raccontare; dopo, è una scelta che va giustificata. La formula da usare è «X rende non più ovvio Y», e ha il vantaggio di restare vera indipendentemente da chi abbia letto che cosa. Lo stesso metodo impone una cautela sull'ultimo nome della sezione. Di «The Golden Bough» si cita quasi sempre l'effetto e quasi mai una pagina, e la catena «Frazer studia i miti, dunque Joyce usa Omero» è precisamente il tipo di deduzione che lo schema per sottrazione evita. Ciò che si può sostenere senza forzature è che l'antropologia comparata rimette in circolazione l'idea di una struttura mitica condivisa proprio negli anni in cui la trama smette di poter fornire una forma: le due cose sono contemporanee, e la seconda rende disponibile ciò di cui la prima ha bisogno. Chi in un colloquio distingue una contemporaneità da una causa dimostra un'attenzione che vale più di tre nomi in più.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English explaining why the Modernist novel could not keep the omniscient narrator. Your paragraph must do four things, in this order: state one thesis of Freud's and one of Bergson's, in one sentence each; name, for each, the specific narrative device it makes untenable; give one concrete formal consequence a reader would see on the page; and close with a sentence that dates the crisis before the First World War. Two constraints: you may not use the verb «to influence», and you may not name a single novel.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Freud, Sigmund - l'inconscio e «L'interpretazione dei sogni» (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Tempo - la durata di Bergson contro il tempo della scienza (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Relatività - la simultaneità dipende dall'osservatore (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Che cosa copre l'etichetta
Dal calendario alla frase
Vocabolario
→ Schede«He would be back from India one of these days, June or July, she forgot which, for his letters were awfully dull; it was his sayings one remembered.» (Woolf, «Mrs. Dalloway») Name the technique at work and prove it from the sentence itself.
Il soggetto è «he», i verbi sono al passato («would be», «forgot», «were»), e un pronome di terza persona designa chi sta pensando: «she forgot which». La grammatica è quella del narratore, senza eccezioni.
«Awfully dull» non è una constatazione neutrale, è un giudizio, e ha il registro colloquiale di chi lo formula. Lo stesso vale per quel «one remembered», il pronome impersonale con cui Clarissa generalizza la propria esperienza.
Non c'è «she thought», non c'è «she said to herself», non c'è alcun segnale che apra un pensiero. La riflessione non viene introdotta: è già in corso quando la frase comincia, ed è proprio questo che la rende libera.
Grammatica del narratore più lessico del personaggio, senza verbo di dire: discorso indiretto libero, in inglese «free indirect discourse» oppure «free indirect style». È la modalità dominante di Woolf, non un'eccezione isolata.
Venti righe più avanti Woolf scrive «Such fools we are, she thought, crossing Victoria Street»: prima persona più verbo di dire. Quello è pensiero riferito, non discorso indiretto libero, e la vicinanza dei due casi è la prova più rapida della distinzione.
Risultato: Il brano è discorso indiretto libero, e lo si dimostra senza uscire dalla frase: «she forgot» dà la terza persona, «awfully dull» dà la voce di Clarissa, e l'assenza di un verbo di dire esclude il pensiero riferito.
Read the opening of the fourth episode of «Ulysses»: «Mr Leopold Bloom ate with relish the inner organs of beasts and fowls. ... Gelid light and air were in the kitchen but out of doors gentle summer morning everywhere. Made him feel a bit peckish. ... Cup of tea soon. Good. Mouth dry.» Show that no single technique label describes this page.
«Mr Leopold Bloom ate with relish the inner organs of beasts and fowls»: soggetto esplicito, terza persona, passato, e un lessico che non appartiene a Bloom. È racconto ordinario, esattamente come lo scriverebbe un romanziere ottocentesco.
«Made him feel a bit peckish»: la persona è ancora la terza, ma il soggetto è caduto e «peckish» è una parola di Bloom, non del narratore. Due marcatori nella stessa proposizione: discorso indiretto libero.
«Cup of tea soon. Good. Mouth dry»: nessun pronome, nessun verbo di modo finito, nessuna mediazione. Monologo interiore, e per giunta dentro un romanzo scritto in terza persona: il pronome non è sparito dal libro, è sparito dalla frase.
Tre registri nello spazio di una pagina significa che l'unità da analizzare non è il romanzo e nemmeno il capitolo, ma la proposizione. Un'etichetta unica applicata all'«Ulysses» è per costruzione sbagliata, qualunque etichetta si scelga.
«The question is never which technique the novel uses, but which technique is running in this clause.» Messa all'inizio di un'analisi, questa riga vale più di tre definizioni, perché annuncia un metodo invece di una memoria.
Risultato: Il passo dimostra che le tecniche moderniste non sono modi scelti una volta per tutte ma registri che si alternano dentro il paragrafo: per questo l'analisi va condotta proposizione per proposizione, e per questo «flusso di coscienza» non può essere una risposta.
Cominciamo dalla trappola. Scrivere che un brano usa il flusso di coscienza sembra una risposta e non lo è: quell'etichetta copre almeno tre procedimenti diversi, e chi ascolta capisce subito che non hai guardato la pagina.
Sostituiscila con due domande, e falle in quest'ordine. Prima: quale persona regge la frase. Seconda: di chi sono le parole. Sono domande grammaticali, si rispondono in dieci secondi e non richiedono di aver già letto il libro.
Provale su un monologo interiore. Le ultime pagine dell'Ulysses sono di Molly Bloom: prima persona, nessun verbo che introduca il pensiero, e in circa ventiquattromila parole due soli punti fermi e nemmeno una virgola. Persona: prima. Parole: sue. Monologo interiore.
Ora provale su Woolf. He would be back from India one of these days, June or July, she forgot which, for his letters were awfully dull. Persona: terza, al passato. Parole: awfully dull è il giudizio di Clarissa, non del narratore. Discorso indiretto libero, ed è ciò che Woolf fa quasi sempre.
Attenzione al caso che inganna, la terza persona che si comporta come una prima. Nell'Ulysses, Made him feel a bit peckish ha il pronome del narratore e la parola di Bloom; due righe dopo, Cup of tea soon, Good, Mouth dry non ha più nessun pronome. La stessa pagina cambia registro tre volte.
Da qui la regola che ti salva davanti a un brano misto: non chiederti che tecnica usa il romanzo, chiediti che cosa sta lavorando in questa proposizione. E se il passo cambia, dillo: nomina il procedimento dominante e indica la riga esatta in cui passa all'altro.
La frase che prende punti si scrive così: il brano è discorso indiretto libero, perché la persona è la terza e il lessico è del personaggio nella stessa proposizione. Persona più lessico, con la citazione in mezzo alle due: è tutto quello che serve.
E la mossa vale anche fuori dal Modernismo. Ogni volta che ti chiedono del narratore, in qualunque testo, le stesse due domande funzionano: chi parla grammaticalmente, e di chi sono le parole. Quando le due risposte non coincidono, hai trovato la cosa interessante.
Errori frequenti
Approfondimento
Chi vuole andare oltre la coppia di domande ne aggiunga una terza, e soprattutto impari a riconoscere il quarto caso, quello che non ha un nome famoso e proprio per questo viene assorbito dagli altri tre. Si chiama percezione narrata: il narratore riferisce ciò che un personaggio vede o sente, in terza persona e al passato, ma senza prendere in prestito una sola parola del suo lessico. In «Mrs. Dalloway» ne compare un esempio poche righe dopo la prima apparizione di Septimus: «Everything had come to a standstill. The throb of the motor engines sounded like a pulse irregularly drumming through an entire body». La percezione appartiene a chi sta in quella strada, ma il paragone è del narratore, e nessuno in quella strada lo formulerebbe. Non è discorso indiretto libero, perché manca il secondo marcatore; non è racconto neutro, perché la scena è filtrata da una coscienza. Riconoscerlo serve a non chiamare discorso indiretto libero qualunque pagina in cui si veda qualcosa. La terza domanda riguarda la sintassi: di chi è l'ordine delle parole. Un narratore costruisce periodi, una mente accumula. Quando in un passo compaiono ellissi, frasi nominali, ripetizioni e un ordine che segue l'associazione invece della logica, la sintassi ha cambiato proprietario anche se il pronome non è cambiato, ed è spesso il primo segnale, prima ancora del lessico. Da qui si ricava il modo corretto di descrivere un passo misto, che è il caso più frequente e quello che manda in crisi le risposte imparate a memoria: si nomina il procedimento dominante, si cita la proposizione in cui il testo passa all'altro, e si dice che cosa il passaggio ottiene. Una risposta che riconosce un cambio di registro e ne indica il punto esatto dimostra una competenza che nessun elenco di definizioni può simulare.
Ripasso attivo
Take any paragraph of Modernist prose and write about 150 words in English that do four things, in this order: quote the one clause that settles which technique is running; state which grammatical person governs that clause; state whose vocabulary it uses, quoting a single word as your evidence; and name the technique. Two constraints: you may use the phrase «stream of consciousness» only once, and only in a sentence saying what it does not tell you; and your final sentence must begin «In this clause».
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Ulysses - il testo integrale, con l'ultimo episodio di Molly Bloom (Project Gutenberg) · Mrs. Dalloway - il romanzo, nella prima edizione americana del 1925 (Project Gutenberg) · Epifania - il senso religioso da cui la critica prende il termine (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Il lavoro di Joyce fra due addii
Che cosa stampa il libro, che cosa dice lo schema
Vocabolario
→ Schede«Trieste-Zurich-Paris / 1914-1921» is printed on the last page of «Ulysses»; «Dublin, 1904. / Trieste, 1914.» is printed on the last page of «A Portrait of the Artist as a Young Man». Using only these two lines, reconstruct what they tell a reader about how the two books were made, and explain why they count as evidence rather than decoration.
Il colofone di «Ulysses» dichiara sette anni di lavoro, dal 1914 al 1921; la dateline di «A Portrait» ne dichiara dieci, dal 1904 al 1914. I due periodi si toccano nel 1914, l'anno in cui esce anche «Dubliners»: la vita produttiva di Joyce, per come i libri stessi la datano, è una catena continua e non una serie di occasioni.
Cinque nomi di città in tutto ma quattro città distinte, perché Trieste ricorre in entrambe le righe: Dublino, Trieste, Zurigo, Parigi. Dublino compare una volta sola, e come punto di partenza. Il colofone di «Ulysses», preso da solo, non nomina nessuna città di lingua inglese: il libro più celebre del modernismo anglofono si firma da Trieste, Zurigo e Parigi.
Non è una nota critica e non è una frase del narratore: sta dopo l'ultima parola del racconto, fuori dalla finzione. È paratesto, e appartiene all'autore che licenzia il volume. Per questo si può citare come documento e non come interpretazione.
Un libro che si firma con il proprio itinerario dichiara che l'itinerario è parte del suo modo di essere stato scritto. L'esilio smette di essere una circostanza dolorosa da raccontare in premessa e diventa la condizione di lavoro: la distanza è ciò che rende Dublino descrivibile per intero.
«Both books sign themselves with an itinerary: Joyce dates his work by the cities he wrote it in, so exile is the working condition of the writing, not the misfortune behind it.» Una riga così, all'inizio di una risposta su Joyce, mostra che si è aperto un volume e non un riassunto.
Risultato: Le due righe in coda dimostrano, senza una parola di commento, che questi libri furono scritti lontano dalla città che raccontano e in più luoghi successivi: sono la prova documentaria che per Joyce l'esilio è una condizione di lavoro, ed è l'unico modo di dirlo senza fare della psicologia d'autore.
A candidate writes: «In Dubliners Joyce calls these moments of sudden revelation epiphanies.» Test the sentence against the books themselves and rewrite it so that every part of it can be defended.
In «Dubliners» la parola «epiphany» non compare: zero occorrenze in quindici racconti. Il libro mette in scena rivelazioni improvvise a ripetizione, ma non le battezza mai. La frase del candidato attribuisce dunque al testo un gesto che il testo non compie.
Neppure «A Portrait» la usa. Vi si trova invece l'apparato scolastico «integritas, consonantia, claritas» e la definizione dell'istante come «the luminous silent stasis of esthetic pleasure»: c'è la teoria dell'attimo di rivelazione, manca la parola che oggi la nomina.
Il termine viene da «Stephen Hero», il romanzo autobiografico rifiutato dagli editori e in parte distrutto, pubblicato postumo nel 1944. E in «Ulysses» Joyce lo usa una volta sola e per irridere il proprio personaggio: «Remember your epiphanies written on green oval leaves ...».
«Critics use the term epiphany — which Joyce himself used in the abandoned draft Stephen Hero, published in 1944 — for the moments of sudden revelation that close many of the Dubliners stories.» La sostanza resta identica; cambia soltanto chi è l'autore della parola.
Non è pedanteria. Chi attribuisce a un libro una parola che il libro non contiene mostra di conoscere il manuale e non il volume, e un commissario che abbia il testo davanti se ne accorge subito. La versione corretta costa una subordinata e chiude l'unica obiezione possibile.
Risultato: «Epifania» resta il termine giusto per descrivere quei finali, ma è un termine della critica con una provenienza precisa e verificabile, non un'etichetta stampata dentro «Dubliners»: dichiararlo in una subordinata mette la risposta al riparo dall'unica obiezione che il testo può opporle.
Errori frequenti
Approfondimento
Da questa sezione si ricava uno strumento che serve ben oltre Joyce: la domanda su dove sia stampata la spiegazione di un'opera. Le corrispondenze omeriche di «Ulysses» esistono e la Treccani le registra, scandendo la materia narrativa in episodi che si ricollegano ciascuno a un episodio dell'«Odissea». Ma quello schema non è nel libro. Chi nel 1922 comprava il volume a Parigi si trovava davanti diciotto sezioni numerate e nessun titolo; i nomi omerici circolavano fra amici e critici in tabelle private, e nei manuali sono entrati da lì. Il caso opposto è dello stesso anno: «The Waste Land» di Eliot esce con le note dell'autore stampate in coda al poemetto, dentro il volume, e chi le cita cita il libro. Il caso intermedio è la lettera privata, che questo programma ha già incontrato con Wilde: una spiegazione data a un corrispondente resta una confidenza, non un atto pubblico. Tre statuti diversi impongono tre modi diversi di citare, e in inglese si dicono in poche parole: «the poem prints its own notes», «Joyce circulated a schema privately», «he explained it in a letter». La regola pratica da portarsi via è una sola: prima di attribuire a un'opera la propria chiave interpretativa, si stabilisce dove quella chiave sia stata pubblicata, quando, e per quale pubblico. Vale per lo schema di Joyce, vale per la prefazione che Wilde antepose al volume del 1891, e vale per qualunque introduzione d'autore che un'antologia stampi davanti a un testo scritto anni prima. È il modo più rapido di trasformare un ripasso in un metodo.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English on the last page of «Ulysses» and the last page of «A Portrait of the Artist as a Young Man». Do three things, in this order: quote the colophon of «Ulysses» exactly as the book prints it and say how many years and how many cities it records; quote the two-line dateline that closes «A Portrait» and say what it has in common with that colophon; then explain why a novelist might sign a book with an itinerary. Two constraints: you may not use the words «unhappy», «homesick» or «nostalgia», and your last sentence must contain the word «method».
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Joyce, James — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Ulysses (Project Gutenberg) · A Portrait of the Artist as a Young Man (Project Gutenberg)
Le opere di Woolf e la soglia del 1922
Le due coscienze di Mrs. Dalloway e il loro unico punto in comune
Vocabolario
→ Schede«Mrs. Dalloway said she would buy the flowers herself. For Lucy had her work cut out for her. The doors would be taken off their hinges; Rumpelmayer's men were coming. And then, thought Clarissa Dalloway, what a morning ...» Identify the narrative technique of this passage and prove your identification from the words on the page.
I pronomi sono di terza persona («she», «her») e i verbi stanno al passato («said», «had», «would be taken», «were coming»). Già questo esclude il monologo interiore, che per definizione è in prima persona e al presente.
La seconda frase comincia con «For»: spiega la prima con la logica di chi sta organizzando la giornata, cioè di Clarissa. Un narratore esterno non ha bisogno di giustificare a se stesso perché la padrona di casa esca a comprare i fiori; quella spiegazione appartiene a lei.
Il verbo di dire torna soltanto alla quarta frase e per giunta incassato: «And then, thought Clarissa Dalloway, what a morning». Il testo ci ha già fatto stare dentro la sua testa per tre frasi, e solo dopo ci dice che quella era la sua testa.
Terza persona e passato del narratore, lessico e sintassi del personaggio: è discorso indiretto libero. La grammatica resta del narratore, la voce è già del personaggio, e proprio in questa sovrapposizione sta l'effetto di immersione che i manuali attribuiscono per sbaglio al flusso di coscienza.
«This is free indirect discourse: third person and past tense, but the idiom is Clarissa's.» Una riga così, messa all'inizio di un'analisi del testo, vale più di dieci righe di parafrasi, perché dimostra che si sta guardando la pagina e non il riassunto.
Risultato: Il brano è discorso indiretto libero, non monologo interiore, e la prova sta in tre elementi visibili nelle prime quattro frasi: pronomi di terza persona, verbi al passato, e un «For» che ragiona con la testa di Clarissa.
«It was precisely twelve o'clock; twelve by Big Ben ... twelve o'clock struck as Clarissa Dalloway laid her green dress on her bed, and the Warren Smiths walked down Harley Street.» Explain what this sentence does for the structure of the novel, and what the book would lose without it.
La stessa proposizione temporale regge due azioni che appartengono a due storie diverse: Clarissa posa il vestito verde sul letto, i Warren Smith camminano per Harley Street verso l'appuntamento con sir William Bradshaw.
Non li fa incontrare, non li fa vedere l'un l'altro, non stabilisce fra loro alcun rapporto di causa. Li mette soltanto sotto lo stesso rintocco. La simultaneità è l'unico legame, e il romanzo non ne aggiungerà altri fino alla festa.
L'orologio pubblico funziona come un asse di riferimento: rispetto a esso si misura quanto il tempo interiore di ciascuno si dilata o si contrae. Senza un tempo esterno fisso, la dilatazione non sarebbe percepibile, perché non ci sarebbe niente rispetto a cui misurarla.
Tolta questa frase, restano due racconti alternati e nessuna prova che siano lo stesso giorno visto da due punti. Il romanzo diventerebbe un montaggio; con la frase, è una struttura, perché l'ora sostituisce la trama nel ruolo di ciò che tiene insieme il libro.
Risultato: La frase del mezzogiorno è il perno strutturale del romanzo: sostituisce l'intreccio con la simultaneità, e stabilisce che Clarissa e Septimus condividono un'ora pubblica e nient'altro, il che è esattamente ciò che rende devastante la notizia che arriverà alla festa.
Errori frequenti
Approfondimento
Da questa sezione conviene ricavare uno strumento portatile, perché la stessa domanda tornerà su Joyce, su Svevo e su qualunque pagina interiore. Lo strumento è un esame in tre domande, da fare a un brano prima di dargli un nome. Prima domanda: quali sono i pronomi? Se il personaggio è «he» o «she», la pagina è mediata da un narratore, e nessuna intensità la trasforma in monologo interiore. Seconda domanda: qual è il tempo verbale? Il monologo interiore vive al presente, perché imita un pensiero che sta accadendo mentre lo leggiamo; il discorso indiretto libero resta al passato del racconto. Terza domanda: a chi appartiene il lessico? Se compaiono parole, esclamazioni o scorciatoie sintattiche che sono del personaggio e non del narratore, allora la voce del personaggio ha invaso una frase che grammaticalmente è ancora del narratore, e quello è esattamente il discorso indiretto libero. Le tre risposte producono tre casi utili. Terza persona, passato, lessico del narratore: racconto tradizionale, la norma ottocentesca. Terza persona, passato, lessico del personaggio: discorso indiretto libero, cioè la pagina di Woolf. Prima persona, presente, senza verbi di dire: monologo interiore. Una conseguenza vale punti e va detta: le prime due caselle non sono gradi della stessa scala, sono congegni diversi, e uno stesso romanzo può passare dall'una all'altra nel giro di due righe, che è precisamente ciò che rende difficile, in una pagina di Woolf, dire dove finisce il narratore e dove comincia il personaggio. Nota infine dove sta «flusso di coscienza»: in nessuna delle tre caselle. È la metafora psicologica da cui la discussione è partita, e in una risposta d'esame conviene riservarla alla mente, non usarla per classificare una tecnica.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English on «Mrs. Dalloway» that do four things, in this order: quote the novel's first sentence and say which edition you are quoting; name the narrative technique of the opening paragraph and give the two-part test that identifies it; report what happens at twelve o'clock by Big Ben, naming both Clarissa and the Warren Smiths; and explain in one sentence why Septimus cannot be removed from a summary of the book. Two constraints: you may not use the phrase «stream of consciousness» anywhere in the answer, and your final sentence must contain the word «clock».
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Woolf, Virginia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Mrs. Dalloway (Project Gutenberg) · Jacob's Room (Project Gutenberg)
Che cosa contiene il 1922
In quali lingue, e da chi
Vocabolario
→ Schede«Illustra i caratteri generali del Modernismo.» Write the first five sentences of an answer to this question, and explain what each of them is doing.
Prima frase: dichiarare che si parla del modernismo letterario di lingua inglese e non della corrente architettonica catalana, del movimento ispano-americano di Rubén Darío o del modernismo cattolico condannato nel 1907. Costa una riga e sposta subito il registro della risposta.
Seconda frase: il 1922. «Ulysses» a Parigi, «The Waste Land», «Jacob's Room», la morte di Proust. Quattro fatti in una frase danno alla risposta un ancoraggio che nessun elenco di caratteri può darle.
Terza frase: il racconto tradizionale era giudicato improponibile e l'epoca delle grandi narrazioni oggettive tramontata. È la premessa da cui i caratteri si deducono, e una premessa vale più di sei etichette in fila.
Quarta frase: dalla premessa discendono la scomparsa del narratore onnisciente e la sostituzione della cronologia con il tempo vissuto. Due caratteri dedotti dimostrano più di sei caratteri elencati, e lasciano spazio per gli esempi.
Quinta frase: annunciare che la nuova macchina chiede al lettore un lavoro che la vecchia faceva al posto suo, e promettere di dimostrarlo. Chi annuncia un costo si impegna a un argomento, e non a un riassunto.
Risultato: Cinque frasi, cinque funzioni diverse, e nessuna che elenchi caratteri: l'apertura giusta di una risposta d'insieme disambigua, data, enuncia il verdetto, deduce e promette una prova, perché è così che si dimostra di possedere una categoria invece di averla memorizzata.
The poem is printed in five parts and its own line-numbering runs to 433. The parts are: I. The Burial of the Dead, 76 lines; II. A Game of Chess, 96; III. The Fire Sermon, 139; IV. Death by Water, 10; V. What the Thunder Said, 112. What do these numbers tell a reader, and what do they not tell?
76 più 96 più 139 più 10 più 112 fa 433, che è esattamente l'ultimo verso numerato dal poema stesso e il numero al quale rinvia l'ultima nota dell'autore. La verifica non è un vezzo: dimostra che si sta leggendo l'edizione e non un riassunto.
La quarta parte ha dieci versi contro i centotrentanove della terza. Una sezione che occupa poco più del due per cento del poema porta un titolo pieno, «Death by Water», e la stessa dignità delle altre: la sproporzione è deliberata e va nominata.
Provano che il poema non è composto per movimenti equivalenti e che la sua struttura non è simmetrica. Un lettore che si aspetti cinque capitoli paragonabili ha già una previsione smentita dai numeri, prima ancora di leggere un verso.
Non dicono nulla sul contenuto, sul valore delle parti né sull'ordine in cui furono composte, e non spiegano perché la quarta sia così breve. Un dato quantitativo apre una domanda e non la chiude, e presentarlo come una spiegazione sarebbe un abuso.
Risultato: I 433 versi si distribuiscono in modo fortemente asimmetrico, con una quarta parte di soli dieci versi: il conteggio dimostra che l'irregolarità della forma è progettata, ma la ragione di quella scelta è una questione di lettura e non di aritmetica.
Errori frequenti
Approfondimento
Vale la pena chiudere l'argomento con una precisazione di metodo che i manuali quasi sempre saltano e che una commissione riconosce subito: «modernismo», applicato alla letteratura di lingua inglese, è una categoria costruita dalla critica, non il nome che quegli autori davano a se stessi. Le fonti usate in questa sezione non registrano per loro un manifesto comune, e anzi collocano Proust, Joyce e Musil fuori dalla logica delle avanguardie, cioè fuori dai movimenti che un programma dichiarato lo avevano davvero. Da questa constatazione discendono due conseguenze operative. La prima riguarda le date: i confini del periodo sono mobili, e una risposta seria dichiara quale data d'inizio sta usando e per quale ragione, invece di darne una come se fosse un fatto. La seconda riguarda i nomi, e si vede confrontando due elenchi. La voce «Romanzo» dell'enciclopedia italiana mette al centro del primo Novecento Proust, Joyce e Musil, e per l'Italia indica Svevo e Pirandello; l'argomento che stai studiando mette invece Joyce, Woolf ed Eliot. I due elenchi non si contraddicono: rispondono a domande diverse, l'uno sull'Europa e sul romanzo, l'altro su una letteratura nazionale e sul programma scolastico che la insegna. Dire questo esplicitamente in sede d'esame mostra che si sta maneggiando una categoria storiografica e non un'etichetta ricevuta, ed è la differenza fra chi ha capito e chi ha ripetuto. Da qui si ricava anche il criterio per collegare il Modernismo al Postmodernismo senza scivolare: non basta dire che il secondo continua il primo, bisogna indicare un attrezzo preciso che è passato dall'uno all'altro, per esempio la frammentazione o il narratore inaffidabile, e mostrare a quale scopo diverso quell'attrezzo viene ora impiegato.
Ripasso attivo
Write about 180 words in English answering the general question «What was Modernism?» in four moves, in this order: say which Modernism you mean and name one other movement that carries the same name; give the year 1922 and three things that happened in it; state the verdict on the nineteenth-century novel in one sentence of your own; and name one cost of the new technique together with one thing it made possible. Two constraints: you may not use the words «new» or «revolutionary» as your main argument, and your final sentence must name a writer who was not English.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
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Fonti: Thomas Stearns Eliot — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Romanzo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The Waste Land (Project Gutenberg)
Verificato · 07/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Vedi anche