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Negli ultimi trent'anni dell'Ottocento la dottrina francese dell'«art pour l'art» attraversa la Manica, diventa inglese con Walter Pater e trova in Oscar Wilde non un teorico ma un attore: la vita come opera d'arte, l'epigramma come arma, il salotto come palcoscenico. L'argomento di questo appunto è che Wilde attacca il compromesso vittoriano con gli strumenti del compromesso stesso — la commedia di società, la battuta brillante, la superficie rispettabile — e che la stessa macchina della rispettabilità lo distrugge in poche settimane del 1895. Lungo il percorso ritornano due fili che questa materia ha già costruito: il nome sul frontespizio, che qui si rovescia (da una firma che riempiva i teatri alla sigla «C.3.3.», il numero di una cella), e il testo che esiste in due edizioni, come «Frankenstein» nel 1818 e nel 1831. All'Esame di Stato il nucleo è «The Picture of Dorian Gray» con la sua «Preface», le commedie con il loro paradosso, e la capacità di reggere un testo che contraddice la propria trama senza risolverlo in una tesi comoda.
4 sezioni~75 min di lettura5 competenzeVerificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi si richiede la genealogia essenziale (l'arte per l'arte da Gautier a Pater), la figura di Wilde e l'analisi di almeno un testo — di norma «The Picture of Dorian Gray» con la sua «Preface» — collocato nel «fin de siècle» e nella crisi dei valori vittoriani.
livello avanzato
Il Liceo Linguistico approfondisce i legami con il Decadentismo francese (Baudelaire, Verlaine, Huysmans) e con il Simbolismo europeo, e lavora sul testo teatrale («The Importance of Being Earnest», «Salomé»). Gli altri indirizzi possono privilegiare i collegamenti interdisciplinari con filosofia, storia dell'arte e letteratura italiana, ricordando però che il «Decadentismo» italiano di Pascoli e D'Annunzio è una categoria di periodo assai più ampia della «Decadence» inglese.
Profondità di lettura: Approfondimento
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4 sezioni20 punti chiave0 formule20 errori tipici
Sessant'anni di dottrina, e il punto in cui cambia lingua
Come si sposta la domanda: dall'oggetto all'impressione, dall'impressione alla vita
Vocabolario
→ SchedeA textbook says: «Victor Cousin coined the phrase l'art pour l'art in the 1830s, and Gautier borrowed it for the preface to Mademoiselle de Maupin in 1835.» Correct the sentence and explain, in two lines, why the correction changes the meaning of the whole chapter.
Le lezioni parigine di Cousin sono del 1818; la loro pubblicazione è del 1836. La frase da correggere ha preso la seconda data per la prima. Ed esiste un termine ancora anteriore: la formula compare nel 1804 in una pagina di diario di Benjamin Constant, cioè quattordici anni prima che Cousin salga in cattedra.
La prefazione a «Mademoiselle de Maupin» è firmata «Mai 1834» e sta davanti a un volume datato 1835. Il controllo sul testo dà un risultato netto: l'espressione «l'art pour l'art» non vi compare, e non compare in nessun punto del romanzo. Quello che vi si trova è la dottrina, in forma memorabile: «tout ce qui est utile est laid». Attribuire a Gautier l'idea è esatto, attribuirgli le parole no.
Con le date giuste, la filosofia universitaria precede la letteratura invece di seguirla. Quando Gautier scrive, l'autonomia dell'arte è già una posizione accademica: il romanziere non inventa una provocazione, radicalizza in polemica una tesi che era stata insegnata in un'aula.
«The phrase is first recorded in Benjamin Constant's private journal in 1804; Victor Cousin taught it in his Paris lectures of 1818, printed only in 1836; Gautier turned the idea into a manifesto in the preface to Mademoiselle de Maupin, dated May 1834.» Tre soggetti, tre date, nessuna sovrapposizione.
Risultato: La correzione non riguarda un decennio ma la direzione della storia: con le date esatte l'autonomia dell'arte risulta una tesi di scuola che la letteratura raccoglie, e non una bandiera che i letterati inventano e i filosofi ratificano.
Read Pater's own footnote: «This brief Conclusion was omitted in the second edition of this book, as I conceived it might possibly mislead some of those young men into whose hands it might fall.» What does this note prove about how Aestheticism was received? Answer in about eighty words.
Non è un recensore ostile né un critico posteriore: è l'autore, in nota al proprio libro. Una testimonianza di questo tipo vale più di dieci pagine di reazioni giornalistiche, perché chi la rende non ha interesse ad ammettere ciò che ammette.
«Mislead» significa portare fuori strada, non offendere. Pater non teme uno scandalo di costume: teme che il proprio ragionamento venga preso come una regola di condotta. È il timore preciso di chi ha scritto che il successo di una vita consiste nell'intensità delle sue sensazioni.
Un autore che sopprime il proprio testo, e poi lo ristampa «with some slight changes», sta certificando due cose insieme: che quel testo aveva un effetto sui lettori e che l'effetto lo aveva sorpreso. La ritrattazione documenta la ricezione meglio di qualunque cronaca.
I giovani che Pater temeva sono esattamente la generazione universitaria di Wilde. Ciò che l'autore intendeva come un metodo di critica, quella generazione lo lesse come un permesso: la «Conclusion» diventa il testo fondativo dell'Estetismo inglese non per intenzione ma per uso.
Risultato: La nota prova che la ricezione ha superato l'intenzione: Pater riconosce che il suo testo poteva funzionare come una regola di vita, ed è in quella funzione — non in quella critica — che la generazione di Wilde lo ha effettivamente adoperato.
Errori frequenti
Approfondimento
Per l'indirizzo linguistico vale la pena costruire per intero il confronto che la commissione chiede quasi sempre in questo punto del programma, quello fra Wilde e D'Annunzio, perché è utile soltanto se lo si fa con le distinzioni giuste. I punti di contatto sono reali e databili: entrambi leggono Huysmans, e «Il piacere», del 1889, è costruito sul modello di «À rebours» come «The Picture of Dorian Gray» ne porta la traccia; entrambi fanno della propria vita pubblica un'estensione dell'opera; entrambi lavorano su un protagonista che si guarda vivere. Le differenze contano di più. Il dandy di Wilde è una figura sottrattiva: non produce, non serve, non pesa, e la sua arma è l'arguzia, cioè un'economia estrema di parole. L'esteta dannunziano è una figura accumulativa, e la sua ambizione sfocia in un superuomo che vuole dominare, non deludere le aspettative con eleganza. La lingua segue la stessa divergenza: Wilde asciuga fino all'epigramma, D'Annunzio dilata fino al poema in prosa. E resta la differenza di categoria da cui questa sezione è partita: «Decadentismo» in Italia è il nome di un'epoca che comprende D'Annunzio insieme a Pascoli e ai crepuscolari, mentre in inglese «Decadence» nomina un gruppo ristretto in cui Wilde è la figura più esposta. Un confronto che dica «entrambi decadenti» ha detto poco; un confronto che dica «entrambi leggono Huysmans, ma uno costruisce per sottrazione e l'altro per accumulo, e le due parole non hanno la stessa ampiezza nelle due lingue» ha detto quasi tutto.
Ripasso attivo
Write about 140 words in English that trace the doctrine from France to England through four names and four dates — Constant 1804, Cousin 1818, Gautier 1834-35, Pater 1873 — and that state, for the last of them, exactly what Pater changed. Two constraints: you may not use the words «beauty» or «beautiful» more than twice in total, and you may quote no more than eight words from Pater himself.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
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Fonti: Théophile Gautier, Mademoiselle de Maupin (Project Gutenberg) · Walter Pater, The Renaissance: Studies in Art and Poetry (Project Gutenberg) · Decadentismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Da dove viene il dandy e dove arriva
L'esteta e il dandy: dove coincidono e dove no
Vocabolario
→ SchedeShow, in four steps, why dandyism is the logical conclusion of Art for Art's Sake and not a matter of taste in clothes. Use one French source with its date and no more than ten words of Wilde's own.
L'arte non ha finalità fuori di sé. Ne segue che il suo valore non si misura sull'utilità, sull'edificazione morale o sull'istruzione, ma sulla forma e sull'intensità. È la tesi che la sezione precedente ha ricostruito da Gautier a Pater, e va enunciata come premessa esplicita, non lasciata sottintesa.
Se il criterio è la forma e l'intensità, allora esso non riguarda soltanto i quadri e i libri: riguarda ogni cosa che abbia forma e intensità. Una conversazione, un abito, una casa, una giornata diventano oggetti giudicabili con lo stesso metro. Il passo è puramente logico e non richiede nessuna vanità per essere compiuto.
Chi compie quel passo fino in fondo compone la propria esistenza come un'opera, e questa figura ha un nome e una teoria francese: Barbey d'Aurevilly la ricava da Beau Brummell nel 1845, e Baudelaire nel 1863 la definisce un'aristocrazia dello spirito contrapposta alla volgarità borghese. Wilde non la inventa, la eredita.
«Life imitates Art far more than Art imitates Life», da «The Decay of Lying». La citazione non è un ornamento finale: è la prova che la priorità dell'arte sulla vita è una tesi dichiarata dall'autore e non una lettura del critico, e trasforma la deduzione in un'analisi documentata.
Risultato: Dedotto in questo ordine, il dandismo risulta la conseguenza necessaria dell'autonomia dell'arte e non una stravaganza personale: il guardaroba è l'ultimo effetto visibile di una premessa filosofica, e chi parte dagli abiti descrive l'effetto senza mai arrivare alla causa.
A student writes: «In 1895 Oscar Wilde was put on trial and sentenced to two years' hard labour.» The sentence is not false, but it hides the fact that matters most. Rewrite it in two sentences and say what the correction adds.
Non ce ne fu uno solo ma tre, tutti nel 1895. La frase da correggere li fonde in un unico evento, e così facendo cancella la successione che rende l'episodio comprensibile: senza il primo processo il secondo e il terzo non sarebbero mai avvenuti.
Il primo è una causa per diffamazione che Wilde intenta contro il marchese di Queensberry, padre di lord Alfred Douglas. In quell'aula Wilde entra come parte attrice, cioè come accusatore, e di sua iniziativa. La formula inglese esatta è «Wilde was the plaintiff».
Perduta la causa, Wilde passa da accusatore ad accusato e viene condannato a due anni di lavori forzati. Il verbo «was put on trial» racconta un uomo passivo; la sequenza reale racconta un uomo che porta in tribunale la propria vita privata convinto che la sua arguzia lo difenderà anche là.
«In April 1895 Wilde himself brought a libel action against the Marquess of Queensberry and lost it. Two further trials followed, and at the last of them he was convicted and sentenced to two years' hard labour.» Due frasi, tre processi, un soggetto che agisce prima di subire.
Risultato: La correzione restituisce il nesso fra la posa e la caduta: Wilde non fu sorpreso dalla legge, ci andò incontro come parte attrice, ed è per questo che i tre processi del 1895 chiudono l'argomento del dandy invece di limitarsi a interrompere una biografia.
Errori frequenti
Approfondimento
Vale la pena portare più a fondo l'accusa che Wilde muove alla società vittoriana, perché nella forma corrente — «Wilde denuncia l'ipocrisia borghese» — è vera e inservibile. L'accusa non è che i vittoriani avessero dei vizi: l'hanno tutte le società. È che il compromesso vittoriano funzionava soltanto a condizione che ciascuno tenesse due vite separate, e che quella separazione non fosse un cedimento individuale ma la regola di funzionamento del sistema. La rispettabilità non chiedeva la virtù, chiedeva l'apparenza della virtù; e siccome la chiedeva a tutti, produceva per necessità una popolazione di uomini doppi. Da qui discendono tre cose che all'orale conviene saper collegare. Primo, la doppiezza nei testi di Wilde non è un tema morale ma una struttura: il ritratto nell'attico, i due nomi di Jack, l'amico immaginario di Algernon sono tutti congegni che mettono in scena la stessa architettura sociale. Secondo, il dandy non è un ipocrita ma il suo contrario esatto: tiene anche lui due piani, ma li dichiara, e la sua provocazione consiste nel rendere visibile ciò che gli altri praticano di nascosto. Terzo, e qui il tema si chiude, la reazione a Wilde fu tanto violenta proprio perché non aveva scoperto un segreto: aveva reso pubblica una regola. In inglese la tesi si formula così: «hypocrisy was not a flaw in the Victorian compromise, it was its mechanism», e chi la scrive ha detto in una riga ciò che molti paragrafi di riassunto girano intorno senza dire.
Ripasso attivo
Write about 130 words in English arguing that dandyism is a philosophical position and not a matter of clothes. Build it in three moves: state the premise you take from Aestheticism, name one French source with its date, and quote no more than ten words of Wilde's own. One constraint: you may not use the words «elegant», «elegance» or «fashion» anywhere in the answer.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
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Fonti: Dandy — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Oscar Wilde — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Oscar Wilde, Intentions (Project Gutenberg)
Che cosa è nuovo nel volume del 1891
Dal manifesto all'aula di tribunale
Vocabolario
→ Schede«There is no such thing as a moral or an immoral book. Books are well written, or badly written. That is all.» A reader who met «The Picture of Dorian Gray» when it first appeared could not have read this sentence. Explain why, and say what changes in the interpretation once the two dates are in the right order.
Il romanzo esce due volte: nel 1890 sul «Lippincott's Monthly Magazine», in tredici capitoli, e nel 1891 a Londra in volume, in venti. Non sono due tirature dello stesso oggetto, sono due oggetti, e il secondo è più lungo di un terzo.
La frase appartiene alla «Preface», e la «Preface» compare soltanto nel volume del 1891. Il lettore del 1890 aveva davanti il racconto e nient'altro: nessuna istruzione per l'uso, nessuna difesa preventiva, nessun aforisma a dirgli come giudicare ciò che stava per leggere.
Fra i due testi c'è la stampa inglese, che attaccò il romanzo. La «Preface» viene dopo l'attacco e risponde all'attacco, e ne ha la forma: brevissima, tutta per affermazioni, senza una riga di argomentazione. È il gesto di chi chiude una discussione, non di chi la apre.
Cambia lo statuto della frase. Letta come premessa, sembra la regola da cui il romanzo discende. Letta al posto giusto, è ciò che l'autore ha dovuto dire per difendere un libro già accusato — e la sua sicurezza smette di essere olimpica e diventa difensiva.
«The Preface first appeared in the 1891 volume, after the reviews: it is a reply, not a programme.» Una riga così, messa all'inizio di un tema su Wilde, vale più di tre righe di parafrasi dell'aforisma, perché mostra che si è letta un'edizione e non un riassunto.
Risultato: La frase più citata dell'estetica di Wilde è del 1891 e il libro che difende è del 1890: rimetterle nell'ordine giusto trasforma un manifesto in un atto di difesa, ed è l'unico modo di citarla senza commettere un errore di data.
Read the last paragraph of «The Picture of Dorian Gray» (1891): «When they entered, they found hanging upon the wall a splendid portrait of their master as they had last seen him, in all the wonder of his exquisite youth and beauty. Lying on the floor was a dead man, in evening dress, with a knife in his heart. He was withered, wrinkled, and loathsome of visage. It was not till they had examined the rings that they recognized who it was.» Say exactly what this passage proves about the novel's mechanism.
Il ritratto è tornato quello che era, «as they had last seen him, in all the wonder of his exquisite youth and beauty». Sulla tela non resta nulla degli anni registrati: l'opera si è ripresa la propria immagine.
Un uomo morto in abito da sera, con un coltello nel cuore, «withered, wrinkled, and loathsome of visage». Sono le parole del quadro: poche pagine prima il narratore scriveva «the thing was still loathsome» e parlava delle sue «wrinkled fingers». Nello spazio di una frase i due si sono scambiati gli attributi.
Non dal volto, che non è più il suo: dagli anelli. Wilde chiude il romanzo con un dettaglio da inventario, e la brutalità sta tutta lì. L'uomo che aveva fatto della propria apparenza l'unica cosa che era finisce identificato da un oggetto che portava addosso.
L'inversione non è un colpo di scena aggiunto in fondo: è il ritorno allo stato iniziale. Il quadro riprende il tempo che gli era stato tolto e Dorian riprende il proprio. In inglese: «the portrait is restored and the body takes back the years the picture had been carrying».
Risultato: Il finale non infligge a Dorian qualcosa di nuovo, gli restituisce ciò che era suo: per questo la scena si legge come una dimostrazione e non come una vendetta, e per questo può stare dentro un libro la cui prefazione nega che l'arte abbia una morale.
Cominciamo dalla trappola. «È un romanzo morale o immorale?» sembra la domanda giusta e non lo è: chiunque risponda deve buttare via metà delle prove, e chi ascolta se ne accorge alla terza riga.
Quindi cambiamo domanda. Invece di chiederti che cosa il romanzo sia, chiediti due cose separate: che cosa il testo dichiara, e che cosa il testo fa accadere. Sono due domande diverse e avranno due risposte diverse.
Prima prova, la dichiarazione. Sta nella «Preface», che nel testo del 1890 non c'era: «There is no such thing as a moral or an immoral book. Books are well written, or badly written. That is all.» È la voce dell'autore in una pagina pubblica, davanti al racconto.
Seconda prova, la trama. Dorian pugnala il ritratto e muore; il quadro torna bellissimo, il cadavere è irriconoscibile e lo identificano dagli anelli. Nessun libro che finisce così sta dicendo che gli eccessi non costano niente.
Terza prova, ed è quella che distingue una buona risposta: una lettera. Il 26 giugno 1890, sulla «St James's Gazette», Wilde scrisse che ogni eccesso, come ogni rinuncia, porta con sé la propria punizione. È una lettera, non una pagina del libro: si cita come confidenza dell'autore, mai come tesi del testo.
Ora nomina la contraddizione e fermati lì. Il paratesto nega la morale, la narrazione la esegue, l'autore in privato la rivendica. Non scegliere: chi sceglie sta riscrivendo il romanzo invece di leggerlo.
La frase che prende punti si scrive così: il romanzo afferma X e mette in scena Y, e la tensione fra i due è il suo soggetto. In inglese: «the novel claims that art has no morality and stages a moral punishment: that tension is its subject, not its flaw».
E questa mossa non serve solo per Wilde. Ogni volta che una prefazione, una dedica o un titolo litigano con la storia che introducono, hai lo stesso lavoro: raccogli le due voci, non fonderle, e di' che cosa il testo guadagna tenendole insieme.
Errori frequenti
Approfondimento
Da questa sezione conviene ricavare uno strumento, e lo strumento è il paratesto. Si chiama così tutto ciò che sta attorno al testo senza essere il racconto: frontespizio, nome dell'autore, dedica, epigrafe, prefazione, note dell'editore. In inglese il termine tecnico è «paratext», e usarlo in una risposta segnala che si sta lavorando con un metodo e non a memoria. La regola pratica è semplice: il paratesto ha una data propria, spesso diversa da quella del racconto, e quella data va cercata prima di attribuirgli un valore. «The Picture of Dorian Gray» è il caso di scuola, perché la «Preface» appartiene al 1891 mentre la storia era già uscita nel 1890, e saperlo trasforma una dichiarazione di poetica in un atto di difesa. «Frankenstein» è il caso gemello: l'introduzione firmata da Mary Shelley appartiene al 1831 e non al 1818, e chi la cita come chiave del romanzo del 1818 sta leggendo una spiegazione data tredici anni dopo. Il terzo caso è il più breve e il più eloquente: sul frontespizio di «The Ballad of Reading Gaol», nel 1898, al posto del nome c'è «C.3.3.». Lì il paratesto non commenta il testo, lo completa, perché la poesia parla di un carcere e la firma è il numero di una cella. Da tre esempi si ricava una domanda da porre a qualunque libro d'esame: chi ha scritto questa pagina che non è racconto, quando l'ha scritta, e contro chi.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English on «The Picture of Dorian Gray» that do four things, in this order: quote one sentence from the 1891 Preface which denies that a book can be moral or immoral; describe in one sentence what the servants find at the end of the novel; report that in a letter of June 1890 Wilde himself claimed a moral for the book; and then name the contradiction without resolving it. Two constraints: you may not use «really» or «actually» to decide which side is true, and your final sentence must contain the word «tension».
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
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Fonti: Wilde, Oscar — Enciclopedia Italiana (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The Picture of Dorian Gray (Project Gutenberg) · The Picture of Dorian Gray — il testo del 1890 su «Lippincott's Monthly Magazine» (Project Gutenberg)
Come si smonta un paradosso
Il Bunburying nelle due direzioni
Vocabolario
→ SchedeRead this exchange from Act I of «Lady Windermere's Fan». Lady Windermere has just said that she allows of no exceptions to her moral rule. LORD DARLINGTON: «Ah, what a fascinating Puritan you are, Lady Windermere!» LADY WINDERMERE: «The adjective was unnecessary, Lord Darlington.» LORD DARLINGTON: «I couldn't help it. I can resist everything except temptation.» Take the last line apart and say why it is funny.
Non si va a cercare un proverbio: la premessa è già in scena. Lady Windermere ha appena dichiarato di non ammettere eccezioni, e in quella dichiarazione la virtù coincide con il resistere. Il luogo comune da mettere per iscritto è dunque: è virtuoso chi resiste alle tentazioni.
«I can resist everything except temptation» conserva intatta la sintassi di una dichiarazione di fermezza e ne capovolge il contenuto, collocando l'eccezione esattamente dove la regola aveva escluso che ne esistessero. È il calco sintattico a far scattare l'orecchio prima del ragionamento, ed è per questo che una parafrasi del contenuto non fa mai ridere.
Che cosa resta vero dopo il capovolgimento? Che resistere a tutto tranne che alla tentazione equivale a non resistere a nulla che costi, perché il resto non chiedeva sforzo. La battuta descrive una fermezza mai messa alla prova meglio di quanto la descrivesse la regola pronunciata un attimo prima.
La battuta è di Lord Darlington, atto I, e vale insieme come ritratto di chi parla e come replica a chi ascolta. In inglese si scrive «Lord Darlington answers Lady Windermere's absolutism in its own syntax», e non «Wilde says that…».
Risultato: Il paradosso non è la frase assurda ma il congegno che la rende esatta: Darlington capovolge una regola morale appena pronunciata in scena e, capovolgendola, la descrive meglio di quanto essa descrivesse se stessa; è questo residuo di verità, non l'assurdità, a produrre il riso.
Read this exchange from Act III of «The Importance of Being Earnest». LADY BRACKNELL: «What did he die of?» ALGERNON: «Bunbury? Oh, he was quite exploded.» LADY BRACKNELL: «Exploded! Was he the victim of a revolutionary outrage?» ALGERNON: «My dear Aunt Augusta, I mean he was found out!» Explain what this exchange says about the society of the play, and use it to compare the comedy with «The Picture of Dorian Gray».
Bunbury non muore perché è falso: lo era stato per tutta la commedia senza il minimo danno. Muore perché «he was found out», cioè perché è stato scoperto. La condizione di sopravvivenza di una menzogna, in quel mondo, non è la verità ma la discrezione.
Appreso che il nipote ha tenuto in vita per anni un amico inesistente, Lady Bracknell non si indigna e non chiede spiegazioni: si rallegra che il malato abbia infine preso «some definite course of action». Nessun personaggio si scandalizza dell'ipocrisia, perché l'ipocrisia è ciò che tiene insieme quella società.
«The Picture of Dorian Gray» parte esattamente di qui: una doppia vita mantenuta per conciliare rispettabilità e libertà. Nel romanzo il doppio finisce per uccidere il proprio padrone; nella commedia il doppio viene scoperto e la scoperta manda tre coppie all'abbraccio finale.
La differenza non è di tono ma di posta in gioco: nella commedia nessuno crede davvero a ciò che dichiara, e dunque nulla può andare perduto. In inglese: «the comedy is not scandalised by hypocrisy, it is organised around it».
Risultato: L'espressione «found out» è la chiave dell'intera commedia: dove la rispettabilità è una prestazione pubblica, una menzogna resta viva finché nessuno la guarda, ed è la stessa premessa che, spostata in un romanzo dove qualcosa è davvero in gioco, distrugge Dorian Gray.
Errori frequenti
Approfondimento
Vale la pena di seguire due genealogie che l'esame non chiede e che rendono leggibile tutto il resto. La prima è quella della forma breve. L'epigramma, nato come iscrizione e diventato in età romana componimento mordace, in Inghilterra ha una storia particolare: dopo il Seicento cessa di essere una forma poetica coltivata per sé e si trasforma in un tono, tanto che certe pagine di Pope si leggono come una trama tessuta di epigrammi, e da lì quel tono si mescola alla caricatura e allo humour fino a diventare un tratto dello stile inglese. Il dialogo di Wilde è il punto in cui quel tono torna a essere forma, questa volta sulla scena: la battuta di commedia è un epigramma che ha imparato a stare dentro una replica e a essere rivolto a qualcuno. La seconda genealogia è quella del genere. La commedia di Wilde, costruita sul modello del teatro francese, si riconnette alla tradizione gallicizzante della Restaurazione, e i nomi che Mario Praz fa nella voce dell'Enciclopedia Italiana sono Congreve e Wycherley. Lo stesso Praz aggiunge un'osservazione che a uno studente italiano conviene conoscere: il corteo letterario inglese dell'Ottocento si apre con un dandy, Byron, e si chiude con un altro dandy, Wilde; entrambi fanno sconfinare l'arte nella vita pratica e scontano quella confusione con uno scandalo clamoroso; e sul continente, scrive Praz, Wilde è stato preso sul serio come in Inghilterra non lo fu quasi mai. Saperlo torna utile al colloquio, perché spiega come mai i manuali italiani lo collochino d'ufficio fra i classici del Decadentismo mentre la critica di lingua inglese ne ha discusso a lungo il peso.
Ripasso attivo
Choose one line of Wilde's dialogue taken from a scene you have actually read, not from a quotation website, and write about 130 words in English in this order: name the speaker, the play and the act; state the commonplace the line reverses and say where in the scene that commonplace comes from; quote the reversal; then say in one sentence what the reversal still describes accurately. Two constraints: you may not call the line «ironic» unless you can show that it means the opposite of what it says, and you may not write «Wilde says», because a character says it.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Wilde, Oscar - Enciclopedia Italiana (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The Importance of Being Earnest: A Trivial Comedy for Serious People (Project Gutenberg) · Lady Windermere's Fan (Project Gutenberg)
Verificato · 07/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Project Gutenberg
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Vedi anche