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Nel 1798 le «Lyrical Ballads» escono anonime, a Bristol, senza manifesto: nessuno sa di aprire un'epoca. Il manifesto — la «Preface» — arriva nel 1800, la teoria dell'immaginazione nel 1817, «The Prelude» nel 1850, dopo la morte dell'autore. «Romantici» questi poeti non si chiamarono mai: le etichette del loro tempo erano ostili — Lake School, Cockney School, Satanic School. Il nome, le date e le «due generazioni» sono una costruzione critica successiva, e saperlo vale più di qualunque formula sul sentimento contro la ragione. Né sono nemici dei Lumi: sono figli dell'Illuminismo che dopo il 1793 ne rompono la politica, da Wordsworth e Coleridge giacobini fino a Mary Shelley, figlia di Godwin e di Mary Wollstonecraft. L'appunto attraversa il contesto, le due generazioni, il romanzo gotico con «Frankenstein» e i temi di natura, immaginazione e sublime; all'Esame torna nel colloquio e nella seconda prova di lingua.
5 sezioni~90 min di lettura4 competenzeVerificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi si richiede di conoscere il contesto, le due generazioni di poeti, almeno un'opera-cardine (p. es. «Lyrical Ballads» o «Frankenstein») e i temi di natura, immaginazione e sublime, sapendoli esporre e commentare in inglese a livello B2.
livello avanzato
Il Liceo Linguistico (e ogni percorso che approfondisce le lingue) amplia l'analisi testuale ravvicinata (close reading di metro, rima, figure retoriche), il confronto intertestuale fra autori e i collegamenti con il Romanticismo europeo e italiano (CLIL, letteratura comparata).
Profondità di lettura: Approfondimento
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5 sezioni25 punti chiave0 formule25 errori tipici
Che cosa accade davvero fra il 1789 e il 1832
Da dove arriva il sublime
Vocabolario
→ SchedeThe full title of Burke's treatise of 1757 is «A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful». Working on those words alone, show that the Romantic sublime is born inside the Enlightenment and not against it.
Non è un'indagine sul sublime: è un'indagine «into the Origin of Our Ideas of the Sublime». L'oggetto non è una proprietà delle montagne, è ciò che accade nella mente di chi le guarda. E la parola «Origin» pone una domanda causale: da che cosa nasce quell'idea. Un titolo che chiede l'origine delle nostre idee sta annunciando un'indagine psicologica e sperimentale, cioè il tipo di indagine che il Settecento inglese pratica su qualunque oggetto.
Il nome esatto è empirismo: si parte dalle reazioni osservabili e si risale alle loro cause, esattamente come si farebbe con un fenomeno naturale. È la ragione, applicata a ciò che la ragione non produce. Chi si ferma a dire «Burke teorizza il sublime» ha nominato un contenuto e ha perso il metodo, che è la parte che serve all'argomento.
Il titolo dice «of the Sublime and Beautiful»: i due oggetti stanno in una sola inchiesta e vengono studiati insieme, per confronto. Da lì escono le due colonne che i manuali riportano — terrore, oscurità, vastità, infinito e potenza da un lato; piccolezza, levigatezza e delicatezza dall'altro. Classificare per coppie contrapposte è la mossa più settecentesca che esista.
Se il sublime è un fatto della reazione e non dell'oggetto, allora si può produrre. L'oscurità, la vastità, la potenza e l'indeterminatezza diventano mezzi: un poeta che voglia quell'effetto toglie i contorni, allarga le dimensioni, ritarda il verbo, lascia la cosa senza nome. Nel 1798 questa è una tecnica disponibile e collaudata, vecchia di quarantun anni.
Risultato: Il titolo del 1757 dimostra da solo la tesi della sezione: la categoria che sembra la più anti-illuminista del Romanticismo nasce da un'indagine illuminista sull'origine delle nostre idee, e i poeti non l'hanno inventata ma ereditata come strumento di lavoro.
Take the sentence «Romanticism was a reaction against reason», test it against three datable facts, and rewrite it in English in a form that survives an objection.
Afferma che un movimento si definisce per opposizione a una facoltà. Una frase così, per essere dimostrata, ha bisogno di tre cose: chi si è opposto, a che cosa esattamente, e a partire da quando. Se non si riesce a compilare le tre caselle, la frase non è una tesi: è uno slogan.
Il lessico centrale del movimento — il sublime — viene dall'«Enquiry» di Burke, 1757: un trattato filosofico che indaga l'origine delle nostre idee. Se il sublime fosse un'invenzione anti-razionale, non lo si troverebbe messo a punto in un libro del genere, quarantun anni prima delle «Lyrical Ballads».
Wordsworth è in Francia fra il 1791 e il 1792 e scrive una lettera repubblicana al vescovo di Llandaff che tiene nel cassetto; Coleridge parte da posizioni altrettanto radicali. Cominciano dunque dentro il partito politico dei Lumi. Ciò che cambia nel 1793 è il Terrore e la guerra: un fatto politico, non una teoria della conoscenza.
Shelley viene espulso da Oxford nel 1811 per «The Necessity of Atheism» e resta godwiniano per tutta la vita; Mary Shelley è figlia di William Godwin e di Mary Wollstonecraft. Se metà dei protagonisti non abbandona mai l'Illuminismo, una tesi che definisce il movimento per la sua opposizione all'Illuminismo è già smentita dai suoi stessi nomi.
La versione che regge: «English Romanticism was not a reaction against reason. Its central category, the sublime, comes from Burke's Enquiry of 1757; its first poets began as supporters of the French Revolution; what broke in 1793 was their confidence in the politics of the Enlightenment, not their trust in the mind».
Risultato: La frase da manuale cade su tre date verificabili, e la sua sostituta regge perché sposta l'oggetto della rottura dalla ragione alla politica: è la differenza fra un'etichetta ripetuta e una tesi che si può difendere.
Errori frequenti
Approfondimento
Per l'indirizzo linguistico, e per chiunque debba fare close reading, l'«Enquiry» di Burke non è un'informazione da citare ma uno strumento da usare. Burke non descrive il sublime: ne elenca le cause, cioè le condizioni che producono l'effetto in chi guarda. Le principali sono cinque — il terrore, l'oscurità (ciò che non si vede per intero spaventa più di ciò che si vede), la potenza, la vastità e l'infinito — a cui si oppongono, sul versante del bello, la piccolezza, la levigatezza e la delicatezza. Trasformato in griglia, l'elenco diventa una procedura di analisi: davanti a una descrizione di montagna, di tempesta, di rovina o di cripta si chiede quale delle cinque cause il testo stia attivando e con quali mezzi linguistici — un aggettivo di dimensione, una negazione che toglie i contorni, un plurale indefinito, una subordinata che ritarda il verbo principale. Il vantaggio è che la griglia si applica a testi lontanissimi fra loro: la stessa procedura funziona su una descrizione di Wordsworth, su un interno gotico e su una pagina di «Frankenstein», e permette di dire che due autori usano la stessa retorica per fini opposti. Il rischio, da nominare in sede d'esame, è il rovescio: Burke scrive del gusto del suo secolo, non della poesia del secolo successivo, e usare la sua analitica come se fosse la teoria degli scrittori romantici significherebbe ricadere nell'errore che questa sezione corregge — leggere gli autori attraverso una sistemazione costruita dopo o accanto a loro, invece che attraverso ciò che hanno scritto.
Ripasso attivo
Write about 140 words in English arguing against the sentence «Romanticism was a reaction against reason». Your paragraph must do three things: name one eighteenth-century book the Romantics inherited, with its date; state what actually broke and in which year, using the word «politics» and not the word «reason»; and name one of the three hostile labels the poets were really given, together with the publication that used it. One constraint: do not use the words «feeling» or «emotion» anywhere in the paragraph — if the argument needs them to stand up, it is not yet an argument.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Romanticismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Sublime — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Rivoluzione francese — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Le poesie prima, le spiegazioni dopo
Le tre facoltà del capitolo XIII
Vocabolario
→ SchedeAnalyse these lines from «Lines written a few miles above Tintern Abbey», the poem that closes the 1798 volume, and show what Wordsworth's nature actually is. Do not use the word «pantheism» until you can point at the words that make you say it.
Il passo suona: «And I have felt / A presence that disturbs me with the joy / Of elevated thoughts; a sense sublime / Of something far more deeply interfused, / Whose dwelling is the light of setting suns, / And the round ocean, and the living air, / And the blue sky, and in the mind of man». Prima di interpretare, si registrano due dati: il verbo è al present perfect, «I have felt», dunque un'esperienza avvenuta e ancora in vigore; e l'oggetto non è un paesaggio ma «a presence», una presenza.
La frase non nomina mai il proprio soggetto. «Something far more deeply interfused» è un pronome indefinito con un comparativo e un participio: il testo rifiuta il sostantivo. Ogni tentativo di dire che cosa sia diventa per forza una perifrasi. Quel rifiuto non è vaghezza, è una decisione: chiamare quella presenza Dio o Natura significherebbe collocarla in una dottrina, e la poesia si ferma un passo prima.
La «dimora» di quel qualcosa è enumerata in quattro membri coordinati — la luce dei tramonti, l'oceano rotondo, l'aria viva, il cielo azzurro — e poi in un quinto, «and in the mind of man», che rompe la serie perché non è un luogo naturale. Il grado di parità è grammaticale: la mente umana entra nell'elenco con la stessa congiunzione degli altri quattro, non come un'eccezione.
Ora la parola si può usare, e in forma prudente: la sintassi colloca la presenza nel mondo naturale e nella mente umana sullo stesso piano, ed è questo — non un'affermazione teologica — a giustificare l'aggettivo panteistico che la critica usa per il passo. Si noti infine «a sense sublime» al terzo verso: è il termine di Burke, adoperato però per qualcosa che non atterrisce più ma «disturbs me with the joy / Of elevated thoughts», turba con la gioia di pensieri elevati.
Risultato: L'analisi regge perché ogni affermazione poggia su una parola contabile — un tempo verbale, un indefinito, una congiunzione ripetuta cinque volte — e mostra che la natura di Wordsworth non è un paesaggio descritto ma una presenza innominata che la sintassi mette nello stesso elenco della mente che la percepisce.
You are about to quote «a man speaking to men» in an essay on Lyrical Ballads. Show, in four moves, how to check where a quotation actually lives before attaching a date to it.
«Lyrical Ballads» non è un libro solo. Esiste il volume anonimo del 1798, con l'Advertisement; esistono i due volumi del 1800, con il nome di Wordsworth e la Preface; esiste l'edizione del 1802, con la Preface ampliata. Una citazione senza edizione è una citazione senza indirizzo.
L'Advertisement del 1798 parla di «experiments» e della «language of conversation in the middle and lower classes of society», e non contiene nessuna definizione del poeta. Chi ha attribuito la frase al 1798 ha attribuito al primo libro il programma del secondo.
La Preface del 1800 contiene «a selection of the real language of men in a state of vivid sensation», contiene «low and rustic life was generally chosen» e contiene la definizione di poesia. «A man speaking to men» non c'è: la ricerca nel testo dà esito negativo, ed è un esito, non un'assenza di risultati.
La formula appartiene all'ampliamento del 1802, nella sezione che si apre con la domanda «What is a Poet?». La frase corretta da scrivere è: «in the Preface as enlarged in 1802, Wordsworth defines the poet as a man speaking to men».
Risultato: La citazione regge soltanto se regge la sua data, e il metodo dei quattro passaggi vale per qualunque testo di questo argomento: si stabilisce quante edizioni esistono, si cerca la frase nella più antica, si scende di edizione in edizione e si attribuisce a quella in cui compare davvero.
La domanda a cui Coleridge sta rispondendo è semplice e non è retorica: che differenza c'è fra inventare qualcosa e vedere qualcosa? Se la risposta fosse «nessuna», la poesia sarebbe soltanto un gioco; se fosse «tutta», la poesia non direbbe niente di vero. Nel capitolo XIII della «Biographia Literaria», nel 1817, Coleridge tiene insieme le due cose dividendo il campo in tre.
Cominciamo dal termine che quasi tutti sbagliano: la fancy. Non è un'immaginazione in formato ridotto. Coleridge scrive che essa «has no other counters to play with but fixities and definites», non ha altri gettoni con cui giocare che elementi fissi e definiti. Prende cose già formate e le accosta. È, dice, un modo della memoria: aggrega, associa, non trasforma. In italiano si rende con «fantasia», ma soltanto in questo senso tecnico.
Il primo dei due gradi veri è l'immaginazione primaria, e la sorpresa è che non appartiene ai poeti: appartiene a chiunque apra gli occhi. È la facoltà con cui percepiamo, e Coleridge la definisce «a repetition in the finite mind of the eternal act of creation in the infinite I AM». Percepire non è ricevere passivamente delle impronte: è rifare ogni volta, in piccolo, l'atto con cui il mondo è stato fatto.
Il secondo grado è l'immaginazione secondaria, e la differenza rispetto alla prima non è di potenza ma di coscienza: è la stessa facoltà, che ora coesiste con la volontà consapevole. È quella del poeta. Non gli dà accesso a un mondo diverso da quello di tutti gli altri: gli dà il controllo di un'operazione che tutti compiono senza accorgersene.
Che cosa fa, esattamente. Coleridge lo dice con quattro verbi: essa «dissolves, diffuses, dissipates, in order to re-create». I primi tre distruggono — scioglie, diffonde, dissipa — e sono in ordine crescente di dissoluzione. Il quarto arriva dopo una proposizione finale: allo scopo di ricreare. Senza quel «in order to», la frase descriverebbe soltanto una devastazione.
Proviamo su un verso vero, preso dalla poesia che apre il volume del 1798. Il Marinaio, con la nave ferma nella bonaccia, dice: «As idle as a painted Ship / Upon a painted Ocean». La fancy si fermerebbe alla prima metà — una nave immobile è come una nave dipinta, due cose già fatte messe una accanto all'altra. Il verso, però, ripete l'aggettivo e lo estende all'oceano.
Ed è lì che si vede la differenza. Dipingere anche il mare significa scioglierlo: l'acqua smette di essere acqua, la profondità diventa superficie, e la nave e ciò su cui galleggia diventano la stessa materia. La bonaccia non è più descritta, è ricostruita, e l'angoscia di chi non può muoversi raggiunge il lettore senza che la parola paura compaia mai. Questo è «dissolves… in order to re-create» applicato a due righe.
Un'ultima cosa, ed è quella che si dimentica sempre. Tutto questo è del 1817, diciannove anni dopo le poesie che spiega, e quelle poesie erano già state scritte, pubblicate, ristampate e stroncate. La dottrina dell'immaginazione non è la ricetta con cui il volume del 1798 fu composto: è la teoria che un poeta, molto più tardi, ha costruito per capire che cosa avessero fatto lui e il suo amico. Citarla come programma del 1798 è l'errore più elegante che si possa commettere su questo argomento, e resta un errore.
Errori frequenti
Approfondimento
Per l'indirizzo linguistico questa sezione apre una questione che vale l'intero triennio: quale testo si sta leggendo. Le «Lyrical Ballads» non sono un libro ma almeno tre — il volume anonimo del 1798, con l'Advertisement e con «The Rime of the Ancyent Marinere» in apertura; i due volumi del 1800, con il solo nome di Wordsworth, la Preface, la nota che elenca i «great defects» del poema dell'amico e il Marinaio retrocesso in fondo al primo volume e riscritto in grafia moderna; l'edizione del 1802, con la Preface ampliata e con la definizione del poeta come «a man speaking to men». Ogni citazione, quindi, ha bisogno di due coordinate e non di una: la frase e l'edizione. Lo stesso vale per «The Prelude», di cui circolano la versione del 1805 e quella pubblicata postuma nel 1850, e per la poesia dei narcisi, il cui testo del 1807 non contiene la strofa aggiunta nel 1815. Il caso di Blake porta il problema all'estremo opposto: non c'è una questione di varianti fra edizioni, perché non c'è un'edizione tipografica. La stampa a rilievo incide testo e figura sulla stessa lastra, e ciò che l'antologia scolastica stampa in caratteri mobili non è una versione della pagina di Blake ma una sua traduzione in un altro medium. La conseguenza metodologica è unica per tutti e tre i casi, e all'esame si può enunciare in una frase: un testo letterario non è un contenuto stabile che passa indenne di edizione in edizione, ma un oggetto materiale che ogni ristampa modifica — e la storia di quelle modifiche fa parte dell'interpretazione, non la precede.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English on the sentence «Lyrical Ballads (1798) was the manifesto of English Romanticism». Decide whether you accept it, and prove your answer from the documents: say what the 1798 volume actually contained by way of a statement of intent, give the year of the Preface and the year of its enlargement, and quote one phrase that is genuinely in the 1800 text. Your paragraph must contain the word «anonymously», and it must not contain the phrase «a man speaking to men» unless you also date it correctly.
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Richiamo attivo
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Fonti: William Wordsworth — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Samuel Taylor Coleridge — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Lyrical Ballads, With a Few Other Poems (1798) — il testo della prima edizione, con il frontespizio anonimo, l'Advertisement e l'indice delle ventitré poesie (Project Gutenberg)
Come si costruisce l'eroe byroniano
Le date che tengono insieme la seconda generazione
Vocabolario
→ SchedeThe 1820 volume prints the poem's last two lines without any quotation marks. Show how that single typographical fact changes what the poem is saying, and state which reading you would defend and why.
Il volume «Lamia, Isabella, The Eve of St Agnes, and Other Poems», del 1820, stampa: «Beauty is truth, truth beauty,—that is all / Ye know on earth, and all ye need to know.» Non ci sono virgolette in nessun punto delle due righe. Non è un dettaglio da bibliofili: senza virgolette il testo non segnala dove finisca la voce dell'urna e dove cominci quella del poeta.
Si chiama crux testuale: un luogo in cui il testo trasmesso non decide fra letture ugualmente possibili. Qui le possibilità sono tre — l'urna pronuncia entrambe le righe; l'urna pronuncia soltanto le cinque parole «Beauty is truth, truth beauty» e il resto è il poeta che le si rivolge; l'urna non parla affatto e il distico è la morale del poeta. Le edizioni moderne scelgono in modo diverso, e alcune aggiungono virgolette che nel 1820 non c'erano.
Se parla l'urna per intero, un oggetto muto e senza tempo consegna agli uomini una massima sulla vita, e l'ode si chiude su un'affermazione che le strofe precedenti hanno appena mostrato essere parziale: quell'urna è perfetta proprio in quanto non vive, non invecchia e non ama davvero. Se l'urna dice solo cinque parole e il poeta risponde, la chiusa diventa una riserva: è bello, ma è tutto ciò che voi sapete. Se l'urna non parla, il poeta si assume in proprio una tesi che l'intera ode ha problematizzato.
Una risposta d'esame non deve risolvere la crux, che non è risolta: deve dichiarare il criterio con cui sceglie e ammettere che è discutibile. Formula sicura in inglese: «The 1820 text supplies no quotation marks, so the attribution of the closing lines is an editorial decision; I read the first five words as the urn's and the rest as the poet's, but the text itself does not settle it.» Chi invece scrive «Keats says that beauty is truth» ha attribuito a un autore una frase che il suo stesso libro non gli attribuisce.
Risultato: La lezione del passo non è che cosa significhi il distico, ma che il suo significato dipende da un segno tipografico assente: sono le virgolette, o la loro mancanza, a decidere chi parli e dunque se l'ode si chiuda con una promessa o con una riserva. È il caso in cui guardare l'edizione prima di interpretare non è pedanteria, ma l'unico modo di non dire una cosa falsa su Keats.
Errori frequenti
Approfondimento
Tre approfondimenti portano questa sezione al livello dell'indagine critica. Il primo riguarda l'oggetto stesso della periodizzazione. La divisione in due generazioni è tanto comoda quanto fragile: fra il più vecchio dei tre, Byron, nato nel 1788, e il più giovane, Keats, nato nel 1795, corrono sette anni, una distanza che nessuna storia letteraria chiamerebbe «generazione» se non le servisse a raggruppare; e mentre Wordsworth e Coleridge avevano scritto insieme un libro, i tre della «seconda» non produssero nulla in comune. Se la partizione regge, non regge per anagrafe né per collaborazione: regge come descrizione di due posizioni diverse rispetto al medesimo evento, la Rivoluzione francese — chi la vide da giovane e poi se ne allontanò, e chi la ereditò già sconfitta e non se ne allontanò mai. Formulato così, il criterio diventa argomentabile invece che mnemonico, e all'orale si può difendere. Il secondo riguarda la funzione della stroncatura nel sistema letterario del tempo. «Cockney School» e «Satanic School» non sono insulti isolati: sono etichette di riviste che avevano un pubblico, un colore politico e un potere di vendita, e nominare un gruppo era il modo di trattarlo come un fenomeno anziché come una serie di libri da giudicare uno per uno. La conseguenza è paradossale e vale la pena dirla: i nomi collettivi con cui la critica ostile bollò questi poeti hanno preparato il terreno alla categoria, poi elogiativa, con cui li raccogliamo oggi. Il terzo riguarda il rapporto fra la poesia e la macchina. Il discorso di Byron ai Lord del 27 febbraio 1812 contro la pena capitale per la distruzione dei telai è il documento più concreto che questa sezione possa portare a un collegamento con la Rivoluzione industriale: non una metafora della modernità, ma un intervento su una legge, datato e a verbale. Chi deve collegare letteratura e storia farebbe bene a partire di lì invece che dall'aggettivo «industriale».
Ripasso attivo
Write about 150 words in English comparing what the words «Destroyer and preserver» do in Shelley's «Ode to the West Wind» with what the closing couplet does in Keats's «Ode on a Grecian Urn». Quote both passages exactly. Two constraints. First, for each poem give the year it was written AND the year it was printed, and say plainly where the two differ. Second, do not write that Keats «says» beauty is truth: the 1820 volume prints no quotation marks, so state whose voice you are assigning the line to, and on what grounds. End with one sentence naming something the two poems have in common that is NOT a shared doctrine.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
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Fonti: Byron, George Gordon — Enciclopedia Italiana (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Shelley, Percy Bysshe — Enciclopedia Italiana (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Keats: Poems Published in 1820 — il volume che stampa le odi senza virgolette nel distico finale (Project Gutenberg)
Il libro e il suo nome: 1764-1831
Chi parla dentro chi, in «Frankenstein»
Vocabolario
→ SchedeShow, on the text of the 1818 edition, how the creature uses Paradise Lost to understand what he is. Name the device, then prove it on at least three quotations, and explain what the epigraph on the title page adds to the demonstration.
La creatura non riceve un'educazione: trova una valigia con tre libri, «Paradise Lost», un volume delle «Plutarch's Lives» e i «Sorrows of Werter», e li legge senza sapere che sono finzioni. Del poema di Milton dice: «I read it, as I had read the other volumes which had fallen into my hands, as a true history». Questo è un dato osservabile, non un'interpretazione: il testo ci dice quali libri, quanti e con quale statuto vengono letti.
Non si tratta di un'allusione dell'autrice al lettore colto — quella starebbe fuori dalla storia — ma di intertestualità interna alla finzione: un personaggio adopera un libro come specchio e ne ricava un'identità. È la differenza fra dire che il romanzo cita Milton e dire che la creatura si legge in Milton, e solo la seconda si può dimostrare.
La prima identificazione è con Adamo: «Like Adam, I was created apparently united by no link to any other being in existence». La seconda la smentisce: «Many times I considered Satan as the fitter emblem of my condition». Fra le due sta la differenza che al personaggio interessa davvero, cioè che Adamo era «happy and prosperous, guarded by the especial care of his Creator» mentre lui è «wretched, helpless, and alone».
A Victor la creatura dice: «I ought to be thy Adam; but I am rather the fallen angel, whom thou drivest from joy for no misdeed». È la sintesi delle due identificazioni, e ripete la mossa che il libro ha già fatto sul frontespizio, dove l'epigrafe mette in bocca al lettore i versi di Adamo di «Paradise Lost», X, 743-745. Chi si ferma alla parafrasi del sottotitolo perde questo doppio movimento.
Risultato: La dimostrazione tiene perché ogni passaggio è ancorato a una frase del testo del 1818 e non a un tema: la creatura è Adamo e Satana insieme non perché il critico lo decida, ma perché il personaggio prova le due identificazioni una dopo l'altra e le fonde in una sola accusa. La conclusione da scrivere non è che il romanzo «si ispira» a Milton, ma che gli affida il compito di dare al mostro un vocabolario per pensarsi.
Take the passage that introduces Elizabeth Lavenza and compare the 1818 text with the 1831 revision. State what changes, what does not, and what an examiner should conclude about how you quote the novel.
Nel 1818 Elizabeth entra in casa Frankenstein per lettera: il cognato del padre chiede di prendere in carico «the infant Elizabeth, the only child of his deceased sister» e di valutare «whether you would prefer educating your niece yourself». Elizabeth è dunque nipote di Alphonse Frankenstein e cugina di primo grado di Victor.
Nel 1831 la lettera sparisce e al suo posto c'è una scena: la madre di Victor trova la bambina in una casa di contadini presso il lago di Como, figlia di un nobile milanese e di una madre tedesca morta di parto, orfana da quando il padre patriota è finito nelle carceri austriache. Elizabeth diventa «the inmate of my parents' house», e del legame antico resta solo l'uso: «We called each other familiarly by the name of cousin».
La scena della creazione è la stessa nelle due edizioni, parola per parola a parte la punteggiatura: «It was on a dreary night of November that I beheld the accomplishment of my toils». Chi dice che il 1831 è «un altro libro» esagera; il 1831 è lo stesso libro con un'altra idea di che cosa sia la colpa e di quanto pesi il destino.
Una lettura che fa perno sulla famiglia chiusa su sé stessa poggia sul 1818 e non regge sul 1831; una lettura sul fatalismo poggia sul 1831. La citazione va perciò etichettata: «I quote the 1818 text (Project Gutenberg 41445)» oppure «the 1831 revision (Project Gutenberg 84)». Costa una riga e mette al riparo da un'obiezione che chiude la domanda.
Risultato: La collazione dimostra che «quale edizione» non è una formalità bibliografica ma una premessa dell'analisi: la stessa scena può esistere in entrambe le versioni e la stessa parentela no, cosicché una tesi corretta su un testo diventa falsa sull'altro. La conclusione da scrivere è che l'edizione dichiarata è parte della prova, esattamente come la citazione.
Errori frequenti
Approfondimento
Tre percorsi portano questa sezione al livello dell'indagine critica. Il primo riguarda la paternità della prefazione del 1818. Che l'abbia scritta Percy Shelley è la ricostruzione corrente, e ha una conseguenza vertiginosa: il primo paratesto del romanzo è un uomo che scrive in prima persona fingendosi la donna che l'ha composto, dentro un libro in cui ogni voce arriva attraverso la bocca di un'altra. La cornice, insomma, comincia prima del capitolo primo. Il secondo riguarda la lettura di genere: l'espressione «Female Gothic» si deve a Ellen Moers, che legge in «Frankenstein» l'angoscia della generazione e del corpo — una creatura partorita senza donna da un uomo che poi ne fugge inorridito, e una figlia il cui atto di nascita coincide con il certificato di morte della madre, Mary Wollstonecraft, spenta pochi giorni dopo il parto. Va tenuta come chiave, non come biografia: la forza dell'argomento sta nel testo, dove ogni figura materna muore e nessuna nascita è una gioia. Il terzo riguarda la discendenza, e va formulato con esattezza cronologica per non fare l'errore che i manuali fanno: il doppio e il perturbante che escono da «Frankenstein» arrivano al pubblico attraverso «The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde» di Stevenson (1886) e «Dracula» di Bram Stoker (1897), che però sono romanzi vittoriani, non romantici, separati da «Frankenstein» da due terzi di secolo. Nominarli è giusto; presentarli come contemporanei di Mary Shelley è un errore di settant'anni.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English explaining why the 1818 title page of Frankenstein matters to a reader. Your paragraph must name three things that page carries (and one it does not), must use the phrase «published anonymously», must state in which year Mary Shelley's name first appeared, and must end with one sentence on why a quotation from the novel should say which edition it follows. One constraint: do not use the words «Mary Shelley's masterpiece» or «the first science-fiction novel» unless you also name the critic who made the second claim.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Frankenstein; or, The Modern Prometheus (edizione 1818) (Project Gutenberg) · Frankenstein; or, The Modern Prometheus (edizione 1831) (Project Gutenberg) · Romanzo gotico — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
La stessa parola, due nature
Burke: il sublime non è il bello
Vocabolario
→ SchedeAnalyse Coleridge's account of the secondary imagination — it «dissolves, diffuses, dissipates, in order to re-create» — and show that it makes imagination a form of work and of knowledge rather than a form of escape.
La frase ha quattro verbi, e i primi tre — «dissolves, diffuses, dissipates» — dicono tutti la stessa cosa: disfare. Solo il quarto, «re-create», costruisce, ed è introdotto da «in order to», che lo pone come fine e gli altri tre come mezzo. Prima di interpretare si conta: tre a uno, e il rapporto fra i due gruppi è dichiarato dalla sintassi.
L'accumulo di sinonimi in gradazione è un climax; qui però non serve a intensificare, ma a insistere sul fatto che la distruzione è una fase e non un incidente. Il luogo è preciso — «Biographia Literaria», 1817, capitolo XIII — e la definizione è costruita per contrasto: poche righe accanto, la «fancy» non ha «other counters to play with but fixities and definites».
Se l'immaginazione dovesse soltanto evadere, le basterebbe accostare immagini piacevoli: è esattamente ciò che la «fancy» sa fare, ed è per questo che Coleridge la giudica inferiore. La facoltà superiore, invece, deve prima rompere il dato — cioè lavorare contro la percezione ordinaria — per poterlo rifare. Un'attività che disfa il mondo per rifarlo non è una fuga dal mondo: è un modo di conoscerlo.
Keats arriva alla stessa conclusione dalla parte opposta: la «negative capability» è la capacità di restare «in uncertainties, Mysteries, doubts, without any irritable reaching after fact & reason». Non è rinuncia a capire, è rifiuto di concludere prima del tempo. Due formulazioni indipendenti, un solo criterio: l'immaginazione è una disciplina conoscitiva, e la sua nemica è l'impazienza.
Risultato: La definizione regge la tesi perché la struttura della frase la contiene già: tre verbi di distruzione subordinati a uno di creazione fanno dell'immaginazione un lavoro in due tempi, non una consolazione. Ne segue la regola d'esame: «imagination» si traduce «immaginazione» e si spiega come facoltà conoscitiva, mentre «fantasia» traduce «fancy», che in Coleridge è la facoltà minore.
Errori frequenti
Approfondimento
Due approfondimenti spostano questa sezione dal riassunto all'analisi. Il primo riguarda lo statuto di ciò che si sta studiando. «Natura, immaginazione, sublime» appartiene a un genere di enunciati diverso da «Keats morì nel 1821»: non è un fatto, è una categoria, cioè uno strumento che qualcuno ha costruito per mettere in fila oggetti che senza di esso non starebbero insieme. Le categorie non sono vere o false: sono più o meno produttive, e si giudicano da ciò che permettono di vedere e da ciò che lasciano fuori. Questa griglia permette di vedere che poeti lontanissimi condividono un unico problema — che cosa possa la mente sulle cose — e lascia fuori tutto ciò che nelle tre caselle non entra: il poema comico-satirico di Byron, per esempio, che va avanti fino al canto XVII senza che di sublime vi sia nulla. Dirlo al colloquio non indebolisce la risposta, la qualifica, perché mostra che si sa distinguere una descrizione da una definizione. Il secondo approfondimento riguarda l'unico dei tre termini che abbia una storia filosofica autonoma. Dopo Burke il sublime passa a Kant, che nella «Critica del Giudizio» del 1790 lo divide in matematico — l'esperienza di una grandezza che l'immaginazione non riesce a raccogliere in un'unica intuizione — e dinamico, l'esperienza di una potenza che potrebbe annientarci ma che contempliamo da una posizione sicura. Nella lettura corrente di quelle pagine, e questa è la parte che i manuali scolastici quasi sempre saltano, il piacere del sublime non viene dall'oggetto ma dallo scacco: proviamo qualcosa di grande perché scopriamo, fallendo di misurarlo, di avere in noi una misura che la natura non esaurisce. Chi porta questa distinzione a un colloquio con un indirizzo filosofico ha in mano il collegamento più solido dell'intero argomento; chi la porta senza averla capita rischia il contrario, perché basta chiedergli un esempio.
Ripasso attivo
Write about 160 words in English defending ONE claim: «For the Romantics, imagination was a form of knowledge, not an escape.» Support it with two quotations from different writers — for instance Coleridge on the secondary imagination, which «dissolves, diffuses, dissipates, in order to re-create», and Keats's «negative capability». Three constraints. Use the word «fancy» at least once and say what Coleridge means by it. Do not use «sublime» as a synonym for «beautiful». And end with one sentence conceding the strongest objection a reader could raise against your claim.
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Fonti: Sublime — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Immaginazione — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The Complete Poetical Works of Percy Bysshe Shelley — con il testo di «Ode to the West Wind» (Project Gutenberg)
Verificato · 07/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Project Gutenberg
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