EuraStudy
Nel 1719 un giornalista e pamphlettista di quasi sessant'anni, già fallito una volta e già messo alla gogna, pubblica senza firma il racconto di un naufrago che tiene la contabilità della propria sopravvivenza; sette anni dopo il decano della cattedrale di Dublino pubblica, anch'egli senza firma, il resoconto di un chirurgo di bordo approdato in paesi che non esistono. I due libri hanno la stessa aria: prosa piana, date, misure, un uomo comune che parla di sé, un garante che ne certifica l'onestà. È la nuova prosa dell'età augustea, cresciuta nelle coffee house e sui periodici di Addison e Steele, e serve a due scopi opposti: in Defoe a farsi credere, in Swift a non farsi credere. Da quella biforcazione esce, in poco più di quarant'anni, l'intero repertorio del romanzo moderno: le lettere di Richardson, l'epica comica di Fielding, l'anti-romanzo di Sterne, il castello di Walpole. All'Esame di Stato l'argomento torna due volte: nel colloquio, dove è il ponte fra il Seicento e l'Ottocento vittoriano, e nell'analisi di un testo in lingua, dove si chiede di riconoscere chi parla, con quale voce e a quale distanza dall'autore.
5 sezioni~76 min di lettura4 competenzeVerificato · 07/2026
livello base
In tutti gli indirizzi è richiesto inquadrare il contesto augusteo-illuminista, riconoscere i caratteri del romanzo realista e satirico e analizzare un brano di Defoe o Swift cogliendone temi e tecniche narrative essenziali.
livello avanzato
Nel Liceo Linguistico (e come approfondimento negli altri licei) si chiede una lettura più estesa dei testi in lingua, il confronto tra tipologie del romanzo settecentesco (realista, satirico, epistolare, picaresco) e collegamenti interdisciplinari con storia, filosofia (empirismo di Locke) ed economia (homo oeconomicus).
Profondità di lettura: Approfondimento
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5 sezioni25 punti chiave0 formule25 errori tipici
La legge sulla stampa e ciò che ne segue
Il giro di un numero dello «Spectator»
Vocabolario
→ SchedeExplain, in four linked steps, how a change in the law made a new kind of prose possible. Name the law, the year, one immediate consequence and one literary consequence, and state at each step what would have been impossible without the previous one.
Si parte da un atto preciso: il Licensing Act del 1662 imponeva il visto preventivo e riservava la stampa a un numero chiuso di tipografi della Stationers' Company, concentrati a Londra, Oxford, Cambridge e York. Nel 1695 il Parlamento non lo rinnova e la legge decade. Chi al primo passo scrive «nasce la libertà di stampa» ha già perso la possibilità di dimostrare qualcosa, perché ha sostituito un fatto con un'etichetta.
Senza licenza si moltiplicano le tipografie, anche fuori Londra, e diventa possibile un foglio che esca ogni giorno: nel marzo 1702 esce il «Daily Courant». Il nesso è materiale, non ideale: un quotidiano non è impensabile prima del 1695, è illegale, perché ogni numero avrebbe dovuto passare da un censore in tempo utile.
Le coffee house sono aperte a Londra dal 1652 e vivono di conversazione; ciò che cambia dopo il 1695 è che sul tavolo c'è materiale nuovo ogni mattina. Il pubblico non viene creato dal nulla: viene rifornito. È la formulazione che regge a un'obiezione, perché non pretende che una legge produca dei lettori.
«The Tatler» (Steele, 1709) e «The Spectator» (Steele e Addison, 1711) non riempiono soltanto uno spazio legale: inventano un modo di scrivere per un lettore generico, non specialista, che ha un quarto d'ora al mattino. Periodi brevi, materia presa dai costumi, un narratore riconoscibile. Addison lo dice nel numero 10: portare la filosofia fuori dagli studi e dalle università, «to dwell in Clubs and Assemblies, at Tea-Tables, and in Coffee-Houses».
Risultato: La catena regge perché ogni anello è un fatto databile: 1662 la legge, 1695 la sua scadenza, 1702 il primo quotidiano, 1709 e 1711 i due periodici. La conclusione da scrivere non è che la libertà produce la letteratura, ma che un vincolo legale rimosso rende praticabile un formato — il foglio quotidiano rivolto a chiunque — e che è quel formato, non la legge, a costringere qualcuno a inventare una prosa nuova.
Errori frequenti
Approfondimento
Tre approfondimenti portano questa sezione al livello dell'indagine critica. Il primo riguarda la poetica dell'epoca, il neoclassicismo, e una correzione che quasi tutti i manuali richiedono: Pope non «inventa» il poema eroicomico. Il procedimento — applicare il registro solenne dell'epica a una materia minuta — ha una tradizione lunghissima, dalla pseudo-omerica «Batracomiomachia» alla «Secchia rapita» di Alessandro Tassoni (1622), dal «Lutrin» di Boileau (1674) al «Mac Flecknoe» di Dryden (1682); «The Rape of the Lock», nella versione breve del 1712 e in quella ampliata del 1714, è il capolavoro inglese del genere, non la sua origine. Dello stesso Pope vanno tenuti distinti l'«Essay on Criticism» (1711), che fissa in distici le regole del gusto, e l'«Essay on Man», le cui prime tre epistole escono nel 1733 e la quarta nel 1734. Il secondo approfondimento riguarda l'interpretazione sociologica: Jürgen Habermas, in «Strukturwandel der Öffentlichkeit» (1962), ha visto proprio nelle coffee house e nei periodici la nascita di una «sfera pubblica borghese», uno spazio in cui privati discutono ragionando e in cui l'argomento conta più del rango di chi lo porta. La tesi è potente ed è entrata nei manuali, ma va citata come tesi: i critici le rimproverano di idealizzare quegli spazi, che erano quasi soltanto maschili, a pagamento e concentrati in due o tre quartieri di Londra. Il terzo riguarda il metodo: quando si scrive che la stampa «crea» un pubblico si sta comprimendo una relazione a doppio senso, perché quel pubblico esisteva già come domanda e i tipografi lo inseguivano. Al colloquio la formulazione che regge è quella condizionale — senza la caduta della licenza quei fogli non sarebbero stati legalmente possibili — e non quella causale semplice.
Ripasso attivo
Write a paragraph of about 130 words in English explaining how the 1695 lapse of the Licensing Act made The Spectator possible. Your paragraph must contain at least three dates, must use the verb «lapse» (not «abolish») for what happened in 1695, and must name one thing that remained illegal or expensive for printers after that date. End with one sentence stating what the new periodical prose could do that earlier learned prose could not. One constraint: do not use the words «freedom of the press» unless you can also say precisely what kind of control had disappeared and what kind had not.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
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Fonti: Illuminismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Giornalismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The Spectator, Volumes 1, 2 and 3 — il testo integrale dei numeri, con data e attribuzione in testa a ciascuno (Project Gutenberg)
Tre modi di raccontare in prosa
Il decennio in cui il romanzo trova le sue forme
Vocabolario
→ SchedeA passage opens: «I was born in the year 1632, in the city of York, of a good family, though not of that country, my father being a foreigner of Bremen, who settled first at Hull». Show, step by step, which conventions are at work, and then state what the passage gives up in order to obtain what it obtains.
«In the year 1632» non è un ornamento: è una data che il lettore può collocare, e apre una cronologia che il resto del libro dovrà rispettare. Il romance dice «al tempo del re Artù» proprio per non doverlo fare. La prima marca è dunque presente, e conviene nominarla per prima perché è la più facile da provare.
«In the city of York» e «a foreigner of Bremen» nominano due città reali e collocano la famiglia in un movimento migratorio verosimile. Non si dice «in un regno lontano»: si dice York, e York si può raggiungere. La terza particolarità di Watt è soddisfatta, e per giunta con un dettaglio, la provenienza tedesca del padre, che nessuna morale richiede.
«I was born» mette il narratore dentro la propria storia e la presenta come resoconto di sé. È la finzione del documento: non «si narra che», ma «io racconto ciò che mi è accaduto». Attenzione a non concludere da qui che sia epistolare: chi parla scrive dopo, sapendo già come è andata, e questo è un memoriale fittizio, non un carteggio.
«Of a good family, though not of that country» dà una condizione sociale e una precisazione superflua alla trama. La prosa referenziale funziona così: accumula particolari che non servono al racconto ma servono all'effetto, perché nella vita i particolari inutili ci sono. Solo i nomi propri dei personaggi mancano ancora in queste righe, e infatti arriveranno subito dopo.
In cambio della credibilità il brano rinuncia a tre cose che il romance aveva: l'apertura solenne, il protagonista di rango eccezionale e il permesso di introdurre il meraviglioso. Chi al colloquio aggiunge questa frase mostra di avere capito che il realismo formale è una scelta con dei costi, e non semplicemente il modo giusto di scrivere.
Risultato: Le quattro particolarità sono verificabili sulle prime due righe: data, luogo, condizione sociale, voce che si dichiara testimone. La conclusione da scrivere è che il passo esibisce il realismo formale nel senso di Watt, che la sua verosimiglianza è un effetto costruito e non una garanzia di verità, e che il libro paga quell'effetto rinunciando a tutto ciò che una narrazione non databile si poteva permettere.
Ti danno una pagina e ti chiedono se è un romanzo. La tentazione è rispondere guardando che cosa racconta: c'è un naufragio, c'è un matrimonio contrastato, c'è un viaggio. Non funziona. Naufragi e matrimoni contrastati si raccontavano già nel romanzo greco e nel poema cavalleresco. La novità del Settecento non sta nella materia, sta nel modo. È una tecnica, e come tutte le tecniche si può verificare punto per punto. Facciamolo in cinque prove e una controprova.
Prima prova: i nomi. Prendi il primo nome proprio della pagina e chiediti da dove viene. Se è il nome di un personaggio storico, o un nome che significa una qualità, siamo fuori. Il romanzo dà nomi comuni e completi, nome più cognome, del tipo che avrebbe potuto stare in un registro parrocchiale: Pamela Andrews, Tom Jones. Un nome così non promette niente e non riassume niente: dice soltanto che quella persona è una fra tante.
Seconda prova: il tempo. Cerca un'ora, un giorno, un mese, un intervallo. Il romance vive in un tempo che non si può datare, «al tempo del re Artù». Il romanzo tiene una cronologia che scorre e si può segnare su un calendario: succede prima questo e poi quello, e fra i due passano tre settimane. Se il testo ti mette in condizione di costruire una cronologia, hai trovato la seconda marca.
Terza prova: il luogo. Non basta che ci sia un paesaggio. Serve un luogo con un nome che esiste su una carta geografica, e possibilmente una casa, una strada, una stanza dentro la casa. Il romanzo lavora per restringimento: dal paese alla contea, dalla contea alla stanza. Un luogo che è soltanto «una selva oscura» o «la valle dell'ombra» non è un luogo, è uno stato d'animo.
Quarta prova: la lingua. Guarda quanto spazio prende il concreto. Il romanzo nomina oggetti, quantità, prezzi, orari; chiama le cose con il loro nome anche quando il nome è brutto, e sacrifica volentieri l'eleganza pur di sembrare un resoconto. Ian Watt chiama questo uso «referential»: la lingua punta alle cose invece di puntare a sé stessa. Se ti sembra prosa poco letteraria, sospetta che sia una scelta e non un limite dell'autore.
Quinta prova: la finzione del documento. Chiediti che cosa il libro pretende di essere. Non un'invenzione, quasi mai: si presenta come memorie, come diario, come carteggio ritrovato, e chi firma la prefazione si dichiara curatore e non autore. Richardson stampa «Pamela» come se avesse soltanto messo in ordine delle lettere altrui. È il gesto che chiude il sistema: dopo le quattro particolarità, la voce che ti giura di non avere inventato nulla.
Adesso la controprova, che è il passaggio che al colloquio fa la differenza. Applica le stesse cinque domande a una pagina del «Pilgrim's Progress» di Bunyan. Il protagonista si chiama Christian, cioè si chiama come ciò che è; il tempo è quello di un sogno; il luogo si chiama Palude dello Sconforto; la lingua tende al proverbio; e nessuno finge che sia un documento. Cinque prove, cinque risposte negative. Il punto però non è che Bunyan scriva peggio: scrive un'altra cosa, l'allegoria, che ha altri obiettivi e altri mezzi.
Resta il giudizio, e va formulato con precisione. L'insieme di quelle marche si chiama realismo formale; la formula è di Ian Watt e ha una data, il 1957, quindi si attribuisce e non si spaccia per un termine settecentesco. E si aggiunge che cosa costa. Per ottenere l'effetto di resoconto il romanzo rinuncia al meraviglioso, alla morale detta dall'esterno, alla voce corale. Sono rinunce vere: raccontare in modo verosimile non è raccontare cose vere, è pagare un prezzo formale per essere creduti.
Errori frequenti
Approfondimento
La spiegazione classica della nascita del romanzo è quella di Ian Watt, «The Rise of the Novel» (1957), che la lega a tre ascese convergenti: quella economica di un pubblico nuovo, quella filosofica dell'individualismo, per cui la verità si accerta con l'esperienza del singolo e non con l'autorità della tradizione, e quella religiosa del protestantesimo, con il suo esame di coscienza e la sua valorizzazione del lavoro. Watt tiene distinti due tipi di realismo, e la distinzione è utile all'esame: il «realism of presentation», cioè l'apparato di procedimenti che rende verosimile la scena, in cui eccelle Richardson, e il «realism of assessment», cioè la maturità del giudizio morale sul mondo rappresentato, in cui eccelle Fielding; le due qualità non coincidono, e Fielding paga in illusione ciò che guadagna in prospettiva. La critica successiva ha corretto il quadro su tre fronti. Sul fronte cronologico, Michael McKeon in «The Origins of the English Novel 1600-1740» (1987) sostituisce l'idea di nascita con quella di una lunga dialettica fra pretese di verità e pretese di virtù, che attraversa tutto il Seicento. Sul fronte dei nomi, un intero filone di studi ha mostrato quanta parte del genere sia stata costruita da autrici che il canone aveva espulso: Aphra Behn con «Oroonoko» (1688), Eliza Haywood con «Love in Excess» (1719-20), e più tardi Frances Burney con «Evelina» (1778); da un libro di Dale Spender, «Mothers of the Novel» (1986), viene l'espressione con cui oggi le si nomina, che va usata sapendo che Burney appartiene alla generazione successiva e non ai contemporanei di Defoe. Sul fronte sociologico, infine, la tesi della «tripla ascesa» è stata accusata di leggere il pubblico settecentesco in modo troppo compatto: gli inventari delle biblioteche circolanti e le liste di sottoscrizione mostrano lettori di condizione assai varia. Chi al colloquio sa dire che Watt è insieme il punto di partenza obbligato e il bersaglio principale della discussione dimostra di conoscere non solo il romanzo, ma la storia dei suoi studi.
Ripasso attivo
Take any twelve lines of eighteenth-century English prose and write about 150 words in English deciding whether they show formal realism. You must apply all four of Watt's particularities in order — names, time, place, referential language — and quote two or three words from the passage for each one. Then name one thing the passage does that a romance or an allegory would not do, and one thing it gives up in exchange. One constraint: you may not use the words «realistic» or «lifelike» as evidence; every claim must rest on a feature you can point at in the text.
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Fonti: Romanzo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · romanzo — Vocabolario on line (l'etimologia del nome del genere) (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The History of Tom Jones, a Foundling — il testo integrale, con i capitoli introduttivi che aprono ciascuno dei diciotto libri (Project Gutenberg)
Da pamphlettista a romanziere: la carriera di Defoe
Che cosa c'è sotto la pagina di «Robinson Crusoe»
Vocabolario
→ SchedeErrori frequenti
Ripasso attivo
Open «Robinson Crusoe» at the twelfth trip to the wreck. Crusoe finds about thirty-six pounds in coin, calls it a drug, tells it that one of his knives is worth the whole heap — and then writes: «However, upon second thoughts I took it away.» Write about 140 words in English on this question: what does the scene prove about Crusoe that a plain statement of his character could not? Do not answer that he is «greedy» or «practical». Quote three words from the passage, say what each of them costs the speaker, and finish by naming the one thing Crusoe does that contradicts everything he has just said.
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Fonti: DEFOE, Daniel — Enciclopedia Italiana (1931) (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Romanzo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The Life and Adventures of Robinson Crusoe (Project Gutenberg)
I quattro viaggi: la scala a cui l'uomo viene misurato
Due tradizioni della satira, e dove sta Swift
Vocabolario
→ SchedeRead the paragraph in which the proposer introduces his scheme: «I have been assured by a very knowing American of my acquaintance in London, that a young healthy child well nursed, is, at a year old, a most delicious nourishing and wholesome food, whether stewed, roasted, baked, or boiled; and I make no doubt that it will equally serve in a fricasee, or a ragoust.» Explain how the irony is built, sentence by sentence, and say what it is aimed at.
La frase segue immediatamente l'annuncio «I shall now therefore humbly propose my own thoughts, which I hope will not be liable to the least objection». Tutta la proposta mostruosa entra qui, in un solo periodo, e da qui in avanti il pamphlet non tornerà più a giustificarla. Chi analizza il testo deve accorgersi che il punto di rottura è puntuale e brevissimo.
«I have been assured by a very knowing American of my acquaintance in London»: la fonte è un conoscente anonimo, esotico, di seconda mano. Altrove il progettista cita censimenti, medie, pesi e prezzi; qui, sull'unica affermazione che conterebbe provare, cita una chiacchiera. L'asimmetria fra le prove è deliberata ed è il primo segnale che il testo dà al lettore attento.
«Stewed, roasted, baked, or boiled» è la lingua di un ricettario; «a fricasee, or a ragoust» sono due piatti francesi, cioè il lessico della tavola dei ricchi. La frase, per costruzione, appartiene alla classe che mangerebbe. Il pamphlet non attribuisce mai ai poveri il vocabolario del piatto, e neppure una volta usa una parola crudele: la crudeltà è tutta nella pacatezza.
Non c'è un solo argomento a favore della liceità di mangiare un bambino. La premessa è alloggiata in una subordinata dichiarativa, come un dato riferito e non come una tesi da difendere. Da qui in poi si discuterà del come — quante porzioni, in quale stagione, a quale prezzo — e mai del se: l'unica domanda che il lettore avrebbe dovuto porsi è stata scavalcata mentre guardava altrove.
Il lettore che aveva accettato i calcoli dei paragrafi precedenti aveva già ammesso che quei bambini fossero una quantità. La frase non fa che completare l'operazione. Il bersaglio non è dunque il progettista, che è una finzione, ma l'aritmetica politica che tratta i poveri come una scorta, e i proprietari che, dice il testo poche righe più avanti, «have already devoured most of the parents»: la metafora era già in uso prima che Swift la prendesse alla lettera.
Risultato: L'ironia non sta in una parola detta al rovescio: sta nella distribuzione delle prove — il pamphlet dimostra minuziosamente tutto ciò che è secondario e non dimostra mai la sola cosa che andrebbe dimostrata, e con questo costringe il lettore ad accorgersi di aver già concesso la premessa.
Errori frequenti
Ripasso attivo
In «A Modest Proposal» the proposer computes that 120,000 children are born to poor parents every year, that 20,000 should be kept for breed, and that the remaining 100,000 may be offered for sale at a year old for ten shillings a carcass. Write about 140 words in English answering this question: why is the arithmetic necessary? Argue that the pamphlet would fail without it. Quote one figure the proposer gives, say what that figure does to the reader, and finish on the sentence «let no man talk to me of other expedients» — explain what changes in the pamphlet once the reader realises that the expedients listed there are Swift's own proposals.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
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Fonti: Swift, Jonathan — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Gulliver's Travels into Several Remote Nations of the World (Project Gutenberg) · A Modest Proposal (Project Gutenberg)
La stessa superficie documentaria, due richieste opposte
Quarantacinque anni di prosa narrativa inglese
Vocabolario
→ SchedeA candidate is given this task: «Discuss Gulliver's Travels as an example of the eighteenth-century novel.» Decide how to answer it, stating the criterion you use and saying what remains open.
La consegna contiene una classificazione che non va accettata in silenzio, e non va nemmeno rifiutata. La prima frase la corregge e offre l'alternativa: «Gulliver's Travels is usually classed as a prose satire in the form of a travel narrative rather than as a novel.» Un candidato che scrive soltanto «non è un romanzo» non ha risposto; un candidato che accetta la premessa ha rinunciato al punto più alto della domanda.
Il criterio è quello che Ian Watt descrive in «The Rise of the Novel» (1957): il romanzo racconta un'esperienza particolare e individuale, cioè una persona con un nome proprio, in un tempo e in un luogo databili, la cui vicenda è continua e le cui azioni hanno causa dentro di lei. Enunciato in due righe, il criterio rende verificabile tutto ciò che segue.
Gulliver soddisfa la prima metà: ha nome, mestiere di chirurgo di bordo, date, latitudini e rotte. Non soddisfa la seconda. I quattro viaggi non costruiscono una vita: fra l'uno e l'altro Gulliver torna a casa e nulla di ciò che ha imparato passa al viaggio successivo. E non cambia per una ragione sua, ma perché ogni paese gli espone un argomento: la vanità del potere a Lilliput, la piccolezza dell'Europa a Brobdingnag, la ragione senza corpo nel paese degli Houyhnhnms.
Qui si guadagna il voto alto. Il libro condivide con il romanzo la voce in prima persona, il paratesto che garantisce l'autenticità, la prosa piana e l'esibizione dei dati. Swift usa contro il romanzo lo strumento che il romanzo aveva appena inventato, e proprio per questo il suo libro sta accanto a quello di Defoe e non altrove.
Si conclude con la frase di classificazione e con ciò che resta discutibile: il confine fra novel e romance viene formulato esplicitamente solo nel 1785, da Clara Reeve nel «Progress of Romance», e nel Settecento la parola «novel» è ancora incerta e spesso spregiativa. Applicare al 1726 una categoria stabilizzata più tardi è legittimo, purché si dica che lo si sta facendo.
Risultato: La risposta non nega la consegna: la corregge dichiarando il criterio, applica il criterio ai dati del testo, riconosce ciò che il libro ha in comune con il genere da cui lo si esclude, e ammette che cosa resta discutibile. È la sequenza (osservare, nominare, dimostrare, valutare) che la griglia del colloquio premia, ed è trasferibile a qualunque domanda di classificazione.
Errori frequenti
Approfondimento
Tre estensioni portano questa sezione al livello del collegamento interdisciplinare. La prima riguarda la fortuna europea della forma epistolare, che è il canale attraverso cui il romanzo inglese entra nelle altre letterature: da «Pamela» (1740) e «Clarissa» (1747-48) si passa alla «Julie ou la Nouvelle Héloïse» di Rousseau (1761) e ai «Leiden des jungen Werthers» di Goethe (1774), e di lì alle «Ultime lettere di Jacopo Ortis» di Foscolo (1802), che di quella tradizione prende la forma e ne cambia l'oggetto, sostituendo alla crisi privata la sconfitta politica di Campoformio. Chi al colloquio dispone di questa catena passa dall'inglese all'italiano senza forzature. La seconda riguarda l'altro canale, quello ironico: è ancora Foscolo a tradurre il «Sentimental Journey» di Sterne e a pubblicarlo nel 1813 firmandosi Didimo Chierico, importando cioè in italiano proprio la voce che gioca con la propria finzione. La terza riguarda chi scrive e chi legge. Nella seconda metà del secolo il romanzo diventa anche una forma praticata da donne e rivolta a un pubblico femminile: «Evelina» di Frances Burney esce anonimo nel 1778 ed è epistolare, e negli anni Novanta Ann Radcliffe porta il gotico al successo di mercato. Il dato utile non è l'elenco dei nomi ma la conseguenza: il romanzo è il primo genere letterario moderno il cui pubblico non coincide con la classe che ha studiato il latino, e questo spiega insieme la sua lingua piana, la rapidità della sua diffusione e il sospetto con cui i letterati lo guardarono per un secolo.
Ripasso attivo
Put two pages side by side: the opening of Defoe's «Robinson Crusoe» (1719) and the paragraph of Swift's «A Modest Proposal» (1729) in which the proposer does his arithmetic. Both are plain, both are exact, both hand you figures. Copy out one sentence from each, in both cases the sentence where the figures appear. Then write about 150 words in English on a single question: in the second sentence, at what point does the reader stop believing the speaker, and what on the page makes that happen? Do not answer «because it is ironic». Name the word, the number or the turn of syntax that does the work. Finish by saying what the proposal would lose if Swift had written it in an openly outraged voice.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
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Fonti: Romanzo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Satira — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · History of Tom Jones, a Foundling (Project Gutenberg)
Verificato · 07/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Project Gutenberg
Vedi anche