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Appunti/Lingua e cultura straniera (Inglese)/Analisi e interpretazione del testo letterario (poesia, prosa, dramma)
IT · Maturità

Analisi e interpretazione del testo letterario (poesia, prosa, dramma)

Analizzare un testo letterario in lingua inglese non è descriverlo: è dimostrare, in inglese e con le prove del testo alla mano, che cosa la sua forma produce. Questo tema insegna il mestiere che l'Esame di Stato valuta davvero, e lo insegna con una sola sequenza ripetuta su tre generi — osservare un tratto formale, nominarlo con il termine tecnico esatto, dimostrare che cosa fa al senso. La poesia mette alla prova l'orecchio (metro, ritmo, suono), la prosa la prospettiva (chi racconta, da dove guarda, in che ordine dispone), il dramma l'assenza di narratore (tutto passa da parola e azione). Il contesto e l'intertestualità collocano il testo in un tempo, in un genere e in una rete di altri testi; il commento, infine, trasforma le osservazioni in un discorso argomentato. È la competenza che regge sia la seconda prova del Liceo Linguistico sia i collegamenti del colloquio.

5 sezioni·~50 min di lettura·4 competenze·Verificato · 07/2026

T·0222 / 16
Profilo d’esame
OSA-1 · Comprendere e analizzare testi letterari di vario genere (poesia, prosa, dramma) nella loro specificitàOSA-2 · Riconoscere gli elementi costitutivi del testo letterario: aspetti formali, retorici, tematici e strutturaliOSA-3 · Collocare i testi nel contesto storico-culturale e nel genere di appartenenzaOSA-4 · Esprimere valutazioni personali motivate e operare collegamenti tra testi, autori e contesti
Operatori:analizzainterpretacommentaspiegaconfrontaillustragiustificadescriviclassifica

livello base

In tutti i licei si richiede di comprendere e analizzare il testo letterario nei suoi elementi essenziali (genere, temi, principali figure retoriche, voce narrante o struttura drammatica) e di esprimere un commento personale motivato in lingua.

livello avanzato

Nel Liceo Linguistico (e negli indirizzi con potenziamento letterario) si approfondiscono l'analisi formale fine, l'intertestualità e il confronto interculturale con la letteratura italiana e con le altre lingue studiate, con maggiore autonomia critica e padronanza del metalinguaggio.

Profondità

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Analisi e interpretazione del testo letterario (poesia, prosa, dramma)
    • 01Analisi della poesia: suono, ritmo, immagini, figure retoriche◐
    • 02Analisi della prosa: narratore, personaggi, tempo, spazio◐
    • 03Analisi del testo drammatico: struttura e tecniche teatrali◐
    • 04Contestualizzazione storico-culturale e intertestualità●
    • 05Interpretazione critica e produzione del commento●

5 sezioni · 25 punti chiave · 0 formule · 25 errori tipici

§ 01
§ 01

Analisi della poesia: suono, ritmo, immagini, figure retoriche#

~11 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-analisi-testo — Generi letterari: poetry; metro e rima, figure retoricheINOSA-inglese-cultura-quinquennio — Analizzare e confrontare testi letterari nella loro specificità formaleINEsame di Stato — colloquio: analisi del materiale proposto e argomentazione in lingua

Punti chiave

Analizzare una poesia non significa dire di che cosa parla: significa mostrare come è costruita e che cosa quella costruzione produce. All'Esame di Stato la differenza si vede immediatamente. Chi parafrasa il contenuto e chi elenca le figure retoriche ottengono lo stesso, modesto risultato, perché nessuno dei due ha spiegato nulla. L'analisi vive di tre mosse in sequenza — osservare un tratto formale, nominarlo con il termine tecnico inglese, dimostrare che cosa fa al senso del testo — e la terza è quella che quasi nessun candidato compie.
Il livello fonico viene per primo perché l'inglese è una lingua accentuativa: il verso non si misura contando le sillabe, come in italiano, ma contando gli accenti. La cellula minima è il « piede » (foot), una combinazione fissa di sillabe forti e deboli: il « giambo » (iamb, debole-forte: to BE), il « trocheo » (trochee, forte-debole: TY-ger), l'« anapesto » (anapaest, debole-debole-forte) e il « dattilo » (dactyl, forte-debole-debole). Il verso dominante della poesia e del teatro inglese è il « pentametro giambico » (iambic pentameter): cinque giambi, dunque cinque accenti. Quando è privo di rima si chiama « blank verse » ed è la lingua di Shakespeare e di Milton. « Scandire » un verso (scansion) significa segnarne gli accenti forti e deboli: è un'operazione di trenta secondi che cambia la qualità di un intero commento.
Metro e ritmo non sono sinonimi, e la distinzione è il cuore dell'analisi metrica (Fig. 2). Il « metro » (metre) è lo schema astratto e regolare che il verso promette; il « ritmo » (rhythm) è la pronuncia reale della frase. Un poeta lavora nello scarto fra i due: quando introduce una « sostituzione » (substitution) — per esempio un trocheo in apertura di un verso giambico, come nel « Tyger! Tyger! burning bright » di Blake — quella deviazione porta un accento di senso, ed è esattamente lì che l'analisi deve fermarsi a spiegare. Un verso perfettamente regolare non dice nulla di per sé; un verso che rompe lo schema dice qualcosa, e il commento deve dire che cosa.

Metro e ritmo: dove nasce l'accento di senso

Metro e ritmoDiagramma di Venn con 2 insiemi, Metro, RitmoMetroRitmoattesoscartoaccordo
Fig. 2Etichette telegrafiche: « atteso » è lo schema metrico che il verso promette, « accordo » la zona in cui la pronuncia lo conferma, « scarto » la sostituzione con cui il ritmo reale se ne allontana. L'accento di senso nasce nello scarto, ed è lì che l'analisi si ferma a spiegare.
Fig. 2 ↓
La rima e la strofa organizzano il testo e creano attese. Lo « schema rimico » (rhyme scheme) si descrive assegnando una lettera a ogni suono finale: ABAB per le rime alternate, AABB per le baciate, ABBA per le incrociate. Le strofe (stanzas) più frequenti sono il distico (couplet, 2 versi), la quartina (quatrain, 4), la sestina (sestet, 6) e l'ottava (octave, 8). Due forme fisse vanno riconosciute a colpo d'occhio (Fig. 1): il « sonetto inglese » o shakespeariano — tre quartine ABAB CDCD EFEF più un distico GG, con la « volta », la svolta del pensiero, nel distico finale — e il « sonetto petrarchesco » o italiano, un'ottava ABBAABBA seguita da una sestina, con la volta al nono verso. Anche l'assenza di schema è una scelta: il « verso libero » (free verse) di Whitman e dei modernisti rifiuta il metro tradizionale, e quel rifiuto va interpretato, non ignorato.

Il sonetto inglese (shakespeariano): quattordici versi e la volta

Il sonetto inglese (shakespeariano)colonna stratificata, 4 strati, Dati: Quartina 1 — rime ABAB, Quartina 2 — rime CDCD, Quartina 3 — rime EFEF, Distico — rima GGVersi (14, in pentametro giambico)Quartina 1 — rime ABABvv. 1–4 · si pone il temaQuartina 2 — rime CDCDvv. 5–8 · si sviluppaQuartina 3 — rime EFEFvv. 9–12 · si complicaDistico — rima GGvv. 13–14 · la volta
Fig. 1Il sonetto inglese: l'altezza di ogni banda è proporzionale al numero di versi. Nel sonetto petrarchesco, invece, la struttura è ottava più sestina e la volta cade al nono verso.
Fig. 1 ↓
Oltre la rima agiscono altri fenomeni sonori: l'« allitterazione » (alliteration, ripetizione di consonanti iniziali), l'« assonanza » (assonance, vocali ripetute), la « consonanza » (consonance, consonanti non iniziali), l'« onomatopea » e la « cesura » (caesura, la pausa interna al verso). Decisivo è il confronto fra « end-stopped line », in cui verso e sintassi finiscono insieme, ed « enjambement », in cui la frase scavalca la fine del verso: l'enjambement crea attesa, accelerazione o caduta, e va sempre spiegato indicando su quale parola cade la sospensione. Dire « there is an enjambement in line 3 » non è analisi; dire che cosa resta sospeso alla fine del verso lo è.
Sul piano semantico l'« imagery » è l'insieme delle immagini sensoriali che il testo evoca — visive, uditive, tattili. Le figure principali sono la « metafora » (metaphor: identificazione implicita, « life is a journey »), la « similitudine » (simile: confronto esplicito con like o as), la « personificazione » (personification), il « simbolo » (symbol) e l'« ossimoro » (oxymoron). Per parlarne con precisione conviene usare la coppia « tenore » e « veicolo » (tenor e vehicle, nella terminologia di I. A. Richards): nella metafora « life is a journey » il tenore è la vita, il veicolo è il viaggio, e il significato nasce da ciò che il veicolo porta con sé — una meta, delle tappe, una fatica, un arrivo. Spiegare una metafora significa dire quali tratti del veicolo passano al tenore, e quali no.
Resta la voce. L'io che parla in una poesia non è il poeta: in inglese si dice « the speaker » o « the persona », e confonderlo con l'autore è l'errore che l'esaminatore nota per primo. Il « tono » (tone) è l'atteggiamento di quella voce verso il proprio oggetto — ironico, elegiaco, indignato, consolatorio — e va nominato con un aggettivo preciso. La frase che chiude un'osservazione ha sempre la stessa forma: si nomina il tratto, si cita il testo, si dice che cosa quel tratto fa. « The alliteration of /s/ in 'softly', 'sorrow' and 'sleep' slows the line and imitates the stealth it describes » è analisi; « the poet uses alliteration » non lo è.

Vocabolario

→ Schede
  • verso/ˈvɛrso/line (of verse)Mai « verse », che in inglese significa la strofa o la poesia in versi.
  • strofa/ˈstrɔfa/stanza
  • pentametro giambicoiambic pentameterCinque accenti per verso; senza rima si chiama blank verse.
  • scansione/skanˈsjoːne/scansionL'operazione di segnare sillabe forti e deboli su un verso.
  • enjambementenjambment, run-on lineIl contrario è la end-stopped line: verso e sintassi finiscono insieme.
  • allitterazione/allitteratˈtsjoːne/alliteration
  • io lirico/ˈiːo ˈliːriko/the speaker, the personaNel commento si scrive sempre « the speaker », non il nome del poeta.
  • rima baciata/ˈriːma baˈtʃaːta/rhyming coupletSchema AA: chiude e « sigilla » il pensiero, come nel sonetto shakespeariano.
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Esempio svolto

Analisi del distico finale del Sonetto 18 di Shakespeare

Analyse the closing couplet of Shakespeare's Sonnet 18 and show how its form supports its claim: « So long as men can breathe or eyes can see, / So long lives this, and this gives life to thee. »

  1. 01Collocare i due versi nella forma

    Sono i versi 13 e 14 di un sonetto inglese: il distico finale in rima baciata (see/thee, schema GG). Nel sonetto shakespeariano il distico è il luogo della volta, cioè della conclusione che rovescia o risolve quanto precede.

  2. 02Scandire il metro

    So LONG as MEN can BREATHE or EYES can SEE: dieci sillabe, cinque accenti, giambo regolare. È pentametro giambico, e la sua regolarità qui è significativa: il verso mantiene il passo mentre parla di ciò che dura.

  3. 03Osservare la ripetizione

    « So long… So long » apre entrambi i versi: è un'anafora. La ripetizione lega la condizione (finché gli uomini respirano) alla conseguenza (finché questa poesia vive), e la lega FORMALMENTE, prima ancora che logicamente.

  4. 04Osservare la deissi

    « this » compare due volte nel verso 14 e indica il testo stesso: il sonetto nomina se stesso come l'oggetto che dura. Il pronome vuoto è la mossa centrale del componimento, non un dettaglio.

  5. 05Dimostrare l'effetto

    La rima baciata chiude il ragionamento con uno scatto secco dopo dodici versi di rime alternate: la forma stessa produce l'effetto di sigillo. Anafora e ripetizione di « this » realizzano ciò che il distico afferma — la poesia sopravvive perché il lettore continua a leggerla, e leggendo quel verso lo si sta dimostrando.

Risultato: La forma esegue l'argomento: la regolarità metrica dice permanenza, l'anafora lega condizione e conseguenza, il distico in rima baciata sigilla, e « this » fa del testo il proprio oggetto — la poesia promette l'immortalità e la ottiene nell'atto stesso di essere letta.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la MOSSA COMPLETA, non il riconoscimento: individuare il tratto formale, nominarlo in inglese con il termine esatto (iambic pentameter, enjambement, alliteration) e spiegare che cosa produce. Un elenco di figure senza spiegazione vale quanto una parafrasi.
  • Riconoscere la forma fissa — sonetto inglese o petrarchesco — e collocare la volta è un punto che si prende in pochi secondi e che moltissimi candidati perdono: contare i versi e leggere le rime finali è la prima cosa da fare davanti a un testo poetico.
  • Ogni affermazione va ancorata a una citazione BREVE incastonata nella frase, non isolata su una riga a sé: è la forma che l'esaminatore riconosce come prova testuale.
  • Il metalinguaggio va usato in inglese e al presente (« the poet employs », « the rhyme scheme conveys »): la griglia dell'Esame di Stato valuta insieme la competenza letteraria e l'accuratezza linguistica.
  • Conviene aprire il commento dal tratto più vistoso — la forma fissa, un enjambement clamoroso, una ripetizione — e non dal primo verso: dimostra subito di aver LETTO il testo, non solo di averlo capito.

Errori frequenti

  • Fermarsi alla parafrasi: riscrivere il contenuto in prosa non è analisi. La forma corretta è « affermazione + citazione + effetto », mai « la poesia dice che… ».
  • Confondere metafora e similitudine. La similitudine dichiara il confronto con like o as (« my love is like a red rose »), la metafora lo tace (« my love is a red rose »). Regola operativa: se nella frase compare like o as, è un simile.
  • Identificare l'io del testo con il poeta. Si scrive « the speaker » o « the persona », non « Shakespeare says »: la voce del testo è una costruzione, e i casi in cui coincide con l'autore sono l'eccezione da dimostrare, non la regola da presupporre.
  • Contare le sillabe invece degli accenti. Il pentametro giambico ha CINQUE accenti; le sillabe sono di norma dieci, ma un verso di undici sillabe con cinque accenti resta un pentametro. Il metro inglese si scandisce sugli stress.
  • Chiamare « rima » qualunque somiglianza di suono. La rima riguarda la fine del verso; la ripetizione di consonanti iniziali è allitterazione, quella delle vocali interne assonanza, quella delle consonanti non iniziali consonanza.

Approfondimento

Per portare l'analisi metrica a livello esperto conviene imparare a «scandire» (scansion) un verso, cioè a segnarne le sillabe forti e deboli. Oltre allo iambo (debole-forte) esistono il «trochee» (forte-debole, come in «Tyger! Tyger!» di Blake), l'«anapaest» (debole-debole-forte) e il «dactyl» (forte-debole-debole), usati per effetti ritmici particolari. Il verso inglese vive di una tensione produttiva tra il «metro» — lo schema astratto e regolare — e il «rhythm» — la reale pronuncia della frase: quando un poeta introduce una «substitution» (per esempio un trocheo in apertura di un verso giambico), quella deviazione porta un accento di senso, ed è proprio lì che l'analisi deve concentrarsi. Vanno inoltre distinti i confini del verso: la «end-stopped line» chiude con la sintassi al termine del verso, mentre l'«enjambement» la fa traboccare, creando attesa o accelerazione. Sul piano fonico, oltre ad allitterazione e assonanza, contano la «consonance» (ripetizione di consonanti non iniziali) e la qualità «cacofonica» o «eufonica» dei suoni. Il principio-guida resta la «form-meaning correspondence»: nulla si nomina per sé. Se in «Ode to a Nightingale» Keats scrive «My heart aches, and a drowsy numbness pains / My sense», la lentezza dei monosillabi e l'enjambement su «pains / My sense» imitano fisicamente il torpore descritto. Individuare il tratto formale è solo il primo passo; dimostrare come esso «esegue» il significato è ciò che trasforma la descrizione in interpretazione.

§ 01

Ripasso attivo

Take any English poem of 12–16 lines and write a 180-word analysis. Begin by scanning the first two lines and naming the metre; state the rhyme scheme with letters; then choose the TWO formal features that matter most (not the two you spot first) and, for each, quote three or four words and explain what the feature does to the meaning or the tone. Close with one sentence naming the speaker's tone with a precise adjective.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Glossary of Poetic Terms (Academy of American Poets (poets.org)) · Sonetto — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02
§ 02

Analisi della prosa: narratore, personaggi, tempo, spazio#

~9 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-analisi-testo — prose (novel, short story); voce narrante, punto di vista, struttura del plotINOSA-inglese-cultura-quinquennio — Analizzare e confrontare testi letterari nella loro specificità formaleINEsame di Stato — colloquio: analisi del materiale proposto e argomentazione in lingua

Punti chiave

In un testo narrativo la domanda decisiva non è che cosa succede, ma chi lo racconta, da dove lo guarda e in quale ordine lo dispone. Riassumere la trama è la risposta alla domanda sbagliata, ed è ciò che l'Esame di Stato penalizza con più regolarità. Un'analisi narrativa si costruisce su quattro assi — la voce, la prospettiva, il tempo, il personaggio — e su una sola domanda finale: perché l'autore ha scelto proprio questa voce, questa prospettiva, questo ordine.
Il primo asse è la distinzione fra « storia » (story o fabula: gli eventi nel loro ordine cronologico) e « intreccio » (plot: l'ordine e il modo in cui quegli eventi arrivano al lettore). Un romanzo che si apre con un funerale e poi torna indietro di vent'anni ha una storia lineare e un intreccio non lineare, e quella differenza è una scelta di senso: decide che cosa il lettore sa e quando lo sa. Gérard Genette ha dato nomi precisi alle sue componenti: l'« ordine » (con l'« analessi » o flashback e la « prolessi » o anticipazione), la « durata » (il rapporto fra tempo della storia e tempo del racconto: la scena li fa coincidere, il sommario accelera, l'ellissi salta, la pausa descrittiva ferma l'azione) e la « frequenza ».
Il secondo asse è quello che gli studenti trattano peggio, perché confondono due cose diverse: la « voce » (chi parla?) e la « focalizzazione » (chi vede?). Un narratore in terza persona può raccontare stando dentro la testa di un solo personaggio: la voce è esterna, la focalizzazione interna. Si distinguono la « focalizzazione zero » (il narratore onnisciente sa più di ogni personaggio), la « focalizzazione interna » (aderisce alla percezione di uno di essi) e la « focalizzazione esterna » (registra solo l'osservabile, senza accesso alle menti: la tecnica oggettiva di certo Hemingway). In prima persona la voce può essere quella del protagonista o quella di un testimone, e la differenza cambia tutto: un testimone racconta una storia di cui non è il centro. La Fig. 3 tiene separati i due assi, ed è la loro confusione l'errore più frequente in sede d'esame.

Voce e focalizzazione: la tassonomia del narratore

Voce e focalizzazioneDiagramma ad albero, 5 percorsi, Dati: Prima persona → Protagonista; Prima persona → Testimone; Terza persona → Onnisciente; Terza persona → Focalizz. interna; Terza persona → Focalizz. esternaPrima personaTerza personaVoce narranteProtagonistaTestimoneOnniscienteFocalizz. internaFocalizz. esterna
Fig. 3La voce (chi parla) si sceglie fra prima e terza persona; la focalizzazione (chi vede) è un asse indipendente. Un narratore in terza persona può benissimo vedere con gli occhi di un solo personaggio.
Fig. 3 ↓
Dal secondo asse nascono le due nozioni che l'esame apprezza di più. Il « discorso indiretto libero » (free indirect discourse) è la zona di sovrapposizione fra le due voci (Fig. 4): la sintassi resta del narratore, il lessico e i pensieri sono del personaggio, e mancano sia le virgolette sia il « he thought ». Jane Austen lo usa per l'ironia, Joyce e Woolf per il flusso interiore. Il « narratore inattendibile » (unreliable narrator, nella formula di Wayne Booth) è invece la voce che il testo lascia intravedere come falsa, autoingannata o incapace di capire: quando ciò accade, il lettore deve leggere CONTRO il narratore, e riconoscerlo è un'osservazione di alto valore.

Il discorso indiretto libero come zona di sovrapposizione

Le due voci della prosa narrativaDiagramma di Venn con 2 insiemi, Narratore, PersonaggioNarratorePersonaggiocommentodirettolibero
Fig. 4Etichette telegrafiche: « commento » è la voce propria del narratore, « diretto » il discorso diretto del personaggio fra virgolette, « libero » il discorso indiretto LIBERO — sintassi del narratore, lessico e pensieri del personaggio, senza virgolette e senza « he thought ».
Fig. 4 ↓
Il terzo asse riguarda i personaggi. E. M. Forster ha distinto i personaggi « tondi » (round: complessi, capaci di sorprendere in modo convincente) dai « piatti » (flat: costruiti su pochi tratti fissi, spesso comici o funzionali). La caratterizzazione può essere « diretta » (il narratore dichiara i tratti) o « indiretta » (i tratti emergono da azioni, parole, silenzi, reazioni altrui), e il romanzo moderno predilige la seconda. Vanno riconosciuti anche il « foil », il personaggio che per contrasto illumina un altro, e il rapporto fra protagonista e antagonista, che non è sempre una coppia di persone: può essere un individuo contro una società o contro se stesso.
Resta lo spazio. L'« ambientazione » (setting) è tempo e luogo insieme, e quasi mai è un semplice sfondo: la brughiera, la città industriale, la casa chiusa sono spesso proiezioni tematiche. Nel commento l'osservazione utile non è « the story is set in London », ma che cosa quella Londra fa al personaggio e al lettore. La frase finale di un'analisi narrativa ha sempre la stessa architettura: si nomina la scelta tecnica, si cita, si dice quale effetto produce sulla conoscenza o sulla simpatia del lettore.

Vocabolario

→ Schede
  • voce narrante/ˈvoːtʃe narˈrante/narrative voice, the narratorRisponde alla domanda « chi parla? ».
  • focalizzazione/fokaliddzatˈtsjoːne/focalisation, point of viewRisponde alla domanda « chi vede? »: è cosa diversa dalla voce.
  • intreccio/inˈtrettʃo/plotL'ordine in cui gli eventi arrivano al lettore; la storia è l'ordine cronologico.
  • analessi/anaˈlɛssi/analepsis, flashback
  • discorso indiretto liberofree indirect discourse (free indirect style)Sintassi del narratore, pensieri e lessico del personaggio, senza virgolette.
  • narratore inattendibileunreliable narratorIl testo lascia capire che la voce narrante mente, si autoinganna o non comprende.
  • personaggio piattoflat characterCostruito su pochi tratti fissi; il contrario è il personaggio tondo (round).
  • ambientazione/ambjentatˈtsjoːne/settingTempo e luogo insieme; nel commento va sempre spiegata la funzione, non solo indicata.
Esempio svolto

Riconoscere voce, ironia e distanza nell'incipit di Pride and Prejudice

Analyse the opening sentence of Jane Austen's Pride and Prejudice (1813): « It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife. » Identify the voice, the point of view and the effect.

  1. 01Individuare la voce

    Non c'è alcun « io »: la voce è in terza persona ed è esterna alla vicenda. Ma non è neutra — formula un giudizio generale prima ancora che la storia cominci, e questo la rende una voce con un atteggiamento, non una telecamera.

  2. 02Misurare la distanza

    « Universally acknowledged » e « must be » sono formule di certezza assoluta applicate a un'affermazione che il romanzo smentirà in ogni pagina. La sproporzione fra il registro solenne e il contenuto (il mercato matrimoniale di provincia) è il meccanismo dell'ironia.

  3. 03Capire di chi è la voce

    L'opinione enunciata non è del narratore: è quella della comunità che il romanzo osserva. La frase riporta il pensiero collettivo di Meryton nella sintassi impeccabile del narratore, senza virgolette e senza « people said »: è un caso di discorso indiretto libero applicato non a un personaggio ma a un gruppo.

  4. 04Distinguere narratore e autrice

    Sarebbe un errore scrivere « Austen thinks that rich men need wives ». Il testo non afferma: mette in scena un'affermazione e la incrina dall'interno. La differenza fra autrice e narratore è qui pienamente operativa.

  5. 05Dimostrare l'effetto

    In una sola frase il lettore riceve tre cose: il tema (matrimonio e denaro), il tono (ironico) e il patto di lettura (fidarsi della voce narrante, non dei personaggi). L'ironia crea complicità: chi legge è invitato a stare dalla parte del narratore, sopra la comunità descritta.

Risultato: Narratore in terza persona, esterno ma fortemente valutativo, che apre riportando ironicamente l'opinione collettiva in discorso indiretto libero: l'incipit stabilisce tema, tono e alleanza con il lettore prima di raccontare un solo evento.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la capacità di identificare il tipo di narratore E la focalizzazione, e di spiegarne l'effetto sulla conoscenza e sull'empatia del lettore: nominare solo « first-person narrator » non basta, va detto che cosa quella scelta permette e che cosa nasconde.
  • È valutata la distinzione fra story e plot: riconoscere un'analessi o un'anticipazione e dire quale informazione essa trattiene o anticipa è un'osservazione di livello alto e costa due righe.
  • Le tecniche di caratterizzazione (diretta e indiretta) vanno indicate con riferimenti testuali precisi: un dettaglio fisico o un gesto valgono più di un aggettivo psicologico.
  • Il discorso indiretto libero e il narratore inattendibile sono le due nozioni che distinguono un commento maturo: se il brano ne contiene uno, nominarlo e dimostrarlo con la citazione è la mossa che paga di più.
  • La lingua del commento resta il literary present e il registro formale (« the narrator reveals », « the point of view restricts »): la griglia valuta insieme il contenuto e l'accuratezza linguistica.

Errori frequenti

  • Riassumere invece di analizzare: l'Esame chiede di osservare COME la storia è raccontata (voce, prospettiva, ordine, ritmo), non di ripetere CHE COSA succede. Se il paragrafo si può leggere come una sinossi, è da riscrivere.
  • Confondere l'autore con il narratore: il narratore è una voce costruita dentro il testo e può mentire; « Austen thinks » è quasi sempre sbagliato, « the narrator suggests » quasi sempre giusto.
  • Confondere voce e focalizzazione: « terza persona » non implica « onnisciente ». Un narratore in terza persona che sa solo ciò che sa un personaggio è a focalizzazione interna, ed è il caso più frequente nel romanzo moderno.
  • Chiamare « stream of consciousness » qualunque passaggio interiore. Il flusso di coscienza imita il pensiero non organizzato (associazioni, sintassi rotta, assenza di punteggiatura); un pensiero riportato in frasi complete e ordinate è discorso indiretto libero o monologo interiore.
  • Trattare l'ambientazione come decorazione: se il setting compare nel commento senza una funzione tematica, l'osservazione è a perdere. Va detto che cosa fa, non dove si trova.

Approfondimento

La narratologia moderna, soprattutto con Gérard Genette («Figures III», 1972), offre strumenti più fini della semplice etichetta «prima/terza persona». Genette distingue la «voce» (chi parla?) dalla «focalizzazione» (chi vede?): si ha «focalizzazione zero» quando il narratore onnisciente sa più di ogni personaggio, «focalizzazione interna» quando aderisce al punto di vista di uno di essi, «focalizzazione esterna» quando registra solo ciò che è osservabile dall'esterno, senza accesso alle menti (la tecnica «oggettiva» di certo Hemingway). Sul tempo, Genette analizza l'«ordine» (l'alternarsi di «analessi» — flashback — e «prolessi» — anticipazioni), la «durata» (il rapporto tra tempo della storia e tempo del racconto: scena, sommario, ellissi, pausa) e la «frequenza». Una coppia interpretativa decisiva è quella tra «telling» (il narratore riferisce e giudica) e «showing» (la scena si mostra da sé, in stile drammatico). Merita attenzione anche il «free indirect discourse» (discorso indiretto libero), la tecnica per cui la voce del narratore si impregna dei pensieri e del lessico del personaggio senza virgolette né «he thought»: Jane Austen lo usa per l'ironia, Joyce e Woolf per il flusso della coscienza. Infine l'«unreliable narrator» (il narratore inattendibile, secondo la formula di Wayne Booth): quando il racconto lascia intravedere che la voce narrante mente, si autoinganna o non comprende, il lettore deve leggere «contro» il narratore. Riconoscere focalizzazione, ritmo e attendibilità è ciò che eleva l'analisi dal riassunto all'interpretazione.

§ 02

Ripasso attivo

Take the first page of any English novel you have studied and write a 200-word analysis WITHOUT summarising the events. Name the voice (first or third person; protagonist or witness) and the focalisation (zero, internal, external), quote four or five words that prove it, and say what the reader is therefore allowed to know and what is withheld. Then identify one manipulation of time (an analepsis, an ellipsis, a summary) and explain what it achieves.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Narratologia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Jane Austen, Pride and Prejudice — testo integrale di pubblico dominio (Project Gutenberg) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03
§ 03

Analisi del testo drammatico: struttura e tecniche teatrali#

~10 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-analisi-testo — drama; dialogo, monologo, aside, didascalieINOSA-inglese-cultura-quinquennio — Analizzare e confrontare testi letterari nella loro specificità formaleINEsame di Stato — colloquio: analisi del materiale proposto e argomentazione in lingua

Punti chiave

Il testo drammatico si distingue dagli altri due generi per un'assenza: non c'è nessuno che racconti. Nessuna voce esterna spiega chi è quel personaggio, che cosa prova, come stanno davvero le cose. Tutto ciò che il lettore sa deve arrivargli da quello che i personaggi dicono, da quello che fanno e da poche righe di didascalia. Analizzare un dramma significa perciò ricostruire come il testo compie, con la sola parola scenica, il lavoro che in un romanzo farebbe un narratore.
La struttura tradizionale si articola in atti (acts) e scene (scenes) e, nella tragedia classica ed elisabettiana, segue un arco in cinque momenti (Fig. 5): l'« esposizione » (exposition), che presenta situazione e personaggi; l'« azione ascendente » (rising action), in cui il conflitto si complica; il « climax », il punto di svolta oltre il quale nulla può tornare com'era; l'« azione discendente » (falling action); infine lo scioglimento, che si chiama « catastrophe » nella tragedia e « resolution » nella commedia. Lo schema fu formalizzato nell'Ottocento dal critico tedesco Gustav Freytag (Die Technik des Dramas, 1863) e serve a una cosa precisa: dire dove si colloca il brano che si sta commentando è la prima informazione che il commento deve fornire.

L'arco drammatico: la tensione dall'esposizione allo scioglimento

L'arco drammaticoGrafico di azione ascendente, intercetta sull’asse y in y = 1, crescente, nell’intervallo x da 0 a 3.5, Grafico di azione discendente, decrescente, nell’intervallo x da 3.5 a 512345246810IEsposizioneIIIClimaxVScioglimentoazioneascendenteazionediscendenteTensione drammaticaAtto
Fig. 5L'arco drammatico (schema di Freytag): la salita è lunga, la caduta è breve. Il climax è il punto oltre il quale nulla può tornare com'era. Le quote sono uno schema, non una misura.
Fig. 5 ↓
Dietro quello schema c'è la Poetica di Aristotele, da cui viene il lessico che l'esame si aspetta. La tragedia è « mìmesis », imitazione di un'azione seria e compiuta, e produce attraverso pietà e terrore la « catarsi » (catharsis) dello spettatore. L'eroe cade per una « hamartia », un errore di giudizio: la resa inglese « tragic flaw » è comoda ma imprecisa, perché non si tratta di un vizio morale ma di uno sbaglio, spesso commesso con le migliori intenzioni. Due snodi hanno un nome proprio e vanno riconosciuti: la « peripezia » (peripeteia), il rovesciamento improvviso della situazione, e l'« agnizione » (anagnorisis), il passaggio dall'ignoranza alla conoscenza. Individuarli in un brano vale più di qualunque riassunto della trama.
Le tecniche teatrali sono gli strumenti con cui il testo comunica senza narratore. Il « dialogo » (dialogue) fa avanzare l'azione e rivela i personaggi; il « monologo » (monologue) è un discorso esteso rivolto ad altri presenti in scena; il « soliloquio » (soliloquy) è il discorso che un personaggio pronuncia da solo, rivelando al pubblico i propri pensieri — e la convenzione teatrale stabilisce che in un soliloquio il personaggio non mente, il che lo rende la fonte più attendibile del testo; l'« a parte » (aside) è la breve battuta detta al pubblico e non udita dagli altri. Le « didascalie » (stage directions) indicano ingressi, uscite, gesti e ambienti: nel teatro elisabettiano sono pochissime, e questo ha una conseguenza tecnica precisa che la sezione riprende più avanti.
Il motore della tensione teatrale è lo scarto di sapere fra la scena e la platea (Fig. 6). Si ha « ironia drammatica » (dramatic irony) quando il pubblico sa qualcosa che un personaggio ignora: ogni battuta di quel personaggio acquista allora un secondo significato che lui non controlla e che il pubblico sente. Il caso opposto — un personaggio che sa ciò che il pubblico ignora — produce mistero e sospetto. Da qui dipende anche la differenza fra « sorpresa » e « suspense »: la sorpresa nasce dall'ignoranza condivisa e dura un istante, la suspense nasce dal sapere anticipato e dura per scene intere. Il soliloquio è spesso il congegno che apre lo scarto, perché consegna al solo pubblico un segreto.

Chi sa che cosa: la sorgente dell'ironia drammatica

Chi sa che cosaDiagramma di Venn con 2 insiemi, Pubblico, PersonaggiPubblicoPersonaggiironiamisterocomune
Fig. 6Etichette telegrafiche: « ironia » è ciò che sa solo il pubblico (ironia drammatica), « mistero » ciò che sa solo un personaggio, « comune » il sapere condiviso. La tensione teatrale vive dello scarto, non della sovrapposizione.
Fig. 6 ↓
Nel teatro elisabettiano la forma linguistica è essa stessa un segno. I personaggi di rango parlano in « blank verse », pentametro giambico non rimato; i personaggi comici o di condizione umile parlano in prosa; e il passaggio dall'uno all'altra dentro la stessa scena marca un cambiamento di registro, di stato mentale o di rapporto di forza — quando un re passa alla prosa, qualcosa gli è accaduto. Contano anche le condizioni materiali della scena: il Globe era un teatro all'aperto, si recitava di giorno alla luce naturale, quasi senza scenografia, e le parti femminili erano affidate a giovani attori. Da qui la cosiddetta « word-scenery »: la notte, la tempesta, il bosco non si vedono, si dicono. Le descrizioni contenute nelle battute non sono ornamento, sono necessità tecnica, e l'analisi che le tratta come poesia decorativa perde il punto.
Il commento a un brano teatrale segue perciò una sequenza fissa: dove siamo nell'arco, chi parla e a chi, quale tecnica è in atto, che cosa sa il pubblico che i personaggi non sanno. E la frase che dimostra ha la forma consueta — si nomina, si cita, si spiega l'effetto: « The soliloquy lets the audience hear what Macbeth cannot admit to anyone, and the dramatic irony it opens hangs over every line Duncan speaks afterwards. » Nominare il soliloquio e fermarsi lì non è analisi.

Vocabolario

→ Schede
  • soliloquiosoliloquyIl personaggio è solo in scena: per convenzione teatrale non mente.
  • a parteasideBattuta breve rivolta al pubblico e non udita dagli altri personaggi.
  • didascalia/didaskaˈliːa/stage directionNel teatro elisabettiano sono rarissime: il verso stesso descrive luogo e ora.
  • ironia drammaticadramatic ironyIl pubblico sa ciò che un personaggio ignora.
  • errore tragicohamartia (tragic flaw)Errore di giudizio, non vizio morale: la resa « tragic flaw » è imprecisa.
  • agnizione/aɲɲitˈtsjoːne/anagnorisis, recognitionIl passaggio dall'ignoranza alla conoscenza.
  • verso scioltoblank versePentametro giambico non rimato: la lingua dei personaggi di rango.
  • catarsi/kaˈtarsi/catharsisLa purificazione emotiva dello spettatore attraverso pietà e terrore.
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Esempio svolto

Analizzare l'apertura del soliloquio del pugnale (Macbeth, II.i)

Analyse the opening of Macbeth's soliloquy: « Is this a dagger which I see before me, / The handle toward my hand? Come, let me clutch thee. » Identify the technique, its position in the arc and its dramatic function.

  1. 01Riconoscere la tecnica

    Macbeth è solo in scena e parla dei propri pensieri: è un soliloquio, non un monologo. La convenzione garantisce che ciò che dice sia sincero, e questo rende il passaggio la fonte più attendibile dell'intera opera sul suo stato interiore.

  2. 02Collocarlo nell'arco

    Siamo poco prima dell'assassinio di Duncan: il brano sta sul crinale fra azione ascendente e climax. È l'ultimo momento in cui l'azione è ancora reversibile, e la forma interrogativa lo dice.

  3. 03Osservare la forma

    Il verso è blank verse, pentametro giambico non rimato, la lingua dei personaggi di rango. La prima frase è una domanda, la seconda un imperativo rivolto a un oggetto che non esiste: la sintassi passa dal dubbio all'atto, e riproduce il movimento della volontà che si convince.

  4. 04Osservare la deissi

    « this », « before me », « toward my hand »: il testo indica insistentemente qualcosa che il pubblico non vede. Nel teatro elisabettiano, senza scenografia e alla luce del giorno, il pugnale esiste solo nelle parole — la word-scenery costringe lo spettatore a costruire l'allucinazione con la mente, cioè a stare dentro la testa di Macbeth.

  5. 05Nominare lo scarto di sapere

    Da questo momento il pubblico conosce l'intenzione omicida che ogni altro personaggio ignora. Ogni cortesia rivolta a Duncan nelle scene successive suonerà doppia: è ironia drammatica, ed è aperta proprio da questo soliloquio.

  6. 06Dimostrare l'effetto

    Forma e situazione coincidono: la domanda che diventa comando mette in scena la decisione mentre si compie, e l'oggetto invisibile trasferisce allo spettatore la percezione del personaggio. Il pubblico non osserva Macbeth: per venti versi vede con i suoi occhi.

Risultato: Un soliloquio collocato sul crinale del climax, in blank verse, che usa la deissi su un oggetto invisibile per far coincidere la percezione dello spettatore con quella del protagonista e apre l'ironia drammatica che regge tutto il resto dell'atto.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la corretta identificazione delle tecniche drammatiche (dialogue, monologue, soliloquy, aside, stage directions) E della loro funzione in assenza di narratore: la domanda a cui rispondere è sempre « che cosa fa arrivare al pubblico questa tecnica, e come? ».
  • Collocare il brano nell'arco drammatico (esposizione, climax, scioglimento) è l'informazione di apertura che l'esaminatore si aspetta: costa una frase e orienta tutto il commento.
  • L'ironia drammatica va dimostrata, non dichiarata: bisogna dire che cosa sa il pubblico, da quale scena precedente lo sa, e quale battuta ne risulta caricata di un secondo significato.
  • Il lessico aristotelico (hamartia, peripeteia, anagnorisis, catharsis) è metalinguaggio riconosciuto: usato con precisione su un brano concreto distingue immediatamente un commento preparato.
  • In un testo shakespeariano conviene osservare se il brano è in verso o in prosa e segnalarne l'eventuale cambio: è un dato formale rapido da verificare e quasi sempre significativo.

Errori frequenti

  • Confondere soliloquio e monologo: il soliloquio è pronunciato dal personaggio SOLO in scena e rivela pensieri intimi; il monologo è un discorso lungo rivolto ad altri personaggi presenti. Se in scena c'è qualcun altro che ascolta, non è un soliloquio.
  • Analizzare il dramma come se avesse un narratore: nel teatro la caratterizzazione passa da dialogo, azione e didascalie, e frasi come « the author tells us that Macbeth is ambitious » vanno riscritte come « Macbeth's soliloquy reveals his ambition ».
  • Confondere l'ironia drammatica con l'ironia verbale: la prima è uno scarto di conoscenza fra scena e pubblico, la seconda è un enunciato che significa il contrario di ciò che dice. Sono cose diverse e l'esame le distingue.
  • Tradurre « hamartia » come « difetto morale »: è un errore di giudizio, un passo falso, non un vizio. L'eroe tragico non cade perché è cattivo, cade perché sbaglia.
  • Riassumere la trama dell'opera invece di analizzare il brano: la commissione conosce Macbeth. Ciò che non conosce è che cosa il candidato sa vedere in venti versi.

Approfondimento

Le radici teoriche dell'analisi del dramma risalgono alla «Poetica» di Aristotele, che definisce la tragedia come «mìmesis» (imitazione) di un'azione seria e compiuta, capace di produrre attraverso «pietà e terrore» la «catarsi» degli spettatori. Da Aristotele derivano concetti ancora operativi: l'«hamartia» (l'errore di giudizio dell'eroe), la «peripeteia» (il rovesciamento della situazione) e l'«anagnorisis» (il riconoscimento, il passaggio dall'ignoranza alla conoscenza). La celebre «piramide» dell'azione drammatica fu invece formalizzata dal critico tedesco Gustav Freytag nell'Ottocento. Sul versante inglese, il teatro elisabettiano scardina le «tre unità» (azione, tempo, luogo) di ascendenza classicista e adotta il «blank verse» — pentametro giambico non rimato — come lingua della scena, alternandolo alla prosa per marcare classe e registro dei personaggi. Fondamentale è distinguere il «soliloquy» (il personaggio, solo in scena, pensa ad alta voce: il pubblico ne ascolta la verità interiore, come in «To be or not to be») dal «dramatic monologue», che è invece un genere lirico ottocentesco (Browning) in cui un io parla a un ascoltatore silenzioso rivelandosi involontariamente. L'«ironia drammatica» può essere «tragica» (il pubblico sa che Edipo sta cercando sé stesso) o «comica»; il suo motore è lo scarto di sapere tra scena e platea. Ricordare che il dramma è «testo per la scena» — luci, gesti, silenzi, movimenti — impedisce di ridurlo a un dialogo da leggere: ogni «stage direction» è già regia.

§ 03

Ripasso attivo

Choose one soliloquy of about fifteen lines from any play you have studied. In 180 words: say where it stands in the play's arc and why the character is alone on stage; quote three or four words and name the technique they show; state exactly what the audience now knows that other characters do not; and explain what that gap does to the scenes that follow. Do not retell the plot.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Tragedia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · The Folger Shakespeare — Macbeth, testo integrale con note (Folger Shakespeare Library) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04
§ 04

Contestualizzazione storico-culturale e intertestualità#

~9 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-inglese-cultura-analisi-testo — Collocare i testi nel contesto storico-culturale e nel genere; confronti interculturali e intertestualiINOSA-inglese-cultura-quinquennio — Confrontare testi e produzioni artistiche provenienti da lingue e culture diverseINEsame di Stato — colloquio: capacità di collegamento e argomentazione pluridisciplinare

Punti chiave

Un testo letterario non nasce nel vuoto, ma la contestualizzazione non è una scheda storica da anteporre all'analisi: è uno strumento che rende comprensibili scelte formali altrimenti opache. La prova che si sta contestualizzando bene è semplice: se il paragrafo di contesto si potesse staccare dal commento senza che il commento perda nulla, quel paragrafo è una digressione. Il contesto deve spiegare qualcosa del TESTO, altrimenti è erudizione. La Fig. 7 dispone questi cerchi intorno al testo, dal più vicino al più lontano.

Le coordinate dell'interpretazione: cerchi concentrici intorno al testo

Le coordinate dell'interpretazionecerchi concentrici, 4 anelli, Dati: Il testo, Autore e opera, Genere e convenzioni, Movimento e periodo, Altri testi (intertesti)Altri testi (intertesti)Movimento e periodoGenere e convenzioniAutore e operaIl testo
Fig. 7Il testo al centro; intorno, i cerchi che lo rendono intelligibile. Il cerchio più esterno, quello degli altri testi, è quello che il colloquio valorizza di più e che gli studenti usano di meno.
Fig. 7 ↓
Il « contesto storico-culturale » (historical and cultural context) comprende gli eventi, le idee, le condizioni sociali e i dibattiti di un'epoca. Nella pratica si affronta con tre domande, e in quest'ordine: che cosa stava accadendo, di che cosa si stava discutendo, che cosa si aspettava il pubblico dell'epoca. Il Romanticismo inglese si capisce sullo sfondo della Rivoluzione francese e di quella industriale; il romanzo vittoriano sullo sfondo dell'urbanizzazione, della questione sociale e di un pubblico che leggeva a puntate; la distopia novecentesca sullo sfondo dei totalitarismi e della propaganda di massa. Ognuno di questi sfondi spiega una scelta di forma, non solo di tema.
Il « genere letterario » (genre) è un contratto di aspettative fra autore e lettore. Riconoscerlo — epica, romanzo realista, gotico, sonetto, tragedia, commedia, distopia — permette di valutare la mossa più interessante che un'opera possa compiere, cioè scostarsi dal contratto. Rispettare le convenzioni, parodiarle o romperle sono tre scelte diverse e tutte e tre interpretabili: un romanzo gotico che spiega razionalmente i suoi fantasmi sta discutendo con il proprio genere, e dirlo è un'osservazione di livello alto.
L'« intertestualità » (intertextuality) è il dialogo fra i testi. Il termine fu coniato da Julia Kristeva alla fine degli anni Sessanta rielaborando il « dialogismo » di Michail Bachtin: ogni testo è un mosaico di citazioni, assorbimento e trasformazione di altri testi. Gérard Genette ne ha poi proposto una tassonomia in Palimpsestes (1982), distinguendo l'intertestualità in senso stretto (citazione, allusione), la « paratestualità » (titoli, sottotitoli, prefazioni, epigrafi) e l'« ipertestualità » (un testo derivato da un altro per imitazione o parodia: così Ulysses di Joyce sta all'Odissea). La distinzione è utile perché un'epigrafe o un sottotitolo sono prove intertestuali immediatamente citabili.
Da qui la regola operativa per il colloquio, dove i collegamenti sono valorizzati ma anche facilmente smascherati. Un collegamento è REALE quando i due testi affrontano lo stesso problema con mezzi confrontabili, ed è decorativo quando condividono soltanto una parola. « Anche Leopardi parla della natura » non è un collegamento; « in entrambi i casi la natura smette di essere consolatrice e diventa indifferente, e in entrambi i casi il testo lo dice attraverso un paesaggio notturno » lo è. La prova da superare è sempre la stessa: si riesce a citare qualcosa da tutti e due i testi?
Contestualizzare in fretta e bene richiede infine una mappa mentale delle epoche (Fig. 8). Non serve ricordare date minute: bastano quattro cardini — il 1798 dei Lyrical Ballads che apre il Romanticismo, il 1837 dell'ascesa al trono di Vittoria, il 1901 che chiude la sua epoca, il primo dopoguerra in cui il Modernismo rompe le forme — e la capacità di collocarvi un testo entro pochi anni. Sbagliare di un decennio non è grave; sbagliare epoca lo è, perché significa attribuire a un testo aspettative che non aveva.

Quattro cardini per collocare un testo inglese

Dai Lyrical Ballads a oggiLinea del tempo da 1780 a 2000, 1798: Lyrical Ballads, 1818: Frankenstein, 1861: Great Expectations, 1891: Dorian Gray, 1922: Ulysses, 1949: Nineteen Eighty-Four, 1798–1837: Romantico, 1837–1901: Vittoriano, 1901–1945: Modernista, 1945–2000: Contemporaneo17802000AnnoRomanticoVittorianoModernistaContemporaneo1798Lyrical Ballads1818Frankenstein1861GreatExpectations1891Dorian Gray1922Ulysses1949NineteenEighty-Four
Fig. 8Le opere segnate sono cardini di memoria, non un elenco da imparare: servono a collocare qualunque altro testo entro pochi anni. Le fasce indicano i periodi convenzionali della storiografia letteraria inglese.
Fig. 8 ↓

Vocabolario

→ Schede
  • contestualizzare/kontestwalidˈdzaːre/to contextualise, to place in context
  • intertestualità/intertestwaliˈta/intertextualityIl dialogo fra i testi: citazione, allusione, riscrittura, parodia.
  • ipotesto/ipoˈtɛsto/hypotext, source textIl testo anteriore da cui un altro deriva: l'Odissea è l'ipotesto di Ulysses.
  • allusione/alluˈzjoːne/allusionRimando implicito a un altro testo, senza citarlo apertamente.
  • genere letterarioliterary genreUn contratto di aspettative: si può rispettare, piegare o rompere.
  • epigrafe/eˈpiɡrafe/epigraphLa citazione posta in apertura di un'opera: prova intertestuale immediata.
  • riscrittura/riskritˈtuːra/rewriting, retelling
  • canone/ˈkaːnone/canonL'insieme delle opere che una cultura considera fondative.
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Esempio svolto

Contestualizzare Frankenstein: dal contesto a due prove intertestuali

Write a contextualising note on Mary Shelley's Frankenstein (1818) that links period, movement, genre and TWO documented intertextual references, and show what each connection explains about the novel.

  1. 01Fissare la data e l'occasione

    Il romanzo esce anonimo nel gennaio 1818 e nasce dall'estate del 1816 a Villa Diodati, dalla gara di racconti di fantasmi fra Mary Shelley, Byron, Percy Shelley e Polidori. Una seconda edizione rivista appare nel 1831. La data importa perché colloca il libro nel pieno del secondo Romanticismo inglese.

  2. 02Ricostruire il dibattito dell'epoca

    Sullo sfondo ci sono la Rivoluzione industriale e la discussione scientifica sul « galvanismo »: gli esperimenti di Luigi Galvani sull'elettricità animale e le dimostrazioni pubbliche del nipote Giovanni Aldini rendevano concreta l'idea che l'elettricità potesse riattivare un corpo. Il romanzo non inventa un'angoscia: la registra.

  3. 03Nominare movimento e genere

    Sul piano del movimento il libro è romantico — il sublime, la natura alpina, la solitudine, il genio ribelle. Sul piano del genere unisce il « gothic novel » a una struttura a cornice con narratori incassati (le lettere di Walton, poi il racconto di Victor, poi quello della Creatura): una scelta formale che obbliga il lettore a sentire tutte le versioni, compresa quella del mostro.

  4. 04Prima prova intertestuale: il sottotitolo

    Il sottotitolo « The Modern Prometheus » è un paratesto, quindi una prova citabile senza discussione. Lega Victor al titano che ruba il fuoco agli dèi e ne viene punito: la colpa non è la conoscenza, è l'appropriazione senza responsabilità.

  5. 05Seconda prova intertestuale: l'epigrafe

    Il frontespizio porta un'epigrafe dal Paradise Lost di Milton, in cui Adamo chiede al Creatore: « Did I request thee, Maker, from my clay / To mould me Man? ». È la voce della creatura, non del creatore: l'epigrafe ribalta il punto di vista e annuncia che il romanzo darà la parola all'essere abbandonato.

  6. 06Chiudere sul testo

    Contesto, movimento, genere e i due ipotesti convergono su un solo tema: la responsabilità di chi crea verso ciò che ha creato. Ed è il motivo per cui la struttura a cornice non è un vezzo — se la Creatura non parlasse in prima persona, la domanda dell'epigrafe resterebbe senza voce.

Risultato: Frankenstein si legge come romanzo gotico-romantico del 1818, figlio del dibattito sul galvanismo, la cui coppia di rimandi paratestuali — il Prometeo del sottotitolo e l'Adamo miltoniano dell'epigrafe — indica il tema della responsabilità del creatore e giustifica la struttura a cornice che dà voce alla creatura.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la capacità di collocare un testo nel suo periodo, movimento e genere E di spiegare come il contesto illumina una scelta precisa dell'autore: il contesto va speso su un dettaglio del testo, non esposto in astratto.
  • Al colloquio il collegamento interdisciplinare va costruito su un PROBLEMA condiviso, non su una parola condivisa, e va sostenuto citando qualcosa da entrambi i testi messi in relazione.
  • L'epigrafe, il sottotitolo, la dedica e il titolo stesso sono prove intertestuali dirette e citabili: sono il posto in cui cercare per primo quando si deve dimostrare un rapporto fra due opere.
  • Riconoscere il genere e dire se l'opera ne rispetta, ne piega o ne rompe le convenzioni è una mossa che l'esame premia perché dimostra conoscenza del sistema letterario, non della singola trama.
  • Le date vanno usate con parsimonia e sicurezza: pochi cardini certi valgono più di molte date approssimative, e una data sbagliata mette in dubbio tutto il resto.

Errori frequenti

  • Trasformare la contestualizzazione in una scheda biografica: la vita dell'autore interessa solo dove illumina il testo. « Wilde fu processato » è rilevante se serve a leggere un testo; da solo è aneddoto.
  • Forzare collegamenti arbitrari (« anche in italiano c'è… ») senza un punto di contatto dimostrabile: un collegamento che non si può sostenere con una citazione da entrambe le parti danneggia più di quanto aggiunga.
  • Anteporre al commento un paragrafo di contesto scollegato dal brano: se il contesto non spiega nulla di ciò che segue, va tagliato e sostituito da due righe pertinenti.
  • Confondere il periodo storico con il movimento letterario: l'età vittoriana è un'epoca (1837–1901), il realismo e l'estetismo sono movimenti che vi convivono. Un'epoca ospita più movimenti, spesso in conflitto.
  • Attribuire a un testo intenzioni che il contesto rende impossibili — per esempio leggere una critica del capitalismo industriale in un'opera medievale: la contestualizzazione serve anche a escludere le letture anacronistiche.

Approfondimento

Il termine «intertextuality» fu coniato da Julia Kristeva alla fine degli anni Sessanta, rielaborando il «dialogismo» di Michail Bachtin: ogni testo è un «mosaico di citazioni», assorbimento e trasformazione di altri testi. Gérard Genette ne ha poi proposto una tassonomia («Palimpsestes», 1982): l'«intertestualità» in senso stretto (citazione, allusione, plagio), la «paratestualità» (titoli, prefazioni) e l'«ipertestualità» (un testo derivato da un altro per imitazione o parodia — così «Ulysses» di Joyce sta all'«Odissea»). Sapere questo aiuta a costruire collegamenti «reali» e non decorativi: un rimando conta quando l'ipotesto illumina davvero il senso del testo che si sta leggendo. Sul rapporto con il contesto è utile conoscere la tensione tra due approcci critici: il «formalismo» e il «New Criticism», che leggono l'opera come organismo autosufficiente e diffidano della biografia (l'«intentional fallacy» di Wimsatt e Beardsley: l'intenzione dichiarata dell'autore non è il metro del significato), e lo «storicismo», per cui l'opera è comprensibile solo entro le sue condizioni storiche e ideologiche. Un testo di riferimento è il saggio di T. S. Eliot «Tradition and the Individual Talent» (1919): la tradizione non è un peso morto, ma un «ordine simultaneo» che ogni nuova opera modifica retroattivamente. La contestualizzazione matura non giustappone «sfondo» e «testo»: mostra come il testo prende posizione «dentro» un dibattito di idee e una rete di altri testi.

§ 04

Ripasso attivo

Choose one text you have studied and write 200 words of contextualisation that could NOT be detached from the commentary. Name the period and the movement in one sentence; then take ONE formal or thematic choice in the text and show how the historical situation makes it intelligible; finally propose one intertextual or cross-cultural connection and prove it by quoting something from both texts.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Intertestualità — Vocabolario Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Mary Shelley, Frankenstein; or, The Modern Prometheus — testo integrale di pubblico dominio (Project Gutenberg) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05
§ 05

Interpretazione critica e produzione del commento#

~10 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-inglese-cultura-analisi-testo — Esprimere valutazioni personali motivate; competenza letteraria e capacità di argomentare in linguaINOSA-inglese-lingua-quinquennio-B2 — Produzione scritta argomentativa di livello B2INEsame di Stato — seconda prova (Liceo Linguistico): comprensione e produzione scritta; griglie nazionali di valutazione

Punti chiave

L'analisi è il mezzo, il commento è il fine. Tutte le osservazioni raccolte nelle sezioni precedenti — la forma poetica, la voce narrante, la tecnica teatrale, il contesto — esistono per costruire un'interpretazione motivata, scritta in inglese, che qualcuno possa contestare e a cui si possa rispondere con il testo alla mano. Interpretare non significa dire ciò che si prova leggendo: significa proporre un significato e sostenerlo con prove. È questa la competenza che la seconda prova del Liceo Linguistico valuta e che il colloquio mette in gioco su ogni materiale proposto.
Il metodo si chiama « close reading » e ha una forma fissa, riconoscibile e insegnabile: « point – evidence – explanation ». Si afferma qualcosa di preciso sul testo (point), lo si documenta con una citazione breve incastonata nella propria frase (evidence), si spiega che cosa quell'elemento produce (explanation). Molte scuole aggiungono una quarta mossa, il « link », che riporta il paragrafo alla tesi generale o lo aggancia al successivo. La spiegazione è la parte che decide il voto e la parte che i candidati abbreviano per prima: come regola pratica, l'explanation deve essere più lunga della evidence.
Un commento ha un'architettura precisa, e le proporzioni contano (Fig. 9). L'introduzione è breve: colloca il testo in una riga e annuncia l'idea-guida (thesis statement), che deve essere discutibile — se nessuno potrebbe sostenere il contrario, non è una tesi ma una constatazione. Il corpo si organizza in due o tre paragrafi tematici, ciascuno dedicato a un aspetto (il linguaggio, la struttura, la voce, il tema) e costruito con la sequenza point-evidence-explanation. La conclusione sintetizza l'interpretazione e, se possibile, dice una cosa in più rispetto all'introduzione: un finale che ripete l'inizio è spazio sprecato. La coerenza è tenuta insieme dai connettivi (however, therefore, in addition, by contrast, admittedly).

Le proporzioni di un commento letterario

La forma di un commentocolonna stratificata, 3 strati, Dati: Introduzione, Corpo del commento, ConclusioneQuota del commentoIntroduzioneuna frase: la tesiCorpo del commento2–3 paragrafi P-E-EConclusioneuna o due frasi
Fig. 9L'altezza di ogni banda è proporzionale allo spazio che le spetta. Introduzione e conclusione sono brevi per costruzione: quasi tutto il commento è dimostrazione.
Fig. 9 ↓
La lingua del commento è una competenza a sé, valutata insieme al contenuto. Si scrive al « literary present » — the poet describes, the narrator reveals, the play opens — perché il testo compie le sue azioni ogni volta che viene letto. Il registro è formale, senza contrazioni e senza esclamazioni. Il metalinguaggio va usato con precisione (the speaker, the persona, imagery, the rhyme scheme, free indirect discourse). E i verbi di interpretazione vanno graduati: « suggests », « implies », « conveys », « hints at » affermano meno di « shows » e « proves », e proprio per questo sono più difendibili. Un commento che afferma poco e lo dimostra vale più di un commento che afferma molto e non lo prova.
L'onestà interpretativa è un criterio, non una virtù astratta (Fig. 10). Ci sono cose che il testo dice e cose che il lettore vi porta, e un'interpretazione fondata sta nella zona in cui le due si sovrappongono. Il New Criticism ha lasciato due cautele ancora operative: l'« intentional fallacy » — non si dimostra una tesi citando ciò che l'autore dichiarava di voler dire — e l'« affective fallacy » — non si confonde il significato del testo con l'emozione che suscita. All'estremo opposto la « reader-response criticism » valorizza il ruolo attivo di chi legge. Per l'esame la conseguenza è semplice: una valutazione personale è legittima se cade sotto il testo, cioè se è sostenuta da una citazione.

Dove sta un'interpretazione fondata

Interpretazione fondataDiagramma di Venn con 2 insiemi, Il testo, Il lettoreIl testoIl lettorenon vistoproiettafondata
Fig. 10Etichette telegrafiche: « non visto » è ciò che il testo contiene e nessuno ha ancora notato, « proietta » ciò che il lettore aggiunge senza prove, « fondata » l'interpretazione che sta in piedi perché il testo la sostiene.
Fig. 10 ↓
Resta l'ambiguità. Quando un testo consente più letture, riconoscerlo non è debolezza ma maturità critica: si espone la lettura più forte, la si motiva, e si dichiara in una riga la lettura alternativa e perché la si ritiene meno sostenibile. È esattamente la mossa concessiva che il livello B2 richiede nella produzione argomentativa, ed è quella che distingue un commento da un compito. Prima di consegnare conviene una verifica di trenta secondi: ogni paragrafo ha una citazione? Ogni citazione è seguita da una spiegazione più lunga della citazione stessa? I verbi sono al presente? La conclusione dice qualcosa che l'introduzione non diceva già?

Vocabolario

→ Schede
  • commento/komˈmento/literary commentaryNon è una recensione: è un'argomentazione sostenuta da prove testuali.
  • tesi/ˈtɛːzi/thesis statementDeve essere discutibile: se nessuno potrebbe negarla, non è una tesi.
  • prova testualetextual evidenceLa citazione breve, incastonata nella frase, che sostiene l'affermazione.
  • lettura ravvicinataclose readingL'analisi minuta del testo come fonte primaria del significato.
  • presente storico letterariothe literary present« the poet describes », non « described »: il testo agisce ogni volta che si legge.
  • connettivo/konnetˈtiːvo/linker, connectivehowever, therefore, by contrast, admittedly: reggono la coerenza del commento.
  • concessione/kontʃesˈsjoːne/concessionRiconoscere la lettura rivale e limitarla: la mossa che segna il B2.
  • ambiguità/ambiɡuiˈta/ambiguityUn testo che consente più letture: dichiararlo è maturità, non incertezza.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo di commento su due versi di Emily Dickinson

Write one body paragraph of literary commentary on Emily Dickinson's lines « 'Hope' is the thing with feathers – / That perches in the soul – », using the point-evidence-explanation method and the literary present.

  1. 01Formulare il point

    L'affermazione deve essere precisa e contestabile, al literary present: « The poet presents hope not as a feeling but as a living creature lodged inside the self. » Chi legge sa già che cosa il paragrafo si impegna a dimostrare.

  2. 02Incastonare l'evidence

    La citazione entra nella frase, non su una riga a parte: « This is conveyed through the metaphor of 'the thing with feathers' that 'perches in the soul'. » Si citano poche parole, esattamente quelle che si spiegheranno.

  3. 03Sviluppare l'explanation

    Qui si dice che cosa la citazione FA: « Because the vehicle is a bird rather than a flame or a light, hope acquires a body that can be frightened, fed and lost; the verb 'perches' implies temporary rest rather than permanent residence, so the metaphor grants hope presence and precariousness in the same gesture. » La spiegazione è più lunga della citazione, ed è la prova visiva che si sta interpretando.

  4. 04Aggiungere una concessione

    « Admittedly the noun 'thing' resists the metaphor and keeps hope faintly alien, but that awkwardness supports rather than weakens the reading: the speaker is naming something she does not fully control. » Riconoscere l'obiezione più forte e limitarla è la mossa argomentativa che il livello B2 richiede.

  5. 05Chiudere con il link

    Una riga aggancia il paragrafo al successivo: « The same reluctance to master what it names returns in the poem's dashes, which interrupt the argument exactly where it would settle. » Il paragrafo è autosufficiente e insieme apre il seguente.

Risultato: Un paragrafo compiuto in cui l'affermazione è discutibile, la citazione è breve e incastonata, la spiegazione supera in lunghezza la prova, l'obiezione è riconosciuta e limitata, e l'ultima riga conduce al paragrafo successivo senza ripetere quanto detto.

Spiegazione passo passo8 passaggi
  1. 1

    Scrivere un paragrafo di commento è un gesto tecnico, e come tutti i gesti tecnici si impara facendolo lentamente una volta. Prendiamo due versi di Emily Dickinson e costruiamo un paragrafo intero, mossa per mossa: « 'Hope' is the thing with feathers – / That perches in the soul – ».

  2. 2

    Prima mossa: leggere senza scrivere. Che cosa fa questo testo? Prende un sentimento astratto, la speranza, e lo tratta come un oggetto vivente. Non lo descrive: lo sostituisce. Questa è già un'affermazione discutibile, quindi può diventare una tesi.

  3. 3

    Seconda mossa: il point. Si scrive l'affermazione, al literary present e in una frase sola. « The poet presents hope not as a feeling but as a living creature lodged inside the self. » Nessuna citazione ancora: prima si dichiara che cosa si intende dimostrare.

  4. 4

    Terza mossa: l'evidence. La citazione va incastonata nella frase, non isolata. « This is conveyed through the metaphor of 'the thing with feathers' that 'perches in the soul'. » Quattro parole, non quattro versi: si cita ciò che si spiegherà, non tutto il testo.

  5. 5

    Quarta mossa, quella che decide il voto: l'explanation. Non si riscrive che cosa dice la citazione, si dice che cosa fa. « Because the vehicle is a bird rather than a light or a flame, hope acquires a body that can be frightened, can be fed, and can leave; the verb 'perches' in particular implies temporary rest rather than permanent residence. »

  6. 6

    Notate la lunghezza. La spiegazione occupa più righe della citazione, ed è la regola: se l'explanation è più corta dell'evidence, il paragrafo non ha ancora dimostrato nulla. La sproporzione è la prova visiva che si sta interpretando.

  7. 7

    Quinta mossa: la concessione, se serve. « Admittedly the noun 'thing' resists the metaphor and keeps hope faintly alien, but that awkwardness supports rather than weakens the reading: the speaker is naming something she does not fully control. » Riconoscere l'obiezione e limitarla è la mossa argomentativa del B2.

  8. 8

    Sesta mossa: il link. Una riga che collega al paragrafo successivo o alla tesi generale. « The same reluctance to master what it names returns in the poem's dashes, which break the argument exactly where it would settle. » Ora il paragrafo è chiuso e la lettura può proseguire senza ripartire da zero.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la pertinenza dell'interpretazione e l'uso COSTANTE della prova testuale: ogni paragrafo del corpo deve contenere almeno una citazione breve, incastonata nella frase e seguita da una spiegazione più lunga della citazione.
  • La tesi va formulata in modo discutibile e va annunciata subito: un'introduzione che si limita a presentare autore e titolo spreca il paragrafo che orienta il lettore.
  • Sono valutate insieme la coerenza organizzativa (introduzione, corpo per paragrafi, conclusione, connettivi) e la correttezza linguistica: le griglie dell'Esame di Stato pesano contenuto e accuratezza, e un errore di tempo verbale sistematico costa quanto un'osservazione mancata.
  • Il literary present va tenuto per tutto il testo: gli slittamenti al passato sono l'errore linguistico più frequente in questa tipologia e il più facile da correggere in rilettura.
  • Una concessione ben fatta (« Admittedly the poem can also be read as…, but this reading overlooks… ») dimostra padronanza argomentativa di livello B2 e vale più di un'ulteriore osservazione tecnica.

Errori frequenti

  • Affermare interpretazioni senza prove (« la poesia è triste »): ogni giudizio va ancorato a una citazione e spiegato, altrimenti resta un'impressione. La correzione è meccanica: dopo ogni affermazione, aggiungere « as in… » e una citazione.
  • Usare i tempi verbali in modo incoerente: l'analisi letteraria si conduce al literary present (« the author shows »), non al passato come se si riassumessero eventi accaduti. Il passato si usa solo per i fatti storici esterni al testo.
  • Citare senza integrare: una citazione isolata su una riga, senza una frase che la introduca e una che la spieghi, non conta come prova. La forma corretta la incastona (« the metaphor of the 'thing with feathers' turns… »).
  • Confondere spiegazione e parafrasi: dopo la citazione non si riscrive che cosa dice, si dice che cosa fa. Se la explanation si potesse sostituire con una traduzione, non è una explanation.
  • Chiudere ripetendo l'introduzione: la conclusione deve aggiungere un grado — una conseguenza, un limite riconosciuto, un collegamento — non riassumere ciò che il lettore ha appena letto.

Approfondimento

Dietro il metodo del commento c'è una storia di teoria critica che conviene conoscere per interpretare con consapevolezza. Il «close reading» come pratica sistematica nasce con il «New Criticism» angloamericano (Brooks, Wimsatt, Ransom) e con l'opera di I. A. Richards negli anni Venti-Quaranta: l'opera è un tutto verbale autonomo, e il significato si costruisce dall'interno, dalle tensioni, dalle ambiguità e dall'ironia del testo (l'influente studio di William Empson si intitola non a caso «Seven Types of Ambiguity»). Da questa scuola vengono due «cautele» ancora valide: l'«intentional fallacy» (non si prova una tesi citando ciò che l'autore «voleva dire») e l'«affective fallacy» (non si confonde il significato del testo con l'emozione che suscita nel lettore). All'estremo opposto, la «reader-response criticism» valorizza il ruolo attivo di chi legge nel produrre il senso. Per il commento d'esame la conseguenza pratica è precisa: una valutazione personale è legittima solo se «cade sotto» il testo, cioè se è sostenuta da prove testuali e resa nella «PEE structure». Distinguere «analisi» (come è fatto il testo), «interpretazione» (che cosa significa) e «valutazione» (quale effetto produce, quanto vale) tiene il discorso ordinato. E riconoscere onestamente l'ambiguità — quando un testo consente più letture — non è debolezza ma maturità critica: si espone la lettura più forte, motivandola, senza costringere il testo a dire una cosa sola.

§ 05

Ripasso attivo

Write a full literary commentary of about 220 words on a poem or a prose passage of your choice. Open with a thesis that someone could disagree with; build two body paragraphs on the point-evidence-explanation pattern, making each explanation longer than its quotation; include one concessive sentence acknowledging a rival reading and saying why you reject it; close with a conclusion that adds a consequence rather than repeating the opening. Then reread only for verb tenses.

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Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Emily Dickinson, Poems — testo integrale di pubblico dominio (Project Gutenberg) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

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Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Analisi della poesia: suono, ritmo, immagini, figure retoriche◐
    • 02Analisi della prosa: narratore, personaggi, tempo, spazio◐
    • 03Analisi del testo drammatico: struttura e tecniche teatrali◐
    • 04Contestualizzazione storico-culturale e intertestualità●
    • 05Interpretazione critica e produzione del commento●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Academy of American Poets (poets.org)

  • Glossary of Poetic Terms

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Sonetto — Enciclopedia on line
  • Narratologia — Enciclopedia on line
  • Tragedia — Enciclopedia on line
  • Intertestualità — Vocabolario Treccani

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

Project Gutenberg

  • Jane Austen, Pride and Prejudice — testo integrale di pubblico dominio
  • Mary Shelley, Frankenstein; or, The Modern Prometheus — testo integrale di pubblico dominio
  • Emily Dickinson, Poems — testo integrale di pubblico dominio

Folger Shakespeare Library

  • The Folger Shakespeare — Macbeth, testo integrale con note

Vedi anche

  • Competenze linguistiche B2 (comprensione, produzione, interazione)Il metodo di analisi non serve a nulla senza la lingua che lo esprime: il commento si scrive con le strutture argomentative del B2.
  • Il Rinascimento e il teatro elisabettiano (Shakespeare)Dove l'analisi del testo drammatico si mette alla prova: soliloqui, blank verse, ironia drammatica in atto.
  • Il Romanticismo (poesia e romanzo gotico)Il primo banco di prova serio per l'analisi della poesia e per la contestualizzazione storico-culturale.
  • Il Modernismo (Joyce, Woolf, il flusso di coscienza)Dove voce, focalizzazione e discorso indiretto libero vengono spinti al limite: la prosa che rende necessario questo metodo.

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