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Appunti/Lingua e cultura straniera (Inglese)/Le origini e il Medioevo (Old and Middle English, Chaucer)
IT · Maturità

Le origini e il Medioevo (Old and Middle English, Chaucer)

L'inglese è l'unica grande letteratura europea che abbia dovuto cominciare due volte. Dopo il 1066 la lingua non scompare e non smette neppure di essere scritta, ma perde la corte: per quasi tre secoli il prestigio letterario appartiene al latino e al francese, e l'inglese diventa la lingua che tutti parlano e che nessuno usa per farsi onore. Quando torna alla letteratura alta, con Geoffrey Chaucer e i «Canterbury Tales», torna cambiato: il verso del «General Prologue» è accentuativo-sillabico, rimato, di misura romanza, e non è il verso allitterativo germanico del «Beowulf» che era stato interrotto. L'oggetto di questo argomento è quella frattura, non una continuità. Studiarla significa vedere una lingua perdere il proprio prestigio e riconquistarlo, e vedere due sistemi metrici convivere invece di succedersi: mentre Chaucer scrive a Londra, l'anonimo autore di «Sir Gawain» compone ancora in allitterazione nelle Midlands. All'Esame di Stato serve come punto di partenza dei collegamenti letterari e come banco di prova della contestualizzazione in lingua.

5 sezioni·~70 min di lettura·4 competenze·Verificato · 07/2026

T·0333 / 16
Profilo d’esame
Collocare opere e autori nel quadro storico-linguistico delle origini della letteratura ingleseRiconoscere l'evoluzione dall'Old English al Middle English e i suoi tratti formaliAnalizzare testi medievali (epica, romance, ballata, narrativa di pellegrinaggio) nei loro tratti formali e tematiciComprendere il contesto storico-culturale del Medioevo inglese e collegarlo alle opere studiate
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontaclassificaillustrainterpretacommentacontestualizza

livello base

A tutti gli indirizzi è richiesto collocare correttamente Old English e Middle English nel tempo, riconoscere i caratteri dell'epica anglosassone (allitterazione, kenning) e descrivere la struttura-cornice e il valore sociale dei «Canterbury Tales».

livello avanzato

Al Liceo Linguistico (e negli approfondimenti degli altri licei) si richiede un'analisi testuale più fine in lingua: scansione metrica del verso chauceriano, riflessione comparativa fra il sistema allitterativo germanico e quello accentuativo-sillabico, lettura ravvicinata di estratti dal «General Prologue».

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Le origini e il Medioevo (Old and Middle English, Chaucer)
    • 01Old English e l'epica: Beowulf◐
    • 02Contesto storico: dalle invasioni alla conquista normanna○
    • 03Middle English e la lingua di Chaucer◐
    • 04Chaucer: The Canterbury Tales e il ritratto sociale●
    • 05Generi medievali: romance e ballata◐

5 sezioni · 25 punti chiave · 0 formule · 25 errori tipici

§ 01
§ 01

Old English e l'epica: Beowulf#

~13 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-origini-medioevo — Old English: Beowulf (epica anglosassone, allitterazione)INOSA-inglese-cultura-quinquennio — Analizzare e confrontare testi letterari nella loro specificità formaleINEsame di Stato — colloquio: analisi del materiale proposto e argomentazione in lingua

Punti chiave

La letteratura inglese comincia in una lingua che oggi nessun parlante d'inglese capisce senza averla studiata. L'Old English, o anglosassone, è la lingua germanica occidentale portata in Britannia dagli Angli, dai Sassoni e dagli Iuti a partire dalla metà del V secolo, e resta lingua scritta e letteraria fino alla metà del XII. È fortemente flessiva — quattro casi, tre generi grammaticali, verbi forti e deboli — e assai più vicina all'antico alto tedesco che all'inglese di Shakespeare. Il suo lascito poetico è esiguo e prezioso: circa trentamila versi, tramandati quasi per intero da quattro soli manoscritti della fine del X secolo, il Nowell Codex, il Codice Exoniense, il Codice di Vercelli e il manoscritto Junius. Quanto sia andato perduto non lo sapremo mai, e la sopravvivenza di ciò che abbiamo è in larga misura un caso.
Il monumento di questa stagione è «Beowulf», poema epico di 3.182 versi conservato in un solo codice, copiato da due amanuensi intorno all'anno Mille (Fig. 2). La data di composizione è invece discussa: la critica l'ha collocata di volta in volta fra l'VIII secolo e i primi decenni dell'XI, e la questione resta aperta. Il poema è ambientato in Scandinavia e non nomina mai l'Inghilterra. L'eroe Beowulf è un Geata, cioè un uomo della Götaland svedese, e attraversa il mare per soccorrere Hrothgar, re dei Danesi, la cui sala regale Heorot è devastata da dodici anni dal mostro Grendel; Beowulf uccide Grendel a mani nude, poi ne uccide la madre in fondo a una palude. Cinquant'anni dopo, ormai re dei Geati, affronta un drago, lo abbatte con l'aiuto del solo Wiglaf e muore della ferita. La struttura è dunque binaria, giovinezza vittoriosa e vecchiaia mortale, e i due tempi si commentano a vicenda.

Beowulf: dal poema al codice al lettore

Beowulf: dal poema al codice al lettoreLinea del tempo da 650 a 1975, 1000: Nowell Codex, 1731: Incendio Cotton, 1936: Saggio di Tolkien, 700–1010: Composizione discussa, 1787–1975: Riscoperta moderna6501975d.C.ComposizionediscussaRiscoperta moderna1000Nowell Codex1731Incendio Cotton1936Saggio diTolkien
Fig. 2La data del manoscritto non è la data del poema. Il Nowell Codex è stato copiato intorno all'anno Mille, mentre la composizione è collocata dalla critica in un arco assai più ampio e resta discussa. Il codice sopravvive poi all'incendio della biblioteca Cotton del 1731, e le copie manoscritte fatte da Thorkelin nel 1787 conservano lettere che oggi il codice ha perduto.
Fig. 2 ↓
Il poema restituisce il sistema di valori della società eroica germanica, e quei valori vanno conosciuti con i loro nomi. Il legame fra il signore e i suoi guerrieri — quello che gli studiosi chiamano « comitatus », adottando il termine con cui Tacito lo descrive nella «Germania» — è un patto a due direzioni: il signore distribuisce anelli, armi e terre, tanto che il verso lo chiama « beaga brytta », donatore di anelli, e i guerrieri gli devono in cambio la vita. Romperlo, come fanno i compagni che fuggono davanti al drago, è la vergogna assoluta. Sopra ogni cosa sta il « wyrd », ciò che accade e non si lascia piegare; contro di esso l'unica risposta disponibile è la « lof », la fama che sopravvive a chi l'ha guadagnata. Di qui la formula che l'esame chiede di saper spiegare: l'eroe germanico non teme la morte ma il disonore, perché la morte è certa e la reputazione è l'unica parte di lui che possa durare. Un terzo istituto, il « wergild », il prezzo in denaro con cui una vita uccisa poteva essere pagata anziché vendicata, mostra che la faida era una struttura giuridica e non un eccesso di violenza.
Sul piano formale il verso anglosassone si regge su due soli principi, l'accento e l'allitterazione (Fig. 1). Ogni « verso lungo » (long line) è spezzato al centro da una pausa, la cesura, in due emistichi, e ciascun emistichio porta due sillabe di forte rilievo, dette accenti o « lifts »: quattro in tutto. La regola che li collega è precisa. Il primo accento del secondo emistichio, cioè il terzo dei quattro, sceglie il suono, e con quel suono deve cominciare almeno uno dei due accenti del primo emistichio; il quarto accento invece non allittera mai. Ne discendono tre soli schemi ammessi, che si annotano segnando con « a » l'accento allitterante e con « x » quello muto: aa|ax, ax|ax, xa|ax. Contano i suoni e non le lettere, e ogni vocale allittera con qualunque altra vocale. Il numero delle sillabe deboli è invece libero, ed è la ragione per cui due versi ugualmente regolari possono avere lunghezze molto diverse.

Il verso lungo allitterativo

Il verso lungo allitterativoDiagramma ad albero, 4 percorsi, Dati: Primo emistichio → Accento 1; Primo emistichio → Accento 2; Secondo emistichio → Accento 3 · la lettera; Secondo emistichio → Accento 4 · mutoPrimo emistichioSecondo emistichioVerso lungoAccento 1Accento 2Accento 3 · la letteraAccento 4 · muto
Fig. 1Il verso lungo si spezza alla cesura in due emistichi di due accenti ciascuno. Il terzo accento, primo del secondo emistichio, sceglie il suono; almeno uno dei due accenti del primo emistichio deve ripeterlo; il quarto tace sempre. Da qui i tre soli schemi ammessi: aa|ax, ax|ax, xa|ax.
Fig. 1 ↓
Anche il lessico poetico è codificato. Il « kenning » è una perifrasi metaforica, quasi sempre un composto di due elementi, che prende il posto del nome comune: « hronrād », la strada delle balene, per il mare; « bānhūs », la casa delle ossa, per il corpo; « heaþoswāt », il sudore di battaglia, per il sangue. La « variazione » (variation) è invece la ripresa dello stesso referente sotto nomi diversi nel giro di pochi versi — Hrothgar è di volta in volta signore dei Danesi, pastore del popolo, donatore di anelli — e serve a riempire il secondo emistichio con il suono richiesto senza aggiungere informazione nuova. La « litote » (litotes), infine, dice il massimo negando il minimo: quando il poeta osserva che a Grendel non venne il desiderio di ridere, sta dicendo che il mostro fu annientato. Nessuno di questi tratti è un ornamento: sono gli strumenti con cui un poeta costruiva il verso nell'atto stesso di pronunciarlo.
Quella poesia nasce infatti per l'orecchio e non per l'occhio. Il poeta di professione era lo « scop », che nella sala recitava accompagnandosi a uno strumento a corde, di cui un esemplare è stato ritrovato nella sepoltura navale di Sutton Hoo, e componeva attingendo a un magazzino di formule, epiteti e semiversi già pronti, secondo il meccanismo che Milman Parry e Albert Lord hanno descritto per l'epica orale. Su questo fondo pagano si è depositata, al momento della trascrizione, una mano cristiana: Grendel è detto discendente di Caino, il poema conosce il Diluvio e la Creazione, e il narratore giudica gli antichi eroi da una posizione che essi non potevano occupare. «Beowulf» non è dunque né un testo pagano né un testo cristiano: è il punto esatto in cui una memoria eroica viene riletta da chi la sta salvando per iscritto.

Vocabolario

→ Schede
  • verso allitterativo/ˈvɛrso allitteraˈtiːvo/alliterative long lineDue emistichi e quattro accenti; il terzo sceglie il suono per tutto il verso.
  • emistichio/emiˈstikjo/half-line, hemistichIn inglese si distinguono a-verse (prima della cesura) e b-verse (dopo).
  • cesura/tʃeˈzuːra/caesura
  • perifrasi metaforica/peˈriːfrazi metaˈfoːrika/kenningComposto di due elementi: whale-road per il mare, bone-house per il corpo.
  • litote/ˈliːtote/litotes, understatementSi afferma il massimo negando il minimo; è un tratto di stile costante nel poema.
  • poeta di corte/poˈɛːta di ˈkorte/scopRecitava a memoria nella sala, accompagnandosi a uno strumento a corde.
  • destino/desˈtiːno/wyrd, fateNel poema è ciò che accade e non si lascia piegare dal coraggio.
  • seguito armato/seˈɡwiːto arˈmaːto/comitatus, war-bandIl termine latino non è anglosassone: viene dalla «Germania» di Tacito.
Esempio svolto

Scandire un verso di «Beowulf» e riconoscerne il kenning

Scan line 10 of Beowulf — « ofer hronrāde hȳran scolde » (« across the whale-road [each neighbouring people] had to obey him ») — mark the stresses, state which sound carries the alliteration, name the pattern, and identify the kenning.

  1. 01Dividere il verso alla cesura

    Il verso lungo si spezza in due emistichi: « ofer hronrāde » è il primo, « hȳran scolde » il secondo. La pausa fra i due è la cesura, e va segnata prima di ogni altra operazione, perché è ciò che rende leggibile la regola.

  2. 02Individuare gli accenti

    Cadono sulle sillabe radicali, non sulle parole grammaticali. Nel primo emistichio l'accento principale è su « hron- », mentre il secondo elemento del composto, « -rā- », porta un accento secondario, come sempre nei composti anglosassoni; nel secondo emistichio gli accenti sono « hȳ- » e « scol- ». La preposizione « ofer » è atona e resta fuori dal conto.

  3. 03Leggere l'accento guida

    Il terzo accento, « hȳ- » di hȳran, apre il secondo emistichio: è lui a scegliere il suono per l'intero verso, e il suono è quello di h.

  4. 04Verificare lo schema

    Nel primo emistichio « hron- » comincia con lo stesso suono e dunque allittera, mentre « -rā- » no; il quarto accento, « scol- », tace come la regola impone. Lo schema è quindi ax|ax, uno dei tre ammessi.

  5. 05Riconoscere il kenning

    « hronrād » è composto di « hron », balena, e « rād », strada o cavalcata: la strada delle balene è il mare. Non è però un sinonimo di mare, ma il mare visto come una via percorribile, ed è la ragione per cui compare proprio in un verso che parla di popoli tenuti all'obbedienza al di là di esso.

Risultato: Il verso allittera nel suono di h secondo lo schema ax|ax, con il terzo accento a dettare il suono e il quarto muto, e contiene il kenning « hronrād », in inglese whale-road, cioè il mare. Il verso funziona dunque senza rima e senza conto sillabico: accento e allitterazione bastano da soli a farne un verso, ed è questa autosufficienza che il sistema germanico perderà dopo il 1066.

Obiettivo Maturità

  • CONFRONTARE i due sistemi metrici è la domanda più redditizia del colloquio su questo tema: il verso anglosassone si misura in accenti e si lega con l'allitterazione, quello che Chaucer importerà dalla Francia si misura in sillabe e si lega con la rima. Chi sa dire questa differenza in due frasi ha già collegato l'inizio e la fine del percorso medievale.
  • SPIEGARE l'allitterazione significa enunciarne la regola — il terzo accento detta il suono, il quarto tace — e non limitarsi a dire che si ripete la lettera iniziale. Su un estratto con traduzione a fronte la seconda prova chiede di individuarla, e l'individuazione senza la regola non regge alla domanda successiva.
  • CONTESTUALIZZARE i valori eroici: comitatus, wyrd e lof vanno riportati alla società che li produsse, fatta di sale regali, di dono e di faida, non elencati come un glossario. L'esaminatore chiede sempre il perché, e in questo caso il perché è storico.
  • ILLUSTRARE il rapporto fra fondo germanico e cornice cristiana con un appiglio testuale preciso — Grendel discendente di Caino, il canto della Creazione a Heorot — vale più di qualunque formula generale sulla fusione di due mondi.
  • Nel Liceo Linguistico la seconda prova può proporre un brano in traduzione moderna: il metalinguaggio va allora usato in inglese e al presente (alliterative long line, caesura, kenning, litotes), perché la griglia valuta insieme la competenza letteraria e l'accuratezza linguistica.

Errori frequenti

  • Datare il poema al suo manoscritto. Il Nowell Codex è stato copiato intorno al 1000, ma la composizione è più antica e la sua data è discussa: la formulazione corretta è « manoscritto di circa il 1000, composizione collocata dalla critica fra l'VIII e l'XI secolo », mai « Beowulf, anno 1000 ».
  • Chiamare rima l'allitterazione, o dire che la poesia anglosassone « fa rima all'inizio ». La rima è identità di suono alla fine del verso; l'allitterazione è identità di suono iniziale nelle sillabe accentate. Sono due fenomeni che operano in punti diversi del verso, e la poesia anglosassone usa soltanto il secondo.
  • Contare le sillabe invece degli accenti. Il verso lungo si misura in quattro accenti e il numero delle sillabe deboli è libero, per cui due versi regolari possono averne otto l'uno e quattordici l'altro. Va inoltre ricordato che il quarto accento non allittera mai: lo schema aa|aa non esiste.
  • Ambientare «Beowulf» in Inghilterra. Il poema è scritto in Old English ma è ambientato in Scandinavia: Beowulf è un Geata della Svezia meridionale, Hrothgar è re dei Danesi, e l'Inghilterra non vi compare mai. Si scrive « poema inglese di argomento scandinavo », non « poema sulle origini dell'Inghilterra ».
  • Chiamare kenning qualunque composto o epiteto. « Ring-giver » è un kenning perché sostituisce il nome comune con un'immagine; « Hrothgar, re dei Danesi » è una semplice apposizione, e la ripresa dello stesso personaggio sotto nomi diversi in pochi versi si chiama variazione, non kenning.

Approfondimento

Tre approfondimenti portano questa sezione al livello del colloquio esperto. Il primo riguarda la trasmissione. Il codice che contiene «Beowulf», Cotton Vitellius A.xv, apparteneva alla biblioteca di Sir Robert Cotton e fu investito dall'incendio di Ashburnham House nel 1731; i margini bruciacchiati continuarono a sfaldarsi per decenni, e alcune lettere oggi illeggibili si conoscono soltanto grazie alle due copie che l'islandese Grímur Jónsson Thorkelin fece eseguire nel 1787, prima di pubblicare la prima edizione a stampa nel 1815. Il secondo riguarda la metrica: Eduard Sievers, alla fine dell'Ottocento, ha classificato i semiversi anglosassoni in cinque tipi ritmici, da A a E, secondo la disposizione di accenti forti, accenti secondari e sillabe deboli; il sistema è ancora lo strumento standard e dimostra che il verso non era libero ma governato da un repertorio finito di forme. Il terzo riguarda la critica. Fino al 1936 «Beowulf» era letto quasi soltanto come documento linguistico o storico, e i mostri erano considerati un imbarazzo infantile da cui scusare il poeta; nella conferenza «Beowulf: The Monsters and the Critics» J. R. R. Tolkien rovesciò il giudizio, sostenendo che proprio i mostri sono il centro del significato: l'uomo che combatte le forze del caos sapendo di dover perdere è il soggetto del poema, e la sconfitta finale non lo diminuisce ma lo nobilita. Attorno a «Beowulf» va infine collocato il resto del corpus. La brevissima «Cædmon's Hymn», che Beda riferisce come la prima poesia composta in inglese, nasce secondo il racconto da un miracolo notturno in un monastero. «The Dream of the Rood», nel Codice di Vercelli, fa raccontare la crocifissione alla croce stessa, che parla come un guerriero fedele al proprio signore: è l'esempio più limpido di come il codice eroico germanico venga messo al servizio della materia cristiana. Le due grandi elegie del Codice Exoniense, «The Wanderer» e «The Seafarer», sono dominate dal motivo dell'« ubi sunt » (dove sono finiti il cavallo, il guerriero, la sala del banchetto?) e da un senso acutissimo di esilio e di transitorietà, che il commento cristiano volge verso l'unica stabilità del cielo. «The Battle of Maldon», infine, racconta una sconfitta subita dai Danesi nel 991 e contiene la formulazione più netta dell'etica eroica: la volontà deve farsi tanto più dura quanto più le forze vengono meno.

§ 01

Ripasso attivo

Procurati tre versi consecutivi di «Beowulf» in un'edizione con l'originale a fronte e lavora solo su quelli. Per ciascun verso: segna la cesura, individua i quattro accenti, indica quale suono allittera, verifica che il quarto accento sia muto e scrivi lo schema (aa|ax, ax|ax oppure xa|ax). Poi, in inglese e in un livello B2, scrivi due frasi che dicano quale schema hai trovato e che effetto produce sull'andamento del verso. Chiudi individuando un kenning e spiegando in una frase quale immagine porta con sé che il nome comune non porterebbe.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Beowulf — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Beowulf: An Anglo-Saxon Epic Poem (traduzione inglese di J. Lesslie Hall) (Project Gutenberg) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02
§ 02

Contesto storico: dalle invasioni alla conquista normanna#

~12 min di lettura●○○BaseINOSA-inglese-cultura-origini-medioevo — Contesto: invasioni anglosassoni, conquista normanna (1066), società feudaleINOSA-inglese-cultura-origini-medioevo — Middle English: Geoffrey Chaucer (lingua e forma); evoluzione Old English → Middle EnglishINEsame di Stato — colloquio: capacità di collegamento e argomentazione pluridisciplinare

Punti chiave

L'inglese è l'unica grande letteratura europea che abbia dovuto cominciare due volte (Fig. 3). Fra la fine dell'XI secolo e la fine del XIV la lingua degli Angli e dei Sassoni smette di essere lingua di corte, di legge e di libri e si riduce a lingua soltanto parlata, senza norma scritta e senza prestigio; quando torna a essere lingua letteraria, con Chaucer, non è più la stessa lingua e non porta più la stessa poesia. Il 1066 non è dunque una data fra le altre nella storia d'Inghilterra: è la frattura che spiega perché questa letteratura abbia due inizi invece di uno.

Dal ritiro romano al ritorno dell'inglese

Dal ritiro romano al ritorno dell'ingleseLinea del tempo da 380 a 1420, 410: Ritiro di Roma, 597: Missione di Agostino, 793: Lindisfarne, 1066: Hastings, 1362: Inglese in tribunale, 450–1150: Old English, 1150–1420: Middle English3801420d.C.Old EnglishMiddle English410Ritiro di Roma597Missione diAgostino793Lindisfarne1066Hastings1362Inglese intribunale
Fig. 3Il 1066 cade dentro il periodo dell'Old English, non al suo confine: la periodizzazione corrente chiude l'Old English intorno al 1150 e apre lì il Middle English. Fra Hastings e lo Statute of Pleading, che nel 1362 riporta l'inglese nei tribunali, corrono quasi tre secoli in cui la lingua è parlata da tutti e scritta quasi da nessuno.
Fig. 3 ↓
Prima di quella frattura la Britannia aveva già assorbito tre stratificazioni. Roma la governò dalla conquista di Claudio, nel 43 d.C., fino al ritiro delle ultime truppe all'inizio del V secolo, e lasciò strade, città e pochissime parole. Dalla metà del V secolo si insediarono gli Angli, i Sassoni e gli Iuti, provenienti dalle regioni dell'Elba e del Weser; i loro regni — Northumbria, Mercia, Anglia orientale, Essex, Kent, Sussex, Wessex — restarono a lungo distinti, e la loro lingua divenne quella del paese. Dalla fine dell'VIII secolo arrivarono i Danesi: il saccheggio del monastero di Lindisfarne, nel 793, apre due secoli di incursioni e poi di insediamento stabile, che soltanto in parte la resistenza di Alfredo il Grande e il confine del Danelaw riuscirono a contenere. Il norreno non sostituì l'inglese ma vi entrò dentro, ed è per questo che parole d'uso quotidiano come sky, skin, egg, window e law, e persino i pronomi they, them e their, sono di origine scandinava.
La cristianizzazione è l'altro fatto decisivo, e per la letteratura è il più importante di tutti, perché porta con sé l'alfabeto latino e lo scriptorium. La missione inviata da papa Gregorio Magno e guidata da Agostino sbarcò nel Kent nel 597 e fondò la sede di Canterbury; da nord scendeva intanto la tradizione irlandese di Iona e di Lindisfarne, e il Sinodo di Whitby, nel 664, decise a favore dell'uso romano. Da quel momento i monasteri sono l'unico luogo in cui si copia: tutto ciò che possediamo di anglosassone, «Beowulf» compreso, esiste perché un monaco lo ha trascritto. È anche la ragione per cui la poesia eroica pagana ci arriva già filtrata da una mano cristiana.
Il 1066 è un anno di due successioni e tre battaglie. Edoardo il Confessore muore il 5 gennaio senza eredi diretti e Aroldo Godwinson è incoronato il giorno seguente; a settembre respinge a Stamford Bridge il re di Norvegia Harald Hardrada, e diciannove giorni dopo, il 14 ottobre, è sconfitto e ucciso a Hastings da Guglielmo, duca di Normandia, che rivendicava la successione come parente di Edoardo. Guglielmo è incoronato a Westminster il giorno di Natale. Nei vent'anni seguenti l'intera aristocrazia anglosassone viene sostituita: il grande censimento fondiario del Domesday Book, compilato nel 1086, registra un paese in cui la terra è passata quasi per intero a un'élite di lingua francese. Il feudalesimo normanno non è dunque soltanto un assetto giuridico, con il re al vertice, i baroni e i cavalieri sotto di lui e alla base i contadini liberi e i servi della gleba: è il meccanismo attraverso il quale una lingua straniera prende possesso delle istituzioni.
La conseguenza immediata è una divisione del lavoro fra tre lingue, che dura circa tre secoli (Fig. 4). L'anglo-normanno è la lingua della corte, dell'amministrazione, dei tribunali e della letteratura di prestigio; il latino è la lingua della Chiesa, della scuola e dei documenti; l'inglese non scompare affatto, perché continua a parlarlo la grande maggioranza della popolazione, ma perde ogni funzione ufficiale e soprattutto perde la norma scritta che il Wessex di Alfredo gli aveva dato. È il punto che l'esame chiede di saper distinguere con esattezza: l'inglese non fu vietato né dimenticato, semplicemente smise di essere scritto. Per tre secoli i testi inglesi sono pochi, locali e privi di un modello comune, mentre i dialetti divergono liberamente.

Le tre lingue dell'Inghilterra normanna

Le tre lingue dell'Inghilterra normannacolonna stratificata, 3 strati, Dati: Latino, Anglo-normanno, IngleseLe funzioni pubbliche, dall'alto in bassoLatinoChiesa, scuola, atti e cronacheAnglo-normannoCorte, tribunali, amministrazioneIngleseNessun uso ufficiale, lo parla il paese
Fig. 4La scala misura il prestigio pubblico, non il numero dei parlanti: l'inglese sta all'ultimo gradino e insieme sulla bocca della grande maggioranza della popolazione. È l'unica delle tre lingue a non avere più alcuna funzione ufficiale, e per questo l'unica a cambiare senza il freno di una norma scritta.
Fig. 4 ↓
Senza norma scritta una lingua cambia più in fretta. Le desinenze flessive dell'Old English, già indebolite dall'accento fisso sulla prima sillaba e dal contatto con il norreno, si riducono a una vocale indistinta e poi cadono: il Middle English deve allora affidare all'ordine delle parole e alle preposizioni il lavoro che i casi svolgevano da soli, e da lingua sintetica diventa lingua analitica. Contemporaneamente entra un lessico francese imponente, stimato attorno alle diecimila parole nell'arco del periodo, per la maggior parte ancora in uso, e addensato nei campi che il francese governava davvero: il potere (crown, reign, government, parliament), il diritto (justice, jury, evidence, felony), la guerra (army, soldier, siege), la Chiesa (religion, sermon, saint), la cucina e le arti. Il ritorno dell'inglese è lento e ha date verificabili: nel 1362 lo Statute of Pleading impone l'inglese nei tribunali e per la prima volta il Parlamento è aperto in inglese; nel 1399 Enrico IV è il primo re dopo la Conquista a rivendicare il trono nella lingua del paese.
Il secolo in cui l'inglese risale è però un secolo in crisi. La Guerra dei Cent'anni, cominciata nel 1337, fa del francese la lingua del nemico; la Peste Nera, arrivata nell'estate del 1348, uccide in due anni una quota della popolazione che le stime collocano fra un terzo e la metà, e la scarsità di braccia fa salire il valore del lavoro contadino; la rivolta del 1381 mostra un ordine sociale che non tiene più. In questo stesso secolo l'inglese torna a essere scritto in due forme diverse e distanti: nelle Midlands occidentali risorge l'antica linea allitterativa, e ne sono capolavori «Sir Gawain and the Green Knight» e il «Piers Plowman» di Langland, mentre a Londra Chaucer adotta il verso continentale, sillabico e rimato. Vince Londra, per ragioni che con la poesia hanno poco a che vedere: è la lingua della capitale, della corte e dei mercanti, ed è quella che di lì a un secolo la stampa fisserà.

Vocabolario

→ Schede
  • conquista normanna/konˈkwista norˈmanna/the Norman Conquest
  • battaglia di Hastings/batˈtaʎʎa di ˈastins/the Battle of Hastings14 ottobre 1066. In inglese il nome si pronuncia con la dittongazione iniziale.
  • anglo-normanno/ˈaŋɡlo norˈmanno/Anglo-NormanLa varietà normanna dell'antico francese usata in Inghilterra dopo il 1066.
  • servo della gleba/ˈsɛrvo della ˈɡlɛːba/serf, villein
  • censimento fondiario/tʃensiˈmento fonˈdjaːrjo/land surveyIl Domesday Book del 1086 ne è l'esempio: registra chi possiede che cosa.
  • desinenza flessiva/deziˈnɛntsa flesˈsiːva/inflectional endingLa loro caduta trasforma l'inglese da lingua sintetica in lingua analitica.
  • prestito linguistico/ˈprɛstito liŋˈɡwistiko/loanword, borrowing
  • volgare/volˈɡaːre/vernacularFalso amico: in inglese non si dice vulgar, che significa volgare in senso morale.
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Esempio svolto

Costruire la catena causale dal 1066 al Middle English

Explain in one paragraph of about 120 words (B2) why the Norman Conquest is a turning point for the English LANGUAGE and not merely for English politics. Your paragraph must contain one cause, three consequences and one date later than 1066.

  1. 01Fissare la causa

    Nel 1066 Guglielmo di Normandia vince a Hastings e nel giro di vent'anni sostituisce l'intera aristocrazia terriera: chi governa, giudica e legge non parla più inglese. La causa non è la battaglia in sé, ma il ricambio della classe dirigente che ne segue.

  2. 02Nominare la prima conseguenza

    Si stabilisce una gerarchia a tre lingue: anglo-normanno per corte, legge e amministrazione, latino per Chiesa e documenti, inglese per tutto il resto. L'inglese resta il più parlato e diventa il meno scritto.

  3. 03Nominare la seconda conseguenza

    Venuta meno la norma scritta del Wessex, la lingua evolve senza freno: le desinenze si riducono e poi cadono, e il loro compito passa all'ordine delle parole e alle preposizioni. Da lingua sintetica l'inglese diventa analitica.

  4. 04Nominare la terza conseguenza

    Il lessico si stratifica per registro. Entrano nel periodo circa diecimila parole francesi, addensate nei campi che il francese amministrava, e nascono le coppie di sinonimi a due livelli come begin e commence o freedom e liberty.

  5. 05Ancorare la conclusione a una data

    Nel 1362 lo Statute of Pleading impone l'inglese nei tribunali: è la prova che il processo si è concluso e che la lingua ha riconquistato la sfera pubblica. Citare una data posteriore al 1066 dimostra all'esaminatore che si è compreso il tempo lungo del fenomeno.

Risultato: Il 1066 è una svolta linguistica perché cambia chi scrive, non chi parla: l'inglese sopravvive nella bocca della maggioranza, perde la flessione e la norma, assorbe un lessico romanzo per registri e riemerge tre secoli dopo come una lingua nuova, quella in cui Chaucer potrà scrivere e che il 1362 riporta nei tribunali.

Obiettivo Maturità

  • SPIEGARE il 1066 in termini di causa ed effetto, non di cronologia. La domanda del colloquio non è che cosa accadde a Hastings, ma perché una battaglia cambia una lingua: la catena da esporre è nuova aristocrazia francofona, il francese occupa corte, legge e amministrazione, l'inglese perde la norma scritta, le desinenze cadono e il lessico si stratifica.
  • CONTESTUALIZZARE le due opere del tema dentro questa storia: la cornice cristiana di «Beowulf» dipende dal 597 e dallo scriptorium monastico, il quadro sociale dei «Canterbury Tales» dipende dal 1348 e dalla città mercantile. Sono i due collegamenti che l'esaminatore si aspetta di sentire.
  • CONFRONTARE non due date ma due processi opposti: le invasioni anglosassoni del V-VI secolo portano in Britannia la lingua germanica, la conquista normanna del 1066 le toglie lo statuto scritto. Distano seicento anni e vanno tenute separate anche nel lessico che si usa per descriverle.
  • DESCRIVERE la stratificazione lessicale ordinandola per campo semantico — potere, diritto, guerra, Chiesa, cucina — vale molto più di un elenco di parole sciolte, perché dimostra che il prestito segue esattamente le funzioni che il francese esercitava.
  • Nel Liceo Linguistico la seconda prova può proporre un testo di storia della lingua o di civiltà: le date da possedere con esattezza sono poche — 597, 793, 1066, 1086, 1362 — e vanno sapute enunciare in inglese senza esitazione.

Errori frequenti

  • Dire che dopo il 1066 l'inglese sparisce. Restò la lingua parlata dalla grande maggioranza della popolazione: ciò che perse fu lo statuto ufficiale e la norma scritta. La formulazione corretta è « cessò di essere lingua di governo e di letteratura », non « fu sostituito dal francese ».
  • Far cominciare il Middle English nel 1066. La periodizzazione corrente colloca l'Old English fino a circa il 1150 e il Middle English da circa il 1150 al 1500: la battaglia è la causa del cambiamento, non la sua data, e gli effetti impiegano tre generazioni a comparire nei testi.
  • Confondere le invasioni anglosassoni con la conquista normanna. Le prime, nel V-VI secolo, portano la lingua germanica da cui nasce l'inglese; la seconda, nel 1066, porta una classe dirigente francofona senza portare una nuova lingua di popolo. Sono separate da circa seicento anni.
  • Chiamare semplicemente « francese » la lingua dei conquistatori. Si tratta dell'anglo-normanno, la varietà normanna dell'antico francese, che in Inghilterra evolve per conto proprio: è la ragione per cui l'inglese possiede catch, dal normanno, accanto a chase, dal francese centrale, due esiti della stessa parola d'origine.
  • Attribuire al 1066 le coppie ox/beef e sheep/mutton. I nomi delle carni entrano in inglese fra il XIII e il XIV secolo, non all'indomani della battaglia: la coppia documenta una stratificazione sociale durata secoli, e la spiegazione secondo cui il contadino alleva e il signore mangia risale al romanzo «Ivanhoe» di Walter Scott, non alle fonti medievali.

Approfondimento

Il periodo si conosce attraverso poche fonti, che conviene saper nominare. La «Historia ecclesiastica gentis Anglorum» di Beda il Venerabile, completata nel 731 e scritta in latino, è il racconto fondativo della conversione e la fonte di quasi tutto ciò che sappiamo del VII secolo. La «Anglo-Saxon Chronicle», avviata intorno al 890 nel Wessex di Alfredo, è la prima cronaca in volgare dell'Europa medievale; una delle sue redazioni, la cronaca di Peterborough, prosegue fino al 1154 ed è per questo un documento unico: leggendone le annate in sequenza si vede la lingua scivolare dall'Old English a qualcosa che è già Middle English. Della conquista resta poi la testimonianza figurativa del «Bayeux Tapestry», che non è un arazzo ma un lunghissimo ricamo su lino di circa settanta metri, eseguito probabilmente in Inghilterra negli anni Settanta dell'XI secolo per Oddone, vescovo di Bayeux e fratellastro di Guglielmo. Sul piano linguistico due fenomeni meritano di essere padroneggiati. Il primo è la stratificazione per registro: l'inglese possiede spesso una parola germanica quotidiana e un suo doppione romanzo più formale, come begin e commence o freedom e liberty, e in alcuni casi una terna a tre gradi in cui il livello più alto è latino — kingly, royal, regal, oppure ask, question, interrogate. Il secondo è la coesistenza di esiti normanni e centrali della stessa parola francese, che ha lasciato coppie come warden e guardian, warranty e guarantee, catch e chase. Va infine ricordata una data che spiega perché l'anglo-normanno finì per isolarsi: nel 1204 Giovanni Senzaterra perde la Normandia, e la nobiltà anglo-normanna, costretta a scegliere fra le terre inglesi e quelle continentali, cessa progressivamente di essere bilingue per diventare inglese. Il ritorno della lingua ha allora i suoi documenti: le prime opere del Middle English come l'«Ormulum», l'«Ancrene Wisse» e il «Brut» di Layamon intorno al 1200, poi il 1362 dello Statute of Pleading e infine Chaucer, che sceglie il volgare di Londra quando la letteratura colta privilegiava ancora il francese e il latino.

§ 02

Ripasso attivo

Costruisci in inglese, a un livello B2, una linea del tempo di sei tappe fra il 410 e il 1400. Per ciascuna scrivi una sola frase che dica non l'evento ma il suo effetto sulla lingua o sulla letteratura: che cosa l'inglese guadagna o perde in quel momento. Sottoponi poi la tua linea a due controlli — che il 1066 non coincida con l'inizio del Middle English, e che almeno una tappa cada dopo il 1300 — e riscrivi le voci che non li superano.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Normanni — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Anglosassoni — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03
§ 03

Middle English e la lingua di Chaucer#

~14 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-origini-medioevo — Middle English: Geoffrey Chaucer (lingua e forma); evoluzione Old English → Middle EnglishINOSA-inglese-cultura-quinquennio — Analizzare e confrontare testi letterari nella loro specificità formaleINEsame di Stato — colloquio: analisi del materiale proposto e argomentazione in lingua

Punti chiave

La letteratura inglese è l'unica fra le grandi letterature europee che abbia dovuto cominciare due volte. Il 1066 non cambiò soltanto il lessico: retrocesse l'inglese da lingua della scrittura ufficiale a volgare parlato e lo tenne fuori dalla letteratura alta per quasi tre secoli. Quando riemerge con Geoffrey Chaucer, nato a Londra fra il 1340 e il 1345 e morto nel 1400, non riprende da dove si era fermato, perché il verso di « Beowulf » e il verso dei « Canterbury Tales » non misurano la stessa cosa. Questa discontinuità non è un dettaglio tecnico da aggiungere in coda al ripasso: è il contenuto del tema.
Il Middle English è la fase della lingua che va convenzionalmente dal 1150 al 1500, e il fatto grammaticale che la definisce è la perdita della flessione. L'Old English declinava il nome in quattro casi, distingueva tre generi grammaticali e possedeva una doppia declinazione dell'aggettivo. Nel Middle English le desinenze atone si riducono tutte a una vocale indistinta, poi cadono; i quattro casi si riducono a due, comune e genitivo; il genere grammaticale scompare; il compito di dire chi fa che cosa passa all'ordine delle parole e alle preposizioni. Il processo era cominciato prima della conquista, con la riduzione fonetica delle sillabe atone, e fu accelerato dal contatto con il norreno nelle regioni del Danelaw; il 1066 tolse alla lingua lo standard scritto che frenava quel movimento. Conviene tenere separati i due contatti e i loro effetti: dal norreno viene soprattutto la semplificazione grammaticale, dal francese il lessico, con una stima corrente di circa diecimila parole entrate nel periodo medio-inglese e un picco fra il 1250 e il 1400.
Il Middle English non possiede una norma unica. Convivono cinque grandi aree dialettali (settentrionale, Midlands occidentali, Midlands orientali, meridionale, Kent) e la distanza fra loro è tale che un testo del Nord risultava faticoso a un lettore del Sud. Chaucer scrive nella varietà di Londra, che appartiene fondamentalmente al tipo East Midland, e sceglie l'inglese per le sue opere maggiori quando le lingue della letteratura colta erano ancora il francese e il latino. Va però tolto un equivoco che i manuali alimentano: la formula « padre della letteratura inglese » non è medievale, la coniò John Dryden nel 1700 e registra una canonizzazione posteriore, non il giudizio dei contemporanei. Allo stesso modo l'inglese standard non nasce da un solo autore: lo fissano la lingua della cancelleria regia, il cosiddetto « Chancery Standard » della metà del Quattrocento, e la stampa introdotta da William Caxton a Westminster nel 1476.
Il verso germanico contava gli accenti e li legava per il suono iniziale. Il verso lungo dell'Old English è diviso da una cesura in due emistichi, ciascuno con due posizioni forti: quattro accenti in tutto, mentre il numero delle sillabe resta libero. L'allitterazione non è un ornamento ma il legante strutturale, e obbedisce a una regola precisa: il terzo accento, primo del secondo emistichio, detta il suono; almeno uno dei primi due deve allitterare con esso; il quarto non allittera mai. Qualunque vocale allittera con qualunque altra vocale. La rima è assente. Un verso costruito così può allungarsi o accorciarsi di parecchie sillabe senza rompersi, perché nulla in esso conta le sillabe.
Il verso di Chaucer conta le sillabe oltre agli accenti e sposta il legante alla fine del verso, come mostra la Fig. 5. È un decasillabo con cinque posizioni forti, che stanno nelle posizioni pari e ammettono un'undicesima sillaba atona a fine verso, e si chiude in rima: nei « Canterbury Tales » domina il distico di decasillabi a rima baciata. Sul nome occorre prudenza, perché « heroic couplet » è un'etichetta seicentesca, nata con Dryden e Pope: applicata a Chaucer come termine d'epoca è un anacronismo, e all'esame conviene dire « distico di pentametri giambici a rima baciata ». Chaucer introduce inoltre in inglese la « rhyme royal », strofa di sette decasillabi con schema ABABBCC, che usa nel « Troilus and Criseyde », nel « Parlement of Foules » e in quattro dei racconti. I modelli sono romanzi, il decasillabo francese e l'endecasillabo italiano che leggeva in Dante e in Boccaccio; i poemi giovanili, il « Book of the Duchesse » e la « Hous of Fame », usavano ancora il distico di ottonari di tradizione francese, che poi abbandona.

Che cosa conta ciascun verso

Che cosa conta ciascun versoDiagramma di Venn con 2 insiemi, Germanico, RomanzoGermanicoRomanzoinizialirimaaccenti
Fig. 5Etichette telegrafiche. « accenti » è ciò che entrambi i sistemi contano, quattro nel verso lungo germanico e cinque in quello di Chaucer; « iniziali » è il legame per allitterazione, che solo il verso germanico usa come struttura; « rima » è il legame di fine verso, che solo il sistema romanzo conosce e al quale si aggiunge il conteggio delle sillabe.
Fig. 5 ↓
Fra la pagina di Chaucer e la lettura ad alta voce si frappone un ostacolo che però ha una regola: la « e » finale. Nel Middle English chauceriano la « e » atona finale si pronunciava come vocale indistinta dove la parola la possedeva per etimologia, e si elideva davanti a vocale o a « h ». Chi legge con la pronuncia moderna trova versi che zoppicano; chi applica la regola li trova regolari, e fra le due letture corre esattamente la differenza fra una scansione sbagliata e una giusta. C'è poi uno scarto più profondo: fra il Quattrocento e il Settecento le vocali lunghe dell'inglese si spostano verso l'alto nel movimento chiamato « Great Vowel Shift » e le più alte si dittongano, sicché la « i » di « lyf » suonava come quella dell'italiano « vita » e non come quella dell'odierno « life ».
Resta l'equivoco più diffuso, e non è di dettaglio: credere che il verso allitterativo sia morto e che Chaucer lo abbia sostituito. Non accadde nulla del genere. Nella seconda metà del Trecento, cioè esattamente nei decenni di Chaucer, il verso lungo allitterativo conosce la sua fioritura inglese maggiore: il « Piers Plowman » di William Langland nella versione B, databile fra il 1377 e il 1379, « Sir Gawain and the Green Knight » tramandato dal codice Cotton Nero A.x intorno al 1400, il « Morte Arthure » allitterativo, « Winner and Waster ». La critica ha battezzato il fenomeno « Alliterative Revival », ma oggi molti studiosi preferiscono parlare di sopravvivenza e di continuità, perché quella tradizione non si era mai interrotta nelle Midlands occidentali e nel Nord. Chaucer stesso registra la coesistenza: nel prologo al racconto del Parroco fa dire al proprio personaggio « I am a Southren man, / I can nat geste—rum, ram, ruf—by lettre » (vv. 42-43), cioè non so comporre per lettera, sono un uomo del Sud, e aggiunge che della rima non ha opinione molto migliore. Due sistemi, due geografie, un solo momento: è quanto misura la Fig. 6.

I due sistemi come contemporanei

I due sistemi come contemporaneiLinea del tempo da 1360 a 1400, 1362: Inglese in corte, 1377: Piers Plowman, 1387: Canterbury Tales, 1400: Sir Gawain, 1360–1400: Allitterativo, 1380–1400: Pentametro rimato13601400AllitterativoPentametro rimato1362Inglese in corte1377Piers Plowman1387Canterbury Tales1400Sir Gawain
Fig. 6Nella stessa mezza generazione lavorano entrambi i sistemi: la fascia superiore è il verso allitterativo, che non si era mai interrotto nel Nord e nelle Midlands occidentali; quella inferiore è il decasillabo rimato di Chaucer, in uso dal 1380 circa. Il punto in evidenza è il «Piers Plowman», allitterativo e coevo dei «Canterbury Tales». Le fasce indicano la finestra qui rappresentata, non la data di nascita delle due tradizioni.
Fig. 6 ↓

Vocabolario

→ Schede
  • flessione/flesˈsjoːne/inflectionLe desinenze che l'Old English aveva e che il Middle English perde.
  • volgare/volˈɡaːre/vernacularNel commento si scrive « the vernacular », mai « the vulgar ».
  • verso lungo allitterativoalliterative long lineDue emistichi, quattro accenti, nessuna rima.
  • emistichio/emiˈstikjo/half-line, hemistich
  • cesura/tʃeˈzuːra/caesuraIn inglese si scrive con la legatura o come « caesura »: è la pausa che divide il verso lungo.
  • ictus/ˈiktus/stress, lift« Lift » è il termine tecnico per la posizione forte del verso germanico.
  • verso sillabico-accentuativoaccentual-syllabic verseConta insieme le sillabe e gli accenti: è il sistema di Chaucer.
  • prestito linguistico/ˈprɛstito liŋˈɡwistiko/loanword, borrowing
Esempio svolto

Scandire un verso di Chaucer e verificarlo contro la regola germanica

Scan line 72 of the General Prologue and prove that it obeys a metrical rule the Old English long line does not know: « He was a verray parfit gentil knight. »

  1. 01Fissare il testo

    Il verso si legge nell'edizione di Skeat come « He was a verray parfit gentil knight » e chiude il ritratto del Cavaliere. È un verso testualmente stabile: le edizioni moderne differiscono soltanto nella grafia (« knyght ») e in una virgola dopo « verray ».

  2. 02Contare le sillabe

    He-was-a-ver-ray-par-fit-gen-til-knight: dieci sillabe esatte. Qui il conto non pone problemi perché nessuna delle parole porta una « e » finale da restituire o da elidere.

  3. 03Marcare gli ictus

    Le posizioni forti sono le pari, cioè la seconda, la quarta, la sesta, l'ottava e la decima sillaba: he WAS a VER-ray PAR-fit GEN-til KNIGHT. Cinque coppie di sillaba debole e sillaba forte, cioè cinque giambi.

  4. 04Controllare i prestiti romanzi

    « Verray », « parfit » e « gentil » vengono dal francese, dove l'accento cade sull'ultima sillaba, ma qui portano l'ictus sulla prima. Nel verso chauceriano l'accento dei prestiti romanzi è mobile e si adatta alla misura: non è una licenza, è il segno di un lessico ancora in assestamento.

  5. 05Applicare la regola germanica

    Si prova ora l'altro sistema. Si cerca una cesura che divida il verso in due emistichi di due accenti, e si verifica se il terzo accento detti un suono iniziale ripreso dai primi due: gli attacchi sono w, v, p, g, k. Nessuna coppia allittera, e il verso non produce alcun legame germanico.

  6. 06Nominare il legame effettivo

    Il legame c'è, ma sta alla fine: « knight » rima con « wight », che chiude il verso 71, e i due versi formano un distico a rima baciata. Il vincolo si è spostato dall'inizio delle parole accentate alla fine del verso.

Risultato: Il verso ha dieci sillabe, cinque ictus e una rima che lo salda al precedente: è un pentametro giambico in distico a rima baciata. Sottoposto alla regola allitterativa germanica non produce alcun legame, perché i due sistemi non misurano la stessa cosa. È la prova, su un solo verso, che il verso di Chaucer non è la continuazione del verso di « Beowulf » ma un innesto romanzo su una lingua che nel frattempo aveva perduto le desinenze.

Spiegazione passo passo8 passaggi
  1. 1

    Mettiamo uno accanto all'altro un verso di « Beowulf » e un verso dei « Canterbury Tales » e facciamo una sola domanda, la stessa per entrambi: che cosa conta questo verso? La risposta è diversa, e da lì discende tutto il resto.

  2. 2

    Cominciamo dal verso germanico. Non è una riga continua: è un verso lungo spezzato al centro da una cesura in due emistichi, e ciascun emistichio possiede due posizioni forti. Quattro accenti in tutto, e nessun vincolo sul numero delle sillabe.

    L'anatomia del verso lungo germanico

    L'anatomia del verso lungo germanicocolonna stratificata, 5 strati, Dati: 1º ictus — semiverso A, 2º ictus — semiverso A, cesura, 3º ictus — semiverso B, 4º ictus — semiverso BIl verso lungo, posizione per posizione1º ictus — semiverso Apuò allitterare2º ictus — semiverso Apuò allitterarecesuraspezza il verso3º ictus — semiverso Bdetta l'allitterazione4º ictus — semiverso Bnon allittera mai
    Fig.Le quattro posizioni forti e la cesura che le divide. La banda piena è il terzo ictus: è lui a scegliere il suono che gli altri devono riprendere.
  3. 3

    Il legante è l'allitterazione, e ha una regola precisa che quasi nessuno enuncia per intero. Il terzo accento, cioè il primo del secondo emistichio, detta il suono; almeno uno dei due accenti del primo emistichio deve riprenderlo; il quarto accento non allittera mai. Una vocale, poi, allittera con qualunque altra vocale.

  4. 4

    Osservate che cosa questo sistema NON fa. Non conta le sillabe, quindi due versi possono avere lunghezze molto diverse ed essere entrambi regolari. E non usa la rima: il suono che tiene insieme il verso sta all'inizio delle parole accentate, non alla loro fine.

  5. 5

    Passiamo a Chaucer. Prendiamo « He was a verray parfit gentil knight » e contiamo: dieci sillabe. Poi marchiamo gli accenti sulle posizioni pari, la seconda, la quarta, la sesta, l'ottava, la decima. Cinque ictus. Il verso conta due cose insieme, le sillabe e gli accenti, e per questo si chiama sillabico-accentuativo.

  6. 6

    Ora cerchiamo il legante. Nel verso non c'è: sta alla fine, dove « knight » risponde a « wight » del verso precedente. Il vincolo si è spostato dall'inizio delle parole accentate alla chiusa del verso, e la coppia di versi che ne nasce, il distico a rima baciata, diventa l'unità di misura del racconto.

  7. 7

    Perché il cambiamento fu possibile? Perché era cambiata la materia. L'inglese aveva perduto le desinenze e aveva accolto migliaia di parole francesi, spesso polisillabiche e con accento mobile: un materiale che si presta a essere contato per sillabe assai meglio di quanto si prestasse la lingua a forte accento iniziale dell'epoca anglosassone.

  8. 8

    Un'ultima avvertenza, ed è la più importante. Questa non è una successione: nessuno spense il verso germanico. Il « Piers Plowman » e « Sir Gawain » sono allitterativi e contemporanei ai « Canterbury Tales ». Chaucer stesso lo sa e lo scrive, quando fa dire al Parroco « I am a Southren man, I can nat geste—rum, ram, ruf—by lettre »: sono un uomo del Sud, non so comporre per lettera. Due sistemi vivi nello stesso decennio, e il compito dell'analisi è distinguerli, non metterli in fila.

Obiettivo Maturità

  • SPIEGA perché Chaucer è un inizio e non una continuazione: la risposta che prende il punto nomina tre fatti (il volgare londinese di tipo East Midland, il verso sillabico-accentuativo rimato di origine romanza, la perdita delle desinenze) e li lega in un rapporto di causa; un elenco cronologico di date non dimostra nulla.
  • CONFRONTA i due sistemi metrici sul criterio giusto. La seconda prova del Liceo Linguistico può proporre un estratto in Middle English con traduzione a fronte: si confrontano il verso germanico e quello chauceriano su che cosa ciascuno CONTA e su che cosa lega, non sull'opposizione generica fra antico e moderno.
  • ANALIZZA scandendo, e dichiara i due numeri. Su un verso del « General Prologue » si contano prima le sillabe, poi si marcano gli ictus, e si scrive esplicitamente quante sillabe e quanti accenti si sono trovati, precisando dove la « e » finale è sonora e dove si elide.
  • CONTESTUALIZZA la simultaneità: nominare « Sir Gawain and the Green Knight » o il « Piers Plowman » accanto ai « Canterbury Tales », con le date, è l'osservazione che distingue un candidato preparato da uno che ripete lo schema del manuale.
  • ILLUSTRA in inglese e al literary present, usando i termini tecnici esatti (« alliterative long line », « caesura », « half-line », « iambic pentameter », « rhyming couplet »): la griglia dell'Esame di Stato valuta insieme la competenza letteraria e l'accuratezza linguistica.

Errori frequenti

  • Dire che Chaucer scrive in Old English. Scrive in Middle English, nella varietà londinese di tipo East Midland. Prova rapida: se il testo declina i sostantivi in quattro casi e non contiene lessico francese è Old English; se ha « and », « the », « with » e centinaia di parole romanze è Middle English.
  • Scrivere che Chaucer « abbandona l'allitterazione ». Non l'aveva mai usata come principio strutturale, e quel principio non si estinse: continuò a produrre capolavori nelle stesse decadi. La formulazione corretta è che Chaucer adotta un sistema romanzo mentre il sistema germanico prosegue nel Nord e nelle Midlands occidentali.
  • Definire il pentametro giambico come « il verso di dieci sillabe ». Il pentametro giambico ha CINQUE posizioni forti; dieci sillabe sono il caso normale, non la definizione: un verso con uscita atona ne conta undici e resta un pentametro.
  • Leggere Chaucer con la fonetica moderna e concludere che il verso è irregolare. La regola è che la « e » finale si pronuncia quando la parola la possiede per etimologia e si elide davanti a vocale o a « h »: applicata, restituisce il conto delle sillabe.
  • Attribuire a Chaucer la nascita dell'inglese standard. Chaucer dà prestigio letterario al volgare di Londra; la norma scritta la fissano il « Chancery Standard » della cancelleria regia, a metà Quattrocento, e la stampa di William Caxton dal 1476.

Approfondimento

Tre approfondimenti portano la questione metrica al livello dell'indagine critica. Il primo riguarda la descrizione tecnica del verso germanico: Eduard Sievers classificò gli emistichi dell'Old English in cinque tipi ritmici (A-E) secondo la successione di posizioni forti e deboli, e la sua tassonomia resta lo strumento con cui si discute ancora oggi se il verso lungo obbedisca a un principio quantitativo o puramente accentuativo. Il secondo riguarda l'origine del decasillabo chauceriano: la critica si divide fra chi lo fa derivare dal decasillabo francese di Machaut e Deschamps e chi vi legge l'impronta dell'endecasillabo italiano conosciuto in Toscana, e la questione non è oziosa, perché i due modelli hanno regole diverse sulla posizione della cesura e sull'uscita atona. Il terzo riguarda la ricezione: dopo la morte di Chaucer la « e » finale smette di essere pronunciata, e nel Cinquecento i lettori, non sapendo più dove restituirla, giudicarono « rozzo » un verso che era invece perfettamente regolare; solo la filologia ottocentesca ricostruì la pronuncia e restituì al testo la sua misura. A questo si aggiunge il problema testuale: i « Canterbury Tales » ci sono giunti in un'ottantina di manoscritti, dei quali i due più autorevoli sono lo Hengwrt e l'Ellesmere, entrambi dei primissimi anni del Quattrocento; poiché l'opera è incompiuta e l'ordine dei frammenti non è fissato dall'autore, edizioni diverse presentano sequenze diverse, e questo è il motivo per cui la numerazione dei versi può variare da un'edizione all'altra. Una proposta di Linne Mooney (2006) identifica il copista dei due codici con Adam Pinkhurst, lo scriba a cui Chaucer indirizza una breve poesia, ma l'identificazione resta discussa.

§ 03

Ripasso attivo

Take ten consecutive lines of the General Prologue in the original Middle English (use an edition with a facing translation) and do two things. First, prove they belong to Chaucer's system: for each line count the syllables, mark the five ictus positions, state where a final -e must be sounded and where it elides, and write out the rhyme pairs. Then take four lines of an alliterative poem of the same decades (Sir Gawain and the Green Knight or Piers Plowman) and apply the Germanic rule instead: mark the caesura, the four lifts, and which of them alliterate. Finish with one sentence in English answering the only question that matters: what does each system count that the other does not?

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: The Canterbury Tales, testo in Middle English (ed. W. W. Skeat, « Chaucer's Works », vol. IV) (Project Gutenberg) · Chaucer, Geoffrey — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Glossary of Poetic Terms (Academy of American Poets (poets.org))

§ 04
§ 04

Chaucer: The Canterbury Tales e il ritratto sociale#

~13 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-inglese-cultura-origini-medioevo — Geoffrey Chaucer, The Canterbury Tales (General Prologue); struttura-cornice; ritratto della società medievaleINOSA-inglese-cultura-analisi-testo — Riconoscere gli elementi costitutivi del testo: voce narrante, ironia, caratterizzazioneINEsame di Stato — colloquio: analisi del materiale proposto e collegamenti fra testi, autori e contesti

Punti chiave

Il « General Prologue » non è una galleria di personaggi: è uno strumento di misura sociale. Chaucer eredita un genere medievale già codificato, la satira degli stati, che descriveva la società ordine per ordine e attribuiva a ciascuno i suoi vizi tipici; poi fa una cosa che quel genere non aveva mai fatto, cioè affida i ritratti a un narratore che dichiara di ammirare tutti. Il risultato è che il giudizio non viene mai pronunciato, viene soltanto reso disponibile. Chi legge il Prologo come un elenco di pellegrini ha visto il materiale e ha mancato il meccanismo.
La cornice va conosciuta nei suoi numeri, perché all'esame la precisione qui è verificabile in pochi secondi. L'opera è concepita non prima del 1386-1387 e resta incompiuta alla morte di Chaucer nel 1400. Una compagnia si raduna alla locanda del Tabard a Southwark e parte verso il santuario di san Tommaso Becket a Canterbury: « Wel nyne and twenty in a companye » (v. 24), ventinove più il narratore e più l'oste. L'oste, che si chiama Herry Bailly, propone il gioco: ciascuno racconterà due storie all'andata e due al ritorno (vv. 792-795), e chi avrà narrato « Tales of best sentence and most solas » vincerà « a soper at our aller cost » (vv. 798-799). Quattro racconti per una trentina di pellegrini fanno circa centoventi storie progettate: ne esistono ventiquattro, alcune interrotte.
Lo schema che Chaucer riceve è quello dei tre stati: chi prega, chi combatte, chi lavora. Il Prologo lo nomina e lo rompe nello stesso gesto, come mostra la Fig. 7. Accanto al Cavaliere, al Parroco e al Contadino sfila infatti una folla per cui lo schema non ha una casella: il Mercante, il giurista, il possidente, cinque artigiani di corporazione, il marinaio, il medico, la donna di Bath, l'economo, il fattore. Non è un difetto di classificazione, è il ritratto di una società trecentesca in cui il denaro non sta più dove lo schema dice che stia. Jill Mann, nel 1973, ha dimostrato che dietro quasi ogni ritratto sta una convenzione del genere satirico, e che la novità di Chaucer consiste nel sostituire all'individuo il tipo, non nel rinunciare al tipo.

Lo schema dei tre stati e ciò che vi trabocca

Lo schema dei tre statiDiagramma ad albero, 8 percorsi, Dati: Chi prega → the Parson; Chi prega → the Monk; Chi combatte → the Knight; Chi combatte → the Squire; Chi lavora → the Plowman; Chi lavora → the Miller; Fuori schema → the Merchant; Fuori schema → the Wife of BathChi pregaChi combatteChi lavoraFuori schemaSchema dei tre statithe Parsonthe Monkthe Knightthe Squirethe Plowmanthe Millerthe Merchantthe Wife of Bath
Fig. 7I tre rami di sinistra sono lo schema ereditato dal Medioevo; il quarto, in evidenza, non gli appartiene e raccoglie i mestieri urbani e mercantili che nel Trecento inglese detengono il denaro. Il Prologo nomina lo schema e nello stesso gesto lo eccede.
Fig. 7 ↓
Il meccanismo dell'ironia è descrivibile passo per passo, ed è quello che la Fig. 8 ricostruisce sul ritratto del Monaco. Chi racconta il Prologo è un pellegrino che dice « io »: un osservatore ingenuo e benevolo che la critica chiama « Chaucer pilgrim », dai tempi di un saggio di E. Talbot Donaldson del 1954, per distinguerlo dal poeta che lo ha costruito. La sua mossa caratteristica consiste nel dichiarare approvazione e poi fornire le prove che la smentiscono. Il Monaco trova la regola di san Benedetto « old and som-del streit » e lascia andare le cose vecchie; il commento del narratore è « And I seyde, his opinioun was good » (v. 183). In nessun punto del ritratto qualcuno afferma che il Monaco sia un cattivo monaco: lo dicono i levrieri, le maniche bordate di pelliccia e lo spillo d'oro a nodo d'amore. Il giudizio spetta a chi legge.

Come lavora l'ironia nel ritratto del Monaco

Come lavora l'ironia nel General Prologuecolonna stratificata, 5 strati, Dati: La regola è «old and som-del streit», Il monaco «leet olde thinges pace», «And I seyde, his opinioun was good», Levrieri, pellicce, spillo d'oro, Il giudizio lo formula il lettoreIl ritratto del Monaco, nell'ordine del testoLa regola è «old and som-del streit»vv. 173–174 · il datoIl monaco «leet olde thinges pace»vv. 175–176 · il fatto«And I seyde, his opinioun was good»v. 183 · l'elogioLevrieri, pellicce, spillo d'orovv. 189–197 · le proveIl giudizio lo formula il lettorenessun verso lo dice
Fig. 8Il ritratto procede dal dato alla prova senza mai formulare la conclusione. La banda piena è l'unico verso in cui il narratore prende posizione, e prende posizione a favore: l'elogio esplicito è ciò che rende mordaci i dettagli che seguono.
Fig. 8 ↓
Il narratore si copre due volte, e le due formule vanno sapute a memoria perché reggono l'intera lettura. La prima è l'alibi del cronista: « Who-so shal telle a tale after a man, / He moot reherce, as ny as ever he can, / Everich a word » (vv. 731-733), cioè chi riferisce il discorso altrui deve ripeterlo parola per parola. La seconda è l'alibi dell'incompetenza: « Al have I nat set folk in hir degree » e « My wit is short, ye may wel understonde » (vv. 744 e 746). Il narratore si scusa di non avere disposto i pellegrini secondo il rango, dopo averli disposti in una sequenza che di neutro non ha niente. La scusa è un dispositivo: richiama alla mente del lettore l'ordine degli stati proprio nel momento in cui il testo lo abbandona.
Chaucer non è un satirico con una tesi, ed è per questo che l'etichetta « satira anticlericale » va evitata: dentro lo stesso ordine egli colloca la figura ideale accanto a quella corrotta. Il Parroco è povero, percorre a piedi una parrocchia larga, e di lui si dice « first he wroghte, and afterward he taughte » (v. 497), « That if gold ruste, what shal iren do? » (v. 500), « But Cristes lore, and his apostles twelve, / He taughte, and first he folwed it him-selve » (vv. 527-528). Contro di lui stanno il Frate, che è « the beste beggere in his hous » (v. 252), e l'Indulgenziere, che porta in bisaccia una federa spacciata per il velo della Madonna (« Which that, he seyde, was our lady veyl », v. 695) e ossa di maiale dentro un vetro. Stesso ordine, valore opposto: la misura del giudizio è interna al testo, non esterna.
Il ritratto della donna di Bath è il caso in cui lo strumento si rivolge contro il lettore. « A good WYF was ther of bisyde BATHE » (v. 445): viene dai dintorni di Bath, non dalla città, ed è una fabbricante di panni che « passed hem of Ypres and of Gaunt » (v. 448), cioè superava i tessitori di Ypres e di Gand, le due capitali europee del panno. È un'iperbole comica, e il narratore la pronuncia senza sorridere. Ha avuto cinque mariti sulla porta della chiesa (v. 460), è stata tre volte a Gerusalemme e poi a Roma, Boulogne, Santiago e Colonia, ed è « Gat-tothed » (v. 468), con i denti distanziati che la fisiognomica del tempo leggeva come segno di temperamento amoroso. Ma c'è un dettaglio che nessuna lettura ammirata sopravvive a leggere: se in parrocchia qualcuna la precedeva all'offertorio, « she was out of alle charitee » (v. 452). Superbia, in una pellegrina, detta in una subordinata e mai più ripresa.
L'ultimo tratto del sistema è che ogni racconto caratterizza chi lo narra. Il Cavaliere racconta un romanzo cortese; il Mugnaio, ubriaco, gli risponde con un « fabliau », cioè una novella comica e sboccata, e il Fattore risponde a sua volta al Mugnaio: il verbo che il testo usa per questa catena è « quiten », rendere la pariglia. L'Indulgenziere predica un « exemplum » contro l'avidità dopo avere confessato che l'avidità è il suo mestiere. È un sistema di voci in cui nessuna istanza superiore arbitra, e l'incompiutezza dell'opera, che i manuali presentano come una disgrazia, coincide con questo disegno: una gara mai giudicata lascia in piedi tutte le voci.

Vocabolario

→ Schede
  • cornice narrativaframe narrativeIl racconto che contiene gli altri racconti: qui il pellegrinaggio e la gara.
  • satira degli statiestates satireGenere medievale che descrive la società ordine per ordine; è il termine tecnico da usare all'esame.
  • pellegrinaggio/pelleɡriˈnaddʒo/pilgrimage
  • ceto/ˈtʃeːto/estate, social classIn inglese « estate » nel senso medievale, non « state ».
  • voce narrantenarrative voice, the narratorSi scrive « the narrator », mai « Chaucer », quando si commenta il Prologo.
  • elogio ironicofeigned approval, ironic praiseLa mossa del narratore: approva e poi fornisce le prove che lo smentiscono.
  • indulgenza/indulˈdʒɛntsa/indulgence, pardonChi le vendeva è « the Pardoner »; le finte reliquie sono « false relics ».
  • caratterizzazione indirettaindirect characterisationI tratti emergono da oggetti, gesti e reazioni, non da un giudizio dichiarato.
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Esempio svolto

Leggere un ritratto come strumento sociale: the Wife of Bath

Read the portrait of the Wife of Bath in the General Prologue (ll. 445-476) as estates satire, and show what the narrator's admiration leaves the reader to work out.

  1. 01Collocare il ceto

    « A good WYF was ther of bisyde BATHE » (v. 445): viene dai dintorni di Bath, non dalla città, ed esercita la fabbricazione dei panni (vv. 447-448), cioè l'industria che nel Trecento arricchiva l'Inghilterra. Non appartiene a nessuno dei tre ordini: è una delle figure del ramo che eccede lo schema.

  2. 02Misurare l'elogio

    « She passed hem of Ypres and of Gaunt » (v. 448): il narratore afferma che superava i tessitori di Ypres e di Gand, i due centri del panno fiammingo. Detto di una donna di un villaggio del Somerset, è un'iperbole comica, e il narratore la riferisce con perfetta serietà. È il primo segnale che la sua lode non è una misura.

  3. 03Raccogliere i dettagli materiali

    I copricapi che « weyeden ten pound » (vv. 453-454), le calze di « fyn scarlet reed » (v. 456), il cappello « As brood as is a bokeler or a targe » (v. 471), la dentatura distanziata di « Gat-tothed was she » (v. 468). Nessuno di questi elementi è un aggettivo morale: sono oggetti e un corpo.

  4. 04Isolare il dettaglio non commentato

    Ai vv. 449-452 si legge che, se in parrocchia qualcuna la precedeva all'offertorio, « she was out of alle charitee ». È superbia all'altare, detta in una subordinata e mai ripresa. Qui la satira degli stati è al lavoro, ma il narratore si limita a registrarla.

  5. 05Contare mariti e viaggi

    « Housbondes at chirche-dore she hadde fyve » (v. 460), poi tre pellegrinaggi a Gerusalemme e le mete di Roma, Boulogne, Santiago e Colonia. Capitale, mobilità e una lunga storia matrimoniale: una biografia per cui lo schema dei tre stati non possiede il lessico.

  6. 06Formulare l'effetto

    L'operatore chiede l'effetto, non l'inventario. Il ritratto funziona perché l'ammirazione del narratore e l'inferenza del lettore non coincidono: la pellegrina è ammirata esattamente per i tratti che la incriminano, e nessuna delle due letture cancella l'altra.

Risultato: Il ritratto non descrive, misura: nomina un ceto che lo schema dei tre stati non prevede, gli attribuisce ricchezza, mobilità e autorità in materia di matrimonio, e affida al lettore l'unico giudizio che il testo non pronuncia. È il modo in cui lavora tutto il « General Prologue »: l'elogio è del narratore, la prova sta nei dettagli, la conclusione è di chi legge.

Obiettivo Maturità

  • DESCRIVI la cornice con i suoi dati e non con una parafrasi generica: Tabard di Southwark, santuario di Becket a Canterbury, ventinove pellegrini più il narratore e l'oste, due racconti all'andata e due al ritorno, premio una cena a spese di tutti. « Un gruppo di pellegrini che si racconta storie » non vale il punto.
  • ANALIZZA un ritratto: è la richiesta più frequente del colloquio. La risposta che prende il punteggio pieno nomina il ceto, cita in Middle English UNA formula in cui il narratore approva e UN dettaglio concreto che l'approvazione non giustifica, e dichiara che cosa il testo lascia concludere al lettore. Preparane due, con le citazioni imparate.
  • INTERPRETA usando il termine tecnico: « estates satire », satira degli stati, e non « critica sociale ». Va aggiunto che Chaucer individualizza il tipo e che colloca figure ideali (the Parson, the Plowman) accanto a quelle corrotte, il che esclude la lettura del Prologo come pamphlet.
  • CONFRONTA con il « Decameron », che è il collegamento italiano più produttivo: in Boccaccio la brigata è socialmente omogenea, dieci giovani della stessa condizione, e la cornice è la peste del 1348; in Chaucer la compagnia attraversa tutti gli ordini e la cornice è un viaggio. La differenza fra le due cornici è la differenza fra le due opere.
  • GIUSTIFICA l'incompiutezza invece di scusarla: si dice che dei circa centoventi racconti progettati ne esistono ventiquattro, e si spiega che una gara mai conclusa lascia il giudizio al lettore, coerentemente con il funzionamento del Prologo.

Errori frequenti

  • Ridurre i « Canterbury Tales » a satira anticlericale. La critica c'è, ma il Parroco e il Contadino sono figure ideali appartenenti agli stessi ordini: la formula corretta è « estates satire », con figura ideale e figura corrotta dentro il medesimo ceto.
  • Attribuire a Chaucer gli elogi del Prologo. L'« io » che racconta è una persona costruita, che la critica chiama « Chaucer pilgrim »: si scrive « the narrator claims that the Monk is right », non « Chaucer admires the Monk ».
  • Dire che i trenta pellegrini raccontano una storia ciascuno. Il patto proposto dall'oste ai vv. 792-795 prevede due racconti all'andata e due al ritorno, cioè circa centoventi: ne sono stati scritti ventiquattro e l'opera è incompiuta.
  • Trasferire sui « Canterbury Tales » la cornice del « Decameron ». In Boccaccio dieci giovani della stessa condizione fuggono la peste e si isolano in una villa; in Chaucer una compagnia socialmente mista viaggia insieme verso un santuario, ed è il viaggio a rendere possibile l'incontro fra i ceti.
  • Chiamare « novelle » tutti i racconti. Il genere va nominato uno per uno: il racconto del Cavaliere è un « romance », quello del Mugnaio un « fabliau », quello dell'Indulgenziere un « exemplum », quello del Parroco un trattato in prosa.

Approfondimento

Il « General Prologue » è uno dei testi su cui la critica novecentesca ha lavorato di più, e conoscere tre snodi di quel dibattito trasforma il ripasso in argomentazione. Il primo è lo studio di Jill Mann, « Chaucer and Medieval Estates Satire » (1973), che ha ricostruito per ciascun ritratto le convenzioni del genere e ha mostrato che Chaucer ne conserva l'ossatura mentre sopprime sistematicamente la condanna esplicita: la satira c'è, ma è stata privata della sua conclusione. Il secondo è il saggio di E. Talbot Donaldson « Chaucer the Pilgrim » (1954), che ha distinto tre istanze da non confondere, il poeta, il pellegrino narratore e l'uomo Chaucer, e ha reso analizzabile ciò che prima si liquidava come bonarietà. Il terzo è la controversia sul Cavaliere: Terry Jones, in « Chaucer's Knight » (1980), ha osservato che tutte le campagne elencate nel ritratto appartengono a teatri di frontiera in cui operavano compagnie mercenarie, e ha proposto di leggere il personaggio come un soldato di ventura; la tesi è minoritaria e contestata, ma è istruttiva perché mostra quante informazioni il Prologo fornisca senza commentarle. Va infine ricordata la « Retraccioun » che chiude l'opera, dove Chaucer revoca le proprie « translacions and endytinges of worldly vanitees » e nomina fra esse « The tales of Caunterbury, thilke that sounen in-to sinne »: che l'autore si ritratti in coda a un libro costruito perché nessuno pronunci il giudizio finale è l'ultima e più discussa mossa del sistema.

§ 04

Ripasso attivo

Choose one pilgrim from the General Prologue and write a 200-word analysis in English that never uses the verb « to describe ». State which estate the pilgrim belongs to, or state that the three-estate scheme has no slot for them. Quote in Middle English ONE phrase in which the narrator approves, and ONE concrete detail that the approval does not account for; keep both quotations under six words and set them inside your own sentences. Then say, in a single sentence, what the reader is left to conclude and what the text never states. Close by naming the genre of the tale that pilgrim tells (romance, fabliau, exemplum, sermon) and explaining in one line how the tale fits the teller.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

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Fonti: The Canterbury Tales, testo in Middle English (ed. W. W. Skeat, « Chaucer's Works », vol. IV) (Project Gutenberg) · The Canterbury Tales, and Other Poems (testo integrale in inglese moderno) (Project Gutenberg) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05
§ 05

Generi medievali: romance e ballata#

~16 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-origini-medioevo — Generi: epica, romance, ballata, narrativa di pellegrinaggioINOSA-inglese-cultura-quinquennio — Analizzare e confrontare testi letterari nella loro specificità formaleINEsame di Stato — colloquio: analisi del materiale proposto e argomentazione in lingua

Punti chiave

Il Medioevo inglese produce due generi narrativi che si somigliano pochissimo e che quasi mai vengono studiati insieme come andrebbero: il «romance», forma importata dal continente e messa per iscritto fin dal suo primo apparire, e la ballata, forma orale e anonima i cui testi sono più giovani di tre o quattro secoli rispetto alla vita che essa aveva nel canto. Dire che entrambi sono medievali è vero e ingannevole. Il romance è medievale nel senso in cui lo è una cattedrale: è stato costruito allora e allora è stato scritto. La ballata lo è nel senso in cui lo è una ricetta di famiglia: allora si cantava, ma il foglio che la conserva è di ieri. All'Esame di Stato questa distinzione non è erudizione, perché è ciò che permette di rispondere alla domanda che il commissario fa quando la risposta è già finita: «e come lo sappiamo?».
Conviene partire dalla parola. «Romance» non designava all'origine un genere ma una lingua: viene dall'antico francese «romanz», cioè «in volgare romanzo» e non in latino. «Mettre en romanz» significava voltare nella lingua di tutti un testo che stava in latino, e solo in un secondo tempo il nome della lingua è passato al tipo di racconto che in quella lingua si faceva. Il genere si forma in Francia nella seconda metà del XII secolo e trova in Chrétien de Troyes il suo modello: narrazioni in versi di cavalieri erranti, di prove, di meraviglie e di un amore che è insieme il motore e l'ostacolo dell'avventura. Sul finire dello stesso secolo il poeta piccardo Jean Bodel ordina il repertorio in tre «materie», di Bretagna, di Francia e di Roma, cui la critica moderna aggiunge la materia d'Inghilterra con le storie ancestrali insulari come «King Horn» e «Havelok the Dane» (Fig. 9). Di tutte, l'Inghilterra fa propria in modo duraturo soltanto la prima, quella arturiana.

Le materie del romance

Le materie del romanceDiagramma ad albero, 8 percorsi, Dati: Materia di Bretagna → Artù · Tavola Rotonda; Materia di Bretagna → Sir Gawain, 1360 ca.; Materia di Francia → Carlo Magno · Orlando; Materia di Francia → Chansons de geste; Materia di Roma → Troia · Tebe · Enea; Materia di Roma → Alessandro Magno; Materia d'Inghilterra → King Horn · Havelok; Materia d'Inghilterra → Guy of WarwickMateria di BretagnaMateria di FranciaMateria di RomaMateria d'InghilterraIl romanceArtù · Tavola RotondaSir Gawain, 1360 ca.Carlo Magno · OrlandoChansons de gesteTroia · Tebe · EneaAlessandro MagnoKing Horn · HavelokGuy of Warwick
Fig. 9Le prime tre materie sono quelle enumerate dal poeta piccardo Jean Bodel alla fine del XII secolo; la quarta, le storie ancestrali inglesi, è una categoria aggiunta dalla critica moderna. Solo la materia di Bretagna diventa patrimonio duraturo della letteratura inglese.
Fig. 9 ↓
Il codice sentimentale del romance si chiama comunemente «amor cortese» (courtly love), ma la formula va maneggiata con una cautela che al colloquio fa impressione: non è medievale. La coniò nel 1883 il filologo Gaston Paris; i testi del XII secolo dicono «fin'amor». Sotto l'etichetta sta comunque un modello preciso: la dama è di rango superiore e spesso sposata, il cavaliere la serve come un vassallo serve il proprio signore, il desiderio si alimenta della distanza e si misura in prove d'arme e di lealtà. Andrea Cappellano lo codificò nel «De amore» (1185 circa), con un'ironia che gli studenti raramente sospettano. Sul piano narrativo il romance possiede invece una sola architettura, ed è quella che va riconosciuta: partenza dalla corte, prova in un mondo che obbedisce a regole diverse, ritorno alla corte con un protagonista cambiato. Il romance non racconta una vittoria, racconta un'educazione.
«Sir Gawain and the Green Knight» è il capolavoro inglese della materia di Bretagna ed è il testo su cui l'intero argomento si tiene insieme. È anonimo, composto fra il 1360 e il 1400 circa nel dialetto delle Midlands nord-occidentali, e sopravvive in un unico manoscritto, il Cotton Nero A.x oggi alla British Library, insieme ad altri tre poemi dello stesso autore («Pearl», «Cleanness», «Patience»). Conta 2.530 versi distribuiti in 101 strofe: lunghe lasse allitterative, ciascuna chiusa dal «bob and wheel», un verso brevissimo seguito da quattro versi di tre accenti, rimati insieme secondo lo schema ababa. Il punto che l'esame premia è però cronologico. Questo poema è contemporaneo dei «Canterbury Tales», eppure è scritto nel sistema metrico germanico che la conquista normanna avrebbe dovuto seppellire: appartiene all'«Alliterative Revival», la fioritura tardo-trecentesca del verso allitterativo nelle regioni lontane da Londra, alla quale appartiene anche il «Piers Plowman» di William Langland. Il verso allitterativo non era morto e non era arretrato: era semplicemente altrove. Un secolo più tardi Thomas Malory raccoglierà l'intera materia arturiana in prosa inglese nel «Le Morte Darthur», che William Caxton stampa nel 1485, e il romance entrerà nel libro a stampa proprio mentre cessa di essere una forma viva.
La ballata («ballad») risponde a un pubblico diverso e lo fa con mezzi opposti. La sua unità è la «ballad stanza»: una quartina in cui il primo e il terzo verso portano quattro accenti mentre il secondo e il quarto ne portano tre, con rima soltanto fra il secondo e il quarto, cioè lo schema ABCB. Chi si limita a dire «strofe di quattro versi» non ha detto nulla, perché quattro versi li ha anche la quartina del sonetto: la ballata si riconosce dall'alternanza 4-3-4-3 e dal fatto che la rima cade una volta sola. A questa misura si aggiunge un repertorio di procedimenti nati per la voce e per la memoria: il «refrain», che ritorna identico e concede al cantore il tempo di ricordare; l'«incremental repetition», per cui una strofa ripete la precedente cambiando pochissime parole e facendo avanzare di un passo la vicenda; le formule fisse come «the blude-reid wine» o «the milk-white steed», che sono mattoni prefabbricati e non invenzioni d'autore; e il dialogo, che sostituisce quasi del tutto la descrizione.
Il tratto che più conta, e su cui si sbaglia di più, è la trasmissione. Una ballata tradizionale non ha autore, e attribuirne una a un poeta è un errore di categoria prima ancora che un'imprecisione. Esiste invece in varianti, perché ogni cantore la rifà, tanto che le edizioni moderne stampano dello stesso racconto anche dieci o quindici versioni siglate con lettere. La documentazione scritta arriva tardissimo (Fig. 10). Il testo più antico conservato, «Judas», sta in un manoscritto duecentesco del Trinity College di Cambridge ed è un caso isolato; il repertorio che si studia a scuola proviene invece dalle grandi raccolte moderne, cioè le «Reliques of Ancient English Poetry» del vescovo Thomas Percy (1765), la «Minstrelsy of the Scottish Border» di Walter Scott (1802-1803) e infine le «English and Scottish Popular Ballads» di Francis James Child (1882-1898), che numerano 305 racconti e forniscono la sigla con cui ancora oggi le ballate si citano: «Lord Randal» è Child 12, «Sir Patrick Spens» è Child 58.

Quando i due generi entrano nello scritto

Quando i due generi entrano nello scrittoLinea del tempo da 1100 a 1920, 1155: Wace: Tavola Rotonda, 1225: King Horn, 1360: Sir Gawain, 1485: Caxton stampa Malory, 1765: Percy, Reliques, 1882: Child, 305 ballate, 1100–1225: Romance in francese, 1225–1500: Romance in inglese, 1500–1765: Ballate non raccolte, 1765–1920: Ballate raccolte11001920d.C.Romance infranceseRomance in ingleseBallate nonraccolteBallate raccolte1155Wace: TavolaRotonda1225King Horn1360Sir Gawain1485Caxton stampaMalory1765Percy, Reliques1882Child, 305ballate
Fig. 10Le fasce sotto l'asse indicano in quale lingua e in quale forma il repertorio è documentato. Il romance è scritto fin dal principio; la ballata attende Thomas Percy (1765) e Francis James Child (1882-1898) per avere un'edizione, benché fosse cantata da secoli.
Fig. 10 ↓
Le ballate non sono un fenomeno britannico ma europeo, e su questo un candidato italiano ha un vantaggio da spendere. Child accompagna «Lord Randal» con un commento comparativo che allinea versioni tedesche, olandesi, svedesi, danesi, ungheresi e catalane della medesima storia, e annota che nessuna delle versioni scozzesi in suo possesso risaliva a più di un secolo prima di lui, mentre la parente italiana, «L'Avvelenato», compare già in una stampa popolare veronese del 1629 con un attacco che è il gemello di quello inglese: «Dov'andastu iersera, figliuol mio ricco, savio e gentile?». L'esempio dimostra due cose in una riga sola: che la ballata è materiale internazionale, e che la data del foglio non è la data del canto.
Nessuno dei due generi si esaurisce nel Medioevo, ed è qui che l'argomento smette di essere archeologia. La raccolta di Percy è il libro da cui il Romanticismo inglese riprende la ballata: le «Lyrical Ballads» di Wordsworth e Coleridge (1798) ne adottano il nome e la misura, «The Rime of the Ancient Mariner» ne imita perfino le grafie arcaiche, «La Belle Dame sans Merci» di Keats ne accorcia l'ultimo verso per lasciare la strofa sospesa. Il romance cavalleresco rientra per la stessa via, dal «Castle of Otranto» di Horace Walpole (1764), sottotitolato «A Gothic Story», fino al medioevo dei Preraffaelliti e agli «Idylls of the King» di Tennyson. Il Medioevo che l'Ottocento ama non è quello che gli storici ricostruiscono: è quello che Percy e Scott gli avevano consegnato in versi.

Vocabolario

→ Schede
  • romanzo cavalleresco/roˈmandzo kavalleˈresko/(chivalric) romanceFalso amico pericoloso: l'inglese «romance» qui non significa storia d'amore.
  • amor cortese/aˈmor korˈteːze/courtly loveEtichetta critica del 1883; i testi medievali dicono «fin'amor».
  • cerca/ˈtʃerka/quest«La cerca del Graal» = the quest for the Grail; mai «research».
  • ballata popolare/balˈlaːta popoˈlaːre/traditional ballad, popular balladDa non confondere con la ballata italiana, che è una forma metrica con ripresa.
  • quartina di ballata/kwarˈtiːna di balˈlaːta/ballad stanzaAccenti 4-3-4-3, rima solo fra il secondo e il quarto verso (ABCB).
  • ritornello/ritorˈnɛllo/refrain, burden
  • ripetizione progressiva/ripetitˈtsjoːne proɡresˈsiːva/incremental repetitionLa strofa ripete la precedente cambiando poche parole e facendo avanzare la storia.
  • verso allitterativo/ˈvɛrso allitteraˈtiːvo/alliterative lineIl metro germanico di «Beowulf», risorto nel Trecento con l'Alliterative Revival.
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Esempio svolto

La forma al lavoro in «Sir Patrick Spens»

Read the opening stanza and stanzas 7-10 of the traditional ballad «Sir Patrick Spens» (Child 58, in the text Thomas Percy printed in the «Reliques» of 1765) and show how the ballad form itself does the work of narration. — «The king sits in Dumferling toune, / Drinking the blude-reid wine: / "O whar will I get guid sailor, / To sail this schip of mine?"» […] «"Late late yestreen I saw the new moone, / Wi the auld moone in hir arme, / And I feir, I feir, my deir master, / That we will cum to harme." // O our Scots nobles wer richt laith / To weet their cork-heild schoone; / Bot lang owre a' the play wer playd, / Thair hats they swam aboone. // O lang, lang may their ladies sit, / Wi thair fans into their hand, / Or eir they se Sir Patrick Spence / Cum sailing to the land. // O lang, lang may the ladies stand, / Wi thair gold kems in their hair, / Waiting for thair ain deir lords, / For they'll se thame na mair.»

  1. 01Scandire la prima strofa

    Si segnano gli accenti forti: «The KING sits IN dumFERling TOUNE» ne ha quattro, «DRINking the BLUDE-REID WINE» ne ha tre, e i due versi successivi ripetono la coppia. L'alternanza è dunque 4-3-4-3. Le uscite sono toune, wine, sailor, mine: rimano solo il secondo e il quarto verso, cioè lo schema ABCB. È la ballad stanza, e in inglese va nominata così.

  2. 02Osservare l'attacco

    Non c'è esposizione. Il re è già seduto, sta già bevendo, e alla terza riga già parla. Nessuno viene presentato, nessun luogo descritto, nessuna data fornita. La ballata comincia in medias res e passa quasi subito al discorso diretto, perché la voce cantata non può permettersi un antefatto.

  3. 03Riconoscere le formule

    «Blude-reid wine» non è un'immagine inventata per questo testo: è un epiteto fisso che ricorre in tutto il repertorio, come «milk-white steed». Al cantore non costa memoria e al pubblico segnala in tre parole un ambiente di corte. Va indicato come formula tradizionale, non come scelta stilistica individuale.

  4. 04Misurare il salto narrativo

    Fra la settima strofa, dove il presagio della luna nuova con la luna vecchia in braccio annuncia la tempesta, e l'ottava, dove i cappelli dei nobili galleggiano sull'acqua, il naufragio avviene e non viene mai raccontato. La ballata scavalca l'evento e si ferma sulla conseguenza: è il procedimento noto come «leaping and lingering». Nessun narratore interviene a spiegare, e il vuoto è il mezzo espressivo.

  5. 05Seguire la ripetizione progressiva

    La nona e la decima strofa sono quasi identiche, ma cambiano poche parole: le dame passano da «sit» a «stand», i ventagli diventano pettini d'oro. Lo scarto minimo porta tutto il peso, perché la seconda strofa chiude la frase che la prima aveva lasciato aperta: «Or eir they se Sir Patrick Spence» diventa «For they'll se thame na mair». È l'incremental repetition, e qui trasforma un'attesa nella notizia di una morte.

Risultato: La forma esegue il racconto al posto del narratore: la quartina 4-3-4-3 in rima ABCB detta il passo, l'attacco in medias res elimina l'antefatto, le formule fisse alleggeriscono la memoria del cantore, il salto sopra il naufragio produce lo scarto tragico che nessuno commenta e la ripetizione progressiva finale converte l'attesa in lutto. È esattamente ciò che un romance, con il suo narratore che spiega e giudica, non farebbe mai: la conseguenza è che i due generi non si confrontano per contenuto ma per canale.

Obiettivo Maturità

  • L'operatore «confronta» è quello che questo argomento attira: la comparazione fra romance e ballata va condotta su assi dichiarati (pubblico, forma metrica, presenza o assenza di un narratore, canale di trasmissione) e va chiusa dicendo PERCHÉ i due generi divergono, cioè che rispondono a committenti e a canali diversi. Un elenco di tratti affiancati non risponde alla consegna.
  • L'operatore «classifica» può arrivare al colloquio sotto forma di un breve testo medievale non identificato: si contano gli accenti di due versi e si guarda dove cade la rima. Alternanza 4-3-4-3 con rima ABCB significa ballata; il verso lungo tenuto insieme dall'allitterazione significa epica o romance allitterativo. Sono venti secondi che decidono l'intera risposta.
  • L'osservazione di maggior valore dell'intero argomento è che «Sir Gawain and the Green Knight» è contemporaneo dei «Canterbury Tales» pur essendo scritto in verso allitterativo: va detta in inglese e va usata per «contestualizzare», perché dimostra che il candidato conosce la geografia letteraria e non solo la cronologia.
  • Nella seconda prova del Liceo Linguistico un brano di ballata chiede di nominare in inglese i procedimenti tecnici (ballad stanza, refrain, incremental repetition, oral transmission) e di spiegarne l'effetto sul lettore. Tradurre o riassumere il contenuto della vicenda non produce punteggio sulla griglia di analisi.
  • L'operatore «collega» trova qui uno dei suoi appoggi più solidi: Percy e Scott portano la ballata dentro le «Lyrical Ballads» e il gusto medievale dentro il romanzo gotico. Preparare questo passaggio significa avere pronto un collegamento fra il primo e il quarto anno di programma.

Errori frequenti

  • Usare «romance» nel senso moderno di storia d'amore. Nel Medioevo la parola indica il racconto d'avventura cavalleresca, e l'amore ne è solo un ingrediente. In inglese una storia d'amore è «a love story», e «romance novel» è una categoria editoriale contemporanea che non ha nulla a che vedere con il genere medievale.
  • Attribuire una ballata tradizionale a un autore. Sono anonime per definizione e sopravvivono in varianti: la forma corretta di citazione è il numero di Child («Lord Randal», Child 12), non «scritta da». Un autore lo hanno soltanto le ballate d'arte ottocentesche, che sono un'altra cosa.
  • Chiamare «border ballads» «Lord Randal» e «Sir Patrick Spens». Le border ballads sono le ballate storiche del confine anglo-scozzese, come «Kinmont Willie», «The Battle of Otterburn» o «Johnie Armstrong». «Lord Randal» è una tragedia domestica di avvelenamento con parenti in mezza Europa, e «Sir Patrick Spens» è una ballata scozzese di naufragio ambientata fra Dunfermline e Aberdour.
  • Definire la ballad stanza come «una strofa di quattro versi». La definizione esatta è quattro versi con accenti 4-3-4-3 e rima soltanto fra il secondo e il quarto (ABCB). La differenza è verificabile: «Lord Randal», che pure è una ballata celebre, NON usa la ballad stanza, perché i suoi versi sono lunghi e costruiti su domanda, risposta e ritornello.
  • Credere che il verso rimato di Chaucer abbia sostituito quello allitterativo. I due sistemi convivono: «Sir Gawain and the Green Knight» è coevo dei «Canterbury Tales» ed è allitterativo. La formula corretta è che l'Alliterative Revival fiorisce ACCANTO a Chaucer, nelle regioni occidentali e settentrionali, non prima di lui.

Approfondimento

Un approfondimento serio parte dalla forma di «Sir Gawain and the Green Knight». Ogni strofa è una lassa di versi allitterativi lunghi, di numero variabile, sigillata dal «bob and wheel»: il «bob» è un verso di due sillabe e un solo accento, la «wheel» sono quattro versi di tre accenti, e i cinque insieme rimano ababa. La struttura serve la trama, perché il bob interrompe il flusso descrittivo e la wheel dà la stoccata narrativa. Sul piano tematico il poema intreccia due motivi folclorici indipendenti, il «beheading game» (il patto del colpo scambiato) e la «temptation» (le tre visite della dama), e li salda con il patto degli scambi di guadagno, così che ogni bacio ricevuto in camera debba essere reso al padrone di casa la sera. Il pentangolo dipinto sullo scudo, «endless knot» delle cinque virtù, dichiara una perfezione che la vicenda smentisce di poco: Gawain trattiene la cintura verde per salvarsi la vita e torna alla corte con una cicatrice e una confessione. Che Artù trasformi quella cintura in un'insegna collettiva, ridendo, misura la distanza fra la coscienza del protagonista e la leggerezza della corte, ed è il motivo per cui il poema si legge come celebrazione e insieme come critica dell'ideale cavalleresco. Sul versante della ballata, conviene distinguere la ballata tradizionale (orale, anonima, in varianti) dalla «broadside ballad» stampata su foglio volante e venduta per strada già nel Cinquecento, che è merce urbana e spesso d'occasione. Il repertorio tradizionale si descrive con l'estetica del «leaping and lingering», con i «commonplaces» (le formule migranti da un testo all'altro) e con una narrazione impersonale che non entra mai nelle teste. Sul versante filologico va conosciuto il «Percy Folio», il manoscritto secentesco da cui Thomas Percy trasse buona parte delle «Reliques» del 1765, e va tenuto presente che Percy ritoccò i suoi testi: la filologia rigorosa comincia con Child, che stampa tutte le varianti in suo possesso e discute i paralleli europei. Infine una cautela storica che vale come esercizio critico: Child stesso osserva che nessun personaggio storico di nome Patrick Spens è collegabile ai fatti narrati, e conclude che la ballata «può essere storica, oppure no». Una ballata non è un documento, è una tradizione.

§ 05

Ripasso attivo

Take «Sir Patrick Spens» (Child 58) and «Sir Gawain and the Green Knight» and write a 200-word comparison in English WITHOUT summarising either story. Organise it on four axes — audience, verse form, narrator, transmission — and for each axis quote three or four words from one of the texts as your evidence. Close with a single sentence explaining why the two genres reached the printed page four centuries apart, and what that tells you about how we know medieval literature at all.

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Fonti: Sir Gawayne and the Green Knight, edizione di Richard Morris dal manoscritto Cotton Nero A.x (Project Gutenberg) · Francis James Child, The English and Scottish Popular Ballads, vol. 1 (Project Gutenberg) · Ballata — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

Verificato · 07/2026 · Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Old English e l'epica: Beowulf◐
    • 02Contesto storico: dalle invasioni alla conquista normanna○
    • 03Middle English e la lingua di Chaucer◐
    • 04Chaucer: The Canterbury Tales e il ritratto sociale●
    • 05Generi medievali: romance e ballata◐

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Le origini e il Medioevo (Old and Middle English, Chaucer)

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Riferimenti e fonti

Fonti

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Beowulf — Enciclopedia on line
  • Normanni — Enciclopedia on line
  • Anglosassoni — Enciclopedia on line
  • Chaucer, Geoffrey — Enciclopedia on line
  • Ballata — Enciclopedia on line

Project Gutenberg

  • Beowulf: An Anglo-Saxon Epic Poem (traduzione inglese di J. Lesslie Hall)
  • The Canterbury Tales, testo in Middle English (ed. W. W. Skeat, « Chaucer's Works », vol. IV)
  • The Canterbury Tales, and Other Poems (testo integrale in inglese moderno)
  • Sir Gawayne and the Green Knight, edizione di Richard Morris dal manoscritto Cotton Nero A.x
  • Francis James Child, The English and Scottish Popular Ballads, vol. 1

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

Academy of American Poets (poets.org)

  • Glossary of Poetic Terms

Vedi anche

  • Analisi e interpretazione del testo letterario (poesia, prosa, dramma)Gli strumenti che questo argomento chiede di usare: scansione metrica, schema rimico, voce narrante, contestualizzazione.
  • Il Rinascimento e il teatro elisabettiano (Shakespeare)Il passo immediatamente successivo: il verso accentuativo-sillabico di Chaucer diventa il blank verse del teatro.
  • Il Romanticismo (poesia e romanzo gotico)Dove ballata e Medioevo tornano a essere vivi: Percy e Scott alimentano le «Lyrical Ballads» e il gusto gotico.

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Analisi e interpretazione del testo letterario (poesia, prosa, dramma)

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