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Nel primo Novecento, di fronte all'ascesa dei totalitarismi, alla società di massa e a un progresso scientifico capace tanto di liberare quanto di soggiogare, il romanzo inglese elabora un genere di straordinaria forza critica: la distopia. Da «Brave New World» (1932) di Aldous Huxley a «Nineteen Eighty-Four» (1949) e «Animal Farm» (1945) di George Orwell, l'«anti-utopia» proietta sul futuro o sull'allegoria gli incubi del presente, denunciando il controllo del potere sull'individuo, la manipolazione del linguaggio e la perdita della libertà. L'appunto ricostruisce il genere, le due grandi linee — la distopia del terrore e quella del piacere — e i temi del potere, del linguaggio e della libertà, con costante attenzione all'analisi del testo letterario in lingua inglese richiesta dall'Esame di Stato.
4 sezioni~84 min di lettura4 competenzeVerificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi del Liceo si richiede di riconoscere i caratteri del genere distopico e di analizzare almeno un'opera di Orwell e una di Huxley nei temi del potere, del linguaggio e della libertà, contestualizzandole nei totalitarismi del Novecento.
livello avanzato
Nel Liceo Linguistico (e negli approfondimenti di indirizzo) si chiede un confronto critico più articolato — fra la distopia «del terrore» di Orwell e quella «del piacere» di Huxley — con analisi puntuale della lingua dei testi e collegamenti intertestuali e interdisciplinari (storia, filosofia, scienze sociali, anche in prospettiva CLIL).
Profondità di lettura: Approfondimento
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4 sezioni20 punti chiave0 formule20 errori tipici
Che cosa il testo chiede al lettore
Il canone del genere e le due guerre
Vocabolario
→ SchedeAl colloquio la commissione riassume la trama di «Lord of the Flies» — ragazzi inglesi soli su un'isola, un capo, una caccia, una vittima — e chiede: «is this a dystopia?». Costruisci la risposta in cinque mosse e chiudi con una frase in inglese che l'interrogante possa trascrivere.
Prima di rispondere si dichiara il criterio, altrimenti la risposta è un'opinione. Il criterio è ciò che il testo chiede al lettore: l'utopia chiede di desiderare il mondo che descrive, la distopia di impedirlo. Dichiararlo per primo mostra che la classificazione che seguirà è un ragionamento e non un ricordo.
Si passa alla prima condizione: esiste una società descritta per intero e funzionante? Sull'isola no. Non c'è un potere organizzato che distribuisca il cibo, assegni il lavoro, sorvegli e punisca; non c'è apparato che produca consenso e non c'è storia riscritta. Ciò che c'è è un ordine improvvisato che nasce e si disfa sotto gli occhi del lettore.
Si passa alla terza condizione, quella decisiva. Il romanzo non chiede di impedire un assetto politico: chiede di riconoscere in se stessi ciò che i ragazzi diventano quando nessuno guarda. La richiesta è di autoconoscenza, non di rifiuto, e questo colloca il libro fuori dal genere anche se ne condivide il tono.
Detto che cosa il libro non è, si dice che cosa è: una favola morale sulla natura umana, costruita come esperimento — si tolgono gli adulti e si osserva. Il pessimismo non è un criterio di appartenenza, e confonderlo con la definizione è l'errore che questa mossa evita.
«Golding's island has no state to obey, and the novel asks its reader to recognise something, not to prevent it: it is a fable about human nature, not a dystopia.» Una frase così, detta dopo le due verifiche, dimostra che il candidato possiede una definizione operativa e non un elenco.
Risultato: La risposta corretta è che «Lord of the Flies» non è una distopia, e la ragione non è la sua ambientazione ma il fatto che manchino lo Stato da rifiutare e la richiesta di rifiuto. Rispondere così vale più di una classificazione esatta: dimostra che la definizione è uno strumento che il candidato sa usare su un testo che non ha preparato.
Un compagno apre il proprio elaborato così: «la distopia è la previsione di un futuro dominato dalla tecnologia». Stabilisci che cosa in quella frase è falso, che cosa è soltanto impreciso, e riscrivila in modo che regga davanti a chi ha i due romanzi aperti.
La frase contiene un errore di funzione — «previsione» — e un errore di oggetto — «la tecnologia». Sono indipendenti l'uno dall'altro e vanno corretti separatamente, perché correggendone uno solo si ottiene una frase ancora sbagliata a metà.
Le date fanno il lavoro da sole. «Brave New World» è del 1932, dentro la Depressione e nel pieno del dibattito europeo sulla produzione in serie e sull'eugenetica; «Nineteen Eighty-Four» è del 1949, quattro anni dopo la guerra e con il razionamento ancora in vigore. Un libro che discute il proprio decennio non lo predice.
Si applica la sottrazione. Tolto il teleschermo, resta un potere che vuole essere obbedito; tolto il laboratorio, restano cittadini che non desiderano nulla di diverso da ciò che è stato loro assegnato. L'argomento sopravvive alla sparizione delle macchine, quindi le macchine non sono il tema.
«A dystopia describes a society that works and asks its reader to refuse it; it argues about the decade in which it was written, and technology is its instrument, never its subject.» La nuova frase dice di più della prima e non può essere smentita aprendo il libro.
Risultato: La correzione non toglie il futuro alla distopia, gli cambia funzione: il futuro non è ciò che il romanzo prevede, è la distanza da cui costringe a esaminare il presente. Chi sa dire questa differenza in una frase ha in mano la definizione che tutta la sezione costruisce.
Hai in mano un libro ambientato in un futuro cupo, e la domanda è se sia una distopia. Non rispondere con un elenco di caratteristiche: un elenco si lascia soddisfare da testi che distopie non sono. Serve una prova sola, e si applica in quattro passaggi.
La prova è questa: che cosa il testo chiede a te che lo leggi. L'utopia ti chiede di desiderare il mondo che descrive. La distopia ti chiede di impedirlo. Tienila come domanda di apertura, perché tutto il resto ne discende.
Prima condizione: la società funziona? Cerca le istituzioni, il lavoro, il cibo, il divertimento, la riproduzione, la lingua. Se il sistema regge e proprio per questo schiaccia chi lo abita, sei nel genere giusto. L'orrore di una distopia non è il crollo, è il funzionamento.
Seconda condizione: quel mondo assomiglia al tuo? Non nei dettagli tecnici, ma nelle tendenze. Una distopia è il presente portato fino in fondo, ed è per questo che invecchia insieme al proprio decennio e non insieme alla propria tecnologia.
Terza condizione: ti viene chiesto un rifiuto? Di norma il testo te lo chiede mettendoti davanti qualcuno che tenta di sottrarsi e non ci riesce. Se il finale amaro ti lascia con un compito, e non solo con una malinconia, la terza condizione è soddisfatta.
Ora i confini. Con la fantascienza si usa la sottrazione: togli la tecnologia e guarda se l'argomento regge. Il teleschermo di Orwell conta perché dall'altra parte c'è qualcuno che guarda, non perché sia uno schermo. Tolta la tecnica, resta l'argomento sull'obbedienza.
Con il post-apocalittico si cerca lo Stato: là l'ordine è crollato, qui si è indurito. E con la satira non si sceglie affatto, perché la satira è il modo in cui la distopia è quasi sempre scritta: «Animal Farm» esce nel 1945 con il sottotitolo «A Fairy Story», e l'etichetta del genere non è degli autori ma della critica.
Provala su un caso vicino. «Lord of the Flies», 1954: un'isola, non uno Stato, e al lettore si chiede di riconoscere qualcosa in se stesso, non di impedirlo. Non è una distopia, ed è utile proprio per questo. Poi guarda le date dei due romanzi maggiori, 1932 e 1949: nessuno dei due prevede niente, tutti e due discutono il decennio in cui sono stati scritti.
Errori frequenti
Approfondimento
Il problema del nome merita di essere guardato da vicino, perché è un buon esercizio di storia della critica e perché in sede di colloquio si può usare come apertura. In inglese «dystopia» e «anti-utopia» circolano da tempo come sinonimi approssimativi; in italiano il termine è entrato tardi e la lessicografia lo registra ancora con esitazione: l'enciclopedia continua a trattare la materia sotto «utopia», cioè sotto il nome del genere che la distopia rovescia. Questa asimmetria non è un dettaglio erudito. Dice che il genere è stato riconosciuto prima di essere battezzato, e che i suoi autori lavoravano dentro una tradizione — quella dei libri che descrivono per intero una società immaginata — senza disporre dell'etichetta con cui li classifichiamo. È la stessa situazione dei «romantici», che non si chiamarono così, e del «compromesso vittoriano», formula coniata dopo i fatti che descrive. La conseguenza pratica è una regola di scrittura: si dice sempre che cosa il libro fa, e solo dopo come la critica lo ha chiamato. Un secondo approfondimento riguarda l'unico strumento teorico che vale la pena portare all'esame. La teoria della fantascienza — la formula si deve a Darko Suvin — descrive questi testi attraverso lo «straniamento cognitivo»: il testo introduce un elemento che il mondo del lettore non contiene e poi lo tratta con rigore, obbligando a guardare con occhi nuovi ciò che si credeva di conoscere. Applicata alla distopia, la formula spiega perché il futuro non sia mai il tema: è la condizione che rende esaminabile una tesi sul presente, perché un lettore accetta di studiare in un mondo immaginario ciò che nel proprio difenderebbe per abitudine. Merita infine un capitolo a parte la storia editoriale di «We». Zamjatin lo scrive nel 1921 e il romanzo esce dapprima altrove e in un'altra lingua, in inglese, nel 1924: un libro sul controllo dello Stato sull'individuo che per essere letto deve uscire dal paese in cui è stato scritto. Non è un aneddoto, è una prova che il genere descrive qualcosa che stava già accadendo intorno a chi lo scriveva — e il modo più rapido per smontare, in tre frasi, l'idea che la distopia sia un esercizio di immaginazione sul futuro.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English answering this question: «a newspaper review calls a new novel dystopian because it is set in a bleak future ruled by machines. Is that enough?» Do four things, in this order: state the test the genre actually turns on — what the text asks of its reader; give the three conditions and check the reviewer's description against each of them; name one work that is dark, is about power, and still fails the test, and say precisely which condition it fails; and close with one sentence a listener could write down. Two constraints: you may not use the word «prophecy» anywhere in your answer, and you may not define the genre by listing its features, because a list can be satisfied by a book that is not a dystopia at all.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Utopia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Fantascienza — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Satira — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
I quattro ministeri di Oceania
Quante volte il romanzo nomina i propri congegni
Vocabolario
→ SchedeAl colloquio la commissione chiede: «Nineteen Eighty-Four is famous for Big Brother. What does the novel actually put at the centre of the State?» Costruisci la risposta in cinque mosse e chiudila con una frase in inglese che l'esaminatore possa trascrivere.
Nel testo «telescreen» ricorre 108 volte, «Big Brother» 68. Il libro nomina lo strumento assai più spesso della faccia, e il dato serve a dichiarare subito la tesi: Oceania non è governata da un uomo ma da un apparato. È verificabile e mette la risposta su un terreno che l'interrogante non si aspetta.
Ministry of Truth, Ministry of Peace, Ministry of Love, Ministry of Plenty, con le competenze che il testo dichiara: notizie, spettacolo, istruzione e belle arti; la guerra; l'ordine pubblico; gli affari economici. In Neolingua Minitrue, Minipax, Miniluv, Miniplenty.
Ciascuno dei quattro nomi dice il contrario di ciò che l'ufficio fa. L'inversione non è un vezzo satirico: è operativa, perché chi vuole accusare il Ministero della Verità di mentire deve prima disporre di una parola per dirlo, e il nome gliela toglie.
Il Ministry of Plenty aveva promesso in febbraio, con «a categorical pledge», che nel 1984 la razione di cioccolato non sarebbe stata ridotta; la razione passa da trenta grammi a venti, e in ventiquattr'ore la popolazione manifesta per ringraziare Big Brother di averla alzata a venti. Il verbo d'ufficio per l'operazione è «rectify».
«Oceania is governed by four Ministries whose names invert their functions: what rules is the machine, not the face on the poster.» Detta dopo il conteggio e dopo la prova del cioccolato, questa riga mostra che il candidato ha letto il romanzo e non la sua fama.
Risultato: La risposta corretta non nega la centralità di Big Brother, la spiega: il ritratto è l'interfaccia di un apparato di uffici, schermi e archivi, e il romanzo lo dimostra con un episodio minimo — lo stesso numero, venti grammi, che è un taglio un giorno e un aumento il giorno dopo — senza bisogno di alcuna scena di violenza.
Un compagno scrive nel tema: «In the end Winston is caught by the Thought Police and shot in the Ministry of Love.» Decidi che cosa è vero, che cosa non lo è, e riscrivi la frase in modo che regga davanti a un lettore che ha il libro aperto.
Il romanzo non narra alcuna esecuzione. Winston siede in un caffè, sente il telescreen, e la pallottola compare dentro una fantasia: «The long-hoped-for bullet was entering his brain». Le ultime parole del libro sono «He loved Big Brother». L'arresto e il Ministry of Love sono avvenuti molto prima.
La Stanza 101 è il luogo in cui il cedimento avviene. O'Brien la definisce così: «The thing that is in Room 101 is the worst thing in the world», e aggiunge che quella cosa «varies from individual to individual». È una tortura su misura, non un supplizio uguale per tutti.
Winston obbediva già prima: lavorava al Ministry of Truth e rettificava documenti ogni giorno. Ciò che il Partito non aveva ottenuto era l'adesione interiore, e il romanzo si chiude esattamente su quella. Chi scrive «defeated» descrive il punto di partenza, non il punto d'arrivo.
«Winston is broken in Room 101, where the Party uses his own worst fear against him; the novel does not show his execution but ends on his conversion — the last four words are He loved Big Brother.» La frase dice di più dell'originale e non può essere smentita aprendo il libro.
Risultato: La correzione non toglie durezza al finale, la sposta dove il testo la mette: il romanzo non termina con un corpo eliminato ma con una mente conquistata, e questa è la ragione per cui il confronto con Huxley — dove il dissenso non viene spezzato ma reso indesiderabile — è un confronto fra due metodi e non fra due gradi di pessimismo.
Errori frequenti
Approfondimento
Da questa sezione conviene ricavare uno strumento, e lo strumento è una griglia di tre colonne che si applica a qualunque distopia. Per ogni congegno si scrivono tre cose: che cosa fa, che cosa toglie, che cosa rende impossibile. Il telescreen fa vedere e sentire; toglie il momento privato; rende impossibile la certezza di non essere osservati — ed è la terza colonna, non la prima, a produrre l'obbedienza. Il memory hole fa sparire i documenti; toglie la prova materiale; rende impossibile la smentita, perché per smentire occorre un foglio che nessuno ha più. La Neolingua contrae il lessico; toglie i significati secondari; rende impossibile formulare l'eresia, dato che un concetto senza parola resta, nei termini dell'Appendice, «nameless». La Stanza 101 applica al singolo la sua paura peggiore; toglie l'ultima riserva personale; rende impossibile conservare un residuo di sé da opporre al Partito. Compilata così, la griglia produce da sola il confronto con Huxley: le prime due colonne cambiano poco, la terza cambia tutto, perché in «Brave New World» ciò che diventa impossibile non è dire di no, ma desiderare di dirlo. Resta la questione dell'Appendice, ed è dove una risposta buona si distingue da una eccellente. A rigore «Nineteen Eighty-Four» ha due finali: quello di Winston e un trattato di linguistica che parla della Neolingua al passato, in un inglese che la Neolingua non ha toccato. Su che cosa questo significhi la critica discute da decenni, e la tentazione è concludere che il regime di Oceania sia dunque caduto. Il testo non lo dice. Ciò che si può affermare è che nella lingua dell'Appendice la Neolingua non ha vinto; ciò che non si può affermare è che Orwell abbia inteso dircelo. Chi scrive «l'Appendice parla della Neolingua al passato» sta leggendo; chi scrive «Orwell suggerisce che il Partito è caduto» sta interpretando senza dichiararlo, e in sede d'esame la distanza fra le due frasi è la stessa che passa fra riferire e argomentare.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English answering this question: «Oceania is usually described as the rule of Big Brother; show that it is in fact the rule of a machine.» Do four things, in this order: name the four Ministries and say what each name inverts; explain in one sentence why the telescreen works even when nobody is watching at the other end; give the Newspeak example of the word FREE and say which two meanings it can no longer carry; and close on Room 101, saying what the Party obtains there that mere obedience does not give it. Two constraints: you may not use the word «prophecy», and you may not write that the novel «predicts» anything — choose verbs that survive the publication date, June 1949.
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Richiamo attivo
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Fonti: Orwell, George — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Totalitarismo — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Censura — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Le cinque caste del World State
Due leve per lo stesso risultato
Vocabolario
→ SchedeAl colloquio l'esaminatore afferma: «Huxley ha preso una frase entusiastica di Shakespeare e l'ha rovesciata in ironia.» Con il testo in mano, mostra che l'ironia c'era già, e chiudi con una frase in inglese che l'esaminatore possa annotare.
La frase è di Miranda, «Tempesta», atto V scena i, nel momento in cui la ragazza vede per la prima volta un gruppo di esseri umani: «O, wonder! / How many goodly creatures are there here! / How beauteous mankind is! O brave new world, / That has such people in't!». Non è una massima sulla condizione umana, è la reazione di una persona che non ha termini di paragone.
L'esclamazione occupa quattro versi e ventidue parole; la risposta di Prospero ne occupa quattro: «'Tis new to thee.» La sproporzione è essa stessa un argomento, perché mostra che il testo non discute la meraviglia di Miranda, la colloca e passa oltre.
Nella stessa scena, pochi minuti prima, Prospero ha accusato ad alta voce il re Alonso di aver trattato crudelmente lui e la figlia, ha ricordato che il proprio fratello Antonio gli aveva sottratto il ducato e ha detto che Antonio e Sebastiano avrebbero ucciso il loro re. Le «goodly creatures» di Miranda comprendono dunque l'usurpatore, il suo complice e un mancato assassino.
Prospero non smentisce nessun fatto e non difende quegli uomini: dice soltanto che il mondo è nuovo per lei. La replica non giudica il mondo, giudica l'esperienza di chi lo guarda, e trasforma l'ammirazione in un dato anagrafico. Chi non ha mai visto altro non è in condizione di dire che ciò che vede è bello.
«Shakespeare had already made the phrase ironic: Prospero answers Miranda's wonder with four words, and Huxley inherited the irony instead of inventing it.» Detta dopo le due prove testuali, questa riga mostra che il candidato ha aperto la «Tempesta» e non soltanto la quarta di copertina del romanzo.
Risultato: La risposta corretta non nega la tesi dell'esaminatore, la retrodata: la frase era già un avvertimento sullo scambiare la novità per la virtù, e Huxley l'ha usata perché lo era. Ne discende una conseguenza di lettura che vale per tutto il romanzo: se il titolo è una diagnosi dell'inesperienza, il libro non promette di descrivere un mondo cattivo, ma un mondo che sembra buono a chi non ha mai conosciuto altro.
Il tema di un compagno si apre così: «Brave New World è una profezia che si è avverata: Huxley aveva previsto la fecondazione in laboratorio e gli psicofarmaci.» Stabilisci che cosa in quella frase è sostenibile, che cosa non lo è, e riscrivila in modo che regga davanti a un lettore che ha le date sotto gli occhi.
Una profezia si giudica su ciò che accade dopo; una satira si giudica su ciò che esisteva mentre veniva scritta. Prima di decidere se il romanzo abbia «previsto» qualcosa, va accertato che cosa avesse davanti nel 1932: se il bersaglio era contemporaneo, la categoria della profezia è semplicemente quella sbagliata.
L'enciclopedia italiana registra che il termine «eugenetica» fu coniato nel 1883 da Francis Galton, che la disciplina si diffuse dapprima nei paesi anglosassoni e che nella prima metà del Novecento divenne un movimento politico-sociale volto a favorire la riproduzione dei soggetti giudicati desiderabili e a impedire quella degli altri. È il materiale del 1932, non un'anticipazione del 2020.
Il calendario del World State conta gli anni «After Ford»: al posto di una nascita, l'avvio della produzione in serie. È una battuta sulla catena di montaggio, che nel decennio precedente aveva riorganizzato il lavoro industriale, e una battuta funziona solo se il pubblico riconosce il bersaglio. Il pubblico del 1932 lo riconosceva.
«Brave New World is a satire with a date: writing in 1932, Huxley took the mass production and the eugenics of his own decade and carried them to the point where consent itself is manufactured.» La frase dice di più dell'originale, non dipende da ciò che è accaduto dopo e non può essere smentita da un elenco di tecnologie.
Risultato: La correzione non toglie forza al romanzo, gliela restituisce: letto come profezia il libro vale quanto valgono le coincidenze, letto come satira vale quanto vale il suo bersaglio, che era pubblico, discusso e scientificamente rispettabile mentre l'autore scriveva. È anche la ragione per cui la lettura profetica è pericolosa in sede d'esame: sposta la discussione sul nostro presente, dove il candidato non ha prove, e la toglie dal decennio in cui le prove ci sono.
Il titolo è una citazione, e nessuno ti ha detto come va a finire. «O brave new world» sono parole di Miranda, nella «Tempesta» di Shakespeare. Suo padre le risponde con quattro parole, «'Tis new to thee.», ed è da lì che comincia davvero questo romanzo.
Guarda che cosa sta guardando Miranda. Vive su un'isola da dodici anni e, dice la commedia, Ferdinando è il terzo uomo che abbia mai visto. Nel gruppo che le compare davanti nel quinto atto ci sono il re che aveva trattato male lei e suo padre, lo zio che al padre aveva preso il ducato, e l'uomo che aveva progettato di uccidere il re. Prospero lo ha appena detto ad alta voce, sulla stessa scena.
Quindi la replica non la corregge sui fatti: le data lo stupore. È nuovo per te, cioè non hai visto altro, e ciò che ti sembra splendido lo è solo per la tua inesperienza. L'ironia del titolo è di Shakespeare; Huxley l'ha trovata già fatta e ci ha costruito sotto un mondo intero.
Adesso il libro. Esce nel 1932 e parla del 1932. Il modello d'ordine del World State è la catena di montaggio, al punto che il calendario non conta più gli anni da una nascita ma dall'avvio della produzione in serie. Non è una previsione: è una satira, e come tutte le satire ha una data.
La biologia del romanzo la trovi sui giornali del suo decennio. L'enciclopedia italiana registra che la parola «eugenetica» fu coniata nel 1883 da Galton e che la disciplina si diffuse prima di tutto nei paesi anglosassoni, diventando nella prima metà del Novecento un movimento politico. Huxley scriveva in uno di quei paesi. Non inventa la selezione: la porta al punto in cui non si sceglie più fra i nati, li si fabbrica.
La macchina va letta per età, perché è così che è costruita. Prima del concepimento: la produzione in serie e l'assegnazione alla casta, dagli Alpha agli Epsilon. Nell'infanzia: il condizionamento, che appiccica una sensazione sgradevole alle cose da evitare. Nel sonno: l'ipnopedia, la frase ripetuta finché non diventa un tuo giudizio. Da adulto: il soma. Cinque interventi e nessun momento libero.
Qui sta la differenza con Orwell, ed è tutto ciò che devi portare al colloquio. Uno Stato che punisce ha davanti qualcuno che vuole ancora qualcos'altro. Il soma arriva prima e toglie il disagio da cui quel qualcos'altro nascerebbe. Contro chi tortura puoi sempre indicare il torturato; contro chi non ne ha mai avuto bisogno non puoi indicare nessuno.
Ultima mossa: l'unico che rifiuta. John, il Selvaggio, è cresciuto fuori e possiede un solo libro, Shakespeare. A Mustapha Mond non chiede la libertà in astratto, chiede la malattia, la paura, la vecchiaia, l'amore di una persona sola: il diritto di essere infelice. La sola voce capace di obiettare, in quel mondo, parla in prestito da tre secoli prima. Dillo così e si vede che il libro l'hai letto.
Errori frequenti
Approfondimento
Conviene trattare «Brave New World» non come una storia da riassumere ma come un argomento da ricostruire, perché è così che è costruito e perché è così che si risponde bene a qualunque domanda su di esso. L'argomento ha una premessa, un meccanismo, un caso di prova e un costo. La premessa è che il desiderio non è un dato di natura ma un prodotto, e che dunque si può fabbricare una popolazione che voglia esattamente ciò che le conviene volere. Il meccanismo è la sequenza per età descritta nella sezione: produzione in serie, assegnazione della casta, condizionamento, ipnopedia, soma. Il caso di prova è il Selvaggio, l'unico individuo su cui il meccanismo non ha lavorato, introdotto nel racconto per la ragione per cui si introduce un controllo in un esperimento. Il costo è quello che il Controllore mette sul tavolo nel confronto finale: arte, religione, scienza libera, amore esclusivo, invecchiamento, dolore — tutto barattato in cambio della stabilità. Ricostruito così, il romanzo si lascia discutere invece di essere semplicemente raccontato. Restano due difficoltà che separano una risposta buona da una eccellente, e vanno nominate invece che aggirate. La prima riguarda la lingua dell'accusa: i cittadini del World State sono felici secondo ogni misura che il World State adopera, e per definizione non si lamentano; l'accusa contro quel sistema non può quindi essere formulata nel vocabolario della felicità, ed è per questo che la richiesta del Selvaggio prende la forma paradossale del diritto a essere infelice. Chi lo capisce non scriverà mai che il romanzo dimostra che quelle persone «in realtà stanno male», perché il libro non lo dimostra e non ci prova. La seconda riguarda Shakespeare. L'unico personaggio capace di obiettare dispone di un solo libro, e le parole con cui obietta non sono sue: sono citazioni. Questo può essere il punto più profondo del romanzo — senza una tradizione a cui attingere non c'è nemmeno il linguaggio del dissenso — oppure la sua debolezza più seria, perché consegna la resistenza a un'eredità letteraria anziché a un'idea politica. Un candidato eccellente non sceglie a caso fra le due letture: dice quale preferisce e porta il titolo come prova, perché anche il titolo del libro è preso in prestito dallo stesso volume.
Ripasso attivo
Write about 150 words in English answering this question: «which of the two states is harder to argue against, Orwell's or Huxley's, and why?» Do four things, in this order: give both dates and say which came first; state in one clause the lever each state pulls; name the thing Huxley's state never has to do, and say what that costs anyone who wants to accuse it; and close by describing what a citizen of the World State would complain about, if they complained at all. Two constraints: you may not use the word «prophecy», and you may not claim that either novel predicts our own present — both are arguments about their own decade, and a sentence that forgets this will be true of neither book.
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Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Utopia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Eugenetica — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Fantascienza — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
La catena: dal potere al desiderio
Le distanze fra i quattro testi
Vocabolario
→ SchedeAl colloquio la commissione propone: «Orwell and Huxley both warn against totalitarianism. Discuss.» Costruisci la risposta in cinque mosse e chiudi con una frase in inglese che chi ascolta possa trascrivere.
La frase è vera, e per questo è inservibile: vale anche per «Animal Farm», per «Fahrenheit 451» e per «The Handmaid's Tale». Si apre dicendo che i due condividono la diagnosi ma non il meccanismo, e che è il meccanismo la sola cosa interrogabile.
Una proposizione ciascuno, senza aggettivi. Lo Stato di Orwell toglie la parola e ha bisogno del dolore, perché lavora su adulti che ricordano un altro vocabolario. Lo Stato di Huxley fornisce la frase prima che esista qualcuno in grado di rifiutarla, e per questo non ha bisogno di far male a nessuno.
Qui i due si separano davvero. Nel primo caso il desiderio di libertà sopravvive e va spezzato; nel secondo non si forma. È la ragione per cui la seconda distopia è la più difficile da confutare: non c'è nessuno che soffra, e quindi nessuno a cui appellarsi.
«Fahrenheit 451» (1953) mostra che l'iniziativa può non essere dello Stato affatto: il capo dei pompieri spiega che non ci fu alcun decreto e che il lavoro lo fecero la tecnologia, il mercato di massa e la pressione dei gruppi offesi. Portare un terzo testo dimostra che si sta ragionando su una tesi, non ripetendo un confronto imparato.
«Orwell's state removes the word and must hurt you; Huxley's state gives you the word first, so it never has to.» Detta dopo le due prove testuali, questa riga mostra che il candidato ha capito l'asse e non soltanto i due titoli.
Risultato: La risposta non nega la premessa della domanda, la specifica: entrambi descrivono un potere che governa il pensabile, ma uno lo fa sottraendo la lingua a chi ricorda e l'altro fornendola a chi non ha ancora nulla da ricordare. È questa differenza, e non il giudizio morale che i due condividono, ciò che la domanda chiedeva davvero.
Nell'analisi del testo ti viene proposto un brano distopico che non hai mai letto e ti si chiede di collocarlo. Non devi riconoscere il romanzo: devi stabilire quale meccanismo di controllo il brano descriva, e provarlo con il testo.
Chiediti chi sostenga il costo dell'obbedienza dentro il brano: una guardia, una sostanza, un'abitudine del pubblico, un nome imposto. Un passo in cui qualcuno sorveglia di continuo descrive un sistema caro e appartiene alla famiglia di Orwell; un passo in cui nessuno sorveglia perché non ce n'è bisogno appartiene a quella di Huxley o di Bradbury.
I quattro meccanismi trattano le persone in quattro modi, e lo si vede dai verbi: le persone vengono spezzate, comprate, distratte o possedute. È il segnale più rapido, e sta quasi sempre nella prima metà del brano.
Scegli nel brano una parola legata alla libertà, alla verità o al desiderio e chiediti che cosa il testo le faccia: la toglie, la installa, la lascia cadere in disuso o la riassegna a un altro referente. È la prova testuale che l'esaminatore aspetta, e occupa due righe.
«This passage belongs to the pleasure mechanism: nobody is watched and nobody objects, because the word for objecting has been replaced by the word for enjoying.» La struttura resta sempre la stessa: nome del meccanismo, prova negativa (che cosa manca), prova positiva (quale parola lo mostra).
Risultato: Il risultato non è l'identificazione del romanzo, che nessuno ha chiesto, ma una collocazione argomentata: il brano viene assegnato a un meccanismo, l'assegnazione è provata da una parola presente nel testo, e la risposta resta valida anche se il titolo del brano rimane ignoto — che è esattamente la competenza misurata dall'analisi del testo.
Errori frequenti
Approfondimento
Da questa sezione conviene ricavare uno strumento che regga anche fuori dai quattro libri, e lo strumento è una domanda di economia: quanto costa, a un regime, ottenere obbedienza? Messi in fila, i quattro meccanismi formano una scala di prezzo decrescente, ed è la scala il vero argomento del genere. Quello di Orwell è il più caro che si possa immaginare: richiede una polizia del pensiero, un ministero che riscrive il passato in permanenza, una sorveglianza per ogni stanza e, alla fine, una tortura ritagliata su ciascun dissenziente. È un sistema che paga la propria obbedienza al dettaglio, e infatti deve rifare il pagamento ogni giorno. Quello di Huxley costa moltissimo una volta sola — la costruzione delle caste e del condizionamento — e poi quasi nulla, perché una popolazione condizionata si sorveglia da sé. Quello di Atwood è economico perché non inventa niente: riusa una lingua esistente, un'organizzazione domestica esistente e un vocabolario religioso esistente, limitandosi a cambiare a chi appartengono i nomi. Quello di Bradbury è gratuito: non lo paga nessuno, perché è il pubblico stesso a fornire la censura sotto forma di disinteresse. La conclusione che il genere autorizza è sgradevole e va detta con parole proprie: più il meccanismo è economico, meno è visibile; e meno è visibile, più è difficile da nominare — e ciò che non ha nome, per la logica stessa di Orwell, è difficile da combattere. La stessa domanda illumina il classico collegamento filosofico, che però va portato con la sua data. Il carcere ideale immaginato da Jeremy Bentham alla fine del Settecento — il panopticon, una torre da cui ogni cella è visibile senza che il detenuto possa mai sapere se in quel momento lo si stia guardando — viene ripreso da Michel Foucault in «Surveiller et punir» (1975) proprio come modello di un potere che ha spostato il costo della sorveglianza dal sorvegliante al sorvegliato. È esattamente il calcolo di questa sezione: chi si sorveglia da sé è gratis. Il collegamento però vale solo se non lo si riduce a un'etichetta: dire «il telescreen è un panopticon» non aggiunge nulla, dire che entrambi funzionano perché il controllato non può verificare se è controllato aggiunge l'argomento. Resta un avvertimento di metodo, ed è quello che separa una risposta buona da una eccellente. Tutte le tesi di questa sezione sono tesi sui libri, non sui fatti: che togliere una parola riduca il pensiero è ciò che il romanzo di Orwell sostiene, non ciò che la linguistica ha dimostrato; che una popolazione felice non si ribelli è ciò che il romanzo di Huxley suppone, non un dato sociologico. Un candidato che scriva «Orwell argues that…» invece di «Orwell shows that…» ha già fatto capire di conoscere la differenza, e fra riferire e argomentare la differenza passa quasi sempre da un verbo.
Ripasso attivo
Write about 160 words in English answering this question: «Orwell, Huxley, Bradbury and Atwood all show a state that controls what people are able to think. Show that they do not propose the same mechanism.» Do four things, in this order: give each of the four mechanisms one clause only (a word removed, a sentence installed before refusal is possible, a book nobody misses, a name reassigned with its owner); say which of the four operates before the citizen is old enough to refuse, and what follows from that; name the one text in which the state does not start the process, and say who does; and close with a single sentence on what the four actually share, which may not be «criticism of totalitarianism». Two constraints: you may not use the word «prophecy», and you may not write that any of the four «predicted» anything — every verb you choose has to survive the four dates 1932, 1949, 1953 and 1985.
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Fonti: Libertà — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Censura — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Propaganda — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Verificato · 07/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
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