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Dopo il 1945 il centro della letteratura in lingua inglese smette di essere un solo luogo. Da un lato il Postmodernismo — una condizione culturale nata fuori dalla letteratura, riconosciuta prima in architettura e nelle arti e solo dal 1979, con Lyotard, entrata nel dibattito filosofico — insegna al romanzo a mostrarsi come costruzione: metanarrazione, citazione, ironia, narratori che non garantiscono nulla. Dall'altro la fine degli imperi porta al centro autori che scrivono nella lingua dell'ex colonizzatore e le fanno dire ciò per cui non era stata costruita. Questo argomento tiene insieme i due movimenti, isola i temi che li attraversano entrambi — identità, memoria, ibridismo — e prepara l'analisi di un testo contemporaneo, che è ciò che la seconda prova e il colloquio chiedono davvero.
4 sezioni~70 min di lettura4 competenzeVerificato · 07/2026
livello base
In tutti gli indirizzi liceali si richiede di riconoscere i tratti essenziali del Postmodernismo e della letteratura postcoloniale e di analizzare un breve testo contemporaneo cogliendone i temi (identità, memoria) e le tecniche (metanarrazione, narratore inattendibile).
livello avanzato
Nel Liceo Linguistico — e come approfondimento negli altri indirizzi — si richiede una lettura più ampia di opere e autori anglofoni, l'analisi intertestuale e il confronto interculturale con altre letterature, anche in prospettiva teorica.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard · Interlinea: Compatto
Carica sempre i media: disattivo
4 sezioni20 punti chiave0 formule20 errori tipici
Tre soglie prima della letteratura
Modernismo e Postmoderno a confronto
Vocabolario
→ Schede«You may think novelists always have fixed plans to which they work, so that the future predicted by Chapter One is always inexorably the actuality of Chapter Thirteen. [...] I do not know. This story I am telling is all imagination. These characters I create never existed outside my own mind.» (J. Fowles, «The French lieutenant's woman», 1969). Analizza il passo in tre tempi — dato, procedimento, significato — e spiega perché sia esemplare della posizione postmoderna.
Nel passo compaiono due pronomi che un romanzo realistico non tiene mai insieme: un «you» rivolto a chi legge e un «I» che non è un personaggio ma chi scrive. Accanto a essi stanno tre enunciati che negano la realtà di quanto si sta raccontando: «I do not know», «is all imagination», «never existed outside my own mind». Nessuna interpretazione, per ora: soltanto che cosa c'è.
Il termine esatto è metanarrativa, in inglese metafiction: il testo esibisce la propria natura di costruzione. Va nominata anche la forma particolare che assume qui, la confessione di non sapere, che colpisce l'onniscienza, cioè la convenzione per cui il narratore ottocentesco disponeva di tutto quanto accade. Il romanzo la revoca dall'interno del racconto, non in una prefazione.
Si valuta che cosa il gesto toglie a chi legge: la garanzia. Fino a quella riga il patto narrativo prometteva che i personaggi, dentro il mondo del romanzo, esistessero; il narratore la ritira e nello stesso movimento ammette di non sapere come proseguirà. Da qui discende la possibilità dei finali alternativi: se non esiste un piano, non esiste una conclusione necessaria.
Si chiude riportando il passo alla posizione generale, quella di una scrittura che tratta le forme del passato come repertorio e non come modello. Fowles riscrive l'Ottocento — la lingua, l'ambientazione, il ritmo del romanzo vittoriano — da un punto in cui quella forma è disponibile ma non più credibile, e l'intrusione del narratore è il luogo in cui la distanza si rende visibile.
Risultato: Il passo è metanarrativa in senso stretto: il narratore-autore dichiara l'artificio e revoca l'onniscienza, e il romanzo passa dal fingersi finestra sul mondo al mostrarsi come cosa fatta. Il significato di quella dichiarazione è che la libertà sottratta al narratore viene consegnata a chi legge, il quale da quel momento non riceve più una storia ma assiste alla sua costruzione.
A classification task gives you two short unattributed prose passages. In the first, a woman's thoughts run on for a page with almost no full stops, and you have to work out from them where she is and what has just happened. In the second, the narrator halts the story to say that he has not yet decided what his character will do, and reminds you that you are holding a book. Classify each passage as modernist or postmodern and justify your answer in two sentences.
La domanda non è quale dei due passi sia più recente, né quale sia più difficile: entrambe le risposte portano fuori strada, perché nessuna delle due informazioni si trova nel testo. Il criterio utile è uno solo e riguarda la posizione della difficoltà: sta dentro la coscienza di chi è raccontato, oppure nel rapporto del testo con sé stesso?
La difficoltà è tutta interna al personaggio: il flusso dei pensieri va ricomposto per capire la scena. La cornice però regge, perché nessuno mette in dubbio che la donna esista nel mondo del racconto e che quanto si legge sia accaduto. Il lavoro richiesto è di ricostruzione, ed è il segno del Modernismo.
Qui non c'è nulla da ricomporre: la frase è perfettamente chiara. Ciò che vacilla è lo statuto del racconto, perché il narratore ammette di non sapere e dichiara a chi legge che sta leggendo. Il procedimento è la metanarrativa e il lavoro richiesto è di verifica, ed è il segno del Postmodernismo.
Si scrive la risposta nella forma che l'esaminatore valuta in due righe: «The first passage is modernist: the difficulty lies inside the character's mind, and the reader is asked to reconstruct a scene the text still guarantees. The second is postmodern: the difficulty lies in what the text says about itself, and the reader is asked to check it.» Ogni affermazione poggia su un dato del passo, non su una data.
Risultato: I due passi risultano classificati correttamente e, cosa che vale di più, con lo stesso criterio applicato due volte: dove il testo colloca la difficoltà. Il risultato dimostra che la distinzione fra Modernismo e Postmodernismo non è cronologica ma funzionale, e che si può sostenere davanti a un testo di cui non si conoscano né l'autore né l'anno.
Hai davanti un brano che non hai mai letto e la consegna dice «riconosci i tratti postmoderni». La tentazione è cominciare dall'etichetta e poi cercare le prove che la confermano. Fai il contrario: l'etichetta è l'ultima cosa che scriverai, e le prime tre mosse non la nominano nemmeno.
Prima mossa: chiediti dove sta la stranezza. Se è dentro la testa di un personaggio, con pensieri che si accavallano e tempo che si dilata, sei probabilmente davanti al Modernismo. Se riguarda il modo in cui il testo parla di sé stesso, sei nel territorio che ci interessa. È una domanda sola e decide metà dell'analisi.
Seconda mossa: cerca il lettore dentro il testo. Compare un «you»? Una domanda diretta, una scusa, un invito a voltare pagina? Un romanzo che si rivolge a chi lo legge ha smesso di fingere di non sapere di essere letto, e quella è la crepa da cui entra tutto il resto.
Terza mossa: cerca la cucitura, cioè il punto in cui il testo nomina la propria fabbricazione. Un capitolo che si dichiara tale, un finale annunciato come uno fra i possibili, un personaggio detto inventato, una citazione presentata come citazione. Segna quella riga: sarà la prova che porterai.
Quarta mossa, e soltanto adesso: nomina il procedimento con la parola esatta. Metanarrativa se il testo esibisce la propria costruzione. Intertestualità se dialoga con altri testi. Parodia se prende di mira un modello preciso, pastiche se accosta stili senza polemica. Inattendibilità se la voce ritira la garanzia.
Il controllo che salva la risposta: prova a togliere il procedimento e rileggi il brano. Se il senso non cambia, quello che hai trovato è un ornamento e hai letto troppo. Se togliendolo il brano diventa un altro testo, allora è strutturale, ed è di quello che devi parlare.
Adesso scrivi, e scrivi nell'ordine in cui hai lavorato. Una frase per il dato, una per il procedimento, due per la conseguenza su chi legge, una per la cornice storica. Cinque frasi bastano: la prova valuta la catena del ragionamento, non la quantità di righe.
Ultima cosa: non chiudere dicendo che il testo «è postmoderno». È l'affermazione più debole che tu possa fare, perché non si può dimostrare. Chiudi dicendo che cosa il testo chiede a chi lo legge, se ricostruire o verificare. Quella è una frase che l'esaminatore può controllare, ed è per questo che vale il voto.
Errori frequenti
Approfondimento
La domanda che l'Esame pone più spesso in forma implicita è dove passi la soglia: da che punto un romanzo smette di essere modernista e comincia a essere postmoderno. Conviene dire subito che la soglia non è una data. Le fonti collocano l'ingresso della nozione nella critica letteraria negli anni Ottanta, cioè molto dopo i testi che oggi si portano come esempi, e la registrano «non senza fondate riserve per la sua indeterminatezza»: una periodizzazione rigida sarebbe perciò meno prudente delle fonti stesse. La soglia si riconosce invece da dove il testo colloca la difficoltà, e si verifica con una domanda sola: che cosa mi si chiede di fare mentre leggo? Nel romanzo modernista la difficoltà sta dentro la coscienza dei personaggi. Il tempo si dilata, l'ordine degli eventi si scompone, la voce si ritira dentro il pensiero, e chi legge deve ricostruire una scena che il testo gli ha consegnato in frammenti. La cornice però regge, perché non viene mai messo in questione che quanto si legge sia accaduto nel mondo del racconto: il lavoro richiesto è di ricostruzione. Nel romanzo postmoderno la difficoltà cambia livello, e non riguarda più il contenuto del racconto ma il suo statuto. Il testo mostra di essere fatto, cambia idea, offre due finali, cita, riscrive, e può infine dichiarare che quanto abbiamo creduto non è accaduto nemmeno dentro la finzione. Chi legge non deve più soltanto ricostruire: deve verificare, e il suo compito diventa doppio, seguire la storia e insieme sorvegliare la voce che gliela racconta. Da qui due conseguenze che rendono matura una risposta. La prima è che i due lavori non si escludono: un romanzo può chiedere una ricostruzione difficilissima e non chiedere alcuna verifica, ed è allora modernista per quanto sia recente. La seconda è che uno stesso autore può stare da entrambe le parti, in libri diversi o perfino nella stessa pagina, perché nessuno dei due atteggiamenti richiede una tessera. È per questo che le fonti parlano di una condizione e non di una scuola: descrivono una situazione in cui la scrittura si trova, non un gruppo cui si aderisce. Un candidato che imposti così la risposta non deve più decidere se un testo «sia» postmoderno; deve mostrare che cosa il testo chiede a chi lo legge, il che è insieme più facile da dimostrare e più difficile da contestare.
Ripasso attivo
Treccani describes the postmodern condition as giving rise «più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riuso» — an aesthetic of quotation and reuse rather than a new style. In about 150 words, and in English, argue that metafiction, pastiche and the unreliable narrator are three consequences of that single position and not three independent techniques. Support each of the three with one named example taken from this section, and close on what the position asks of the reader.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Postmoderno — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Lyotard, Jean-François — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Fowles, John — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Quattro romanzi in quarantadue anni
Una radice sola, sei scrittori
Vocabolario
→ SchedeAt the colloquio the examiner objects: «Zadie Smith was born in London and studied at Cambridge. In what sense does she belong to a chapter on postcolonial literature?» Plan an answer of about forty-five seconds.
Si dà subito ragione all'obiezione, con precisione: Zadie Smith è nata a Londra nel 1975, di padre inglese e madre giamaicana, e ha pubblicato i primi racconti mentre studiava letteratura inglese a Cambridge. Treccani la registra come «scrittrice inglese». Negare il dato farebbe crollare tutto il resto della risposta.
Si dichiara allora quale sia il criterio vero: non il luogo di nascita ma il rapporto del testo con la lingua. La domanda che decide è se l'inglese venga chiamato a raccontare un'esperienza per cui non era stato costruito, e questa domanda si può porre a un testo scritto a Lagos come a uno scritto a Willesden.
Si aggiunge la prova, che è editoriale e verificabile: dopo «White teeth» (2000) vengono «The autograph man» (2002) e «On beauty» (2005), e la voce enciclopedica la definisce «autrice della Londra multiculturale e dello scontro tra culture e generazioni». La materia dei libri è la metropoli stessa.
Si chiude nominando ciò che la categoria non fa: mettere Smith accanto ad Achebe li rende paragonabili, non uguali. Achebe scrive da dentro una colonia, Smith da dentro l'ex metropoli, e il capitolo che li accosta descrive un rapporto condiviso con una lingua, non un destino comune.
Risultato: Una risposta che concede il fatto, sposta il criterio, porta la prova e dichiara il limite della categoria: la sequenza che trasforma un'obiezione nel momento migliore del colloquio, perché mostra che il candidato sa che cosa un'etichetta critica può e non può fare.
A commentator writes: «Writers from the former colonies who choose English simply continue the empire by other means.» Using what you know about linguistic colonialism and about «Midnight's children», write an argued reply of about 150 words in English.
Si concede il terreno, perché è documentato: nel paese colonizzato la lingua dell'amministrazione era quella del colonizzatore, «sconosciuta alla quasi totalità della popolazione», e diventava «quella di maggior prestigio». All'indipendenza restava la scelta fra una lingua locale e quella dei colonizzatori, e Treccani chiama quell'alternativa «neocolonialismo linguistico».
Si introduce la distinzione che l'obiezione salta: la stessa voce osserva che la lingua straniera veniva imitata «anche nell'esercizio della lingua nativa», cioè che l'influenza era già andata in entrambe le direzioni. Una lingua ereditata non è per ciò stesso una lingua obbedita.
Si porta l'esempio che si è studiato: «Midnight's children» (1981) prende il titolo dai bambini nati nella notte dell'indipendenza indiana e «rimanda sia ai grandi modelli di affabulazione indiana, sia a quelli metaletterari inglesi». La forma del romanzo inglese viene fatta lavorare per una tradizione orale che non le apparteneva.
Si evita la conclusione trionfale: la scelta dell'inglese decide anche il pubblico, e i libri che hanno reso mondiali questi autori sono usciti da case editrici di Londra e New York. La risposta onesta non nega l'obiezione, ne riduce la portata da sentenza a condizione di lavoro.
Risultato: Una replica che concede il fatto storico, lo limita con un dato della stessa fonte, lo verifica su un testo e rinuncia a vincere del tutto: è la struttura che la seconda prova premia, perché mostra che il candidato sa argomentare contro una tesi senza sostituirle uno slogan.
Errori frequenti
Approfondimento
La domanda sulla lingua ha una seconda metà che quasi nessun manuale pone, ed è la più concreta: non in quale lingua si scrive, ma da quale città si pubblica. Le bibliografie della Fondazione Nobel la lasciano leggere in chiaro, riga per riga, e il quadro che ne esce è più interessante di qualunque slogan. Le prime pubblicazioni dei futuri premi Nobel non anglosassoni escono in casa: la prima raccolta di racconti di Nadine Gordimer, «Face to Face», esce a Johannesburg presso Silver Leaf Books nel 1949; Derek Walcott stampa i suoi primi tre libri di versi a Port-of-Spain nel 1948, a Bridgetown nel 1949 e a Kingston nel 1951; il primo libro di J. M. Coetzee esce a Johannesburg presso Ravan Press nel 1974. Poi, e solo poi, arriva l'editoria metropolitana, e non se ne va più: Walcott passa a Londra con «In a Green Night. Poems 1948-60» (Cape, 1962) e a New York con «Collected Poems 1948-1984» (Farrar, Straus, Giroux, 1986); Gordimer pubblica «The Conservationist» (Cape, 1974) e «Burger's Daughter» (Cape, 1979) a Londra e «July's People» (Viking, 1981) a New York; Naipaul esce da Deutsch a Londra per più di vent'anni, da «A House for Mr. Biswas» (1961) a «The Mimic Men» (1967) e «A Bend in the River» (1979); Coetzee da Secker & Warburg a Londra, da «Waiting for the Barbarians» (1980) a «Life and Times of Michael K» (1983) e «Foe» (1986); Seamus Heaney da Faber, sempre a Londra, da «Death of a Naturalist» (1966) a «North» (1975) e «Station Island» (1984). Il decentramento della letteratura in lingua inglese è avvenuto, dunque, attraverso una manciata di case editrici di Londra e New York. Questo non toglie nulla ai libri, ma cambia la forma della tesi: la lingua è stata riappropriata prima e più facilmente del mercato, e chi scrive in inglese guadagna insieme un pubblico mondiale e un centro editoriale che continua a stare dove stava. Un candidato che voglia spingersi oltre può osservare che la scelta della lingua decide il lettore prima di decidere lo stile: è per questo che Treccani, alla voce colonialismo, chiama «neocolonialismo linguistico» non l'uso dell'inglese in sé, ma l'alternativa che ogni paese indipendente si trovò davanti. Detto in una riga sola: scrivere in inglese non è né una resa né una vittoria, è una trattativa i cui termini ogni libro ristabilisce da capo.
Ripasso attivo
Chinua Achebe's «Things fall apart» (1958) and Zadie Smith's «White teeth» (2000) are separated by forty-two years, two continents and two passports. In about 150 words, and in English, explain what makes it defensible to read them in the same chapter — and then name one thing the label «postcolonial» hides when it is applied to both.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Rushdie, Salman — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Colonialismo — Enciclopedia on line (con la sezione «Il colonialismo linguistico») (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Kazuo Ishiguro — Facts (la motivazione del Nobel 2017 e la vita) (The Nobel Foundation)
Ogni tema con la tecnica che lo dimostra
Le tre distanze dello stesso problema
Vocabolario
→ SchedeYou are given a first-person passage in which an elderly servant looks back on his years of service and insists on the dignity of his profession. Write an analysis of about 200 words in four moves.
Si legge il brano due volte con due scopi diversi. Nella prima lettura si segue ciò che il narratore afferma; nella seconda si annota soltanto dove il racconto si corregge, si ripete o si giustifica. Le due liste restano separate sul foglio: la differenza fra loro è il materiale dell'analisi.
Si sceglie un solo punto della seconda lista e lo si cita alla lettera: una giustificazione non richiesta, un'espressione che torna, un episodio raccontato con una variante. È il dato testuale su cui tutta la risposta poggerà, e senza di esso ogni affermazione successiva resta un'opinione.
Si passa ai termini tecnici: «unreliable narrator» per la voce, «understatement» per la sobrietà con cui essa tratta ciò che le costa. È qui che si dichiara che l'inattendibilità non implica menzogna, perché il narratore ricostruisce e ogni ricostruzione è parziale.
Solo adesso si formula il tema, e lo si formula come conseguenza: poiché il racconto protegge chi lo fa, la memoria non è un archivio ma una difesa, e il rimpianto affiora esattamente là dove il narratore evita di nominarlo.
Risultato: Un'analisi in cui ogni affermazione sul tema può essere ricondotta a una riga citata: è questa tracciabilità, e non la ricchezza del lessico critico, a distinguere un'analisi da una parafrasi.
At the colloquio the examiner picks up a word you used: «You mentioned hybridity. What does that actually mean inside a novel?» Plan an answer of about forty-five seconds.
Non si comincia dall'autore. Dire che uno scrittore ha genitori di due paesi risponde a una domanda diversa da quella posta e consegna all'esaminatore la replica più naturale, cioè «e nel testo?». Si annuncia invece che l'ibridismo si mostra su due piani, la forma e la lingua.
Si cita il caso documentato: «Midnight's Children» (1981) rimanda insieme ai grandi modelli dell'affabulazione indiana e a quelli metaletterari inglesi. Due genealogie dentro un solo romanzo sono un fatto verificabile e non un'impressione, e in quaranta secondi valgono più di tre aggettivi.
Si passa al piano linguistico, dove l'ibridismo si vede su una riga sola: l'inglese che accoglie lessico, ritmo e formule di un'altra tradizione. È la contaminazione linguistica che la critica riconosce in Achebe, e permette di aggiungere un secondo autore senza cambiare argomento.
Si conclude spostando la questione su chi legge: una pagina ibrida chiede due competenze insieme, e il suo effetto nasce dallo scarto fra la lingua che il lettore riconosce e quella che gli resta estranea. La chiusura riporta la risposta al testo, che è dove l'esaminatore vuole vederla.
Risultato: Una risposta che rifiuta la scorciatoia biografica, poggia su un dato bibliografico verificabile e atterra su un effetto di lettura: in tre passaggi l'ibridismo smette di essere un'etichetta e diventa qualcosa che si può indicare su una pagina.
Errori frequenti
Approfondimento
Che cosa costa al lettore un narratore inattendibile? La domanda sembra retorica e non lo è: la risposta spiega perché proprio questi romanzi finiscano nelle prove d'esame. In un racconto ordinario il lettore riceve informazioni e le somma; davanti a un narratore inattendibile deve invece compiere due operazioni contemporaneamente. La prima è la lettura normale: seguire la vicenda, accettare provvisoriamente le valutazioni di chi la racconta. La seconda è una lettura di controllo: tenere un secondo registro, in cui si annota ciò che il racconto lascia cadere — un episodio raccontato due volte con una variante, un aggettivo troppo insistito, una giustificazione che nessuno aveva chiesto. Il significato non sta in nessuno dei due registri, ma nella loro differenza. È anche la ragione per cui un testo del genere non si lascia riassumere: il riassunto conserva il primo registro e cancella il secondo, cioè conserva ciò che il narratore dice e getta via ciò che il testo sa. Da qui discendono tre conseguenze che vale la pena portare all'orale. La prima è tecnica: la reticenza è individuabile, non intuibile. Non si tratta di indovinare un non detto, ma di localizzare i punti in cui la superficie del racconto si increspa — le ripetizioni, le correzioni, i bruschi cambi di argomento —, e sono punti che si possono citare alla lettera. La seconda è etica: se il ricordo è ricostruttivo anche in perfetta buona fede, allora leggere contro il narratore non significa accusarlo, ma riconoscergli una condizione che il lettore condivide; è per questo che questi romanzi commuovono invece di irritare. La terza riguarda la valutazione: quando una consegna chiede di interpretare, l'interpretazione di un testo a narratore inattendibile ha un criterio di verità inconsueto ma rigoroso — è sostenibile se, rileggendo, si trovano nel testo le tracce che la reggono, e non lo è se richiede informazioni che il testo non contiene. Un'ultima osservazione si può proporre come collegamento. La stessa struttura a due registri governa l'ibridismo, se lo si guarda sul piano della lingua: chi legge una pagina in cui l'inglese porta ritmi, formule e riferimenti di un'altra tradizione compie anch'egli due letture insieme, quella della lingua che riconosce e quella dell'estraneità che la attraversa, e anche qui il senso nasce dallo scarto. È questa simmetria a giustificare l'affermazione da cui la sezione è partita: identità, memoria e ibridismo non sono tre argomenti, ma tre livelli dello stesso lavoro richiesto al lettore.
Ripasso attivo
Choose one passage from a contemporary novel you have studied in which a first-person narrator recalls an episode from many years earlier. In about 150 words, show HOW the passage works before saying WHAT it means: name the narrative technique, quote the exact words that reveal what the narrator cannot say about himself, and only then state the theme. One constraint: do not use the word «identity» before your final sentence.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Kazuo Ishiguro — Facts (la motivazione del Nobel 2017 e la vita) (The Nobel Foundation) · Memoria — Enciclopedia on line (il ricordo come processo ricostruttivo) (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Rushdie, Salman — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Sei premi Nobel, cinque luoghi, una lingua sola
Il presente comincia nel 1990 e dura ventotto anni
Vocabolario
→ SchedeYou have one hour, a reference work and no copy of the novel: you have not read Ian McEwan's «Atonement» (2001). Build the five-entry fact file as far as the source honestly allows, and mark what is still missing.
Si prendono dalla voce i dati che non cambiano: «Atonement» è del 2001, la traduzione italiana del 2005, e dal romanzo è stato tratto il film omonimo di J. Wright (2007); l'autore è «scrittore inglese (n. Aldershot 1948)». È la prima voce della scheda ed è l'unica che la fonte fornisce per intero.
La voce descrive l'insieme dell'opera: «opere inquietanti e di intenso approfondimento psicologico» che scandagliano «situazioni difficili e a volte morbose». È materiale utile, ma riguarda l'autore e non questo libro: si annota come poetica generale, mai come tema di «Atonement».
La fonte non dà la trama del romanzo, non ne indica i temi e non riporta alcun passo. Tre voci su cinque restano dunque scoperte e vanno segnate come tali: si riempiono leggendo, non deducendole dalla poetica generale e nemmeno dal film, che è un'opera diversa con scelte proprie.
La stessa voce contiene un'attribuzione di premio riferita a un altro romanzo dell'autore. Non si trascrive: per la regola di questa sezione un premio si attribuisce soltanto se se ne legge l'anno sul sito dell'istituzione che lo assegna, e quella verifica qui non è disponibile.
Risultato: Una scheda onesta in cui il contesto è documentato, la tecnica è soltanto avviata dalla poetica generale dell'autore, e trama, temi e passo restano dichiaratamente vuoti finché il romanzo non sarà letto: è meno di quanto sembrava di poter scrivere in un'ora, ed è esattamente la parte che regge una domanda di controllo.
The colloquio opens with what sounds like small talk: «So, which contemporary authors have you read?» You have read two, in full. Plan the twenty seconds that follow.
Si risponde con una cifra e due citazioni complete, non con un elenco vago: due, e si nominano autore, titolo e anno dell'originale. Un numero dichiarato toglie alla commissione la domanda successiva più pericolosa, che è «e poi?».
Si aggiunge, senza scusarsi, che si tratta di due letture integrali e non di un panorama. Dichiarare un limite è un atto di controllo: chi lo fa decide dove si svolgerà il resto del colloquio, cioè dentro il campo che padroneggia.
Si dice subito perché proprio quei due: gli anni che li separano, i due luoghi, le due poetiche. La coppia smette così di essere il risultato di quello che capitava nel libro di testo e diventa una scelta motivata, cioè un'affermazione critica in miniatura.
Si tiene pronta la risposta a «perché proprio questo autore?», e deve contenere una data o un dato che nessun altro autore fornirebbe. Se la risposta funziona anche cambiando il nome, non è una risposta, ed è meglio accorgersene prima che se ne accorga la commissione.
Risultato: Venti secondi che trasformano una risposta apparentemente povera, «due», in una dichiarazione di metodo: il candidato ha scelto, sa perché, e ha portato il colloquio dentro il proprio campo. È la stessa operazione che questa sezione compie sull'intero capitolo, quando preferisce sei date verificabili a un elenco di nomi.
Il colloquio non premia chi ha letto di più: premia chi può essere interrogato a fondo su quello che ha letto. Ti servono due opere, tre al massimo, e vanno scelte adesso e non a giugno, perché la scelta è un lavoro. Sono sei mosse, e la prima è la più antipatica.
Prima mossa: metti sul tavolo soltanto ciò che hai letto per intero. Un'opera conosciuta per riassunto regge la prima domanda e cade alla seconda, perché la seconda domanda chiede sempre un dettaglio e i riassunti non ne contengono. Se così l'elenco si riduce a due titoli, hai già fatto metà del lavoro.
Seconda mossa: misura la distanza fra i candidati rimasti. Due opere che dicono la stessa cosa contano come una sola. Guarda tre assi, gli anni, il luogo e la poetica, e tieni la coppia in cui almeno uno dei tre è ampio: è la distanza che ti costringerà a ragionare, ed è il ragionamento a essere valutato.
Terza mossa: per ciascuna riempi cinque voci. Contesto, trama in tre righe, due temi, una tecnica, un passo. Le prime quattro le puoi controllare su una fonte, l'ultima no. Se dopo mezz'ora una casella è ancora vuota, quell'opera non è tua: sostituiscila adesso, finché sei in tempo.
Quarta mossa: il passo. Sceglilo dall'edizione che hai in mano e trascrivilo parola per parola. Non citare mai a memoria, perché una citazione approssimativa è verificabile e una citazione sbagliata costa più del non averne portata nessuna. Se non hai il libro, nomina il procedimento invece di riprodurre le parole.
Quinta mossa: il collegamento. Non accostare, nomina il nesso. Non «tutti e due parlano di colonialismo», ma che cosa un fatto storico preciso fa a quel testo: quale scelta di lingua, quale struttura, quale voce narrante. Un collegamento è un'affermazione, e come tale si deve poter difendere.
Sesta mossa, la prova del nove: fatti da solo la domanda di controllo, «perché proprio questo autore?». Se la tua risposta funzionerebbe identica cambiando il nome, il collegamento è un ornamento e la commissione se ne accorge. Rifallo finché la risposta contiene una data o un dato che solo quell'autore fornisce.
Ecco che cosa porti in aula alla fine: due o tre opere, cinque voci ciascuna, un collegamento che regge una domanda di seguito. È poco da elencare e molto da sostenere, ed è esattamente il rapporto che l'Esame misura. Nessuno ti chiederà quante opere hai letto: ti chiederanno di risalire da ciò che dici al testo.
Errori frequenti
Approfondimento
Un canone non è la lista dei libri migliori: è l'insieme dei libri che una cultura continua a ristampare, a tradurre e a mettere in programma, e ogni volta qualcuno decide. Nei materiali di questa sezione si vedono all'opera due decisori, e vale la pena guardarli separatamente. Il primo è il premio. I sei anni della Fig. 7 non sono sei fatti naturali: sono sei decisioni prese in ventisei anni, e ciascuna arriva accompagnata da una motivazione, cioè da una frase che stabilisce con quali parole si parlerà di quell'autore. Una motivazione non descrive un'opera, la orienta, e chi la cita all'Esame sta citando un giudizio e non un dato. Il secondo decisore riguarda direttamente chi studia in Italia, ed è la traduzione. Un libro entra nel canone italiano quando qualcuno lo traduce, gli dà un titolo e decide se e quando ristamparlo, e i tre gesti si possono datare uno per uno. «The Buddha of suburbia» esce in italiano nel 1990, lo stesso anno dell'originale; «White teeth» è del 2000 e la traduzione del 2005; «Things fall apart», che è del 1958, arriva in Italia dentro il volume «Dove batte la pioggia» (1977) col titolo «Il crollo» e viene ripubblicato da solo soltanto nel 2016 come «Le cose crollano», mentre «No longer at ease» e «Arrow of God» tornano rispettivamente nel 2017 e nel 2019. Cinquantotto anni fra il romanzo e la sua edizione italiana singola: è la misura di quanto un canone si muova, e si muove ancora adesso. Il titolo, poi, non è un dettaglio, perché è già una lettura: «Il crollo» nomina un evento, «Le cose crollano» è una proposizione; «The autograph man» diventa «L'uomo autografo», «On beauty» diventa «Della bellezza». All'Esame la conseguenza è precisa. Si cita il titolo originale con l'anno dell'originale, e si aggiunge il titolo italiano dell'edizione che si è letta, perché sono due oggetti diversi e ciascuno ha la sua data. Chi sa fare questa distinzione mostra di avere capito che un canone è una decisione e non un dato di natura, che è poi la cosa che questo capitolo insegna dal primo paragrafo.
Ripasso attivo
Choose two of the six Nobel laureates named in this section — Gordimer (1991), Walcott (1992), Heaney (1995), Naipaul (2001), Coetzee (2003), Ishiguro (2017) — and, in about 150 words in English, argue that the two of them could not be filed under one national literature. For each, give the place recorded beside the prize and one work with its publisher and year. Then name the one thing they nevertheless share, without using the word «postcolonial».
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Fonti: Nadine Gordimer — Bibliography (le opere con città, editore e anno) (The Nobel Foundation) · Seamus Heaney — Bibliography (le raccolte di versi, con editore e anno) (The Nobel Foundation) · Kureishi, Hanif — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Verificato · 07/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Vedi anche