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Appunti/Lingua e cultura straniera (Inglese)/La letteratura americana (Whitman, Fitzgerald, the Lost Generation)
IT · Maturità

La letteratura americana (Whitman, Fitzgerald, the Lost Generation)

La letteratura degli Stati Uniti è la prima letteratura in lingua inglese scritta da chi doveva decidere a che cosa servisse l'inglese. Il trascendentalismo di Emerson ne rivendica l'originalità già nel 1836; Melville, Whitman, Dickinson e Twain la costruiscono con una prosa e un verso che la tradizione inglese giudicava sconvenienti; e nel Novecento il Nobel per la letteratura in inglese va, per mezzo secolo, quasi sempre negli Stati Uniti — O'Neill 1936, Eliot 1948, Faulkner 1949, Hemingway 1954, Steinbeck 1962, Morrison 1993. Questo argomento segue quel percorso fino all'età del jazz e alla Lost Generation, e tiene fermo il nodo che l'esame chiede davvero: il sogno americano non è una promessa che i libri ripetono, ma una promessa che i libri mettono alla prova, mostrando ogni volta chi ne resta fuori.

5 sezioni·~104 min di lettura·4 competenze·Verificato · 07/2026

T·151515 / 16
Profilo d’esame
Analizzare un testo americano nei suoi temi, nelle sue forme e nelle sue tecniche (verso libero, catalogo, narratore in prima persona periferico, simbolo, understatement) nominandole con il termine tecnico esattoCollocare autori e opere nel contesto storico-culturale degli Stati Uniti — trascendentalismo, guerra di secessione, età del jazz, Grande Depressione — e distinguerlo da quello britannico coevoDiscutere il mito dell'American Dream come oggetto di critica letteraria, distinguendo ciò che un testo rappresenta da ciò che approvaProdurre in lingua inglese, a livello B2 del QCER, un commento coerente e argomentato che regga confronti intertestuali e interculturali
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontainterpretacommentaillustragiustifica

livello base

In tutti gli indirizzi è richiesto saper collocare Whitman, Fitzgerald e la Lost Generation nel loro contesto e analizzare un brano noto individuando temi e tecniche fondamentali.

livello avanzato

Nel Liceo Linguistico si approfondiscono in lingua l'analisi formale (verso libero, simbolo, narratore inattendibile), la questione editoriale dei testi (le nove edizioni di «Leaves of Grass», la punteggiatura di Dickinson) e i confronti intertestuali con la letteratura italiana ed europea coeva.

Profondità

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Testo

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. La letteratura americana (Whitman, Fitzgerald, the Lost Generation)
    • 01La specificità della letteratura americana○
    • 02Walt Whitman e la nuova poesia americana◐
    • 03L'età del jazz e la Lost Generation◐
    • 04Fitzgerald e l'American Dream●
    • 05Temi: identità americana, sogno e disillusione●

5 sezioni · 25 punti chiave · 0 formule · 25 errori tipici

§ 01
§ 01

La specificità della letteratura americana#

~22 min di lettura●○○BaseINOSA-inglese-cultura-letteratura-americana

Punti chiave

La letteratura degli Stati Uniti è la prima letteratura in lingua inglese scritta da chi doveva decidere a che cosa servisse l'inglese. Non è letteratura inglese prodotta altrove, e non è un'eco ritardata di Londra: è una scrittura che ha dovuto argomentare la propria esistenza prima di poterla dare per scontata. La sequenza che questa sezione insegna a maneggiare ha quattro tempi, e nessuno dei quattro è un'opinione. La rivendicazione viene formulata da un movimento filosofico prima che un libro la dimostri; la prosa di metà Ottocento la incassa, e non vende; la questione della lingua si chiude quando il parlato entra nel romanzo come lingua del narratore; e l'esito diventa misurabile su un albo di premi. Chi porta all'Esame questa catena porta un argomento; chi porta l'elenco dei tratti nazionali porta una descrizione, ed è un'altra cosa.
L'indipendenza politica non produce da sola una letteratura, e la distanza fra le due date lo dimostra meglio di qualunque commento. La Dichiarazione di indipendenza è del 4 luglio 1776 e fu sottoscritta dalle tredici colonie inglesi del Nordamerica; la rivendicazione culturale che le corrisponde arriva sessant'anni più tardi, e a formularla è un movimento, il trascendentalismo, che Treccani definisce «movimento poetico e filosofico nordamericano che ebbe il suo centro nella Nuova Inghilterra nella prima metà del 19° secolo». Le sue origini risalgono al 1815, quando la Chiesa unitaria si staccò dal calvinismo ortodosso «con un'affermazione di liberalismo religioso»; ma è soltanto nel 1836 che R. W. Emerson fornisce, in «Nature», «la formulazione più precisa delle istanze trascendentalistiche». Ventun anni separano la rottura religiosa dal libro che le dà una forma: la coscienza di una cultura propria matura lentamente, e va datata con esattezza.
Le due finalità dichiarate del movimento sono, per intero, l'argomento di questa sezione in una riga sola: il trascendentalismo «volle essere insieme ribellione all'ortodossia unitariana e affermazione dell'originalità della cultura americana in confronto alla cultura europea». La seconda metà della frase è ciò che conviene saper citare. Il movimento ebbe anche un organo, la rivista «The Dial», che dal 1840 al 1844 fu la voce del gruppo trascendentalista di Concord, presso Boston: ne fecero parte, con Emerson, H. D. Thoreau, W. E. Channing, il filosofo B. Alcott e Margaret Fuller Ossoli. E qui la fonte compie un'operazione che vale la pena registrare, perché consegna alla sezione i suoi autori: al trascendentalismo «si riconnettono, per vie solo in qualche caso dirette», W. Whitman, N. Hawthorne e lo stesso H. Melville. Il movimento non è dunque una scuola con una tessera; è il clima in cui la rivendicazione diventa dicibile.
Un dettaglio della stessa fonte impedisce però di leggere quella rivendicazione come un atto di separazione. Il trascendentalismo, si legge, «è l'aspetto americano del romanticismo», e del romanticismo americano «rappresenta il vertice ideologico e anche artistico»: la cultura che afferma la propria originalità rispetto all'Europa lo fa dentro un movimento europeo, e in inglese. È esattamente la condizione da cui nascerà ogni tratto specifico che si incontrerà poi — non un rifiuto della tradizione, ma un uso diverso di una tradizione che si continua a possedere. La Fig. 1 fissa i tre appoggi verificabili di questo percorso, e sono tre libri anziché tre proclami: «Nature» di Emerson nel 1836, «Moby Dick» di Melville nel 1851, «The adventures of Huckleberry Finn» di Twain nel 1885. Poco meno di mezzo secolo separa il primo dall'ultimo.

Tre libri invece di tre proclami

Dove il programma diventa prosa, 1830-1890Linea del tempo da 1830 a 1890, 1836: Emerson: Nature, 1851: Melville: Moby Dick, 1885: Twain: Huckleberry Finn18301890d.C.1836Emerson: Nature1851Melville: MobyDick1885Twain:Huckleberry Finn
Fig. 1La rivendicazione di una cultura propria si appoggia a tre date verificabili, e sono date di libri. Nel 1836 «Nature» di R. W. Emerson dà alle istanze trascendentalistiche «la formulazione più precisa»; nel 1851 «Moby Dick» di H. Melville, marcato sull'asse, è il punto in cui il programma diventa prosa; nel 1885 «The adventures of Huckleberry Finn» di M. Twain, «il suo capolavoro», porta il parlato dentro il romanzo come lingua del narratore. Due date restano fuori dall'asse perché cadrebbero troppo vicino al 1851 e le loro etichette si accavallerebbero: «The raven» di E. A. Poe è del 1845, la prima edizione di «Leaves of Grass» di W. Whitman del 1855. L'estremo sinistro non segna un inizio: la Dichiarazione di indipendenza è del 4 luglio 1776, sessant'anni prima della prima tacca, e quella distanza è essa stessa il dato da spiegare.
Fig. 1 ↓
Il 1851 è l'anno in cui la rivendicazione viene incassata da un libro, e il modo in cui quel libro è fatto spiega perché la prosa americana suoni diversa. «Moby Dick» — che l'autore, Herman Melville (New York 1819 - ivi 1891), dedicò all'amico N. Hawthorne — poggia su «la stratificazione di registri linguistici mutuati dalla Bibbia e dai modelli classici, dal teatro shakespeariano e dal linguaggio scientifico moderno». Sono quattro lingue distinte tenute dentro la stessa pagina: quella dei profeti, quella della tragedia, quella della retorica antica e quella tecnica della caccia alla balena. Nessuna di esse è americana per nascita; americano è il fatto di tenerle insieme senza chiedere il permesso alla gerarchia che le teneva separate. L'incipit dà la misura del tono in tre parole: «Call me Ishmael.»
Il seguito è la prova che in questa letteratura il canone e il mercato non coincidono fin dal principio. Treccani chiama ciò che accadde «il naufragio editoriale di Moby Dick» e registra che il libro «solo a distanza di molti decenni verrà indicato come una delle maggiori opere della narrativa di tutti i tempi». Quel naufragio «contribuì al precoce declino della vena narrativa» dell'autore: dopo l'esperimento psicologico di «Pierre, or the ambiguities» (1852) e la satira di «The confidence man» (1857), Melville chiude «non ancora quarantenne» la propria attività di romanziere. È un dato da usare con precisione al colloquio, perché rovescia un automatismo: il libro che oggi si porta come fondativo non fu riconosciuto tale dai suoi lettori, e il giudizio che lo ha reso canonico è posteriore di decenni alla sua uscita.
La questione della lingua si chiude nel 1885, e si chiude dal basso. «The adventures of Huckleberry Finn» è per la fonte «il suo capolavoro», e la ragione tecnica vi è nominata: i romanzi di Mark Twain sono accomunati «dal gusto per un linguaggio che ripropone la vivacità dei modelli orali cui s'ispira». Il parlato smette cioè di essere colore locale messo in bocca ai personaggi minori e diventa la lingua del narratore — a raccontare è un ragazzo, con la sua grammatica: «You don’t know about me without you have read a book by the name of The Adventures of Tom Sawyer; but that ain’t no matter.» Lo pseudonimo stesso è una misura fluviale: Samuel Langhorne Clemens (Florida, Missouri, 1835 - Redding, Connecticut, 1910), cresciuto a Hannibal sul Mississippi e per un tratto pilota di battello, adottò nel 1863 il grido dei battellieri che scandagliavano il fondale, «mark twain», cioè «segna due».
Il caso di Edgar Allan Poe (Boston, Massachusetts, 1809 - Baltimora 1849) è il contrappunto necessario, perché mostra una letteratura che si teorizza prima di possedere una tradizione. Poe inventa un genere con «The murders of the rue Morgue» (1841); nel 1845 dà «The raven», raccolto in «The raven and other poems»; l'anno successivo pubblica «The philosophy of composition» (1846), che la fonte indica come il suo saggio critico più famoso e che spiega come una poesia venga costruita. E la fonte aggiunge il dato che rende il caso istruttivo: Poe rimase in «sostanziale isolamento» in un ambito culturale dominato, negli anni Trenta e Quaranta, dal movimento trascendentalista di Emerson, mentre la sua popolarità crebbe a partire dalla seconda metà dell'Ottocento in Europa, «in larga parte grazie all'originaria mediazione di Baudelaire». Il riconoscimento arriva da fuori, e arriva prima.
L'esito, infine, diventa misurabile, e la misura è un albo. Per cinquantasette anni il Premio Nobel per la letteratura in lingua inglese va, una volta dopo l'altra, agli Stati Uniti: Eugene O'Neill nel 1936, T. S. Eliot nel 1948, William Faulkner nel 1949, Ernest Hemingway nel 1954, John Steinbeck nel 1962 e infine Toni Morrison nel 1993. La Fig. 2 dispone i sei nomi ciascuno con la propria data. Due motivazioni, lette sulle schede della Fondazione Nobel, dicono da sole che cosa venne premiato: a Faulkner «for his powerful and artistically unique contribution to the modern American novel», a Morrison «who in novels characterized by visionary force and poetic import, gives life to an essential aspect of American reality». L'aggettivo «American» è dell'istituzione che assegna il premio, non di un manuale scolastico. Su Eliot serve invece una frase sorvegliata e nessuno slogan: il suo nome sta sull'albo del 1948, ma la bibliografia del premio lo mostra pubblicato quasi sempre a Londra, e il dato va detto senza trasformarlo in una prova.

Sei volte in cinquantasette anni

Il Nobel per la letteratura agli Stati Uniti, 1936-1993Diagramma ad albero, 6 percorsi, Dati: O'Neill · 1936; Eliot · 1948; Faulkner · 1949; Hemingway · 1954; Steinbeck · 1962; Morrison · 1993Nobel: gli statunitensiO'Neill · 1936Eliot · 1948Faulkner · 1949Hemingway · 1954Steinbeck · 1962Morrison · 1993
Fig. 2Per cinquantasette anni il premio per la scrittura in lingua inglese torna con regolarità agli Stati Uniti, e ogni data è letta sulla scheda della Fondazione Nobel che le corrisponde: Eugene O'Neill 1936, T. S. Eliot 1948, William Faulkner 1949, Ernest Hemingway 1954, John Steinbeck 1962, Toni Morrison 1993. Il ramo marcato è quello del 1949, perché la motivazione di quel premio nomina esplicitamente ciò che la sezione sostiene, «for his powerful and artistically unique contribution to the modern American novel»; nel 1993 la motivazione di Morrison ripete l'aggettivo, «an essential aspect of American reality», a quarantaquattro anni di distanza. Il nodo di sinistra enumera un sottoinsieme e non l'albo intero: negli stessi anni il premio andò molte altre volte ad autori di altri paesi. Su Eliot il dato va detto senza forzarlo: figura sull'albo del 1948, e la bibliografia del premio lo registra pubblicato quasi sempre a Londra.
Fig. 2 ↓
All'Esame di Stato questa sezione si presenta in due forme, e nessuna delle due chiede di recitare un carattere nazionale. La prima è l'analisi di un brano mai visto: si registra che cosa stia facendo la lingua — quale lessico, quale ritmo, quale registro e quanti registri insieme — ci si chiede di chi sia la voce che racconta e quale convenzione inglese quella voce stia declinando, e soltanto dopo si interpreta; il videoExplainer scompone la sequenza in otto passaggi. La seconda è la domanda di inquadramento, che chiede di sostenere con prove perché questa sia una letteratura e non una filiale. La trappola è una sola e si ripete ogni anno: trattare «americano» come un dato anagrafico. Non lo è. È un rapporto con la lingua, e si dimostra sulla pagina, con il lessico, con la voce e con la tradizione che il testo sceglie di non seguire.

Vocabolario

→ Schede
  • la letteratura statunitense/la letteraˈtura statuniˈtɛnse/American literatureIn inglese si dice sempre «American literature», mai «USA literature» né «United States literature»; l'aggettivo «statunitense» non ha un corrispondente idiomatico. Attenzione al doppio senso di «American», che designa anche il continente: quando la distinzione conta si scrive «literature of the United States».
  • il trascendentalismo/il traʃʃendentaˈlizmo/transcendentalismIn inglese va con la minuscola e senza articolo quando indica il movimento («transcendentalism began in New England»), mentre «the Transcendentalists» con la maiuscola sono gli autori. Non confonderlo con l'aggettivo filosofico «transcendental», che in inglese rimanda a Kant e non al gruppo di Concord.
  • la rivista/la riˈvista/the magazinePer un periodico culturale l'inglese usa «magazine» o «journal»; «review» vale solo per certi titoli storici e altrimenti significa «recensione». «The Dial was the magazine of the group» è corretto, «the review of the group» no. Il fascicolo singolo è «an issue», mai «a number».
  • il registro linguistico/il reˈdʒistro liŋˈɡwistiko/registerIn inglese la parola sta da sola: si scrive «register», non «linguistic register», che suona pleonastico. Le formule d'esame sono «to shift register», «a mixture of registers» e «high and low register»; il verbo «to register» in altro senso significa «registrare», e non va usato per «cambiare registro».
  • il vernacolo/il verˈnakolo/the vernacularIn inglese «the vernacular» vuole l'articolo e indica la lingua parlata comune di un luogo: «Twain wrote in the vernacular». Non è sinonimo di «dialect», che designa una varietà geografica determinata, né di «slang», che è lessico gergale; l'aggettivo è «vernacular» («vernacular speech»).
  • il naufragio editoriale/il nauˈfradʒo editoˈrjale/a commercial failureNon tradurre mai con «an editorial failure»: in inglese «editorial» riguarda la redazione o l'opinione di un giornale. Si scrive «the book was a commercial failure» oppure «the book flopped» (informale). L'insuccesso di vendita si dice «poor sales», mai «bad sales».
  • il canone/il ˈkanone/the canonIn inglese si scrive con una sola «n»: «the canon» è l'insieme delle opere riconosciute, mentre «cannon» con due è il cannone. L'aggettivo è «canonical» e il verbo «to canonize» appartiene al lessico religioso: per un libro si scrive «the novel entered the canon».
  • il capolavoro/il kapolaˈvoro/the masterpieceIn inglese è una parola sola, «masterpiece», e regge «his» o «her» senza articolo aggiunto: «Huckleberry Finn is his masterpiece». Evita «master work» e «chef-d'oeuvre», che in un tema d'esame suonano affettati; per l'opera maggiore di un periodo si dice «the outstanding work of».
  • il racconto poliziesco/il rakˈkonto politˈtsjesko/the detective storyIn inglese si dice «detective story» o «detective fiction»; «police story» non è il genere ma un racconto sulla polizia, e «whodunit» è colloquiale. Chi indaga è «the detective», mai «the investigator» in senso letterario; il genere nel suo insieme si chiama anche «crime fiction».
  • il narratore in prima persona/il narraˈtore in ˈprima perˈsona/the first-person narratorIn inglese l'espressione porta il trattino quando precede il nome — «a first-person narrator» — e non lo porta nella formula «the novel is narrated in the first person», dove serve l'articolo. Non scrivere «in first person». La voce che racconta è «the narrating voice», distinta dall'autore.
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Esempio svolto

Collocare un incipit: che cosa, in questo passo, non è inglese

Leggi il paratesto e le prime righe di «The adventures of Huckleberry Finn» (1885). NOTICE. «Persons attempting to find a motive in this narrative will be prosecuted; persons attempting to find a moral in it will be banished; persons attempting to find a plot in it will be shot. BY ORDER OF THE AUTHOR, PER G. G., CHIEF OF ORDNANCE.» — «You don’t know about me without you have read a book by the name of The Adventures of Tom Sawyer; but that ain’t no matter. That book was made by Mr. Mark Twain, and he told the truth, mainly.» Mostra in quattro tempi — lingua, voce, convenzione rifiutata, significato — che cosa in questo passo appartiene a una tradizione diversa da quella inglese.

  1. 01Registrare la lingua

    Nel passo convivono due lingue lontanissime fra loro. Il paratesto è burocratico e militare — «will be prosecuted», «will be banished», «BY ORDER OF THE AUTHOR», con la firma di un capo dell'artiglieria — e adopera la formula della minaccia legale per introdurre un romanzo. Le prime righe sono invece parlate e sgrammaticate: «without you have read» al posto di «unless you have read», la doppia negazione di «that ain’t no matter», il verbo «made» dove la lingua scritta avrebbe «wrote». Per ora nessuna interpretazione: soltanto che cosa c'è.

  2. 02Chiedersi di chi è la voce

    A raccontare è un ragazzo, e il romanzo non lo corregge: non compare un narratore colto che ne incornici la parlata, la traduca o la commenti. Nella narrativa inglese dell'Ottocento una lingua di questo tipo si incontra regolarmente, ma in bocca a personaggi secondari e comici, dentro una cornice retta da una voce istruita. Qui la cornice manca del tutto, e il ragazzo arriva a giudicare per proprio conto perfino l'autore del libro precedente: «he told the truth, mainly».

  3. 03Nominare la convenzione rifiutata

    È il paratesto a dichiarare quale convenzione il libro stia declinando. Un romanzo che minaccia di punizione chi vi cerchi un movente, una morale e un intreccio rifiuta le tre garanzie che il lettore ottocentesco si aspettava dal genere. E lo fa nella forma parodica di un'ordinanza ufficiale, cioè adoperando la lingua dell'autorità contro l'autorità del genere: il rifiuto è esibito, non nascosto.

  4. 04Interpretare

    Soltanto adesso il significato. Il libro sposta l'autorità narrativa dall'alto verso il basso: la lingua che decide come si racconta non è più quella della cultura scritta ma quella del fiume, ed è la stessa operazione che la fonte descrive quando parla, per Twain, di «un linguaggio che ripropone la vivacità dei modelli orali cui s'ispira». Di qui viene, per la letteratura americana, la possibilità di un romanzo interamente retto da una voce non colta.

Risultato: Il passo appartiene alla tradizione americana non per l'ambientazione ma per la posizione che vi occupa la lingua parlata: il parlato non è materiale illustrativo dentro una cornice colta, è la cornice stessa, e con quello spostamento il romanzo consegna a una voce non istruita l'autorità di raccontare — il che significa che l'appartenenza si dimostra su tre righe di testo, senza ricorrere né alla biografia dell'autore né alla data di pubblicazione.

Esempio svolto

Sostenere con prove una tesi di storia letteraria

«American literature had to invent itself.» Discuss this statement in about 150 words, in English, with reference to the nineteenth century and to the evidence available to you. (Consegna argomentativa: seconda prova del Linguistico o colloquio.)

  1. 01Sciogliere l'operatore

    «Discuss» chiede una posizione argomentata e la considerazione dell'obiezione, non un riassunto. Il nucleo dell'affermazione è che una letteratura possa costituirsi per decisione; l'obiezione immediata è che nessuna letteratura si inventa dal nulla, perché questa continua ad adoperare la lingua, i generi e i modelli del paese da cui si separa. Una risposta utile tiene insieme le due cose invece di scegliere fra loro.

  2. 02Scegliere le prove, non gli aggettivi

    Si prendono quattro dati verificabili e si scarta tutto il resto: il programma del trascendentalismo, che afferma «l'originalità della cultura americana in confronto alla cultura europea» e si dà una rivista dal 1840 al 1844; la stratificazione di registri di «Moby Dick» (1851); il narratore parlante di «The adventures of Huckleberry Finn» (1885); l'albo del Nobel da O'Neill (1936) a Morrison (1993). Ogni prova è una data e un fatto, mai una qualità.

  3. 03Dare peso all'obiezione

    L'obiezione va concessa per intero e poi adoperata. Il trascendentalismo «è l'aspetto americano del romanticismo», dunque la rivendicazione nasce dentro un movimento europeo; il riconoscimento di «Moby Dick» arriva «solo a distanza di molti decenni»; la fortuna di Poe si costruisce in Europa. Concedere questi punti rafforza la tesi anziché indebolirla, perché sposta la dimostrazione dalle intenzioni dichiarate ai risultati verificabili.

  4. 04Scrivere la tesi in inglese

    La forma che l'esaminatore valuta è breve e controllabile: «American literature did not invent itself out of nothing: it used an inherited language, and inherited genres, for a purpose they had not been built for. What is new is not the material but the permission — Melville lets four registers meet on one page, and Twain lets an uneducated boy narrate a whole novel without correcting him.» Segue una sola frase di chiusura sull'esito misurabile.

Risultato: La risposta sostiene l'affermazione senza esagerarla: la letteratura americana non si inventa dal nulla ma cambia l'uso di ciò che eredita, e la prova sta nella pagina — quattro registri in una frase, un narratore non colto lasciato senza cornice — prima ancora che nel programma dichiarato di un movimento o nell'albo di un premio.

Spiegazione passo passo8 passaggi
  1. 1

    Hai davanti un brano in inglese e la consegna ti chiede di collocarlo, oppure di dire perché sia americano. La tentazione è partire dall'etichetta e cercare le prove che la confermino: un paesaggio, il nome di una città, una parola come «frontier». Fai il contrario. L'etichetta è l'ultima cosa che scriverai, e le prime tre mosse non la nominano nemmeno.

  2. 2

    Prima mossa: guarda che cosa sta facendo la lingua, e guardala prima del contenuto. Registra tre cose soltanto, quale lessico usa, quale ritmo tiene e quale registro adotta, e soprattutto conta i registri. Se ne trovi più di uno dentro la stessa frase, quello è già un dato, e va scritto prima di qualunque interpretazione.

  3. 3

    Seconda mossa: chiediti di chi sia la voce che racconta, e se il testo la corregga. Un narratore che parla una lingua non colta e non viene incorniciato da uno più istruito è un fatto tecnico, non colore locale. È la differenza fra un personaggio che parla così e un romanzo che è scritto così, e da sola decide metà dell'analisi.

  4. 4

    Terza mossa: nomina la convenzione che il testo sta declinando. Non basta dire che è diverso, devi dire diverso da che cosa. Il decoro del registro unico, il narratore istruito che garantisce la storia, il metro ereditato, il finale che consegna una morale. Segna la riga in cui la convenzione viene disattesa: sarà la prova che porterai.

  5. 5

    Quarta mossa, e soltanto adesso: interpreta. Chiediti che cosa il testo guadagni da quel rifiuto. Di solito una cosa sola e grande: l'autorità di raccontare passa a qualcuno che nella tradizione di partenza non l'aveva. Questa è la frase che vale, perché lega un dato linguistico a un significato invece che a un aggettivo.

  6. 6

    Il controllo che salva la risposta: prova a togliere il tratto che hai trovato e rileggi il brano. Se lo riscrivi in un inglese scolastico e il senso non cambia, quello che hai trovato è un ornamento e hai letto troppo. Se riscrivendolo il brano diventa un altro testo, allora è strutturale, ed è di quello che devi parlare.

  7. 7

    Adesso scrivi, e scrivi nell'ordine in cui hai lavorato. Una frase per il dato linguistico, una per la voce, una per la convenzione rifiutata, due per il significato. Cinque frasi bastano, perché la prova valuta la catena del ragionamento e non la lunghezza. E cita il testo per parole intere, mai per riassunto.

  8. 8

    Ultima cosa: non chiudere dicendo che il brano «è americano». È l'affermazione più debole che tu possa fare, perché sposta la prova sull'anagrafe dell'autore, che nel brano non c'è. Chiudi dicendo che cosa quella pagina permette a una voce di fare, e che cosa la tradizione inglese non le permetteva. Quella è una frase che l'esaminatore può controllare.

Obiettivo Maturità

  • Classifica i quattro tempi in cui questa letteratura si costituisce e sappili datare: la rivendicazione culturale formulata dal trascendentalismo, movimento della Nuova Inghilterra le cui origini risalgono al 1815 e che riceve nel 1836, con «Nature» di R. W. Emerson, «la formulazione più precisa» delle proprie istanze; la prosa che la incassa con «Moby Dick» (1851); il parlato che entra nel romanzo come lingua del narratore con «The adventures of Huckleberry Finn» (1885); l'albo del Nobel, da O'Neill (1936) a Morrison (1993). Aggiungi che la Dichiarazione di indipendenza è del 4 luglio 1776, cioè sessant'anni prima del primo di quei libri, e che da sola non basta.
  • Analizza un brano americano mai visto nell'ordine obbligato — lingua, voce, convenzione rifiutata, significato — senza nominare la nazionalità prima di averla dimostrata. La frase inglese da saper scrivere è questa: «The narrator is a boy who speaks his own grammar, and the novel never corrects him: the book takes its authority from a voice that English fiction had reserved for comic minor characters.» Chiudi mostrando che cosa quella scelta permette al romanzo di fare, e non che cosa rivela sull'autore.
  • Spiega, sul caso di «Moby Dick», perché in questa letteratura il canone e il mercato non coincidano fin dall'inizio: il romanzo esce nel 1851, la fonte parla di «naufragio editoriale» e registra che «solo a distanza di molti decenni» sarà indicato fra le maggiori opere della narrativa, mentre l'autore chiude «non ancora quarantenne» la propria attività di romanziere. Ricavane la conseguenza metodologica, che è la parte che l'esaminatore valuta: il successo contemporaneo non è una prova di valore, e una letteratura giovane non si giudica sulle vendite del suo tempo.
  • Confronta la posizione di Poe con quella del gruppo di Concord e giustifica il confronto con i dati, non con le impressioni: Poe inventa un genere con «The murders of the rue Morgue» (1841) e teorizza la costruzione del testo in «The philosophy of composition» (1846), ma rimane in «sostanziale isolamento» in un ambiente dominato dal trascendentalismo di Emerson, e la sua fortuna si costruisce in Europa «in larga parte grazie all'originaria mediazione di Baudelaire». Concludi che una letteratura può teorizzarsi prima di avere una tradizione, e che il suo riconoscimento può arrivare da fuori.
  • Commenta l'albo del Nobel come prova e non come elenco: O'Neill 1936, Eliot 1948, Faulkner 1949, Hemingway 1954, Steinbeck 1962, Morrison 1993. La frase inglese che regge il ragionamento è questa: «For half a century the Nobel Prize for writing in English goes again and again to the United States, and the prize citations themselves call the achievement American.» Aggiungi la cautela che rende matura la risposta: su Eliot il dato va detto e non forzato, perché la bibliografia del premio lo registra pubblicato quasi sempre a Londra.

Errori frequenti

  • Trattare «American literature» come letteratura inglese scritta altrove. Sono due tradizioni distinte dentro la stessa lingua, e la distinzione non è anagrafica ma linguistica: si dimostra sul lessico, sul numero di registri tenuti insieme e su quale voce il testo autorizza a raccontare. La formula corretta al colloquio è «two literatures in one language», mai «English literature written abroad».
  • Far cominciare la letteratura americana con l'indipendenza politica. La Dichiarazione è del 4 luglio 1776; la rivendicazione culturale corrispondente arriva sessant'anni più tardi, e le fonti la collocano nel trascendentalismo, che ha origini nel 1815 e riceve nel 1836, con «Nature» di Emerson, la sua formulazione più precisa. Fra i due atti passa la vita di due generazioni, e quella distanza è essa stessa il dato da spiegare, non un dettaglio da saltare.
  • Presentare il trascendentalismo come un rifiuto dell'Europa. La fonte dice l'opposto, e va citata: il movimento «è l'aspetto americano del romanticismo». Afferma l'originalità della cultura americana «in confronto alla cultura europea» restando dentro un movimento europeo e scrivendo in inglese. La formulazione corretta è che si tratta di un uso diverso di una tradizione posseduta, non di una separazione da essa.
  • Chiamare «Moby Dick» un successo del suo tempo. Treccani parla di «naufragio editoriale» e data il riconoscimento «solo a distanza di molti decenni»; quell'insuccesso «contribuì al precoce declino della vena narrativa» di Melville, che smise di scrivere romanzi «non ancora quarantenne». La formulazione corretta è che il libro fu canonizzato molto dopo, e in inglese si scrive «a commercial failure», mai «an editorial failure».
  • Ridurre la specificità americana all'American Dream. Il sogno è vocabolario critico utile e attraversa l'intero argomento, ma non spiega nulla di ciò che questa sezione misura: non spiega perché «Moby Dick» tenga insieme quattro registri linguistici, né perché un ragazzo con la propria grammatica possa reggere un romanzo intero, né perché il riconoscimento di Poe arrivi dall'Europa. Il sogno va portato come tema ricorrente, non usato come definizione della tradizione.

Approfondimento

La domanda che sta sotto tutta la sezione, e che all'Esame si presenta quasi sempre travestita da altro, è quando una letteratura smetta di essere una filiale e diventi una letteratura. Conviene rispondere per prove e non per definizioni, perché una definizione si può sempre contestare mentre una prova si può soltanto verificare. Le prove disponibili sono di quattro tipi, e vale la pena tenerli separati, perché non hanno affatto la stessa forza. La prima è la prova istituzionale: qualcuno, fuori dalla letteratura, dichiara che quella cultura ha un compito proprio. È il trascendentalismo, che «volle essere insieme ribellione all'ortodossia unitariana e affermazione dell'originalità della cultura americana in confronto alla cultura europea», e che si diede un organo, «The Dial», dal 1840 al 1844. È la prova più debole di tutte, perché un programma può restare tale: dichiarare di volere una letteratura propria non è averla. La seconda è la prova formale, ed è la più solida che una pagina possa offrire: il testo fa qualcosa che nella tradizione di partenza non si faceva. Melville tiene nella stessa pagina la Bibbia, i modelli classici, il teatro shakespeariano e il linguaggio scientifico moderno; Twain affida il racconto a un narratore che parla la propria grammatica e non viene corretto da nessuno. Questa prova ha un vantaggio decisivo su tutte le altre: non richiede di sapere chi sia l'autore né in che anno scrivesse. Si vede. La terza è la prova della ricezione, e va maneggiata con cura perché dice due cose opposte insieme. Il riconoscimento tardivo di «Moby Dick», arrivato «solo a distanza di molti decenni», e la fortuna di Poe costruita in Europa «in larga parte grazie all'originaria mediazione di Baudelaire» dimostrano che il pubblico contemporaneo non è un giudice affidabile; ma dimostrano anche che per decenni il centro del giudizio letterario rimase altrove, e una letteratura che deve essere consacrata fuori casa non è ancora del tutto autonoma. La quarta è la prova esterna e differita: un'istituzione internazionale, che non ha ragioni di parte, premia sei volte in cinquantasette anni scrittori di quel paese, e in due casi la motivazione nomina l'aggettivo «American». È la prova più tarda e la più fredda, e proprio per questo la più difficile da contestare, a patto di non chiederle più di quanto dica: il premio non certifica un valore, registra una decisione, e il caso di Eliot — sull'albo del 1948, ma con una bibliografia quasi interamente londinese — ricorda che un albo va letto e non brandito. La risposta matura mette le quattro prove in quest'ordine e dichiara quale sta usando. Dire «la letteratura americana nasce nel 1836» è una tesi che si può soltanto affermare; dire «questa pagina fa una cosa che il romanzo inglese non faceva, ed ecco esattamente dove» è una tesi che si può mostrare. La prima si discute all'infinito, la seconda si verifica in trenta secondi: davanti a un esaminatore la differenza vale il voto.

§ 01

Ripasso attivo

Herman Melville built «Moby Dick» (1851) out of the Bible, the classical models, the Shakespearean stage and the technical language of modern science; the book was a commercial failure, and it was recognised as a major novel only decades later. In about 150 words, and in English, argue that this single fact tells you more about what makes American literature specific than any list of national themes does. Use one further example taken from this section — Twain's speaking narrator, or Poe's reception in Europe — and close on what a candidate should therefore look for in an unseen passage.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Trascendentalismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Melville, Herman — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · William Faulkner — Facts (The Nobel Foundation)

§ 02
§ 02

Walt Whitman e la nuova poesia americana#

~20 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-letteratura-americana

Punti chiave

I due poeti che hanno fondato il verso americano moderno appartengono alla stessa generazione e lavorano in direzioni opposte. Walt Whitman costruisce un libro solo e lo rifà in pubblico per trentasette anni, dilatando il verso fino alla misura del respiro; Emily Dickinson scrive nella casa paterna quartine di otto e sei sillabe, non pubblica quasi nulla e ha una fama che la fonte definisce «tutta postuma». Questa sezione non chiede di ripetere che l'uno era espansivo e l'altra riservata: chiede due cose verificabili. La prima è saper dire che cosa fa una riga lunga e senza metro che un verso regolare non può fare. La seconda è sapere che il testo di Dickinson stampato nelle antologie è un oggetto editoriale, con una data e dei curatori, e che dichiararlo non è un'erudizione ma la condizione perché il commento regga.
Whitman nacque a West Hills, Long Island, nel 1819 e morì a Camden, nel New Jersey, nel 1892. Lasciò la scuola a undici anni per praticare il mestiere di tipografo; tornato a Long Island si dedicò all'insegnamento; dal 1838 cominciò «un'intensa attività di giornalista», che nel 1848 lo portò per tre mesi a New Orleans, soggiorno che «si rivelò una tappa fondamentale della sua maturazione artistica». La cornice intellettuale è il trascendentalismo di R. W. Emerson, il movimento della Nuova Inghilterra la cui formulazione più precisa arriva nel 1836 con «Nature»: insieme ribellione all'ortodossia unitariana e «affermazione dell'originalità della cultura americana in confronto alla cultura europea». Whitman conosce dunque la materialità della pagina stampata prima di conoscere un canone, e la rivendicazione che il movimento avanza in filosofia lui la traduce in prosodia.
«Leaves of grass» non è una raccolta ma un organismo unico, e le date lo dimostrano. La prima edizione, del 1855, contiene dodici componimenti; da lì il libro si espande «attraverso altre otto edizioni» — nove in tutto — fino alla cosiddetta deathbed edition del 1891-92, in cui raggiunge «la fisionomia definitiva di un'opera monumentale». Le tappe intermedie hanno un contenuto preciso: la terza edizione (1860) include le nuove sezioni «Children of Adam» e «Calamus», la quarta (1867) è arricchita da «Drum Taps», la quinta (1871) accoglie «Passage to India». La Fig. 3 misura gli intervalli fra un'edizione e la successiva. Se ne ricava la regola più utile all'Esame: una poesia può spostarsi, cambiare sezione e cambiare lezione da un'edizione all'altra, sicché va sempre detto quale testo si cita. Le citazioni di questa sezione vengono dal testo definitivo del 1891-92.

Un libro che cresce fino all'ultimo anno di vita

Gli intervalli fra un'edizione e la successivacolonna stratificata, 4 strati, Dati: 1860 · Children of Adam, Calamus, 1867 · Drum Taps, 1871 · Passage to India, 1891-92 · deathbed edition1855 · prima edizione, dodici componimenti1860 · Children of Adam, Calamusterza edizione · 5 anni1867 · Drum Tapsquarta edizione · 7 anni1871 · Passage to Indiaquinta edizione · 4 anni1891-92 · deathbed editionnona e ultima · 20 anni
Fig. 3Le quattro fasce misurano gli anni che separano un'edizione dalla successiva, non il numero delle poesie: cinque anni dal 1855 al 1860, sette fino al 1867, quattro fino al 1871 e venti fino alla deathbed edition del 1891-92, la nona e ultima. La prima edizione, che la colonna prende come punto di partenza, conteneva dodici componimenti; il volume del 1891-92 raggiunge «la fisionomia definitiva di un'opera monumentale, proporzionata alla grandezza e alla varietà del continente americano». La fascia in rilievo è l'ultima ed è la più istruttiva: fra la quinta edizione e quella definitiva passano vent'anni, sicché la lezione che si cita oggi è il risultato di quel lavoro finale e non del 1855.
Fig. 3 ↓
La ricezione va raccontata per intero: il racconto corrente ne conserva solo la prima metà. Le prime due edizioni furono accolte con «prevedibile disagio», «tanto lontana era l'apparente rozzezza del verso whitmaniano dal decoro formale dei modelli canonici della tradizione inglese»: il verso libero fu letto, all'inizio, come una scortesia formale prima che come una forma. A quel disagio però «fece seguito una graduale inversione di tendenza», a partire dalla terza edizione, e il consenso culminò «negli ultimi anni di vita di W., nel pieno riconoscimento della grandezza della sua opera». Whitman fu dunque riconosciuto da vivo. Anche la guerra civile entra nel libro più che nella biografia: «Drum Taps» si aggiunge alla quarta edizione, del 1867 — nel testo definitivo è il libro XXI — e la prosa di «Specimen days» (1882) raccoglie «considerazioni sul periodo della guerra».
Il verso libero non è assenza di regola: è lo spostamento dell'unità di misura dal piede alla riga, e della struttura dal conteggio delle sillabe alla ripetizione sintattica. Si guardi l'apertura di «Song of Myself»: «I celebrate myself, and sing myself, / And what I assume you shall assume, / For every atom belonging to me as good belongs to you.» Un solo gesto grammaticale è ripetuto tre volte e ogni volta si allarga — da me, a te, a ogni atomo — e la terza riga, di gran lunga la più lunga, porta la conclusione. Il movimento è sintattico, non metrico. Il secondo procedimento è il catalogo: «I hear America singing, the varied carols I hear, / Those of mechanics, each one singing his as it should be blithe and strong, / The carpenter singing his as he measures his plank or beam». La stessa costruzione torna con un mestiere diverso e l'elenco non ha gerarchia: è la forma a sostenere la tesi, non un'immagine a illustrarla.
Da quella forma discendono due tratti che l'Esame chiede di nominare. Il primo è un io rappresentativo e non egocentrico: «And what I assume you shall assume» consegna al lettore ciò che il poeta si attribuisce, e la voce che dice «io» parla per una collettività. Il secondo è la licenza di contraddirsi: «Do I contradict myself? / Very well then I contradict myself, / (I am large, I contain multitudes.)». Una poesia che si concede la contraddizione ha rinunciato alla forma chiusa che dovrebbe risolverla, e la stessa voce può perciò dichiarare: «I sound my barbaric yawp over the roofs of the world.» Che il verso lungo sia una scelta e non un'incapacità lo prova il volume stesso: nel libro XXII, «Memories of President Lincoln», sta «O Captain! my Captain! our fearful trip is done, / The ship has weather'd every rack, the prize we sought is won», con strofe regolari, un ritornello e rime piene.
Emily Dickinson nacque ad Amherst, nel Massachusetts, nel 1830 e vi morì nel 1886. «Ebbe vita priva di eventi esteriori, scegliendo, dopo i trent'anni, il volontario isolamento nella casa paterna», e non ebbe contatti diretti con il mondo intellettuale: si stacca perciò «dal contesto letterario della letteratura romantica americana, cui cronologicamente e geograficamente appartiene». La presenza americana più avvertibile resta Emerson, ma le immagini e il linguaggio «tradiscono altri e più lontani influssi»: quello shakespeariano, «addirittura dominante», quello dei poeti «metafisici» del Seicento inglese e infine la Bibbia, «da cui questa poetessa del dubbio ontologico e dell'angoscia religiosa trasse vocabolario, immagini e perfino ritmi». Il lessico attinge dalla terminologia giuridica a quella scientifica; la tematica è «senza zone intermedie», dalle piccolissime cose quotidiane ai grandi temi dell'anima.
La fama di Dickinson è «tutta postuma» e ha una cronologia editoriale precisa: i «Poems» del 1890, le lettere nel 1894 (edizione accresciuta nel 1931), i «Further poems» nel 1929 e infine «l'ediz. critica definitiva curata da Th. H. Johnson: Poems (3 voll., 1955); Letters (3 voll., 1958)». La conseguenza si verifica aprendo il volume del 1890, che si dichiara in prima pagina «Edited by two of her friends, MABEL LOOMIS TODD and T. W. HIGGINSON». Nella prefazione i curatori descrivono i manoscritti: «In most of her poems, particularly the later ones, everything by way of punctuation was discarded, except numerous dashes; and all important words began with capitals», e «As a rule, the verses were without titles». Lo stesso volume stampa però «Because I could not stop for Death, / He kindly stopped for me;» sotto il titolo «The Chariot»: virgole e titolo dove la sua prefazione dichiara trattini e nessun titolo.
Il confronto va impostato sulla forma, non sul carattere. La riga di Whitman eccede la misura tipografica e prende figura dal parallelismo; la strofa di Dickinson è una quartina di otto e sei sillabe: «Because I could not stop for Death,» (otto) / «He kindly stopped for me;» (sei) / «The carriage held but just ourselves» (otto) / «And Immortality.» (sei). La misura resta costante, la rima no: qui è imperfetta, perché «me» è accentato e il «-ty» di «Immortality» non lo è, mentre «I heard a fly buzz when I died» ripete la stessa misura chiudendosi su una rima piena, form/storm. Uno dei due poeti dilata la misura ereditata fino a farla sparire, l'altra ne tiene una brevissima e la carica fino al punto di rottura. La Fig. 4 tiene separati i due poli e nomina ciò che li unisce. Diversa infine la pubblicazione: nove edizioni in vita contro carte che i curatori dicono trovate dopo la morte, «carefully copied on sheets of note-paper, and tied in little fascicules».

Due soluzioni opposte allo stesso problema

Che cosa separa e che cosa unisce i due poetiDiagramma di Venn con 2 insiemi, Whitman, DickinsonWhitmanDickinsonversettoquartinarottura
Fig. 4Le tre etichette sono telegrafiche perché devono stare dentro le regioni, e vanno lette così. «Versetto» è la riga lunga di Whitman, che eccede la misura tipografica e prende figura dal parallelismo e dal catalogo. «Quartina» è la strofa di Dickinson, quattro versi di otto e sei sillabe chiusi da una rima che può essere piena o imperfetta. «Rottura» è ciò che i due condividono: nessuno dei due assume come dato il decoro metrico della tradizione inglese, e infatti il verso di Whitman fu accolto con disagio mentre le poesie di Dickinson non furono quasi pubblicate in vita. Il resto del confronto — l'io pubblico contro quello privato, nove edizioni contro le carte trovate dopo la morte — sta nel testo.
Fig. 4 ↓
All'Esame la sezione si presenta in due forme. La prima è l'analisi di un brano mai visto: si nomina l'unità di misura — la riga in Whitman, la strofa in Dickinson —, si nomina il procedimento con la parola inglese esatta, free verse, anaphora, catalogue, slant rhyme, the speaker, e soltanto dopo si interpreta. La seconda è il confronto, che si sostiene con dati formali e non con aggettivi psicologici. Le trappole sono due. La prima è definire il free verse «poesia senza regole»: la struttura c'è ed è sintattica. La seconda è citare senza dire da quale testo: la lezione di Whitman che tutti riportano è quella definitiva del 1891-92, e la punteggiatura di Dickinson che si legge in molte antologie è quella dei curatori del 1890. La frase inglese da saper scrivere è: «The line, not the foot, is Whitman's unit of measure, and repetition does the work that metre used to do.»

Vocabolario

→ Schede
  • il verso libero/il ˈvɛrso ˈlibero/free verseIn inglese «free verse» è non numerabile e va senza articolo nel senso generale: «Whitman writes in free verse», mai «a free verse». Non confonderlo con «blank verse», che è il pentametro giambico non rimato di Shakespeare e Milton: quello ha un metro, il free verse no.
  • il verso/il ˈvɛrso/the lineFalso amico frequente: l'inglese «verse» indica il verso come sistema («free verse», «blank verse») o, nell'uso comune, la strofa di una canzone. Il singolo verso di una poesia è «a line», e si scrive «in the third line», mai «in the third verse».
  • la strofa/la ˈstrɔfa/the stanzaIn inglese «stanza», plurale «stanzas»; una strofa di quattro versi è «a quatrain», il termine da usare per Dickinson. Evita «strophe», che in inglese appartiene alla metrica greca e non alla descrizione di una poesia moderna.
  • il metro/il ˈmɛtro/metreGrafia britannica «metre», statunitense «meter»; l'aggettivo è «metrical» e lo studio è «metrics» o «prosody». La formula d'esame che funziona è «the poem has no fixed metre», e non «the poem has no meter rules», che non è inglese.
  • l'anafora/laˈnafora/anaphoraL'aggettivo è «anaphoric» e il verbo si rende con «to repeat at the beginning of successive lines». Attenzione: in linguistica «anaphora» indica il rimando di un pronome al suo antecedente, un fenomeno diverso; nel commento letterario va specificato «the anaphora of the opening phrase».
  • il catalogo/il kaˈtaloɡo/the catalogueGrafia britannica «catalogue», statunitense «catalog». Nel commento è un termine tecnico e si usa al plurale per la tecnica: «Whitman's catalogues of trades and places». «List» descrive l'elenco, non il procedimento poetico, e da solo non basta all'esaminatore.
  • l'io poetico/ˈlio poˈɛtiko/the speakerIn inglese si dice sempre «the speaker», non «the poet»: la voce che dice «I» nel testo non coincide con la persona che lo ha scritto, e la distinzione è esattamente ciò che si valuta. La formula corretta è «the speaker addresses the reader as «you»».
  • la rima imperfetta/la ˈrima imperˈfɛtta/slant rhymeEquivalenti accettati: «half rhyme» e «near rhyme». Evita «imperfect rhyme», che in inglese suona come un giudizio di valore anziché come una descrizione. Il verbo regge «to rhyme with»: ««me» rhymes only approximately with «Immortality»».
  • il curatore/il kuraˈtore/the editorFalso amico da sapere a memoria: «editor» è chi cura un testo, mentre l'editore, cioè la casa editrice, è «the publisher». Il frontespizio di un'edizione curata dice «edited by», che in italiano si rende «a cura di», e il lavoro si chiama «editing» o «editorial work».
  • l'edizione critica/lediˈtsjone ˈkritika/the critical editionSi scrive «a critical edition of the poems» oppure «the standard edition»; il testo che essa stabilisce è «the established text» o «the text of record». Nel commento serve la formula «I am quoting from the 1890 edition», che rende verificabile ogni osservazione sulla punteggiatura.
Esempio svolto

Scansione e commento di un'apertura whitmaniana

«I celebrate myself, and sing myself, / And what I assume you shall assume, / For every atom belonging to me as good belongs to you.» (W. Whitman, «Song of Myself», nel testo definitivo del 1891-92). Analizza il passo dicendo che cosa fa la riga lunga e senza metro che un verso regolare non potrebbe fare, e redigi il commento in inglese in cinque frasi.

  1. 01Contare ciò che si può contare

    Prima di interpretare si registra la misura. Le tre righe formano un solo periodo e contengono sei, sette e undici parole: la riga si allunga a ogni ripresa e la terza è di gran lunga la più ampia. Non c'è rima, non c'è un numero fisso di sillabe, e non c'è alcuna riga breve che faccia da contrappeso. Questi sono dati, non giudizi.

  2. 02Nominare il procedimento

    Il termine esatto è free verse, e la sua struttura qui è il parallelismo sintattico: ogni riga ripete uno schema grammaticale e lo apre di un grado, da «myself» a «you» a «every atom». Va nominata anche la coppia di pronomi che regge il movimento, «I» e «you», perché è su di essa che il passo costruisce l'io rappresentativo.

  3. 03Misurare che cosa guadagna la riga lunga

    Si valuta ciò che la forma rende possibile. Un solo periodo sta in tre righe, e la sua crescita è visibile perché nessuna riga è stata tagliata per rispettare una misura: l'allargamento del senso e l'allungamento della riga sono la stessa cosa. In un verso regolare la frase andrebbe spezzata a metà per rientrare nella misura, e l'ampliamento diventerebbe invisibile.

  4. 04Redigere il commento

    Si scrivono cinque frasi nell'ordine in cui si è lavorato: «The three lines form a single sentence of six, seven and eleven words. There is no fixed metre and no rhyme: the line, not the foot, is the unit. Each line repeats the same grammatical shape and widens it, from the self to the reader to every atom of matter. The growth of the sentence and the growth of the line are the same movement, which a regular metre would have had to break. The speaker who says «I» is therefore representative, not private.»

Risultato: Il passo risulta analizzato senza una sola affermazione non verificabile: tre dati di misura, un procedimento nominato con il termine inglese esatto e una conseguenza, cioè che in Whitman l'ampiezza della riga è il significato e non il suo ornamento.

Esempio svolto

Commentare Dickinson dichiarando l'edizione

Una consegna riporta questa quartina: «Because I could not stop for Death, / He kindly stopped for me; / The carriage held but just ourselves / And Immortality.» e chiede un commento. Un compagno obietta che nella sua antologia lo stesso testo è stampato con i trattini e con le maiuscole. Che cosa gli rispondi, e come imposti il commento?

  1. 01Descrivere il testo che si ha davanti

    La quartina alterna versi di otto e sei sillabe; la rima cade sul secondo e sul quarto verso ed è imperfetta, perché «me» è una sillaba accentata e il «-ty» di «Immortality» non lo è. La Morte è personificata come un accompagnatore cortese che si ferma per chi non ha tempo di fermarsi, e la carrozza porta tre passeggeri, dei quali il terzo è un'astrazione.

  2. 02Datare la lezione, non la poesia

    La versione con la virgola e il punto e virgola è quella dei «Poems» del 1890, il volume che si dichiara «edited by two of her friends», M. L. Todd e T. W. Higginson, e che assegna alla poesia il titolo redazionale «The Chariot». La stessa prefazione avverte che nei manoscritti la punteggiatura era ridotta a trattini, che le parole importanti cominciavano con la maiuscola e che di norma le poesie non avevano titolo.

  3. 03Non trasformare l'editoria in interpretazione

    Ne segue la regola operativa: non si costruisce una lettura del trattino come sospensione su un testo che non stampa trattini, né la si nega perché l'edizione che si ha davanti li ha soppressi. Si dichiara l'edizione, si argomenta sui tratti che quella edizione mostra davvero e, se occorre il testo stabilito, si rinvia all'edizione critica di Th. H. Johnson.

  4. 04Formulare la risposta

    In sede d'esame due righe bastano: «We are reading different editions of the same poem. Mine is the 1890 text, edited by Todd and Higginson, who added the title «The Chariot» and replaced the manuscript dashes with ordinary punctuation; the established text is Johnson's. I will therefore comment on the metre and the rhyme, which both editions share, and I will say which text I am quoting whenever I discuss the punctuation.»

Risultato: Il commento regge perché ogni osservazione è ancorata a un testo dichiarato: la misura e la rima si sostengono su qualunque edizione, mentre le affermazioni sulla punteggiatura valgono soltanto per l'edizione citata, ed è questa distinzione, non una preferenza fra le due lezioni, che l'esaminatore valuta.

Obiettivo Maturità

  • Analizza un'apertura whitmaniana in tre tempi — unità di misura, procedimento, significato — e sappi scrivere in inglese la frase che regge l'intera risposta: «The line, not the foot, is the unit of measure: the poem is built by repeating a grammatical shape, not by counting syllables.» Applicala all'apertura di «Song of Myself», dove un solo gesto sintattico si ripete tre volte e ogni volta si allarga, da «myself» a «you» a «every atom».
  • Confronta Whitman e Dickinson su dati formali e non su aggettivi di carattere: la riga lunga costruita sul parallelismo contro la quartina di otto e sei sillabe, l'io rappresentativo contro l'io privato, nove edizioni pubblicate in vita contro una fama «tutta postuma». Chiudi nominando ciò che li unisce: nessuno dei due assume come dato il decoro metrico della tradizione inglese, ed è per questo che li si studia insieme.
  • Spiega perché il verso libero non sia poesia senza regole e porta la prova interna al libro: nella sezione «Memories of President Lincoln» sta «O Captain! my Captain!», in strofe regolari, con ritornello e rime piene. Se ne ricava che la riga lunga è una decisione poetica, non un limite tecnico, e che la struttura del free verse va cercata nella sintassi — parallelismo, anafora, catalogo — anziché nel conteggio delle sillabe.
  • Commenta una quartina di Dickinson dichiarando da quale edizione la citi. La lezione più diffusa è quella dei «Poems» del 1890, curati da M. L. Todd e T. W. Higginson, che stampano virgole, punti e virgola e titoli redazionali come «The Chariot»; l'edizione critica definitiva è quella di Th. H. Johnson (Poems, 3 voll., 1955; Letters, 3 voll., 1958). Dichiarare l'edizione è ciò che rende verificabile ogni osservazione sulla punteggiatura.
  • Illustra la crescita di «Leaves of grass» con le date: 1855, dodici componimenti; altre otto edizioni; 1860, «Children of Adam» e «Calamus»; 1867, «Drum Taps»; 1871, «Passage to India»; 1891-92, la deathbed edition. Aggiungi la curva della ricezione — «prevedibile disagio» per le prime due edizioni, poi «una graduale inversione di tendenza» fino al «pieno riconoscimento della grandezza della sua opera» negli ultimi anni di vita.

Errori frequenti

  • Definire il free verse «poesia senza regole». È privo di metro e di rima fissi, non di struttura: la struttura è sintattica e si riconosce nel parallelismo, nell'anafora e nel catalogo. La formulazione corretta da scrivere è che la riga sostituisce il piede come unità di misura, e che la ripetizione fa il lavoro che prima faceva il metro.
  • Attribuire alla prima edizione del 1855 le parole che si leggono oggi. Il testo corrente di «Leaves of grass» è la deathbed edition del 1891-92, l'ultima di nove: sezioni e componimenti si sono aggiunti e riordinati lungo trentasette anni. Si scrive «nel testo definitivo del 1891-92», non «già nella prima edizione».
  • Leggere l'«io» di «Song of Myself» come egocentrismo. È un io rappresentativo, che il testo apre subito al lettore — «And what I assume you shall assume» — e che in inglese si chiama «the speaker», mai «the poet»: la voce del componimento non coincide con la persona che lo ha scritto, e confonderle rende impossibile ogni analisi della voce.
  • Presentare la punteggiatura delle antologie come quella di Dickinson. I curatori del 1890 dichiarano essi stessi che nei manoscritti «everything by way of punctuation was discarded, except numerous dashes» e che «as a rule, the verses were without titles»: le virgole, i punti e virgola e i titoli come «The Chariot» sono loro. L'edizione critica di riferimento è quella di Th. H. Johnson.
  • Scrivere che Whitman morì incompreso. Le prime due edizioni furono accolte con disagio, ma «fece seguito una graduale inversione di tendenza» e il consenso culminò «negli ultimi anni di vita di W., nel pieno riconoscimento della grandezza della sua opera». La fama interamente postuma è quella di Dickinson: scambiare i due casi fa cadere l'intero confronto.

Approfondimento

Una risposta matura si misura su ciò che accade dopo la morte dei due poeti, perché le loro eredità hanno forma opposta e proprio per questo si illuminano a vicenda. Quella di Whitman è un'eredità di influenza, e la fonte la descrive in due direzioni. La prima è interna agli Stati Uniti: il suo impatto sulla poesia americana del Novecento va «dalla cosiddetta scuola di Chicago (C. Sandburg, V. Lindsay, E. L. Masters) a modernisti come W. C. Williams, H. Crane ed E. E. Cummings». La seconda è europea, e chiude un cerchio che vale la pena di nominare all'orale: l'influsso di Whitman sulla poesia inglese ed europea si esercitò «grazie alla mediazione di W. M. Rossetti e di O. Wilde prima, e poi a quella di espatriati come E. Pound e Th. S. Eliot». Il verso che nel 1855 era parso troppo rozzo per il decoro formale della tradizione inglese vi rientrò per vie inglesi e americane, portato prima da un critico e da un esteta inglesi e poi da due espatriati: è il collegamento più economico che si possa costruire fra questa sezione, l'estetismo di fine Ottocento e il modernismo del primo Novecento. L'eredità di Dickinson, invece, è testuale prima di essere letteraria, e la sua cronologia lo dice: i «Poems» del 1890, le lettere nel 1894 con edizione accresciuta nel 1931, i «Further poems» del 1929, e soltanto a metà Novecento l'edizione critica definitiva di Th. H. Johnson (Poems, 3 voll., 1955; Letters, 3 voll., 1958). Per sessantacinque anni, cioè, la sua opera circolò in lezioni provvisorie e in scelte altrui, e la punteggiatura di cui oggi si discute è stata, per tutto quel tempo, quella che i suoi primi curatori avevano scelto. Se ne ricava una conclusione che si può sostenere in poche righe e che vale ben oltre questi due autori: il canone di uno scrittore non è soltanto ciò che ha scritto, ma ciò che è stato stampato, in quale forma e a partire da quando. Whitman ha esercitato la propria influenza perché ha pubblicato per tutta la vita e ha potuto correggere la propria opera fino alla fine; Dickinson ha dovuto aspettare che qualcuno stabilisse il suo testo, e la storia della sua fortuna è per un tratto lungo la storia dei suoi curatori. Chi imposta così la risposta non deve più decidere quale dei due sia il maggiore: deve mostrare che due modi opposti di stare nella pagina hanno prodotto due modi opposti di durare, ed è un'affermazione che l'esaminatore può controllare sulle date.

§ 02

Ripasso attivo

Whitman opens «Song of Myself» with a three-line sentence that widens from «myself» to «you» to «every atom»; Dickinson builds «Because I could not stop for Death» out of quatrains of eight and six syllables closed by a rhyme that is sometimes full and sometimes only approximate. In about 150 words, and in English, explain what each poet does with the line as a unit of measure, and argue that the two forms are opposite solutions to the same problem: what to do with an inherited English metre that neither of them takes as given. Use at least three of these terms correctly — free verse, anaphora, catalogue, quatrain, slant rhyme, the speaker — and say, for each quotation you use, which text you are quoting from.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Whitman, Walt — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Dickinson, Emily — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Poems by Emily Dickinson, Three Series, Complete (ed. M. L. Todd e T. W. Higginson) (Project Gutenberg)

§ 03
§ 03

L'età del jazz e la Lost Generation#

~21 min di lettura●●○StandardINOSA-inglese-cultura-letteratura-americana

Punti chiave

Il decennio porta il nome di una musica inventata dai discendenti degli schiavi deportati in America, e gli scrittori che quel nome se lo sono preso stavano quasi tutti fuori dagli Stati Uniti, a stampare in inglese a Parigi. Le due metà di questa frase vanno tenute insieme, perché nessuna delle due etichette che la sezione porta nel titolo è stata scelta da chi la indossa: «età del jazz» viene dal titolo di una raccolta di racconti pubblicata nel 1922, «lost generation» da una formula che Gertrude Stein rivolse a quei giovani e che l'enciclopedia riporta nella forma «della gioventù perduta». Sotto la prima etichetta c'è una storia lunga tre secoli che il decennio non guardò; dietro la seconda c'è un fatto editoriale verificabile, e cioè libri americani in inglese usciti a Parigi prima che a New York. Chi si ferma alla festa, che è l'immagine con cui il decennio ha raccontato sé stesso, non ha ancora toccato né l'una né l'altra.
I due nomi hanno ciascuno una data e un luogo di nascita, e conviene impararli separati. F. Scott Fitzgerald (Saint Paul, Minnesota, 1896 - Hollywood 1940) raggiunse la notorietà con il primo romanzo, «This side of Paradise» (1920): l'enciclopedia scrive che «i giovani della generazione che G. Stein aveva chiamato "della gioventù perduta" vi si riconobbero e fecero di F. il loro idolo». Il riconoscimento avviene dunque intorno a un romanzo del 1920, non intorno a un libro di guerra, e la formula è di Stein, non di chi la rese celebre. Il secondo nome è più semplice ancora: nel 1922 Fitzgerald raccoglie i suoi racconti in un volume intitolato «Tales of the jazz age», e da quel titolo l'espressione passa al decennio intero. La stessa fonte lo registra: la sua opera «rimane legata inevitabilmente al periodo tra le due guerre, quella che in America fu detta "l'età del jazz"».
Il decennio si lascia datare per libri, e quattro bastano: la Fig. 5 li dispone sull'asse 1918-1932. Nel 1920 «This side of Paradise» dà alla generazione la sua prima immagine di sé. Nel 1923 esce a Parigi, presso una piccolissima casa editrice, «Three Stories & Ten Poems» di Ernest Hemingway: è il punto marcato dell'asse, perché è lì che un libro americano in inglese si stampa fuori dall'America. Nel 1926 «The Sun Also Rises» arriva a New York, e nel 1929 «A Farewell to Arms» chiude il decennio con quello che l'enciclopedia definisce «il più importante romanzo sulla prima guerra mondiale». La fascia disegnata sotto l'asse copre gli anni 1921-1926, la finestra parigina di Hemingway. Sull'asse mancano di proposito il 1922 e il 1925: cadono entrambi a ridosso di una data già segnata e la affollerebbero, e il secondo appartiene comunque alla sezione seguente.

Il decennio, libro per libro

Il decennio, libro per libroLinea del tempo da 1918 a 1932, 1920: This side of Paradise, 1923: Three Stories & Ten Poems, 1926: The Sun Also Rises, 1929: A Farewell to Arms, 1921–1926: Hemingway a Parigi19181932Hemingway a Parigi1920This side ofParadise1923Three Stories &Ten Poems1926The Sun AlsoRises1929A Farewell toArms
Fig. 5Quattro libri bastano a datare il decennio, e l'anno marcato è quello per cui l'asse esiste: nel 1923 un libro americano scritto in inglese esce a Parigi, presso una piccolissima casa editrice, tre anni prima che «The Sun Also Rises» arrivi a New York. La fascia sotto l'asse è la finestra parigina di Hemingway, che l'enciclopedia data con precisione al 1921-26. Due anni sono stati tenuti fuori dall'asse perché cadono a ridosso di una data già segnata e la affollerebbero: il 1922 di «Tales of the jazz age», il titolo da cui il decennio prende nome, e il 1925 di «The great Gatsby», di cui si occupa la sezione seguente. Il 1929 chiude due volte, con «A Farewell to Arms» e con la crisi.
Fig. 5 ↓
L'esilio della Lost Generation non è un aneddoto ma un fatto che si legge nei frontespizi, e va portato all'Esame in quella forma. Della Treccani è la formula più netta: Hemingway «fu a Parigi (1921-26) col gruppo degli espatriati americani e subì l'influenza dello stile di G. Stein». La bibliografia della Fondazione Nobel traduce quella frase in luoghi di stampa: «Three Stories & Ten Poems» esce a Parigi presso Contact nel 1923, e «in our time», con le iniziali minuscole, a Parigi presso Three Mountains Press nel 1924. Solo nel 1925 «In Our Time» compare a New York da Boni & Liveright, e nel 1926 «The Sun Also Rises» da Scribners; lo stesso romanzo esce l'anno dopo a Londra da Cape con un altro titolo, «Fiesta», e vale la pena osservarlo — un libro, due titoli, due mercati. Dei ricordi di quegli anni resta «A Moveable Feast», postumo, 1964.
Lo stile che il decennio ha lasciato in eredità nasce da un mestiere e da una ferita. Prima dei vent'anni Hemingway (Oak Park, Illinois, 1899 - Ketchum, Idaho, 1961) collaborava già con un giornale di Kansas City; durante la prima guerra mondiale fu sul fronte italiano, dove rimase ferito e si guadagnò la medaglia d'argento al valor militare. Di lì viene una prosa che l'enciclopedia descrive con due termini tecnici da usare così come stanno: «i suoi laconici dialoghi e il tono verbale sempre un po' al disotto della situazione, volontariamente implicante più di quanto dice (understatement)», e la narrativa «sconcertante» che ne deriva, detta hard-boiled. La ragione dichiarata non è il gusto della brevità, ma una presa di posizione — quella prosa nasce «in posizione polemica contro ogni abbandono emotivo». Il sottinteso è dunque un giudizio sul modo di sentire, non un'economia di parole.
Sotto quello stile c'è un contenuto che l'Esame chiede di nominare senza slogan. La fonte lo dice in una riga: «al centro del suo mondo interiore sta l'esigenza di una norma individuale, di un personale codice d'azione come unico valore riconosciuto», e aggiunge che «tema ricorrente di tutta la sua opera è la sfida alla morte». Sono due affermazioni verificabili e bastano: quando i valori collettivi non reggono più, resta una regola che ciascuno si dà e che si misura in ciò che fa, non in ciò che dichiara. È il filo che tiene insieme i libri di reportage nati dalla corrida e dalla caccia, «Death in the afternoon» (1932) e «Green hills of Africa» (1935), e le prove più tarde, «For whom the bell tolls» (1940) e «The old man and the sea» (1952); e spiega perché al centro di quei libri stia quasi sempre una prova fisica, che è il luogo in cui il codice diventa visibile.
Il nome del decennio va poi aperto, perché contiene più storia di quanta ne racconti. Il jazz è, per l'enciclopedia, un «genere musicale sorto negli USA intorno all'inizio del 20° sec., frutto di un lungo processo di sincretismo tra forme musicali occidentali e poetiche africane, che risalivano alla memoria culturale degli schiavi deportati nel continente americano fra il 16° e il 19° sec., successivamente affrancati e progressivamente inurbati». Ogni parola di quella definizione pesa: sincretismo, e non nascita dal nulla; memoria culturale, e non semplice ripresa; sedicesimo-diciannovesimo secolo, e non anni Venti. La convenzione storiografica colloca la nascita a New Orleans, dove agli schiavi «era occasionalmente concesso di riunirsi a fare musica» in luoghi come Congo Square; ma la stessa fonte precisa che i presupposti si formarono «più o meno contemporaneamente in vari centri degli Stati Uniti».
Quella discendenza si può disegnare, ed è quanto fa la Fig. 6, da leggere dal basso come un carotaggio. Alla base stanno i vocalizzi dell'epoca schiavistica, i calls e gli hollers: la voce sola, senza strumenti. Da lì la maniera si trasmette al canto religioso delle comunità afroamericane, lo spiritual e poi il gospel; quindi al blues, dove — sono parole della fonte — trova «anche un primo adattamento strumentale (chitarra, banjo, armonica a bocca) delle sue caratteristiche vocali»; e infine agli strumenti a fiato di uso bandistico, la tromba, il trombone e il clarinetto dei piccoli complessi di New Orleans. Ciò che passa di stadio in stadio non è un repertorio ma un modo di articolare le melodie, un'identità che si riconosce «più per le sue caratteristiche espressive che per le strutture formali», e nella quale lo strumento vale «quale prolungamento del corpo del musicista».

La voce che sta sotto il nome del decennio

La voce che sta sotto il nome del decenniocolonna stratificata, 4 strati, Dati: La voce passa ai fiati di banda, La voce trova gli strumenti, La voce entra in chiesa, La voce sola, senza strumentiLa voce passa ai fiati di bandatromba, trombone, clarinettoLa voce trova gli strumentichitarra, banjo, armonica a boccaLa voce entra in chiesaspiritual, poi gospelLa voce sola, senza strumenticalls e hollers, epoca schiavistica
Fig. 6Si legge dal basso, come un carotaggio: la fascia più profonda è la più antica ed è quella marcata. L'enciclopedia descrive un'unica identità espressiva che si trasmette per stadi — dai vocalizzi dell'epoca schiavistica al canto religioso delle comunità afroamericane, poi al blues, dove la maniera vocale trova un primo adattamento strumentale, e infine agli strumenti a fiato di uso bandistico. Le quattro fasce hanno spessore uguale perché nella fonte non c'è una durata da misurare: a essere ordinato è il passaggio, non il tempo. La storiografia colloca per convenzione la nascita del jazz a New Orleans, dove agli schiavi era occasionalmente concesso di riunirsi a fare musica in luoghi come Congo Square, ma la stessa fonte precisa che i presupposti si formarono più o meno contemporaneamente in vari centri degli Stati Uniti.
Fig. 6 ↓
Accanto a tutto questo va tenuto un caso di controllo, e serve proprio perché non torna. William Faulkner (New Albany, Mississippi, 1897 - Byhalia, Mississippi, 1962) scrive negli stessi anni, in inglese, in America, e a Parigi non ci va. L'enciclopedia osserva che il debutto — «Soldiers' Pay» (1926) e «Mosquitoes» (1927) — risente di «un clima estetizzante d'importazione europea, di moda in quegli anni tra i letterati americani», e che la sua poesia autentica comincia con «Sartoris» (1929), quando trova «le proprie sorgenti nel "profondo sud"». Seguono «The Sound and the Fury» (1929), «As I Lay Dying» (1930), «Sanctuary» (1931), «Light in August» (1932) e «Absalom, Absalom!» (1936). La provincia simbolica è Yoknapatawpha, la forma privilegiata il monologo interiore, la tecnica «composita» e tale da «sovvertire l'ordine cronologico del racconto».
All'Esame la sezione si presenta in due forme, e in entrambe il criterio conta più della data. La prima è la domanda di inquadramento: che cos'è la Lost Generation. La risposta forte non elenca autori; dice che si tratta di un gruppo nominato da fuori, senza manifesto e senza tecnica comune, tenuto insieme da una guerra e da un indirizzo, e prova la seconda metà con un anno e un luogo di stampa. La seconda forma è l'analisi di un brano non visto dello stesso decennio, e lì il criterio è dove il testo colloca la difficoltà: in ciò che tace o in ciò che dice tutto insieme. La trappola si ripete ogni anno ed è una sola, raccontare gli anni Venti come una festa e fermarsi lì. Un dato chiude bene entrambe le risposte: Faulkner e Hemingway ricevettero entrambi il Nobel per la letteratura, il primo nel 1949 e il secondo nel 1954, e quel premio si assegna sempre all'autore, mai a un singolo libro.

Vocabolario

→ Schede
  • la generazione perduta/la dʒeneratˈtsjone perˈduta/the Lost GenerationIn inglese si scrive con le maiuscole e con l'articolo obbligatorio, «the Lost Generation»: è un nome proprio di gruppo, non una descrizione, e in minuscolo dice un'altra cosa. Attenzione al senso di «lost», che qui vale «senza meta» e non «smarrito» in senso fisico.
  • l'espatriato/lespaˈtrjato/the expatriateIn inglese «expatriate» funziona come sostantivo e come aggettivo; la forma abbreviata «expat» è colloquiale e all'Esame conviene evitarla. Non è «exile», che implica una partenza imposta, né «emigrant», che implica una partenza definitiva: l'espatriato può tornare, e questi tornarono.
  • il sottinteso/il sottinˈteso/understatementIn inglese «understatement» è il sostantivo, non numerabile nel senso tecnico («the prose works by understatement»); il verbo è «to understate», l'aggettivo «understated». Non è «euphemism», che sostituisce una parola con un'altra, e non è «irony», che dice il contrario di ciò che intende.
  • il dialogo/il diˈaloɡo/dialogueIn inglese britannico si scrive «dialogue», in americano anche «dialog», e nel senso critico è non numerabile: «the dialogue is spare», mai «the dialogues are spare». Per una singola battuta si scrive «a line of dialogue»; il verbo che introduce le battute, nella prosa di questi anni, è quasi sempre «said».
  • il disincanto/il dizinˈkanto/disillusionmentIn inglese valgono «disenchantment» e «disillusionment», con l'aggettivo «disillusioned». Il falso amico è pericoloso: «delusion» non è «delusione» ma un'idea falsa in cui si persiste, e «to delude» significa ingannare. Per «rimasi deluso» si scrive «I was disappointed».
  • il decennio/il deˈtʃɛnnjo/the decadeIn inglese «decade» porta l'accento sulla prima sillaba e non ha plurale irregolare. Gli anni Venti si scrivono «the 1920s», senza apostrofo prima della s, oppure «the twenties» in minuscolo; «the Jazz Age», che è un nome proprio, prende invece le maiuscole.
  • la banda/la ˈbanda/the brass bandIn inglese «band» da solo indica qualunque complesso musicale, compreso un gruppo rock, e non traduce la banda di paese: per gli strumenti a fiato di uso bandistico si scrive «brass band» o «marching band». Attenzione anche a «gang», che è la banda criminale.
  • lo schiavo/lo ˈskjavo/the slaveIn inglese il sostantivo astratto è «slavery» e l'aggettivo di periodo è «slave» («the slave period»). La prosa accademica di oggi preferisce spesso «enslaved people» a «slaves», per non ridurre le persone alla condizione imposta: entrambe le forme sono accettate, la seconda è più sorvegliata.
  • il crollo/il ˈkrɔllo/the crashIn inglese l'evento del 1929 è «the Wall Street Crash» o «the crash of 1929»; «collapse» si usa per una struttura o per un sistema, «slump» e «depression» per la fase economica che segue. Da evitare «the crack», che in inglese significa tutt'altro.
  • il racconto/il rakˈkonto/the short storyIn inglese il racconto è «a short story», e una raccolta è «a collection of short stories». «Tale» è letterario e antiquato, «story» da solo può indicare qualunque narrazione, e «novel» è il romanzo, non la novella: «novella» esiste in inglese ma designa un testo di lunghezza intermedia.
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Esempio svolto

Classificare due pagine anonime dello stesso decennio

A classification task gives you two short unattributed prose passages, both American and both published in the same decade. In the first, two people talk for half a page: the sentences are short and joined by «and», almost every line of speech is followed by «said», and the one event that matters is stated in the same flat tone as the drink the characters have just ordered. In the second, a single sentence runs for twenty lines, returns three times to the same afternoon in different words, and names a man only after using «he» six times. Classify each passage by the kind of work it asks of the reader, and justify your answer in two sentences.

  1. 01Isolare il criterio

    La domanda non è quale passo sia più antico né quale sia più difficile: nessuna delle due informazioni si trova nel testo, e la data non è ricavabile dallo stile perché le due maniere sono contemporanee. Il criterio utile è uno soltanto e riguarda la posizione della difficoltà: sta in ciò che il testo tace, oppure nella quantità e nell'ordine di ciò che dice?

  2. 02Contare i segnali del primo passo

    Coordinazione al posto della subordinazione, attribuzioni ridotte a un verbo neutro, dettaglio materiale nello spazio che spetterebbe agli stati d'animo, e la frase più piatta della pagina proprio dove sta il fatto grave. Nessuno di questi segnali è un'impressione: si contano. Il procedimento si chiama understatement e la narrativa che ne deriva hard-boiled.

  3. 03Contare i segnali del secondo passo

    Periodo lungo e subordinato, ritorni sullo stesso fatto con parole diverse, pronome che precede il nome, cronologia scomposta. Qui non manca nulla: il testo dice tutto insieme e in disordine, e la difficoltà è di ricostruzione. Il procedimento si chiama monologo interiore, e la tecnica che sovverte l'ordine cronologico ne è la conseguenza.

  4. 04Formulare la giustificazione

    Si scrive la risposta nella forma che l'esaminatore valuta in due righe: «The first passage asks the reader to supply what the prose withholds: coordination replaces subordination, speech is attributed with a neutral verb, and the gravest fact is stated in the flattest sentence on the page. The second asks the reader to reorder what the prose supplies all at once: nothing is withheld, but the chronology has been taken apart.»

Risultato: I due passi risultano classificati con lo stesso criterio applicato due volte, e la risposta dice all'esaminatore ciò che può verificare riga per riga: il primo chiede di completare, il secondo di riordinare, e sono due modi opposti di togliere al lettore il narratore ottocentesco che spiegava.

Esempio svolto

Costruire al colloquio la risposta sul nome del decennio

Al colloquio l'esaminatore chiede: «Why are the 1920s called the Jazz Age?» Costruisci una risposta di quattro frasi in inglese che non si fermi al titolo del libro, non inventi date e non trasformi la musica in un ornamento del decennio.

  1. 01Dare l'origine editoriale

    La prima frase dà il dato verificabile: nel 1922 Fitzgerald raccoglie i propri racconti in un volume intitolato «Tales of the jazz age», e da un titolo l'espressione passa a un decennio intero. Si nomina l'anno, perché è ciò che rende la frase controllabile, e si evita di dire che Fitzgerald «coniò» l'espressione, che è un'affermazione più forte di quanto la fonte sostenga.

  2. 02Scendere sotto il nome

    La seconda frase apre l'etichetta: il jazz è descritto come il frutto di un lungo processo di sincretismo fra forme musicali occidentali e poetiche africane risalenti alla memoria culturale degli schiavi deportati fra il 16° e il 19° secolo. Si può aggiungere la linea di discendenza in quattro stadi, dai calls e hollers agli strumenti a fiato di banda, senza citare un solo titolo musicale.

  3. 03Dire che cosa il nome tace

    La terza frase fa il lavoro che distingue una risposta buona da una completa: i romanzi che portano quel nome quasi non parlano di quella musica né delle persone che l'hanno fatta. L'etichetta registra dunque una storia che il decennio, nella propria letteratura, non ha guardato; ed è un'osservazione sul testo, non un giudizio morale sugli scrittori.

  4. 04Chiudere con una frase verificabile

    La quarta frase si scrive per intero e si impara: «The name of the decade was taken from a book title of 1922, but the music behind it had been three centuries in the making, and the novels that carry the name look at it hardly at all.» Ogni affermazione poggia su un dato — un anno, una discendenza, un'assenza — e nessuna su un'opinione.

Risultato: La risposta collega un titolo del 1922 a tre secoli di storia musicale e si chiude su ciò che il nome tace, il che la rende insieme breve e completa: vale perché ogni sua affermazione può essere controllata su una fonte, e perché l'ultima frase risponde alla domanda invece di ripeterla.

Obiettivo Maturità

  • Spiega da dove viene il nome «età del jazz» e che cosa contiene, tenendo separati i due piani. Il primo è editoriale ed è documentabile in una riga: il titolo di una raccolta di racconti di Fitzgerald del 1922. Il secondo è la storia della musica che dà il nome, un «processo di sincretismo» le cui radici la fonte porta alla memoria culturale degli schiavi deportati fra il 16° e il 19° secolo. La frase inglese da saper scrivere è questa: «The decade is named after a music that its own novels almost never describe, and whose history begins three centuries before them.»
  • Classifica gli scrittori di questi anni fra espatriati e non espatriati, e giustifica il criterio con un dato di stampa anziché con un'impressione. Hemingway fu a Parigi dal 1921 al 1926 e i suoi primi due libri uscirono lì, nel 1923 e nel 1924; Faulkner restò in Mississippi. Aggiungi poi la conseguenza che l'esaminatore attende: la Lost Generation è un gruppo definito da una biografia comune, non da una poetica comune, e per questo dall'appartenenza non si deduce lo stile di nessuno.
  • Analizza un brano di prosa laconica nominando il procedimento con la parola della fonte e non con uno slogan. Il termine è understatement, cioè «il tono verbale sempre un po' al disotto della situazione, volontariamente implicante più di quanto dice», e la narrativa che ne deriva è detta hard-boiled. Registra il dato testuale prima di interpretarlo, e scrivi la constatazione in inglese in una riga sola: «The sentence that carries the whole weight of the scene is the flattest one on the page, and the adjective the reader expects is simply missing.»
  • Confronta le due grammatiche americane dello stesso decennio — il sottinteso di Hemingway e il monologo interiore di Faulkner — sull'asse corretto, che non è il grado di sperimentazione. Il primo toglie, e lascia a chi legge il lavoro di completare; il secondo accumula, con una tecnica «composita» che «sovverte l'ordine cronologico del racconto», e lascia il lavoro di riordinare. Chiudi osservando che sono contemporanee, e che perciò dallo stile di un brano non si ricava la sua data.
  • Illustra la chiusura del decennio senza spostarla di un anno, e commenta la coincidenza. Il termine è il 1929, che la fonte registra come l'anno della crisi; in quello stesso anno escono «A Farewell to Arms» e, sul versante opposto, «Sartoris» e «The Sound and the Fury». Il commento che vale è questo: la prosa che aveva raccontato la guerra e quella che stava cominciando a raccontare il Sud arrivano insieme, e da quel punto lo splendore non è più un'immagine disponibile.

Errori frequenti

  • Ridurre il decennio alla festa. Gli anni Venti americani si chiudono con la crisi del 1929, che la fonte registra come inizio anche della crisi personale di Fitzgerald, e il nome stesso del periodo rimanda a una musica formatasi su tre secoli di storia dolorosa. La forma corretta tiene insieme le due cose: lo splendore è il modo in cui il decennio ha raccontato sé stesso, non ciò che il decennio è stato.
  • Attribuire a Hemingway la formula «lost generation». La frase è di Gertrude Stein, e l'enciclopedia la riporta a proposito dei lettori del primo romanzo di Fitzgerald: «i giovani della generazione che G. Stein aveva chiamato "della gioventù perduta"» si riconobbero in «This side of Paradise» (1920). Chi lega quella formula a un romanzo di guerra sposta di sei anni il momento in cui la generazione si è riconosciuta.
  • Chiamare «teoria dell'iceberg» lo stile di Hemingway. La fonte non usa quella formula: le sue parole sono understatement — «il tono verbale sempre un po' al disotto della situazione, volontariamente implicante più di quanto dice» — e hard-boiled per la narrativa che ne deriva. Adoperare i termini della fonte costa una riga e vale un punto in più, perché sono verificabili mentre lo slogan non lo è.
  • Contare Faulkner fra la Lost Generation. Restò in Mississippi mentre Hemingway e Stein erano a Parigi, e la sua opera nasce nel «profondo sud» del quale la fonte lo dice «il migliore storico e poeta». È il modernismo americano contemporaneo alla Lost Generation, e proprio per questo dimostra ciò che la sezione sostiene: quella scrittura non fu un'importazione dalla riva sinistra della Senna.
  • Dire che il jazz «nasce a New Orleans» come se fosse un fatto accertato. La fonte è esplicita nel chiamarla una convenzione della storiografia jazzistica, suggerita da un concorso di circostanze locali, e aggiunge che «in realtà i presupposti musicali del j. andarono formandosi più o meno contemporaneamente in vari centri degli Stati Uniti». La forma corretta nomina la convenzione prima di nominare la città.

Approfondimento

La domanda che l'Esame pone più spesso in forma implicita, davanti a una pagina americana di questi anni, non è di quale autore sia, ma che tipo di lavoro chieda. Nello stesso decennio circolano due prose che domandano a chi legge due cose opposte, e riconoscerle non richiede di sapere il nome di chi scrive: è precisamente per questo che la distinzione vale in sede d'esame, dove il brano arriva quasi sempre senza firma. La prima dice meno di quanto implica, e si riconosce da segnali che si contano, non da un'impressione. Il periodo è breve e coordinato, e la congiunzione che ricorre è quasi sempre «and»: la subordinazione, che stabilirebbe quale fatto dipenda da quale, viene evitata, e con essa il giudizio che quella gerarchia porterebbe con sé. Il dialogo è fitto e le attribuzioni sono ridotte a «said», perché un verbo di dire più espressivo spiegherebbe l'emozione invece di lasciarla al lettore. L'aggettivo che ci si aspetterebbe manca nel punto in cui servirebbe di più. I fatti materiali — che cosa si beve, dove si è seduti, che tempo fa — occupano lo spazio che un altro romanzo darebbe agli stati d'animo. E la frase decisiva è di norma la più piatta della pagina: il fatto grave viene enunciato con lo stesso tono con cui, due righe prima, si ordinava da bere. Il controllo che conferma la lettura è semplice e si può eseguire in trenta secondi: si riscriva quella frase aggiungendo l'aggettivo mancante. Se il testo peggiora, il vuoto era il procedimento; se migliora, non si era davanti a un sottinteso ma a una pagina scritta male. La seconda prosa dice tutto insieme. Il periodo è lungo e subordinato, torna più volte sullo stesso fatto con parole diverse, e i pronomi precedono i nomi cui rinviano; il tempo non procede, si ferma e riparte da un altro punto, e chi legge deve ricostruire un ordine che il testo ha deliberatamente scomposto. Qui la difficoltà non sta in ciò che manca, sta nella quantità e nella disposizione di ciò che c'è. Il controllo simmetrico è altrettanto rapido: si provi a rimettere gli avvenimenti in fila. Se ci si riesce e qualcosa va perduto, il disordine era strutturale; se non si perde nulla, era ornamento. Due avvertenze rendono matura la risposta. La prima è che le due grammatiche non appartengono a due epoche: sono contemporanee, escono negli stessi anni e talvolta presso gli stessi editori, e questo esclude che si possa datare un brano dal suo stile. La seconda è che nessuna delle due è, di per sé, più moderna dell'altra: sottrarre e accumulare sono due modi di rifiutare lo stesso patto ottocentesco, quello di un narratore che spiega ciò che il lettore deve provare. Un candidato che dica quale dei due lavori il brano gli chiede — completare oppure riordinare — ha già dato la risposta che l'esaminatore può verificare riga per riga, e non ha avuto bisogno di indovinare un nome.

§ 03

Ripasso attivo

The decade took its name from a music, and the writers who accepted that name almost never wrote about it. In about 150 words, and in English, explain what the label «the Jazz Age» records that the decade's own novels do not, and why «the Lost Generation» describes something different again. Use at least two dated facts from this section — one publishing fact and one fact about the music — and close on the single thing the two labels have in common: neither of them was chosen by the writers who carry it.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Jazz — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Hemingway, Ernest — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Ernest Hemingway — Bibliography (Nobel Prize in Literature 1954) (The Nobel Foundation)

§ 04
§ 04

Fitzgerald e l'American Dream#

~20 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-inglese-cultura-letteratura-americana

Punti chiave

Il romanzo che la scuola presenta come «il libro del sogno americano» è il libro che smonta quel sogno pezzo per pezzo, e il suo autore lo smontò due volte: una in finzione, nel 1925, e una su di sé, in una rivista, nel 1936. Questa sezione non racconta «The great Gatsby»: insegna a sostenere la critica che il romanzo mette in opera, perché è quella che l'Esame chiede, e non la trama. La differenza fra le due cose si misura con una domanda sola: che cosa si può dimostrare restando dentro il testo? Chi riassume la vicenda porta all'Esame informazioni che l'esaminatore possiede già; chi mostra dove il libro colloca i suoi personaggi, attraverso gli occhi di chi li vediamo e in quale ordine i giudizi ci arrivano, porta invece un'analisi. Le due figure servono esattamente a questo: la Fig. 7 fissa lo spazio in cui la critica avviene, la Fig. 8 le due date in cui viene formulata.

I tre luoghi del romanzo

Dove si sta e dove non si arrivapiramide, 3 livelli, Dati: Valley of Ashes, West Egg, East EggValley of Asheschi restaWest Eggdenaro nuovoEast Eggdenaro ereditato
Fig. 7La forma piramidale dice una cosa sola: salendo, lo spazio si restringe. Quanto sia facile passare da una fascia all'altra è un'informazione diversa, ed è proprio quella che il romanzo mette in scena, con un dato che la piramide da sola non potrebbe rendere: sulla carta del libro la Valley of Ashes non sta sotto i due Egg, sta fra loro, sulla strada che porta a New York, e le due lingue di terra si guardano da una sponda all'altra della stessa baia. Il denaro fa salire dal fondo alla fascia intermedia, ed è esattamente ciò che riesce al protagonista; non fa passare alla fascia in cima, marcata qui proprio perché è la sola a non aprirsi con il denaro. Ne segue l'argomento che questa sezione porta all'Esame: la distanza misurata dal romanzo è laterale, non verticale, e la mobilità promessa dal sogno si ferma a metà strada.

L'arco di Fitzgerald in cinque date

Dal successo alla diagnosi su di séLinea del tempo da 1918 a 1942, 1920: This side of Paradise, 1925: The great Gatsby, 1929: La crisi, 1936: The crack-up, 1940: La morte19181942d.C.1920This side ofParadise1925The great Gatsby1929La crisi1936The crack-up1940La morte
Fig. 8L'asse porta soltanto ciò che sta abbastanza distante da restare leggibile; il resto si legge qui. Fra il 1929 e il 1936 stanno «Tender is the night» (1934) e, nello stesso anno, il ricovero definitivo di Zelda in una clinica; dopo il 1936 stanno il ritiro a Hollywood nel 1937, dove Fitzgerald scrisse copioni «mal pagato e misconosciuto», e «The last tycoon», lasciato incompiuto e pubblicato postumo nel 1941. La tacca marcata è il 1936 perché in quell'anno cambia il regime del testo: fino ad allora la diagnosi era affidata a personaggi, da lì in avanti è firmata. Le due date da tenere insieme restano dunque il 1925 e il 1936; le altre tre servono a misurare quanto le separi.
Fig. 7 ↓Fig. 8 ↓
La biografia va tenuta perché è documentata e perché spiega la posizione da cui il libro guarda, non perché sia pittoresca. Francis Scott Fitzgerald nasce a Saint Paul, nel Minnesota, nel 1896 e muore a Hollywood nel 1940. La notorietà arriva con il primo romanzo, «This side of Paradise» (1920): «discusso, lodato e criticato, si trovò improvvisamente ricco e celebre», e riviste come il «Saturday Evening Post» e «Scribner's» pubblicavano a grande richiesta i suoi racconti, raccolti poi in «Flappers and philosophers» (1920) e «Tales of the jazz age» (1922). Il dato che conta per l'Esame è però un altro: i giovani della generazione che G. Stein aveva chiamato «della gioventù perduta» si riconobbero in quel primo libro e «fecero di F. il loro idolo». Fitzgerald diventa cioè il rappresentante di un gruppo prima di esserne il critico, e nessuno dei due ruoli cancella l'altro.
La frase su cui questa sezione si regge sta nella stessa fonte e va letta con attenzione. Sposato a Zelda Sayre, «l'eroina dei suoi racconti», Fitzgerald passa alcuni anni in Francia; tornati in America, i due si stabiliscono a Long Island, «ove organizzarono feste favolose spendendo senza risparmio il molto denaro guadagnato; è questo appunto il mondo descritto in "The great Gatsby" (1925; trad. it. 1936)». Il romanziere, dunque, non osserva quel mondo da fuori: lo abita e lo paga, e poi lo mette in scena. Non è una contraddizione da sciogliere, e volerla sciogliere in un senso o nell'altro — o Fitzgerald celebra, o Fitzgerald condanna — è l'errore più frequente su questo argomento. È invece la sorgente tecnica della doppia visione del libro: lo sfarzo è reso con la competenza di chi lo aveva organizzato, e il giudizio arriva dall'interno della festa, non da un pulpito fuori campo.
«American Dream» è un'espressione della critica, non un termine tecnico con una data di nascita accertata: in sede d'esame conviene definirla anziché attribuirla, perché chi la fa risalire a un autore e a un anno si appoggia a una fonte che non regge e risponde per di più a una domanda che nessuno ha posto. La definizione utile è breve: la promessa che in America l'origine non decida la destinazione, cioè che il punto di partenza — nascita, famiglia, denaro — non fissi il punto di arrivo. È insieme una promessa economica (il successo), sociale (il passaggio da un ceto all'altro) e morale (l'idea che il successo misuri il valore di una persona). Tenere separati i tre piani serve subito: il romanzo non nega il primo — il suo protagonista diventa ricchissimo — e proprio per questo può attaccare il secondo e il terzo con una forza che una storia di povertà non avrebbe.
La critica è messa in opera prima di tutto dalla geografia, e per questo la si può dimostrare a un esaminatore senza citare una riga. Il romanzo dispone i suoi personaggi in tre luoghi (Fig. 7). East Egg è il denaro ereditato, la fascia più stretta e la sola che non si apra con il denaro; West Egg è il denaro nuovo, guadagnato di recente e mostrato senza misura; fra i due, sulla strada che porta a New York, sta la Valley of Ashes, il paesaggio industriale dove vive chi da lì non si muove. Le due lingue di terra si fronteggiano da una sponda all'altra della stessa baia: si vedono e non comunicano. Da qui l'argomento che vale l'intera sezione: la distanza misurata dal libro non è verticale ma laterale. Il denaro fa salire dalla valle a West Egg; nessuna quantità di denaro fa attraversare la baia.
Il secondo luogo in cui la critica si dimostra è la voce che racconta. Nick Carraway non è l'autore e non è una telecamera: è un personaggio della vicenda che la narra in prima persona pur non essendone il protagonista, e il termine inglese che l'Esame premia è «first-person peripheral narrator». La conseguenza tecnica è che ogni giudizio del libro arriva già passato per lui: quando ammiriamo Gatsby, stiamo ammirando ciò che Nick ha scelto di mostrarci, nell'ordine in cui ha scelto di mostrarcelo. Da qui la mossa che il colloquio chiede davvero, e che è sempre una versione di «quanto ci fidiamo di lui?»: individuare la posizione del narratore, chiedersi che cosa da quella posizione non possa vedere e soltanto dopo interpretare. È la stessa sequenza — osservare, nominare, dimostrare — con cui questo corso insegna ad affrontare un testo mai visto, applicata a una voce anziché a una pagina.
Il terzo strumento è il simbolo, e va maneggiato come un procedimento, non come un glossario. Un oggetto diventa simbolo quando ritorna: la prima volta è un dato di scena, la seconda porta con sé tutto ciò che nel frattempo abbiamo saputo, la terza può valere l'esatto contrario della prima. La domanda giusta, perciò, non è «che cosa significa?» ma «che cosa è cambiato fra un'apparizione e l'altra?», e il metodo sta in tre mosse: localizzare le occorrenze, registrare che cosa nel frattempo è mutato nel contesto e in chi guarda, nominare l'effetto. Nel romanzo funzionano così una luce lontana vista dall'altra sponda della baia e gli occhi dipinti su un cartellone che sovrasta la valle: nessuno dei due ha un significato fisso. Chi scrive che la luce rappresenta la speranza ha chiuso l'analisi; chi mostra che cosa la luce smette di rappresentare l'ha aperta.
Il quarto strumento è cronologico, e i cinque anni della Fig. 8 sono la spina dorsale di qualunque risposta su questo autore. Nel 1920 il primo romanzo lo rende celebre; nel 1925 esce «The great Gatsby»; con la crisi del 1929 «ebbe inizio anche la crisi personale di F.»; nel 1936 la rivista «Esquire» pubblica «The crack-up»; nel 1940 Fitzgerald muore. Fra il 1929 e il 1936 stanno i fatti che la figura non può ospitare e che la didascalia riporta: «Tender is the night» (1934) e, nello stesso anno, il ricovero definitivo di Zelda in una clinica. Il punto però non è la parabola discendente, che sarebbe un aneddoto: è che la stessa diagnosi viene formulata due volte a undici anni di distanza e da due posizioni diverse. Nel 1925 riguarda una generazione ed è affidata a personaggi inventati; nel 1936 riguarda chi scrive, ed è «l'invocazione in un naufragio non solo personale ma di tutta una generazione».
Il quinto dato è quello che i manuali saltano, ed è il più utile per capire perché oggi il libro si insegni come si insegna: «The great Gatsby» non era un classico mentre il suo autore era vivo. Nel 1937 Fitzgerald si ritira a Hollywood e vi vive scrivendo copioni cinematografici, «mal pagato e misconosciuto»; muore lasciando incompiuto «The last tycoon», pubblicato postumo nel 1941. Della sua vicenda critica la fonte dà un giudizio secco: «personaggio egli stesso di quel periodo, godette di un favore superiore al suo valore reale, per cadere poi in un altrettanto immeritato oblio», e soltanto «nell'ultimo dopoguerra» tornò «al favore della critica che, dopo l'intervallo della letteratura sociale e naturalista, riconobbe in lui un precursore della nuova narrativa americana». La sua arte, aggiunge la stessa voce, «sta in un impercettibile equilibrio tra cinismo e tenerezza».
All'Esame di Stato questa sezione compare in due forme. La prima è la domanda di colloquio, quasi sempre una versione di «in che senso il romanzo critica il sogno americano»: si risponde con la geografia della Fig. 7 e con la posizione del narratore, cioè con due prove che stanno nel testo, e si chiude sulla serie di date della Fig. 8. La seconda è la produzione scritta della seconda prova, dove il compito non è riassumere ma commentare — e in inglese si scrive «comment on», mai «comment the», un errore che costa prima ancora del contenuto. La trappola è una sola e si presenta ogni anno sotto forma di elogio: scrivere che Fitzgerald celebra l'età del jazz. Rappresentare non è approvare, e distinguere le due cose in inglese è una competenza precisa, con verbi propri: l'approfondimento di questa sezione la insegna riga per riga.

Vocabolario

→ Schede
  • il sogno americano/il ˈsoɲɲo ameriˈkano/the American DreamIn inglese è una formula fissa, con le due maiuscole e l'articolo obbligatorio: «the American Dream», mai «american dream» né la forma senza articolo. Il verbo idiomatico è «to pursue» o «to chase the American Dream», non «to follow». Ricorda che non è un termine tecnico con una paternità accertata: si definisce, non si data.
  • i nuovi ricchi/i ˈnwɔvi ˈrikki/new moneyIn inglese «new money» e «old money» sono non numerabili e non prendono articolo: «he comes from new money». Per la singola persona si usa «a nouveau riche» (plurale «nouveaux riches»). Non confonderlo con «self-made man», che dice come il denaro è stato guadagnato e non a quale ceto appartenga chi lo possiede.
  • l'ascesa sociale/laʃˈʃeza soˈtʃale/social mobilityIn inglese «social mobility» è astratto e non numerabile, e si specifica la direzione con «upward» o «downward mobility». Attenzione a «social climbing», che descrive il comportamento di una persona e ha sempre una sfumatura negativa («a social climber»); per l'idea neutra di movimento fra ceti serve «mobility».
  • il narratore interno/il narraˈtore inˈtɛrno/the first-person narratorIn inglese la critica dice «a first-person narrator», e quando chi racconta partecipa senza essere il protagonista il termine esatto è «a first-person peripheral narrator» (l'altro caso è «first-person protagonist»). «Internal narrator» è un calco che in inglese non si usa; il punto di vista si chiama «point of view», mai «visual».
  • il simbolo ricorrente/il ˈsimbolo rikorˈrɛnte/the recurring symbolIn inglese l'aggettivo comune è «recurring» («recurrent» appartiene alla lingua tecnica) e il verbo è «to recur»: «the image recurs», mai «the image repeats itself». Distingui «symbol», che porta un significato, da «motif», che è un elemento ripetuto e il significato lo accumula strada facendo.
  • la disillusione/la dizilluˈzjone/disillusionmentIn inglese lo stato d'animo è «disillusionment»; «disillusion» funziona soprattutto come verbo e l'aggettivo è «disillusioned». Falso amico pericoloso: «delusion» non è «delusione» ma una convinzione falsa, e «to be deluded» significa illudersi, non essere deluso, che si dice «to be disappointed».
  • la classe sociale/la ˈklasse soˈtʃale/social classIn inglese «class» va senza articolo nel senso generale («a novel about class»), mentre i singoli ceti lo prendono: «the upper class», «the middle class», «the working class». Evita del tutto «classy», che è colloquiale e vale «elegante»; e «a class» in un tema di letteratura si legge come «una lezione».
  • il crollo/il ˈkrɔllo/the crashL'evento del 1929 in inglese è «the Wall Street Crash» o semplicemente «the Crash»; il decennio che ne segue è «the Great Depression» e non va usato come sinonimo. Attenzione a «crack»: non è il nome del crollo finanziario, ed è invece la parola del titolo «The crack-up», che indica un cedimento personale.
  • il commento/il komˈmento/the commentaryIl verbo regge sempre «on»: «comment on the passage», mai «comment the passage» — è l'errore più frequente nella seconda prova, e la consegna stessa è formulata «comment on the following text». Il sostantivo per il singolo rilievo è «a comment», per il discorso critico esteso «commentary», non numerabile.
  • la trama/la ˈtrama/the plotIn inglese «the plot» è la concatenazione degli eventi, «the story» il materiale narrato: «to summarise the plot» è ciò che l'Esame non chiede. Falso amico: «argument» non traduce «argomento» nel senso di tema — quello è «subject» o «topic» — e «plot» non significa mai «trama» nel senso di tessuto.
Esempio svolto

Situare il narratore prima di interpretare

Domanda di colloquio: «Who tells the story of The great Gatsby, and what difference does it make?» Rispondi in inglese in circa 100 parole, senza riassumere la vicenda.

  1. 01Individuare la posizione

    Chi racconta partecipa: abita West Egg, frequenta le feste ed è imparentato con una delle persone di cui parla. Non è il protagonista e non è l'autore. L'inglese distingue due casi con due termini, «first-person protagonist» e «first-person peripheral narrator»: qui vale il secondo, ed è il primo dato da scrivere.

  2. 02Chiedere che cosa resta fuori

    Da quella posizione il narratore arriva tardi, apprende buona parte del passato del protagonista per via indiretta e non assiste a tutto ciò che racconta. Non è un difetto del libro, è la sua condizione, e va nominata come tale. La domanda utile non è se menta, ma che cosa la sua collocazione tenga fuori campo.

  3. 03Nominare la conseguenza

    Se ogni informazione passa per lui, anche l'ammirazione per il protagonista è un fatto del racconto e non del mondo raccontato. È qui che si apre lo spazio critico: chi legge può ammirare insieme al narratore e insieme domandarsi perché gli venga chiesto di ammirare proprio in quel punto.

  4. 04Scrivere la risposta

    Tre frasi bastano, nell'ordine in cui si è lavorato: «The story is told by a character who takes part in it without being its protagonist — a first-person peripheral narrator. He arrives late, learns much of the past at second hand, and is related to one of the people he describes. Every judgement therefore reaches us already shaped by him, which is what makes the book arguable rather than merely admiring.»

Risultato: La risposta nomina la tecnica con il termine esatto e ne ricava una conseguenza verificabile: chi racconta non è una finestra ma un filtro, e da quel filtro dipende la simpatia che il romanzo ottiene per il suo protagonista. Il significato del dato è che il libro può ammirare e giudicare nello stesso movimento senza contraddirsi.

Esempio svolto

Mettere in serie il 1925 e il 1936

Domanda di colloquio: «Fitzgerald diagnosticò il naufragio della sua generazione nel 1925 e il proprio nel 1936. Spiega il rapporto fra le due diagnosi.» Rispondi in inglese in circa 120 parole.

  1. 01Fissare i due testi e le due date

    Il 1925 è «The great Gatsby» (trad. it. 1936): un romanzo, dunque una diagnosi affidata a personaggi inventati. Il 1936 è «The crack-up», pubblicato dalla rivista «Esquire» e raccolto in volume nel 1945: un testo in prima persona, non finzionale. Le due date vanno dette prima di qualunque interpretazione.

  2. 02Nominare il cambio di regime

    Fra i due testi non cambia il tema ma lo statuto di chi parla. Nel primo la responsabilità dell'affermazione è distribuita fra un narratore-personaggio e la vicenda; nel secondo è tutta di chi firma. La stessa affermazione, cambiando regime, cambia il tipo di prova che richiede a chi la legge.

  3. 03Usare la formula della fonte

    Del testo del 1936 la fonte dice che «era l'invocazione in un naufragio non solo personale ma di tutta una generazione». Le parole decisive sono «non solo»: il testo confessionale non abbandona il soggetto collettivo del romanzo, lo raggiunge per un'altra strada. È questo che tiene insieme le due date.

  4. 04Scrivere il confronto

    «In 1925 the diagnosis is fictional: a generation is shown through invented people, and the writer stands behind them. In 1936 the same diagnosis is signed. What changes is not the subject but who is accountable for the claim — and the later text refuses to let the collapse become private.» Se serve una chiusa, la posizione dell'autore in quegli anni la fornisce: nel 1937 scriveva copioni a Hollywood, «mal pagato e misconosciuto».

Risultato: Il confronto risulta condotto sul regime dei testi e non sull'aneddoto biografico, ed è per questo dimostrabile: le due date restano legate dall'oggetto — una generazione — e separate dal soggetto che se ne assume la responsabilità. Il significato è che la critica del sogno non è un'opinione sopravvenuta al romanzo, ma una posizione che il romanzo aveva già preso.

Obiettivo Maturità

  • Spiega in che senso «The great Gatsby» (1925) critichi il sogno americano anziché celebrarlo, e sostieni la spiegazione con la geografia del romanzo: East Egg è il denaro ereditato, West Egg il denaro nuovo, e fra i due sta la Valley of Ashes. L'argomento da portare è che la distanza misurata dal libro è laterale e non verticale: il denaro fa salire dalla valle a West Egg, ma non fa attraversare la baia. La frase inglese da saper scrivere è questa: «The novel never denies that a poor man can become rich; it denies that becoming rich lets him cross the bay.»
  • Analizza la posizione del narratore prima di interpretare qualunque episodio. Nick Carraway partecipa alla vicenda e la racconta in prima persona senza esserne il protagonista: il termine esatto è «first-person peripheral narrator». Chiediti che cosa, da quella posizione, resti fuori campo, e sappi formulare la conseguenza in inglese: «Every judgement in the book has already passed through a narrator who is himself a guest at the parties he describes.» Aggiungi che l'inattendibilità riguarda il patto con chi legge, non la sincerità del personaggio.
  • Interpreta un oggetto ricorrente come procedimento e non come glossario. Il metodo è in tre mosse: localizza le occorrenze, registra che cosa è cambiato fra l'una e l'altra — nel contesto e in chi guarda — e soltanto allora nomina l'effetto. In inglese distingui «symbol», che porta un significato, da «motif», che è un elemento ripetuto e il significato lo accumula. La frase che vale il punto ha questa forma: «The object means something different each time it returns, and that change is what the novel is measuring.»
  • Confronta il 1925 e il 1936, cioè le due volte in cui la stessa diagnosi viene formulata. Nel 1925 «The great Gatsby» la affida a personaggi inventati e riguarda una generazione; nel 1936 la rivista «Esquire» pubblica «The crack-up», dove riguarda chi scrive ed è, nelle parole della fonte, «l'invocazione in un naufragio non solo personale ma di tutta una generazione». Conduci il confronto sul regime del testo — finzione contro prima persona non finzionale — e non sull'aneddoto biografico.
  • Commenta un romanzo distinguendo ciò che rappresenta da ciò che approva, perché su questa distinzione la seconda prova assegna i punti alti. «Fitzgerald celebrates the Jazz Age» è una frase che li perde: attribuisce alla persona storica un atteggiamento che al massimo si osserva nella prosa o in un personaggio, e non è verificabile sul testo. Le forme corrette usano verbi di rappresentazione e tengono separate le quattro istanze — «the author», «the novel», «the narrator», «the character»: «The novel depicts the glamour of those summers without endorsing it.»

Errori frequenti

  • Attribuire l'espressione «American Dream» a un autore e a una data. Non è un termine tecnico con una paternità accertata e nessuna fonte affidabile la fissa: la forma corretta è definirla — la promessa che in America l'origine non decida la destinazione — e ancorare poi la critica ai testi datati, «The great Gatsby» (1925) e «The crack-up» (1936).
  • Riassumere la trama al posto di analizzarla. Una risposta che racconta chi ama chi e chi muore alla fine non dimostra nulla, perché non contiene un'affermazione che l'esaminatore possa controllare sul testo. La forma corretta è una riga sola di situazione seguita dal procedimento: dove stanno i personaggi, per bocca di chi li vediamo, che cosa il testo lascia sapere e in quale momento.
  • Scrivere che Fitzgerald celebra gli anni Venti. Il romanzo rende lo sfarzo con la competenza di chi quel mondo lo aveva abitato — la fonte dice che è «questo appunto il mondo descritto» nel libro — ma renderlo non è approvarlo. La forma corretta separa i verbi, «the novel depicts» e non «the novel celebrates», e separa i soggetti, perché l'autore, il romanzo, il narratore e il personaggio non sono la stessa istanza.
  • Prendere Nick Carraway per l'autore o per una voce neutrale. È un personaggio che partecipa e insieme racconta, cioè un «first-person peripheral narrator»: la forma corretta di ogni giudizio è «il romanzo, attraverso Nick, ci fa vedere...», e la domanda che l'Esame premia riguarda ciò che da quella posizione resta invisibile.
  • Spiegare il fallimento di Gatsby con la mancanza di denaro. È l'errore che rovescia la tesi del libro: il protagonista il denaro ce l'ha, e in quantità. La forma corretta nomina il confine giusto — fra West Egg ed East Egg passa una frontiera di ceto, non di ricchezza — e ne trae la conseguenza: nessuna somma la cancella, ed è precisamente questo che il sogno prometteva.

Approfondimento

La seconda prova non chiede quasi mai che cosa succede, e chiede quasi sempre un commento; la differenza fra un commento che prende il punteggio alto e uno che non lo prende sta, molto più spesso di quanto si creda, in una scelta di verbi. Il problema tecnico ha un nome, distanza critica, e si formula così: come si scrive, in inglese, che un romanzo mostra qualcosa senza per questo approvarla. Il primo passo è tenere separate quattro istanze che l'italiano scolastico tende a fondere in una sola. «The author» è la persona storica; «the novel» è il testo; «the narrator» è la voce che racconta; «the character» è chi agisce dentro la storia. Quasi tutte le frasi che perdono punti nascono da una confusione fra queste quattro: «Fitzgerald celebrates the Jazz Age» attribuisce alla persona storica un atteggiamento che, al massimo, si osserva nella prosa o in un personaggio, e siccome non è verificabile sul testo non è un'affermazione critica ma un'impressione. Il secondo passo è possedere due liste di verbi e sapere che cosa le distingue. I verbi di rappresentazione dicono che cosa il testo fa vedere e non impegnano nessuno a un giudizio: «depict», «portray», «present», «render», «show», «stage». I verbi di adesione impegnano invece a un giudizio, e vanno usati soltanto se si sa indicare il luogo del testo che lo sostiene: «celebrate», «endorse», «champion», «defend», «condemn». La regola pratica è semplice: se non sai indicare il punto, scendi di un gradino e prendi il verbo più debole. Nessun esaminatore toglie punti a chi dice meno di quanto potrebbe dimostrare; molti ne tolgono a chi dice di più. Il terzo passo è la scala delle formule intermedie, ed è dove si guadagna la differenza. «The novel depicts X» è neutro e non rischia nulla. «The novel presents X without endorsing it» segnala la distanza in modo esplicito, e va bene quando il testo non prende posizione apertamente. «The narrator admires X; the novel does not» è la forma più forte, perché distingue due istanze dentro lo stesso libro, e si dimostra mostrando il punto in cui il racconto smentisce chi lo racconta. «The text withholds judgement» va maneggiato con cautela: dice che il testo si astiene, e va sostenuto con un'assenza verificabile — nessun commento, nessuna sanzione narrativa — non con un'impressione di freddezza. Il quarto passo è la prova del contrario, e serve a controllare la propria frase prima di consegnarla: scrivi l'affermazione opposta e chiediti se sia altrettanto difendibile con il testo alla mano. Se lo è, quella che avevi scritto non era un'analisi ma una preferenza, e va riscritta più in basso nella scala. Applicata a questa sezione, la prova dà un risultato istruttivo. «Fitzgerald celebrates the Jazz Age» e «Fitzgerald condemns the Jazz Age» si sostengono entrambe con la stessa facilità, il che dimostra che nessuna delle due dice qualcosa. «The novel depicts a world it also shows to be uninhabitable» non ha un contrario altrettanto difendibile, ed è esattamente per questo che vale.

§ 04

Ripasso attivo

In about 150 words, and in English, explain why «The great Gatsby» (1925) is read as a criticism of the American Dream rather than as a celebration of it. Build the answer on two pieces of evidence that lie inside the text — the geography that sets East Egg against West Egg with the Valley of Ashes between them, and the position of the narrator — and do not retell the plot. Keep the four subjects apart throughout: the author, the novel, the narrator and the character are not interchangeable. Close with one sentence on what changes in 1936, when the same writer publishes «The crack-up» and turns the same diagnosis on himself.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Fitzgerald, Francis Scott — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05
§ 05

Temi: identità americana, sogno e disillusione#

~21 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-inglese-cultura-letteratura-americana

Punti chiave

Un tema non è una tesi, e questa sezione esiste per insegnare la differenza. «Il sogno americano» è un'etichetta: nomina un campo, non afferma nulla, e da sola non si può né sostenere né confutare. Ciò che i testi di questo argomento affermano è invece verificabile, e si dice in una riga: la letteratura degli Stati Uniti non ripete la promessa, la mette alla prova, e l'esito della prova cambia a seconda di chi la subisce. Da qui discende l'ordine di questa scheda, che non è cronologico ma posizionale — prima la promessa nella sua formulazione più larga, poi quattro posizioni rispetto a essa e i libri che da ciascuna la verificano. E discende la distinzione che l'Esame misura più di ogni altra, perché è quella su cui si perdono più punti: un testo che rappresenta una cosa non per questo la approva.
La formulazione più larga della promessa è un elenco di mestieri. Nel testo definitivo di «Leaves of grass» — quello dell'ultima edizione, non quello del 1855, e la distinzione va tenuta perché le nove edizioni non dicono le stesse parole — il componimento «I Hear America Singing» enumera, uno per riga e ciascuno nella stessa forma grammaticale, il meccanico, il carpentiere, il muratore, il barcaiolo, l'uomo di coperta, il calzolaio, il cappellaio, il boscaiolo, il garzone all'aratro, e poi la madre, la giovane moglie, la ragazza che cuce o lava. Il procedimento è il catalogo, e la sezione dedicata a Whitman lo analizza per esteso; qui serve la riga che lo chiude, la più impegnativa che la poesia americana abbia scritto: «Each singing what belongs to him or her and to none else».
Quella clausola è una promessa esatta, e per questo si può verificare: definisce il cittadino come chi possiede sé stesso e ciò che il proprio lavoro produce. Il Novecento la verifica, e non lo fa mai in astratto — ogni libro sceglie la posizione da cui condurre la prova. La Fig. 9 dispone quattro posizioni come anelli attorno alla promessa, dal centro verso l'esterno. Al centro sta chi eredita, cioè chi nasce dentro il patrimonio e non deve dimostrare nulla. Poi chi arriva: ha coperto la distanza, ha il denaro, e trova la soglia ancora chiusa. Poi chi lavora e non sale, dove il fallimento non è un difetto di carattere ma la forma normale del sistema. All'esterno, marcato nel disegno, sta chi non fu mai invitato: le persone che negli Stati Uniti furono proprietà di altri, e i loro discendenti. Il disegno non ordina le sofferenze; ordina le domande.

Chi sta dentro la promessa

Quattro posizioni rispetto alla promessacerchi concentrici, 4 anelli, Dati: il sogno, chi eredita, chi arriva, chi lavora e non sale, chi non fu mai invitatochi non fu mai invitatochi lavora e non salechi arrivachi ereditail sogno
Fig. 9La distanza dal centro non misura la sofferenza ma la domanda: a ogni anello corrisponde una prova diversa della stessa promessa, e perciò un libro diverso. Chi eredita non deve dimostrare nulla, e la promessa non lo riguarda. Chi arriva porta il denaro e trova la soglia chiusa: è il caso verificato da «The great Gatsby» (1925). Chi lavora e non sale è l'oggetto di «Of Mice and Men» (New York: Covici-Friede, 1937) e di «The Grapes of Wrath» (New York: Viking, 1939), dove — sono termini della Fondazione Nobel — la disoccupazione e l'abuso di potere costringono i contadini a migrare dall'Oklahoma alla California. L'anello marcato è quello di chi non fu mai invitato, la posizione da cui scrive «Beloved» (New York: Knopf, 1987): la motivazione del premio del 1993 dichiara quella materia essenziale alla realtà americana, dunque costitutiva e non marginale. Il centro non è un luogo in cui si arriva; è la promessa stessa.
Fig. 9 ↓
La prova su chi arriva porta una data e un mondo. Francis Scott Fitzgerald (Saint Paul, Minnesota, 1896 - Hollywood 1940) e Zelda Sayre, tornati dalla Francia, si stabilirono a Long Island, dove «organizzarono feste favolose spendendo senza risparmio il molto denaro guadagnato»: è quello, scrive l'enciclopedia, il mondo descritto in «The great Gatsby» (1925; trad. it. 1936). Conviene ripetere all'Esame ciò che quella frase implica, perché smonta la lettura moralistica: l'autore non osserva dall'esterno un mondo che disapprova, descrive il proprio. E la prova che il romanzo conduce non riguarda la ricchezza ma la soglia — il denaro si ottiene, la posizione no. Con la crisi del 1929 comincia anche la crisi personale dello scrittore; nel 1936 «Esquire» pubblica «The crack-up», dove il naufragio dichiarato non è soltanto il suo ma quello di un'intera generazione. Il cronista della promessa ne certifica la rottura, e in prima persona.
La prova su chi lavora e non sale occupa il decennio successivo e ha tre libri in quattro anni. John Steinbeck (Salinas, California, 1902 - New York 1968) pubblica «In Dubious Battle» (New York: Covici-Friede, 1936), «Of Mice and Men» (New York: Covici-Friede, 1937) e «The Grapes of Wrath» (New York: Viking, 1939). La Fondazione Nobel, che gli assegna il premio nel 1962, dichiara che le condizioni dei migranti e dei lavoratori stagionali sono il tema ricorrente della sua opera, evidente soprattutto negli ultimi due titoli, e riassume il terzo così: la disoccupazione e l'abuso di potere costringono i contadini a migrare dall'Oklahoma alla California. Si misuri lo scarto rispetto a Gatsby. Là la promessa era stata raggiunta e non aveva mantenuto; qui non era stata rivolta a nessuno di quei nomi, e la sconfitta arriva prima che la prova cominci.
La prova più lontana dal centro arriva mezzo secolo dopo. Toni Morrison (Lorain, Ohio, 18 febbraio 1931 - New York, 5 agosto 2019) nacque in una famiglia di lavoratori, fu redattrice presso una casa editrice dal 1964 e pubblicò il primo romanzo nel 1970. I titoli, con l'editore, si leggono sull'albo del Nobel: «The Bluest Eye» (New York: Holt, Rinehart & Winston, 1970), «Sula» (Knopf, 1973), «Song of Solomon» (Knopf, 1977), «Tar Baby» (Knopf, 1981), «Beloved» (New York: Knopf, 1987), «Jazz» (Knopf, 1992). Il premio le viene assegnato nel 1993, sei anni dopo «Beloved». La motivazione ufficiale, che la sezione di apertura dell'argomento riporta per esteso e che conviene rileggere là, dichiara che quei romanzi danno vita a un aspetto essenziale della realtà americana: è la tesi di questa sezione enunciata da un'istituzione, e il paragrafo che segue ne pesa una parola sola.
Nella motivazione del 1993 la parola da pesare è una sola, «essential». Il testo non dice «a neglected corner», non dice «a minority experience»: dichiara essenziale, cioè costitutivo, ciò di cui quei romanzi raccontano. L'anello esterno della Fig. 9 non è dunque un margine da aggiungere in coda al bilancio, è una parte senza la quale la realtà americana non si descrive. Nello stesso 1992 di «Jazz», e l'anno prima del premio, Morrison pubblica un libro di critica: «Playing in the Dark: Whiteness and the Literary Imagination» (Harvard University Press, 1992). Il titolo dichiara già la mossa, e all'Esame vale moltissimo: l'oggetto non è la presenza dei neri nella letteratura americana, sono la bianchezza e l'immaginazione letteraria. Chi racconta la storia ha scritto anche il libro su come quella letteratura immagina.
La Fig. 10 raccoglie le quattro prove in un albero solo e mette in fila le date: «Gatsby» 1925, «Of Mice and Men» 1937, «The Grapes of Wrath» 1939, «Beloved» 1987. La lettura sbagliata, e frequentissima, è prenderlo per una curva discendente, dal sogno alla sua fine. Non è una curva: è la stessa prova ripetuta su popolazioni diverse, e ciò che cambia da un ramo all'altro non è il tono ma chi viene messo alla prova. C'è poi un'inversione che vale un intero paragrafo di risposta: il libro più recente dell'albero è quello che guarda più indietro nel tempo, perché la posizione più esterna ha una storia più antica di tutte le altre. Lo stesso tema attraversa il teatro americano, dove «Death of a Salesman» di Arthur Miller porta la prova su un commesso viaggiatore; se non si è certi dell'anno, si nomini l'opera senza datarla.

La stessa prova, quattro volte

Quattro libri, una sola domandaDiagramma ad albero, 4 percorsi, Dati: Gatsby · 1925; Of Mice and Men · 1937; The Grapes of Wrath · 1939; Beloved · 1987Il sogno alla provaGatsby · 1925Of Mice and Men · 1937The Grapes of Wrath · 1939Beloved · 1987
Fig. 10Le date sono la parte misurata di questo disegno, e l'ordine cronologico è precisamente ciò che non va usato per interpretarlo. Fra il primo ramo e l'ultimo corrono sessantadue anni, e in quello spazio non varia il sentimento ma la popolazione sottoposta alla verifica: chi è arrivato con il denaro, i lavoratori stagionali, i contadini costretti a migrare dall'Oklahoma alla California, e infine le persone che furono proprietà di altri. Il ramo marcato è l'ultimo e va letto contro la cronologia: è il libro più recente dell'albero ed è quello che guarda più indietro nel tempo, perché la posizione da cui conduce la prova ha una storia più antica di tutte le altre. La sua autrice pubblicò cinque anni dopo anche un libro di critica sulla letteratura in cui scriveva, «Playing in the Dark: Whiteness and the Literary Imagination» (Harvard University Press, 1992).
Fig. 10 ↓
L'albo del Nobel chiude l'argomento meglio di qualunque formula riassuntiva, purché lo si legga come una successione di oggetti e non di nomi: nel 1936 Eugene O'Neill, nel 1948 T. S. Eliot, nel 1949 William Faulkner, nel 1954 Ernest Hemingway, nel 1962 John Steinbeck, nel 1993 Toni Morrison. Due estremi vanno tenuti insieme. Il primo premio americano è del 1936, lo stesso anno in cui «Esquire» stampa «The crack-up»: mentre il riconoscimento arriva, il cronista della generazione ne dichiara il naufragio. L'ultimo è del 1993 e va all'autrice di «Beloved», cioè alla posizione più esterna della Fig. 9. Su Eliot serve una frase esatta e nessuno slogan: la scheda del premio lo dà nato a Saint Louis, Missouri, nel 1888, morto a Londra nel 1965, e registra come residenza al momento del premio il Regno Unito.
Resta il collegamento che questa sezione deve al lettore, e va detto senza enfasi. Quando l'argomento successivo mostrerà che il centro della letteratura in lingua inglese non è più un solo luogo, si ricordi che qui quel centro si era già mosso una prima volta, un secolo prima e verso ovest. All'Esame di Stato la sezione compare in due forme e nessuna delle due chiede di elencare autori. La prima è la domanda tematica del colloquio: la prestazione si gioca tutta sulla frase d'apertura, perché una risposta che comincia con un tema diventa un elenco e una che comincia con una tesi diventa un argomento — il videoExplainer scompone la mossa in otto passaggi. La seconda è il confronto fra due testi, e la regola pratica è controintuitiva: si scelgono due testi che non concordano, perché soltanto un disaccordo si può discutere.

Vocabolario

→ Schede
  • il sogno americano/il ˈsoɲɲo ameriˈkano/the American DreamIn inglese la formula è fissa e va con l'articolo e le maiuscole: «the American Dream». «Dream» è numerabile in ogni altro contesto («a strange dream»), ma qui resta singolare e determinato. Il verbo giusto in sede critica è «to test» o «to question the American Dream», mai «to refuse it».
  • la promessa/la proˈmessa/the promiseIn inglese le collocazioni fisse sono «to make a promise» e «to break a promise», mai «to do a promise». Attenzione al secondo valore di «promise», non numerabile e senza articolo: «a writer of great promise» significa che ha delle potenzialità, non che ha promesso qualcosa.
  • la disillusione/la dizilluˈzjone/disillusionmentIl sostantivo che serve è «disillusionment»; «to disillusion» è il verbo e «disillusioned» l'aggettivo. Trappola grave: «delusion» in inglese non è la delusione ma la convinzione falsa, e la delusione si dice «disappointment». Scrivere «the delusion of Gatsby» significa un'altra cosa.
  • l'esclusione/leskluˈzjone/exclusionLa preposizione è «from»: «to be excluded from the promise», mai «excluded of». L'aggettivo «exclusive» in inglese corrente significa riservato o di lusso, non «che esclude»; per quel senso si scrive «excluding» oppure si gira la frase con il verbo.
  • l'ascesa sociale/laʃˈʃeza soˈtʃale/social mobilityIl termine neutro della critica è «social mobility», e la direzione si specifica con «upward mobility». Evita «social climbing», che è valutativo e negativo, e «a social climber», che è un arrivista: applicato a un personaggio è già un giudizio, non una descrizione.
  • la schiavitù/la skjaviˈtu/slavery«Slavery» è non numerabile e va senza articolo nel senso generale: «slavery is the subject of the novel». La critica di lingua inglese preferisce oggi «enslaved people» o «the enslaved» al più antico «slaves», perché nomina una condizione imposta e non un'identità.
  • il bracciante/il bratˈtʃante/farm labourer«Labourer» nella grafia britannica, «laborer» in quella americana; per i lavoratori che si spostano si dice «migrant worker» o «seasonal worker». Falso amico da evitare: «farmer» è chi possiede o conduce l'azienda agricola, cioè quasi l'opposto del bracciante.
  • il riscatto/il riˈskatto/redemption«Redemption» è non numerabile e regge «to redeem»; è la parola che la Fondazione Nobel usa a proposito di Morrison. Non tradurre «riscatto» con «rescue», che è il salvataggio materiale, né con «ransom», che è la somma pagata per liberare un ostaggio.
  • l'immaginazione/limmadʒinatˈtsjone/the imaginationNel senso critico l'articolo è obbligatorio: «the literary imagination», «the American imagination». Distingui la coppia di aggettivi: «imaginary» vuol dire che non esiste se non nella mente, «imaginative» vuol dire inventivo — un romanzo è «imaginative», un paese è «imaginary».
  • la tesi/la ˈtɛzi/the thesisIl plurale è irregolare, «theses». In una risposta d'esame «thesis» indica l'affermazione che si sostiene, non l'elaborato finale, che è «a dissertation»; le formule d'apertura che funzionano sono «my thesis is that» e, più idiomatica, «I shall argue that».
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Esempio svolto

Convertire un tema in una tesi e reggerla su due testi in disaccordo

Al colloquio la commissione dice: «Ci parli del sogno americano nella letteratura statunitense». Hai due minuti e nessuna traccia scritta. Costruisci l'apertura e l'impianto della risposta, e indica quali due testi porterai e perché proprio quei due.

  1. 01Rifiutare l'etichetta

    «Il sogno americano» nomina un campo e non afferma nulla: nessuno può contraddirlo, e perciò non regge un ordine. La prima frase deve invece asserire qualcosa di negabile. Si scrive: «La letteratura statunitense non ripete la promessa, la mette alla prova, e l'esito cambia a seconda di chi la subisce.» Da qui in avanti ogni testo servirà a dimostrare una parte di quella frase.

  2. 02Scegliere la coppia in disaccordo

    Non si scelgono due opere che dicono la stessa cosa, perché la seconda ripeterebbe la prima. Si prende la promessa nella sua formulazione più larga — il catalogo di «I Hear America Singing», con la clausola «Each singing what belongs to him or her and to none else» — e la si mette accanto a «Beloved» (New York: Knopf, 1987), che conduce la verifica dalla posizione più esterna. Fra le due c'è attrito, e l'attrito è discutibile.

  3. 03Dire che cosa il secondo fa al primo

    È la cerniera dell'intera risposta e si scrive in una frase: la clausola di Whitman definisce il cittadino come chi possiede sé stesso, e il libro del 1987 conduce la prova su persone che furono esse stesse proprietà di altri, cioè sull'unico caso in cui quella clausola non può nemmeno essere formulata. Non si è aggiunto un esempio: si è mostrato un limite del primo testo.

  4. 04Dichiarare il limite della propria tesi

    Una frase sola, prima della chiusura: «Questa lettura regge sui romanzi e sulla poesia dell'Ottocento; sul teatro, dove la stessa prova si conduce con altri mezzi, non dice nulla.» La concessione non indebolisce la risposta, dimostra che chi parla sa dove finisce ciò che ha mostrato, ed è una delle poche mosse che alzano il voto in modo prevedibile.

Risultato: La risposta smette di essere un elenco di autori e diventa un argomento in quattro frasi: una tesi negabile, due testi che si contraddicono su un punto preciso, la frase che nomina la contraddizione e il limite dichiarato — e la commissione ha finalmente qualcosa da chiedere, che è esattamente ciò che un colloquio valuta.

Esempio svolto

Misurare fin dove arriva la promessa nel catalogo di Whitman

In «I Hear America Singing», as it stands in the definitive text of «Leaves of Grass», Whitman names one worker per line and in the same grammatical shape — a mechanic, a carpenter, a mason, a boatman, a deckhand, a shoemaker, a hatter, a wood-cutter, a ploughboy, then a mother, a young wife and a girl sewing or washing — and closes the catalogue with this line: «Each singing what belongs to him or her and to none else». Analyse the passage in three steps — evidence, device, meaning — and state precisely how far the promise it makes extends.

  1. 01Registrare il dato

    Il testo elenca: mechanics, carpenter, mason, boatman, deckhand, shoemaker, hatter, wood-cutter, ploughboy, poi la madre, la giovane moglie, la ragazza che cuce o lava. Ogni voce riceve la stessa costruzione, participio presente più complemento, e la parola «singing» ritorna a ogni riga. Per ora nessuna interpretazione: soltanto che cosa c'è nel testo, e in quale forma.

  2. 02Nominare il procedimento

    Il procedimento è il catalogo, cioè l'enumerazione estesa, retta dall'anafora di «singing». L'unità di misura del verso non è il piede ma la riga, e la struttura non viene dal conteggio delle sillabe ma dalla ripetizione sintattica. L'effetto è preciso e va detto con questa parola: la ripetizione della stessa costruzione rende i mestieri elencati grammaticalmente pari fra loro.

  3. 03Misurare l'estensione

    La clausola finale è la parte impegnativa. «What belongs to him or her» definisce ciascuno attraverso ciò che gli appartiene, e il «him or her» estende la formula alle donne nominate poco sopra. La promessa si rivolge dunque a chi può possedere qualcosa, a cominciare da sé stesso: è larghissima entro quel confine, e il confine sta scritto nella clausola che la enuncia.

  4. 04Collegare alla verifica novecentesca

    Da qui si vede perché il Novecento torni continuamente su quella riga. «The great Gatsby» (1925) la prova su chi ha ottenuto ciò che gli appartiene e trova la soglia chiusa; «The Grapes of Wrath» (New York: Viking, 1939) su chi lavora e non possiede; «Beloved» (New York: Knopf, 1987) sul caso in cui la clausola non è formulabile. Tre verifiche di una sola frase.

Risultato: Il passo risulta essere la formulazione più larga della promessa americana e insieme, nella sua ultima riga, la formulazione del proprio confine: la lettura mostra che ciò che il Novecento contesta non è la generosità di Whitman ma la condizione implicita nel possedere, e questo si dimostra sul testo senza attribuire al poeta alcuna intenzione.

Spiegazione passo passo8 passaggi
  1. 1

    La consegna dice «il sogno americano nella letteratura statunitense» e tu hai due minuti. La tentazione è cominciare dagli autori, in ordine di data, e vedere dove si arriva. Da lì esce un elenco, e un elenco non si può discutere: l'esaminatore ascolta informazioni corrette e non ha niente da chiederti. Facciamo il contrario, e la prima frase decide tutto.

  2. 2

    Prima mossa: scegli una tesi, non un tema. Un tema nomina un campo e nessuno può contraddirlo; una tesi afferma qualcosa che si può negare. Prova a premetterle «Non è vero che»: se ne esce una frase che qualcuno potrebbe difendere, sei a posto. «La letteratura americana verifica la promessa invece di ripeterla, e l'esito cambia secondo chi la subisce» supera la prova.

  3. 3

    Seconda mossa: scegli due testi che non concordano. È il punto in cui quasi tutti sbagliano, perché istintivamente si cercano opere che dicano la stessa cosa, e due opere concordi non producono che una ripetizione. Prendi invece la promessa nella sua formulazione più larga e un libro che la verifica su chi ne resta fuori: fra i due c'è un attrito, e l'attrito è ciò che si può discutere.

  4. 4

    Terza mossa: in ciascuno dei due nomina il procedimento, non la trama. Nel primo testo il procedimento può essere il catalogo, l'anafora, la clausola che chiude l'elenco. Nel secondo può essere la scelta della voce, il tempo del racconto, la posizione da cui si guarda. Raccontare la trama è ciò che fa chi non ha altro da dire, e si vede.

  5. 5

    Quarta mossa, la cerniera: scrivi una frase sola che dica che cosa il secondo testo fa al primo. Non «anche il secondo tratta il tema», ma per esempio «il secondo testo mostra che la clausola del primo presuppone qualcuno che possa possedere sé stesso». È la frase che trasforma due schede accostate in un ragionamento, ed è la frase che l'esaminatore aspetta.

  6. 6

    Quinta mossa, difensiva: non usare la biografia come prova. «Ha scritto di questo perché era questo» è una scorciatoia, e vale poco anche quando è vera, perché non si può verificare sulla pagina. Sposta l'affermazione sul testo: che cosa fa il libro, con quali mezzi, e a chi. Se un'affermazione non si può controllare aprendo il volume, non è un argomento.

  7. 7

    Sesta mossa: dichiara il limite della tua tesi. Una frase, non di più, del tipo «questa lettura regge sui romanzi e non dice nulla sul teatro». Sembra una concessione ed è invece la mossa più forte del discorso, perché dimostra che sai dove finisce ciò che hai mostrato. Chi non pone limiti sembra sicuro; chi ne pone uno preciso sembra competente.

  8. 8

    Ultima cosa: non chiudere ripetendo il tema. Chiudi con la conseguenza della tua tesi, cioè con che cosa cambia se è vera. Per esempio: se la promessa viene verificata e non predicata, allora nessuno di questi libri è un libro contro l'America, e la critica interna è la forma che quella letteratura ha dato alla propria fedeltà. Quella è una frase che si può contestare, ed è per questo che vale il voto.

Obiettivo Maturità

  • Giustifica una tesi anziché annunciare un tema: «il sogno americano» nomina un campo e non afferma nulla, e su una frase così non si costruisce un colloquio. La frase inglese da saper scrivere in apertura è questa: «American writing does not repeat the promise of self-advancement: it tests it, and the outcome of the test depends on who is made to take it.» Sostienila poi con due posizioni diverse e due date — «The great Gatsby» (1925) per chi è arrivato, «The Grapes of Wrath» (New York: Viking, 1939) per chi lavora e non sale.
  • Confronta due testi che NON concordano sullo stesso punto, non due che si somigliano: un confronto fra opere concordi produce un elenco, un confronto fra opere in disaccordo produce un argomento. Metti il catalogo di «I Hear America Singing», che dichiara «Each singing what belongs to him or her and to none else», accanto a un libro che verifica quella clausola su chi ne resta fuori, e di' in una frase sola che cosa il secondo testo fa al primo.
  • Interpreta la motivazione con cui la Fondazione Nobel assegna il premio del 1993 a Toni Morrison — la trovi per esteso nella sezione di apertura dell'argomento — pesando l'aggettivo che ne è la parola decisiva, «essential». La motivazione non parla di un margine né di una minoranza: dichiara costitutivo della realtà americana ciò che quei romanzi raccontano. Spiega perché questo cambi lo statuto del tema e non soltanto il suo contenuto, e sappi sostenerlo senza appoggiarti alla biografia dell'autrice.
  • Classifica quattro opere secondo la posizione da cui ciascuna mette alla prova la promessa, e non secondo la data: «The great Gatsby» (1925) la verifica su chi è arrivato; «Of Mice and Men» (New York: Covici-Friede, 1937) e «The Grapes of Wrath» (New York: Viking, 1939) su chi lavora e non sale; «Beloved» (New York: Knopf, 1987) su chi non fu mai invitato. Per ciascuna sappi dire che cosa si guadagna a spostare la posizione, invece di limitarti a collocarla.
  • Analizza un brano mai visto distinguendo ciò che il testo rappresenta da ciò che approva: è la distinzione su cui si perdono più punti in questa sezione. La frase inglese che la rende esplicita è questa: «The novel shows that world from the inside, but showing is not endorsing: what the text asks us to admire and what it asks us to judge are two different questions.» Ancora la risposta a un dato del brano — la scelta della voce narrante, un aggettivo, la posizione di una scena — e mai alla biografia dell'autore.

Errori frequenti

  • Scrivere che la letteratura americana «rifiuta» il sogno americano. Non lo rifiuta e non lo predica: lo sottopone a verifica e ne riferisce l'esito. La forma corretta da portare all'Esame è «American literature does not reject the American Dream: it puts it to the test», seguita dalla precisazione che l'esito dipende dalla posizione di chi la prova la subisce.
  • Attribuire l'espressione «American Dream» a un autore, a un libro o a un anno di conio. In questa scheda non compare alcuna paternità, perché nessuna è verificabile nelle fonti dell'argomento: l'espressione va trattata come lessico critico già in circolazione, e la critica va ancorata ai testi datati — «The great Gatsby» 1925, «The crack-up» 1936, «Of Mice and Men» 1937, «The Grapes of Wrath» 1939, «Beloved» 1987.
  • Fare di Toni Morrison una testimone la cui autorità viene dalla biografia. All'orale la scorciatoia si sente subito e vale poco. Morrison è romanziera e insieme critica della letteratura che questo argomento insegna, come dichiara il titolo del suo «Playing in the Dark: Whiteness and the Literary Imagination» (Harvard University Press, 1992): la forma corretta parla di ciò che i libri fanno, non di chi li ha scritti.
  • Leggere la successione «Gatsby» - «The Grapes of Wrath» - «Beloved» come una curva discendente, dal sogno alla sua fine. Non cambia il tono, cambia la popolazione messa alla prova, e il libro più recente della serie è quello che guarda più indietro nel tempo. «La disillusione cresce» è una descrizione di umore; «cambia chi viene messo alla prova» è un'analisi, e si può dimostrare.
  • Citare a memoria una frase famosa, e in particolare attribuire all'edizione del 1855 le parole che si leggono nel testo definitivo di «Leaves of grass»: le nove edizioni non dicono le stesse parole, e la fonte del testo va nominata. Di Fitzgerald, Steinbeck e Morrison questa scheda non riporta alcuna citazione letterale: si nomina l'opera, si data con l'editore quando l'editore è noto, e si analizza.

Approfondimento

Fra una risposta sufficiente e una risposta alta, in questa sezione, passa una sola distinzione, ed è tecnica: quella fra un tema e una tesi. Un tema è un'etichetta che nomina un campo — «il sogno americano», «l'identità», «la disillusione» — e ha una proprietà che al colloquio si sente subito: non si può contraddire. Nessuno può rispondere «no» a «il sogno americano». Una tesi è invece un'affermazione che si può sostenere, contestare e verificare su un testo: «il romanzo americano mette alla prova la promessa mostrando chi ne resta fuori» è una tesi, perché si può negare, e perché per negarla bisogna portare un libro. Chi apre con un tema è costretto all'elenco, non avendo ancora detto nulla che regga un ordine; chi apre con una tesi possiede già un criterio, e i testi si dispongono da soli. La conversione richiede due mosse e si compie in due frasi. La prima è aggiungere un verbo che asserisca: da «il sogno americano nella letteratura del Novecento» a «la letteratura del Novecento non celebra il sogno americano, lo verifica». La seconda è aggiungere la clausola che rende l'affermazione falsificabile, cioè la condizione al variare della quale l'esito cambia: da «lo verifica» a «lo verifica, e l'esito cambia secondo la posizione da cui la verifica è condotta». A questo punto la risposta ha un motore. Ogni opera nominata servirà a mostrare una posizione diversa, e il passaggio da un'opera all'altra non sarà più un «inoltre» ma un «invece». Ne discendono tre abitudini che l'esaminatore riconosce. La prima è che ogni opera citata deve fare un lavoro diverso dalle altre: se due testi dicono la stessa cosa, uno dei due è di troppo e conviene sostituirlo con uno che non concordi. La seconda è che una tesi va dichiarata nei suoi limiti, e il limite si scrive in una frase sola, del tipo «questa lettura regge sui romanzi e non dice nulla sul teatro, dove la stessa prova si conduce con altri mezzi». Dichiarare un limite non indebolisce l'argomentazione: dimostra che chi parla sa dove finisce ciò che ha mostrato, ed è una delle poche mosse che alzano il voto in modo prevedibile. La terza è che la biografia non si adopera come prova. «Fitzgerald visse quel mondo» è una circostanza; «il romanzo descrive dall'interno un mondo di cui l'autore faceva parte, e la descrizione dall'interno non è un'approvazione» è un argomento, perché si può discutere su una pagina. Resta un controllo finale, rapido e severo, da fare mentalmente prima di parlare: premetti alla tua frase «Non è vero che». Se ne esce un'affermazione sensata, che qualcuno potrebbe difendere, hai una tesi e la risposta avrà una struttura. Se ne esce una frase priva di senso, hai ancora un tema, e ciò che seguirà sarà un elenco per quanto ben pronunciato.

§ 05

Ripasso attivo

In about 180 words, and in English, defend this claim rather than the theme it belongs to: «American writing does not repeat the promise of self-advancement, it tests it, and the outcome depends on who is made to take it.» Use exactly two works from this section that do NOT agree with each other, name the position from which each one conducts the test, and explain in one sentence what the second work does to the first. Close with a sentence that states the limit of your own claim — the case your two works cannot settle. Do not quote from any novel; name it, date it and analyse it.

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Fonti: Toni Morrison — Facts (The Nobel Foundation) · John Steinbeck — Bibliography (The Nobel Foundation) · Fitzgerald, Francis Scott — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

Verificato · 07/2026 · Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01La specificità della letteratura americana○
    • 02Walt Whitman e la nuova poesia americana◐
    • 03L'età del jazz e la Lost Generation◐
    • 04Fitzgerald e l'American Dream●
    • 05Temi: identità americana, sogno e disillusione●

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La letteratura americana (Whitman, Fitzgerald, the Lost Generation)

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Riferimenti e fonti

Fonti

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Trascendentalismo — Enciclopedia on line
  • Melville, Herman — Enciclopedia on line
  • Whitman, Walt — Enciclopedia on line
  • Dickinson, Emily — Enciclopedia on line
  • Jazz — Enciclopedia on line
  • Hemingway, Ernest — Enciclopedia on line
  • Fitzgerald, Francis Scott — Enciclopedia on line

The Nobel Foundation

  • William Faulkner — Facts
  • Ernest Hemingway — Bibliography (Nobel Prize in Literature 1954)
  • Toni Morrison — Facts
  • John Steinbeck — Bibliography

Project Gutenberg

  • Poems by Emily Dickinson, Three Series, Complete (ed. M. L. Todd e T. W. Higginson)

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

Vedi anche

  • Il Romanticismo (poesia e romanzo gotico)Il trascendentalismo è, per Treccani, «l'aspetto americano del romanticismo»: rileggere il romanticismo inglese prima di questo argomento serve a vedere che cosa Emerson e Whitman prendono e che cosa rifiutano.
  • Il Modernismo (Joyce, Woolf, il flusso di coscienza)Faulkner lavora sul monologo interiore e sovverte l'ordine cronologico negli stessi anni di Joyce e Woolf, ma senza mai lasciare il Mississippi. È il confronto che dimostra come il modernismo americano non sia un'importazione parigina.
  • La poesia moderna e i poeti di guerra (Eliot, War Poets)Eliot nasce negli Stati Uniti e diventa suddito britannico: una sola biografia che attraversa le due letterature, e un caso da citare quando si discute che cosa renda «americano» un testo.
  • La letteratura contemporanea e postmodernaLà il centro della letteratura in inglese smette di essere un solo luogo; qui si vede la prima volta che quel centro si è spostato, un secolo prima e verso ovest. I due albi Nobel, letti uno dopo l'altro, raccontano lo stesso movimento.

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