EuraStudy
Appunti/Lingua e letteratura italiana/Dolce Stil Novo e Dante: la Commedia
IT · Maturità

Dolce Stil Novo e Dante: la Commedia

Fra il 1280 e il 1300 un piccolo gruppo di fiorentini decide che la poesia d'amore è una forma di conoscenza, e non un ornamento di corte: è il Dolce Stil Novo, e da lì Dante muove verso l'opera che ridefinisce ciò che il volgare può fare. Questo argomento segue quel percorso per intero — la poetica del cuore gentile e della donna angelicata, il «libello» della «Vita nuova», l'esilio che trasforma il poeta in pensatore politico, e la «Commedia» nella sua architettura, nel suo sistema allegorico e nella sua lingua. Le Indicazioni Nazionali prescrivono la lettura di almeno venticinque canti nel corso degli ultimi tre anni: la Commedia non è un argomento fra gli altri, è il testo su cui il colloquio verifica se sai leggere.

4 sezioni·~30 min di lettura·4 competenze·Verificato · 08/2026

T·0222 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere la poetica stilnovistica e i suoi sviluppi in Dante, collocandola nel contesto culturale medievaleAnalizzare la lingua, lo stile e l'allegoria della «Divina Commedia» distinguendo il senso letterale da quello allegoricoInterpretare i testi danteschi cogliendone i livelli di senso e i collegamenti con la cultura del tempoParafrasare, analizzare metricamente e commentare canti scelti delle tre cantiche con riferimenti pertinenti
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretadescrivicommentaillustragiustificaclassifica

livello base

A tutti gli indirizzi del Liceo si richiede di conoscere la poetica stilnovistica, la struttura e l'allegoria della «Commedia» e di saper parafrasare e analizzare canti scelti delle tre cantiche.

livello avanzato

Negli indirizzi a vocazione umanistica e linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono il rapporto con la lirica provenzale e siciliana, il latino delle opere minori dantesche e il sistema simbolico-figurale, con confronti intertestuali più estesi.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

Dimensione del testo: Standard · Interlinea: Compatto

Carica sempre i media: disattivo

Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Dolce Stil Novo e Dante: la Commedia
    • 01Il Dolce Stil Novo: poetica e protagonisti◐
    • 02Dante: vita, formazione e opere minori◐
    • 03La «Divina Commedia»: struttura, allegoria e lingua●
    • 04Lettura e analisi di canti scelti delle tre cantiche●

4 sezioni · 20 punti chiave · 1 formula · 20 errori tipici

§ 01
§ 01

Il Dolce Stil Novo: poetica e protagonisti#

~7 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

La svolta della «poesia della loda»

Dalla dipendenza dal saluto alla poesia della lodaGrafo, Attesa del saluto → Dipendenza, Dipendenza → Crisi, Crisi → Domanda delle donne, Domanda delle donne → Il fine è la lode, Il fine è la lode → Poesia invulnerabile, Il fine è la lode → «Donne ch'avete»Attesa delsalutoDipendenzaCrisiDomanda delledonneIl fine è lalodePoesiainvulnerabile«Donne ch'avete»
Fig. 2Il capitolo XVIII della «Vita nuova» racconta un ragionamento, non un cambiamento di gusto: qui è disposto nei suoi passaggi.

Punti chiave

Il Dolce Stil Novo è il movimento poetico fiorentino attivo fra il 1280 circa e i primi anni del Trecento. Il nome non è un'etichetta di scuola ma una formula d'autore: nel «Purgatorio» XXIV Dante-personaggio si definisce uno che, quando Amore lo ispira, «noto, e a quel modo / ch'e' ditta dentro vo significando», e Bonagiunta riconosce che il «nodo» che aveva trattenuto il Notaro, Guittone e lui stesso dal «dolce stil novo» era proprio l'incapacità di seguire quella dettatura interiore. Il gruppo comprende Guido Cavalcanti, Dante, Cino da Pistoia, Lapo Gianni e Gianni Alfani, con Guido Guinizzelli riconosciuto come padre.
Tre nuclei definiscono la poetica e vanno esposti come un sistema. La nobiltà è interiore: «cor gentile» e amore coincidono, e la stirpe non conferisce valore. La donna è «angelicata», cioè intermediaria fra l'uomo e Dio: la sua «salute» — parola che significa insieme saluto e salvezza — produce effetti spirituali sull'amante. Il fine della poesia non è ottenere la donna ma lodarla: nasce la «poesia della loda», che libera il poeta dalla dipendenza dal premio amoroso.
Lo stile è «dolce» in senso tecnico. Il lessico è selezionatissimo e ristretto — gentile, soave, salute, mirabile, angelo, spiriti, cor — con una fortissima ricorrenza degli stessi termini; la sintassi è piana e lineare, opposta alle inversioni di Guittone; la fonetica evita i nessi aspri; le metafore prevalenti sono di luce. Il risultato è un linguaggio volutamente rarefatto, che parla solo a chi ha «intelletto d'amore», cioè a un pubblico ristretto di iniziati alla poesia e alla filosofia.
Guido Cavalcanti (1258 ca.-1300) è la voce alternativa e va contrapposto a Dante con precisione, perché il contrasto struttura tutto il resto. Per Cavalcanti l'amore è una passione che nasce nella parte sensitiva dell'anima e sfugge alla ragione: nella canzone dottrinale «Donna me prega» lo definisce «accidente» che «vèn da veduta forma che s'intende», e ne descrive gli effetti come una malattia — pallore, tremore, sospiri, gli «spiriti» che fuggono, fino a una morte simbolica. Non c'è salvezza in questo amore, e infatti nella sua poesia manca ogni prospettiva ultraterrena. «Voi che per li occhi mi passaste 'l core» e «Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira» sono i testi da conoscere.
Dante compie la svolta con la «poesia della loda», e il punto va saputo raccontare come una scelta consapevole. Nella «Vita nuova» (capitolo XVIII) alcune donne gli fanno notare che il suo amore, poiché consiste tutto nell'attesa del saluto di Beatrice, è vulnerabile: quando il saluto gli viene negato, la sua felicità crolla. Dante risponde spostando il fine dell'amore nelle «parole che lodano la donna mia», e da quel momento scrive «Donne ch'avete intelletto d'amore». È la nascita di una poesia che non chiede nulla, e perciò non può essere ferita. Si veda la Fig. 1.

Tre poeti, una poetica: che cosa condividono e dove divergono

Guinizzelli, Cavalcanti, DanteDiagramma di Venn con 3 insiemi, Guinizzelli, Cavalcanti, DanteGuinizzelliCavalcantiDanteDimostrazioneAmore cheuccideLa lodaCor gentile
Fig. 1Il «cor gentile» al centro è ciò che rende i tre uno «stil novo»; le tre zone esterne sono ciò che rende necessario distinguerli. La «donna che salva» è di Guinizzelli e di Dante, non di Cavalcanti.
Fig. 1 ↓
Cino da Pistoia (1270 ca.-1336), giurista e amico di Dante e poi di Petrarca, è il tramite verso il secolo successivo: attenua la tensione filosofica dello Stilnovo e accentua la dolcezza melodica e il tema del rimpianto. È in questa direzione — non in quella di Cavalcanti né in quella di Dante — che la lirica italiana proseguirà con il «Canzoniere» petrarchesco.

Vocabolario

→ Schede
  • cor gentilenoble heart (inner, not inherited, nobility)Presupposto necessario dell'amore secondo Guinizzelli e gli stilnovisti.
  • donna angelicataangelic lady (mediator between man and God)La sua presenza produce effetti spirituali sull'amante.
  • salute/saˈluːte/greeting / salvation (both senses at once)Il doppio senso è deliberato e va segnalato nell'analisi.
  • poesia della lodapoetry of praise (asking nothing in return)Svolta dichiarata nella «Vita nuova», cap. XVIII.
  • spiritispirits (the faculties of soul and body in medieval physiology)Nel lessico di Cavalcanti descrivono gli effetti fisici della passione.
  • prosimetro/proˈzimetro/prosimetrum (alternation of prose and verse)Forma della «Vita nuova»: poesie incorniciate da prosa esplicativa.
Esempio svolto

Confronto guidato tra i due Guidi

Confronta la concezione dell'amore in Guinizzelli e in Cavalcanti a partire dalle due dichiarazioni di poetica: «Al cor gentil rempaira sempre amore» e «Voi che per li occhi mi passaste 'l core». Indica analogie e differenze in un breve testo argomentato.

  1. 01Individuare il terreno comune

    Entrambi appartengono allo Stilnovo: l'amore nasce nel cuore gentile, passa attraverso gli occhi e coinvolge gli «spiriti»; la donna ha valore eccezionale e il lessico è dolce e selezionato.

  2. 02Isolare la tesi di Guinizzelli

    In Guinizzelli amore e nobiltà coincidono: l'amore nobilita, è armonia e tende al bene; la donna avvicina a Dio (donna-angelo). L'immagine luce-fuoco prova l'inseparabilità di cuore gentile e amore.

  3. 03Isolare la tesi di Cavalcanti

    In Cavalcanti l'amore è forza che ferisce: entra per gli occhi, turba gli spiriti vitali, conduce a sofferenza e quasi alla morte; prevale l'angoscia e la dissociazione interiore.

  4. 04Formulare la sintesi

    La differenza chiave è il segno dell'esperienza amorosa: salvifica e ascendente in Guinizzelli, dolorosa e tragica in Cavalcanti. Dante raccoglierà la prima linea, sublimandola nella beatitudine di Beatrice.

Risultato: Un paragrafo che mostra come, su un fondo stilnovistico comune (cuore gentile, occhi, spiriti, donna eccezionale), Guinizzelli costruisca un amore-armonia che nobilita e avvicina a Dio, mentre Cavalcanti rappresenti un amore-passione che sconvolge e annienta l'animo.

Obiettivo Maturità

  • Spiega il «dolce stil novo» partendo dal «Purgatorio» XXIV: è Dante a coniare la formula, e conoscerne il contesto dimostra che sai distinguere una categoria storiografica da un'autodefinizione poetica.
  • Confronta Cavalcanti e Dante sull'esito dell'amore — morte simbolica contro salvezza — invece di elencarne i tratti: è il contrasto che la commissione cerca.
  • Analizza la doppia valenza di «salute» (saluto / salvezza) quando commenti un testo stilnovistico: è il tipo di precisione lessicale che l'indicatore specifico della Tipologia A chiama «puntualità nell'analisi lessicale».
  • Ricostruisci la genesi della «poesia della loda» come una scelta motivata dentro la «Vita nuova» (cap. XVIII), non come un'evoluzione spontanea del gusto.
  • Colloca sempre lo Stilnovo nel contesto della Firenze comunale e della cultura filosofica di Bologna: la nobiltà d'animo contro quella di sangue è una tesi con ricadute politiche.

Errori frequenti

  • Trattare lo Stilnovo come una scuola organizzata con un manifesto: è un gruppo di amici accomunati da una poetica, e il nome è retrospettivo, coniato da Dante nel «Purgatorio».
  • Attribuire a Cavalcanti la donna-angelo salvifica: in Cavalcanti la donna suscita un amore doloroso e distruttivo; la donna che salva è di Guinizzelli e soprattutto di Dante.
  • Rendere «salute» solo con «salvezza» o solo con «saluto»: il testo gioca su entrambi i valori, e segnalarlo è parte dell'analisi.
  • Confondere «gentile» con «cortese»: «gentile» nello Stilnovo indica la nobiltà interiore dell'animo, «cortese» l'appartenenza al codice di corte.
  • Dire che lo Stilnovo scrive per il popolo perché usa il volgare: scrive in volgare per un pubblico ristretto e colto, quello che ha «intelletto d'amore».

Approfondimento

«Donne ch'avete intelletto d'amore» è costruita come un'ambasceria celeste, ed è questo impianto a renderla nuova: la canzone si apre dichiarando che il poeta parlerà solo alle donne che hanno «intelletto d'amore», poi immagina che un angelo chieda a Dio di accogliere Beatrice in cielo e che Dio risponda di lasciarla ancora sulla terra, perché in cielo c'è chi si aspetta di perderla. La lode diventa così un fatto teologico: la presenza di Beatrice sulla terra è una concessione divina, e la sua morte sarà un richiamo. Dante ha bisogno di questa struttura per rendere lecita una lode così alta rivolta a una creatura — lo stesso problema che Guinizzelli aveva posto nella chiusa di «Al cor gentil» e che qui riceve una soluzione narrativa anziché argomentativa. La «Commedia» compirà l'operazione fino in fondo, facendo di Beatrice una figura della Rivelazione.

§ 01

Ripasso attivo

Confronta «Tanto gentile e tanto onesta pare» di Dante e «Voi che per li occhi mi passaste 'l core» di Cavalcanti, mostrando con almeno tre elementi testuali per ciascuno come due poeti dello stesso gruppo giungano a due idee opposte dell'esperienza amorosa.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Dolce stil novo — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Guido Cavalcanti — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

§ 02
§ 02

Dante: vita, formazione e opere minori#

~7 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

Le opere di Dante per lingua e per scopo

Le opere di Dante per linguaDiagramma ad albero, 7 percorsi, Dati: In volgare → Vita nuova; In volgare → Rime; In volgare → Convivio; In volgare → Commedia; In latino → De vulgari eloquentia; In latino → Monarchia; In latino → EpistoleIn volgareIn latinoOpere di DanteVita nuovaRimeConvivioCommediaDe vulgari eloquentiaMonarchiaEpistole
Fig. 4La scelta della lingua non è neutra: il volgare è per chi non ha studiato, il latino per i dotti e per l'Europa.

Punti chiave

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 da famiglia della piccola nobiltà guelfa e muore in esilio a Ravenna nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1321. La biografia va tenuta perché è una chiave di lettura: nel 1289 combatte a Campaldino contro Arezzo, nel 1295 si iscrive all'Arte dei medici e speziali per poter accedere alle cariche pubbliche, nel giugno-agosto 1300 è uno dei sei priori di Firenze. Nel 1302, mentre si trova a Roma in ambasceria presso Bonifacio VIII, i Neri prendono il potere: è condannato in contumacia per baratteria all'esilio e alla confisca, e poco dopo al rogo se rientrasse in città.
L'esilio non è un episodio biografico ma la condizione da cui nasce tutta l'opera maggiore. Da Verona a Ravenna, ospite dei signori dell'Italia settentrionale, Dante sperimenta il «come sa di sale / lo pane altrui» e passa dalla militanza di parte a una posizione superiore alle fazioni: si fa «parte per se stesso». Da questa distanza nasce insieme il progetto enciclopedico delle opere dottrinali e l'idea di un poema che giudichi il mondo dall'esterno.
La «Vita nuova» (1292-1295 circa) è un prosimetro: trentuno componimenti già scritti vengono raccolti, ordinati e commentati in prosa, in un racconto che ricostruisce la storia dell'amore per Beatrice — il primo incontro a nove anni, il saluto a diciotto, il presagio della morte, la morte (1290), la «donna gentile» e infine la «mirabile visione» che chiude il libro con la promessa di dire di lei «quello che mai non fue detto d'alcuna». È insieme la prima autobiografia poetica della nostra letteratura e la costruzione di una vocazione.
Le opere dottrinali dell'esilio vanno distinte per lingua, scopo e destinatario, perché è l'errore più frequente. Il «Convivio» (1304-1307 circa) è in volgare e resta incompiuto a quattro trattati dei quindici previsti: è un «banchetto» di sapere offerto a chi non conosce il latino, con Dante che commenta le proprie canzoni. Il «De vulgari eloquentia» (1303-1305 circa) è in latino e incompiuto a due libri dei quattro previsti: è un trattato tecnico sulla lingua letteraria, rivolto ai dotti, che cerca il «vulgare illustre». La «Monarchia» (1310-1313 circa) è in latino, in tre libri: sostiene che l'autorità dell'Impero deriva direttamente da Dio e non passa per il Papato — la teoria dei «due soli», contro la dottrina curiale del sole e della luna.
Le «Rime» non sono una raccolta d'autore ma l'insieme dei testi lirici non confluiti nella «Vita nuova»: comprendono le prove stilnovistiche, la tenzone comica con Forese Donati e soprattutto le «rime petrose», scritte intorno al 1296 per una donna chiamata Pietra. Queste ultime vanno conosciute perché rovesciano lo Stilnovo: la donna è dura e insensibile, il paesaggio è invernale, la lingua è aspra e la metrica difficilissima (la sestina «Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra»). Sono l'esercizio tecnico da cui viene lo «stile aspro» dell'«Inferno». Si veda la Fig. 3 per la cronologia.

La vita di Dante e la nascita delle opere

La vita di Dante e la nascita delle opereLinea del tempo da 1260 a 1325, 1265: Nascita, 1290: Morte di Beatrice, 1302: Esilio, 1313: «Monarchia», 1321: Morte a Ravenna, 1260–1302: Anni fiorentini, 1302–1325: Esilio: le opere maggiori12601325d.C.Anni fiorentiniEsilio: le operemaggiori1265Nascita1290Morte diBeatrice1302Esilio1313«Monarchia»1321Morte a Ravenna
Fig. 3Tutto ciò che conta davvero è scritto dopo il 1302: la fascia dell'esilio contiene le opere dottrinali e la «Commedia».
Fig. 3 ↓
Restano da citare le opere minori latine: le «Epistole», fra cui la XIII a Cangrande della Scala, che dedica il «Paradiso» ed espone il metodo allegorico del poema; le due «Egloge» in esametri; la «Questio de aqua et terra», disputa scientifica sostenuta a Verona nel 1320. L'attribuzione a Dante della parte dottrinale dell'Epistola XIII è discussa dagli studiosi, e citarla come «attribuita» anziché come certa è un segno di precisione filologica.

Vocabolario

→ Schede
  • prosimetro/proˈzimetro/prosimetrum (prose framing verse)Forma della «Vita nuova».
  • baratteria/barratteˈriːa/barratry (corrupt trafficking in public office)Il capo d'accusa della condanna del 1302; Dante la punirà nella quinta bolgia.
  • Bianchi e NeriWhites and Blacks (the two Guelph factions in Florence)Dante era Bianco: l'esilio nasce da un conflitto interno al guelfismo.
  • due solitwo suns (Empire and Papacy, each directly from God)Tesi della «Monarchia», contro la metafora curiale del sole e della luna.
  • rime petrosestony rhymes (harsh poems for the lady «Pietra»)Officina tecnica dello stile aspro dell'«Inferno».
  • vulgare illustreillustrious vernacular (the constructed literary language)Obiettivo del «De vulgari eloquentia».
La riproduzione carica contenuti da YouTube (Google).Apri su YouTube ↗
Esempio svolto

Classificare le opere minori per lingua e genere

Per ciascuna delle quattro opere minori di Dante (Vita nuova, Convivio, De vulgari eloquentia, Monarchia) indica lingua, genere e tema, poi spiega quale linea conduce alla scelta del volgare nella «Commedia».

  1. 01Vita nuova

    Volgare; prosimetro (prose + liriche con autocommento); l'amore per Beatrice e la poesia della lode.

  2. 02Convivio

    Volgare; trattato filosofico-allegorico (incompiuto); diffondere il sapere a chi non conosce il latino.

  3. 03De vulgari eloquentia

    Latino; trattato linguistico (incompiuto); teoria del «volgare illustre» italiano.

  4. 04Monarchia

    Latino; trattato politico; necessità di un Impero universale autonomo dalla Chiesa (i «due soli»).

  5. 05Sintesi sulla lingua

    La rivendicazione della dignità del volgare (Convivio, De vulgari) sfocia nella «Commedia» scritta in volgare e capace di ogni registro: nasce così la lingua letteraria italiana.

Risultato: Un quadro ordinato che distingue le due opere in volgare (Vita nuova, Convivio) dalle due in latino (De vulgari eloquentia, Monarchia) e che motiva la scelta del volgare nella «Commedia» come coronamento della riflessione dantesca sulla lingua.

Obiettivo Maturità

  • Distingui le tre opere dottrinali per lingua, destinatario e scopo — Convivio in volgare per i non latinisti, De vulgari eloquentia in latino per i dotti, Monarchia in latino sul rapporto Impero-Papato: è una domanda ricorrente e si risponde con uno schema, non con un riassunto.
  • Argomenta l'esilio come causa produttiva e non come sventura biografica: è la condizione che rende possibile il punto di vista della «Commedia».
  • Descrivi la «Vita nuova» con il termine tecnico «prosimetro» e spiega il rapporto fra prosa e poesie: la prosa non introduce, ricostruisce e interpreta.
  • Cita le «rime petrose» quando ti viene chiesto lo stile dell'«Inferno»: l'asprezza dantesca è un'acquisizione tecnica databile, non un tratto di temperamento.
  • Presenta la parte dottrinale dell'Epistola a Cangrande come attribuita e discussa: la commissione apprezza la cautela filologica, e affermarne senza riserve la paternità è un errore di merito.

Errori frequenti

  • Dire che Dante fu esiliato perché ghibellino: era guelfo, e fu colpito nella lotta interna al guelfismo fiorentino fra Bianchi (la sua parte) e Neri.
  • Datare la «Vita nuova» all'esilio: è composta a Firenze intorno al 1292-1295, prima della condanna del 1302.
  • Considerare completi il «Convivio» e il «De vulgari eloquentia»: entrambi si interrompono, il primo al quarto trattato dei quindici previsti, il secondo al secondo libro dei quattro.
  • Attribuire alla «Monarchia» una posizione anticlericale: Dante non nega l'autorità spirituale del Papa, nega che l'autorità imperiale derivi da essa — è la teoria dei due soli, non una negazione della Chiesa.
  • Chiamare «Rime» una raccolta organizzata da Dante: è una silloge moderna di testi sparsi, e l'ordine dipende dagli editori.

Approfondimento

Il «Convivio» merita attenzione perché contiene la teoria della nobiltà che Dante contrappone all'idea feudale, e perché il modo in cui la argomenta anticipa la Commedia. Nel quarto trattato, commentando la canzone «Le dolci rime d'amor ch'i' solia», Dante confuta l'opinione — attribuita all'imperatore Federico II — che nobiltà sia «antica ricchezza e belli costumi», e sostiene invece che essa è un dono divino che si posa sull'anima ben disposta: se la nobiltà fosse ereditaria, argomenta, si dovrebbe ammettere che l'uomo discenda da qualcuno che nobile non era, e allora la nobiltà non verrebbe dalla stirpe. È lo stesso impianto di «Al cor gentil», ma condotto come dimostrazione scolastica, e ha una conseguenza politica precisa: nel comune fiorentino dilaniato dalle fazioni la nobiltà di sangue è il titolo su cui i grandi fondano il proprio privilegio. Nella «Commedia» questa tesi diventerà narrazione, quando Cacciaguida (Paradiso XVI) chiamerà la nobiltà «poco mantello» che il tempo accorcia se non le si aggiunge valore.

§ 02

Ripasso attivo

Ricostruisci in una pagina il percorso di Dante dalla «Vita nuova» alla «Commedia» mostrando quale funzione hanno nel mezzo l'esilio, il «Convivio» e le «rime petrose».

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Dante Alighieri — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Opere di Dante — Biblioteca digitale (testi integrali) (Wikisource)

§ 03
§ 03

La «Divina Commedia»: struttura, allegoria e lingua#

~7 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

Punti chiave

La «Commedia» è composta fra il 1306-1307 circa e il 1321 e conta 14.233 versi distribuiti in cento canti: trentaquattro nell'«Inferno», trentatré nel «Purgatorio», trentatré nel «Paradiso». Lo squilibrio è solo apparente: il primo canto dell'«Inferno» è il proemio dell'intera opera, sicché ciascuna cantica ne ha trentatré propri. Il metro è la terzina di endecasillabi a rima incatenata — ABA BCB CDC — che Dante inventa per questo poema: ogni terzina si aggancia alla precedente e apre la successiva, e la catena si chiude solo con un verso isolato alla fine di ogni canto.
L'architettura numerica non è decorativa ma teologica, e va argomentata come tale. Il tre è il numero della Trinità e governa cantiche, terzine e rima; il dieci è il numero della perfezione e governa i canti (cento = dieci al quadrato); il nove, quadrato del tre, è il numero di Beatrice. Il titolo d'autore è «Comedìa», scelto — secondo l'Epistola a Cangrande — perché l'opera comincia in modo doloroso e finisce felicemente, e perché adotta uno stile «rimesso e umile», cioè la lingua parlata. L'aggettivo «Divina» è di Boccaccio e compare stabilmente nel titolo solo con le edizioni cinquecentesche.
L'«Inferno» è una voragine a forma di cono rovesciato aperta sotto Gerusalemme, e la sua articolazione è quella di un sistema penale ragionato, esposto da Virgilio nel canto XI. I peccati si distribuiscono in tre grandi classi di gravità crescente: l'incontinenza — il non saper governare gli appetiti — occupa i cerchi dal secondo al quinto; la violenza, o bestialità, il settimo, diviso in tre gironi secondo l'oggetto (il prossimo, se stessi, Dio, natura e arte); la frode, che Dante giudica il peccato più grave perché usa contro il prossimo ciò che è proprio dell'uomo, cioè la ragione, occupa l'ottavo cerchio con le dieci Malebolge e il nono con i traditori immersi nel ghiaccio del Cocito. Si veda la Fig. 5.

L'ordinamento dell'«Inferno»

L'ordinamento dell'Infernocerchi concentrici, 7 anelli, Dati: Lucifero, IX · Traditori (Cocito), VIII · Fraudolenti (Malebolge), VII · Violenti, VI · Eretici (città di Dite), II-V · Incontinenti, I · Limbo, Antinferno · IgnaviAntinferno · IgnaviI · LimboII-V · IncontinentiVI · Eretici (città di Dite)VII · ViolentiVIII · Fraudolenti (Malebolge)IX · Traditori (Cocito)LuciferoClassificazione di «Inferno» XI
Fig. 5Dal cerchio esterno al centro la colpa si aggrava: l'anello più interno, non il più esterno, è il peggiore.
Fig. 5 ↓
Il «Purgatorio» rovescia la geografia e la logica: è una montagna che sorge nell'emisfero australe, agli antipodi di Gerusalemme, e si sale invece di scendere. Alla base sta l'Antipurgatorio con chi tardò a pentirsi; seguono sette cornici, una per ciascuno dei vizi capitali; in cima è il Paradiso terrestre. L'ordinamento non è per gravità dell'atto ma per disordine dell'amore, secondo la dottrina che Virgilio espone nel canto XVII: nelle prime tre cornici l'amore è rivolto al male del prossimo (superbia, invidia, ira), nella quarta è troppo debole verso il bene (accidia), nelle ultime tre è troppo intenso verso beni secondari (avarizia e prodigalità, gola, lussuria). Si veda la Fig. 6.

La montagna del «Purgatorio» e la dottrina dell'amore

La montagna del Purgatoriopiramide, 5 livelli, Dati: Antipurgatorio · chi tardò a pentirsi, I-III · Superbia, invidia, ira (amore al male), IV · Accidia (amore troppo debole), V-VII · Avarizia, gola, lussuria (amore eccessivo), Paradiso terrestreAntipurgatorio · chi tardò a pentirsiI-III · Superbia, invidia, ira (amore al male)IV · Accidia (amore troppo debole)V-VII · Avarizia, gola, lussuria (amore eccessivo)Paradiso terrestreDottrina dell'amore, «Purgatorio» XVII
Fig. 6Le cornici salgono secondo il disordine dell'amore («Purgatorio» XVII), non secondo la gravità dell'atto.
Fig. 6 ↓
Il sistema allegorico si legge alla luce della distinzione che Dante stesso pone nel «Convivio» fra l'allegoria dei poeti — dove il senso letterale è una «bella menzogna» che serve solo a veicolare il vero — e l'allegoria dei teologi, in cui il senso letterale è a sua volta vero. Nella «Commedia» Dante adotta la seconda: il viaggio è presentato come realmente accaduto. L'Epistola a Cangrande, la cui parte dottrinale è di attribuzione discussa, applica al poema i quattro sensi della lettura scritturale — letterale, allegorico, morale e anagogico — e definisce l'opera «polisemos», cioè di più significati. Si veda la Fig. 7.

I quattro sensi della lettura

I quattro sensi della letturacolonna stratificata, 4 strati, Dati: Letterale — il fatto narrato, Allegorico — ciò che il fatto figura, Morale — che cosa insegna a fare, Anagogico — a quali fini ultimi rimandaLetterale — il fatto narratoAllegorico — ciò che il fatto figuraMorale — che cosa insegna a fareAnagogico — a quali fini ultimi rimanda
Fig. 7Nell'allegoria dei teologi, che Dante adotta, il senso letterale non è finzione: è vero e regge tutti gli altri.
Fig. 7 ↓
La lingua della «Commedia» è plurilingue per scelta: Dante impiega l'intero registro, dal «comico» osceno delle Malebolge al sublime liturgico del «Paradiso», e accoglie latinismi, provenzalismi, dialettalismi, tecnicismi filosofici e neologismi che si contano a centinaia — «trasumanar», «indiarsi», «inluiarsi», «insemprarsi». È la conseguenza del progetto: un poema che pretende di contenere tutto il reale deve disporre di tutte le lingue del reale, e questo separa Dante da Petrarca, che sceglierà la strada opposta della selezione.

Vocabolario

→ Schede
  • terzina incatenataterza rima (ABA BCB CDC…)Metro inventato da Dante per la «Commedia».
  • contrappassocontrapasso (punishment mirroring or inverting the sin)Il termine compare in «Inferno» XXVIII, detto da Bertran de Born.
  • incontinenzaincontinence (failure to govern the appetites)Prima delle tre classi di colpa di «Inferno» XI.
  • MalebolgeMalebolge (the ten ditches of the eighth circle)Sede dei fraudolenti verso chi non si fida.
  • anagogico/anaˈɡɔːdʒiko/anagogical (the sense pointing to ultimate ends)Quarto dei sensi della lettura scritturale.
  • plurilinguismoplurilingualism (the full register range in one work)Categoria critica novecentesca applicata alla lingua dantesca.

Canti

33+33+34=10033 + 33 + 34 = 10033+33+34=100

Le tre cantiche contano 33 canti ciascuna; l'Inferno ne ha 34 per il canto proemiale aggiunto, così il totale è 100, numero della perfezione.

La riproduzione carica contenuti da YouTube (Google).Apri su YouTube ↗
Esempio svolto

Riconoscere lo schema rimico di una terzina

Date le parole-rima finali dei primi sette versi di «Inferno» I (vita / oscura / smarrita / dura / forte / paura / morte), individua e giustifica lo schema delle rime e spiega come funziona la concatenazione.

  1. 01Numerare i versi e le rime

    v1 vita, v2 oscura, v3 smarrita, v4 dura, v5 forte, v6 paura, v7 morte.

  2. 02Etichettare le rime uguali

    vita-smarrita rimano in -ita → A; oscura-dura-paura rimano in -ura → B; forte-morte rimano in -orte → C.

  3. 03Scrivere lo schema

    L'ordine risultante è A B A · B C B · C …, cioè la struttura ABA BCB CDC della terzina incatenata.

  4. 04Spiegare la catena

    La rima centrale di ogni terzina (qui B, poi C) diventa la rima esterna della terzina successiva: così le terzine si «agganciano» l'una all'altra fino alla chiusa del canto.

Risultato: Lo schema è ABA BCB C…: una terzina incatenata, in cui la rima centrale di ciascuna terzina lega la terzina seguente, garantendo continuità musicale e narrativa.

Obiettivo Maturità

  • Espone la struttura dell'«Inferno» partendo dalla classificazione del canto XI — incontinenza, violenza, frode — e non dall'elenco dei cerchi: la commissione verifica se hai capito il criterio o se ricordi una lista.
  • Spiega perché il «Purgatorio» ordina i vizi per disordine dell'amore (canto XVII) e non per gravità: è la differenza strutturale fra la seconda e la prima cantica.
  • Motiva il titolo «Comedìa» con i due argomenti dell'Epistola a Cangrande — l'esito lieto e lo stile umile — e attribuisci a Boccaccio l'aggettivo «Divina».
  • Distingui l'allegoria dei poeti da quella dei teologi e dichiara quale delle due Dante adotta: senza questa distinzione l'analisi allegorica resta generica.
  • Cita il plurilinguismo con esempi concreti (un neologismo del «Paradiso», un termine basso delle Malebolge): due parole ben scelte valgono più di un'affermazione generale.

Errori frequenti

  • Dire che l'«Inferno» ha trentaquattro canti perché è più lungo: ne ha trentaquattro perché il primo è il proemio dell'intero poema, sicché i canti propri della cantica sono trentatré come nelle altre due.
  • Definire «Divina Commedia» il titolo dantesco: Dante scrive «Comedìa»; «Divina» è aggiunta di Boccaccio e si fissa nel titolo con le stampe del Cinquecento.
  • Collocare gli eretici fra i violenti: stanno nel sesto cerchio, dentro le mura della città di Dite, fra l'incontinenza e la violenza.
  • Ordinare le cornici del Purgatorio per gravità del peccato: l'ordine segue la dottrina dell'amore del canto XVII (amore al male, amore scarso, amore eccessivo).
  • Chiamare «terza rima» una successione di terzine indipendenti: la rima è incatenata (ABA BCB CDC) e ogni terzina è legata alla successiva dalla rima centrale.

Approfondimento

Il «Paradiso» pone un problema che Dante risolve dentro il testo, e conoscerne la soluzione distingue una lettura informata. Secondo la cosmologia tolemaica il poema attraversa nove cieli concentrici — Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Stelle fisse, Primo Mobile — e li supera nell'Empireo, che non è un luogo fisico ma la sede di Dio e dei beati. Ma se tutti i beati stanno nell'Empireo, perché appaiono distribuiti nei cieli? Beatrice risponde nel canto IV: le anime si mostrano nei cieli soltanto per «far segno» del loro grado di beatitudine, adattandosi alla facoltà conoscitiva del pellegrino, che apprende solo attraverso i sensi. È il principio dell'accomodamento, lo stesso con cui la Scrittura attribuisce a Dio mani e piedi. Il poema dichiara così il proprio statuto: tutto ciò che si vede è vero, ma è mostrato nella forma in cui un uomo vivo può riceverlo — e da questo dipende anche il tema dell'«ineffabilità», il ripetuto dichiarare che la memoria e la lingua non reggono ciò che è stato visto.

§ 03

Ripasso attivo

Spiega, con riferimento al canto XI dell'«Inferno» e al canto XVII del «Purgatorio», secondo quale criterio ciascuna delle due cantiche ordina le colpe, e che cosa il confronto fra i due criteri rivela dell'idea dantesca del peccato.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Divina Commedia — testo integrale (Wikisource) · Divina Commedia — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

§ 04
§ 04

Lettura e analisi di canti scelti delle tre cantiche#

~8 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

I cieli del «Paradiso»

I cieli del Paradisocerchi concentrici, 10 anelli, Dati: Terra, Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Stelle fisse, Primo Mobile, EmpireoEmpireoPrimo MobileStelle fisseSaturnoGioveMarteSoleVenereMercurioLunaTerra
Fig. 9I beati appaiono nei cieli solo per «far segno» del loro grado: tutti dimorano nell'Empireo («Paradiso» IV).

Punti chiave

Le Indicazioni Nazionali prescrivono la lettura di «almeno 25 canti complessivi» della «Commedia» nel corso degli ultimi tre anni, senza fissare quali né come ripartirli fra le cantiche: la scelta spetta al docente. Quello che l'esame verifica non è dunque un elenco memorizzato ma una competenza — saper parafrasare, analizzare e commentare un canto che si è letto, collegandolo al disegno del poema. Un metodo stabile vale più di venticinque riassunti.
Il metodo si articola in quattro mosse, sempre le stesse. Prima si colloca il canto: dove siamo nel viaggio, chi guida, quale colpa o virtù si sta trattando. Poi si parafrasa il passo, sciogliendo inversioni, latinismi e forme arcaiche senza aggiungere e senza saltare. Poi si analizza la forma: struttura del canto, figure retoriche funzionali (non un elenco), scelte lessicali, andamento della terzina, enjambement significativi. Infine si interpreta, mostrando come la forma produca il senso e come il canto dialoghi con il resto dell'opera. Si veda la Fig. 8.

Le quattro mosse del commento a un canto

Le quattro mosse del commentoGrafo, 1 · Collocare → 2 · Parafrasare, 2 · Parafrasare → 3 · Analizzare, 3 · Analizzare → 4 · Interpretare, 1 · Collocare → Dove siamo, chi guida, quale colpa, 2 · Parafrasare → Sciogliere inversioni e arcaismi, 3 · Analizzare → Metro, figure con funzione, lessico, 4 · Interpretare → Come la forma produce il senso1 · Collocare2 · Parafrasare3 · Analizzare4 · InterpretareDove siamo, chiguida, qualecolpaSciogliereinversioni earcaismiMetro, figurecon funzione,lessicoCome la formaproduce il senso
Fig. 8Un metodo fisso libera attenzione per il testo: la struttura si vede, e viene valutata.
Fig. 8 ↓
Alcuni canti sono di fatto obbligati nella pratica scolastica perché condensano un nodo del poema, e conviene padroneggiarne almeno un nucleo. «Inferno» I — il proemio, la selva, le tre fiere, l'incontro con Virgilio; «Inferno» V — Francesca, l'amore cortese giudicato, il dialogo e lo svenimento di Dante; «Inferno» XXVI — Ulisse, il «folle volo», la sete di conoscenza senza guida; «Inferno» XXXIII — il conte Ugolino e la ferocia del racconto; «Purgatorio» VI — l'invettiva all'Italia «nave sanza nocchiere»; «Purgatorio» XXIV — la definizione del «dolce stil novo»; «Paradiso» XXXIII — la preghiera di san Bernardo alla Vergine e la visione finale.
«Inferno» V è il banco di prova più usato e va conosciuto in profondità. Francesca parla con il lessico dello Stilnovo — «Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende» — cioè con le parole della poesia che Dante stesso aveva scritto: l'anafora di «Amor» che apre tre terzine consecutive costruisce una difesa in cui l'amore è soggetto grammaticale di ogni azione, e i due amanti non sono mai soggetti. È qui l'operazione del canto: Dante lascia che la peccatrice si giustifichi con la sua stessa poetica giovanile e la condanna proprio riconoscendone la forza. Lo svenimento finale — «e caddi come corpo morto cade» — non è pietà sentimentale ma il segno di un giudizio che costa.
«Inferno» XXVI mostra come si legge un canto contro la lettura corrente. Ulisse è punito fra i consiglieri fraudolenti, e la sua «orazion picciola» — «fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza» — è ammirevole nella forma e disastrosa nell'esito: il viaggio finisce in naufragio davanti alla montagna del Purgatorio, che egli tenta di raggiungere senza grazia. Chiamarlo semplicemente «eroe della conoscenza» significa leggere il discorso e ignorare il contesto; la formula esatta è che Dante ammira l'aspirazione e condanna la presunzione di raggiungere il fine senza la guida che a lui, invece, è stata concessa.
Nel commento vanno evitate due derive opposte. La prima è la parafrasi mascherata da analisi: raccontare di nuovo il canto in prosa moderna e chiamarlo commento. La seconda è l'elenco di figure retoriche senza funzione: dire che c'è un chiasmo non è analisi, dire che il chiasmo chiude il verso su se stesso e imita la circolarità del contrappasso lo è. La regola pratica è che ogni osservazione formale deve terminare con un «perché».

Vocabolario

→ Schede
  • parafrasi/paˈraːfrazi/paraphrase (literal restatement in modern prose)Rende il senso letterale: non aggiunge e non interpreta.
  • enjambementenjambment (syntax running over the line-break)Va segnalato solo quando produce un effetto di senso.
  • contrappassocontrapasso (the punishment as image of the sin)Può operare per analogia o per contrasto.
  • ineffabilità/ineffabiliˈta/ineffability (declared inadequacy of language)Nel «Paradiso» è un procedimento strutturale, non una formula di modestia.
  • invettiva/inveˈtːiːva/invective (vehement denunciation)Modulo ricorrente: «Purgatorio» VI contro l'Italia.
  • similitudinesimile (explicit comparison with «come»)Nella «Commedia» ha spesso funzione conoscitiva, non ornamentale.
Esempio svolto

Parafrasi e commento dell'apertura di «Inferno» I

Svolgi la parafrasi delle prime due terzine di «Inferno» I e aggiungi un breve commento che ne metta in luce il valore letterale e allegorico: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita. / Ahi quanto a dir qual era è cosa dura / esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura!».

  1. 01Parafrasi della prima terzina

    A metà del cammino della nostra vita (cioè a circa trentacinque anni) mi ritrovai in una selva oscura, perché avevo smarrito la retta via.

  2. 02Parafrasi della seconda terzina

    Ahimè, quanto è difficile dire com'era questa selva selvaggia, aspra e impervia, che al solo ripensarci fa rinascere la paura!

  3. 03Commento — senso letterale

    Dante si rappresenta come un uomo che, a metà della vita, si è perduto in una foresta tenebrosa e minacciosa, di cui ricorda con orrore l'asprezza.

  4. 04Commento — senso allegorico

    La «selva oscura» è il peccato e lo smarrimento morale dell'anima; «la diritta via» è la vita virtuosa e il cammino verso Dio. L'inizio del poema è dunque la presa di coscienza dello smarrimento da cui muoverà la conversione.

Risultato: Una parafrasi fedele delle due terzine e un commento che distingue il piano letterale (l'uomo smarrito nella selva) da quello allegorico (l'anima nel peccato che deve ritrovare la via verso Dio).

Spiegazione passo passo6 passaggi
  1. 1

    Commentiamo insieme la terzina più citata di «Inferno» V. Prima mossa: collochiamo. Siamo nel secondo cerchio, fra i lussuriosi; la guida è Virgilio; Dante ha appena chiesto di parlare ai due che vanno insieme nel vento.

  2. 2

    Seconda mossa: parafrasiamo. «Amore, che si accende rapidamente nel cuore nobile, prese costui per la bella persona che mi fu tolta; e il modo ancora mi offende».

  3. 3

    Terza mossa: analizziamo. «Amor» apre tre terzine consecutive: è un'anafora, e insieme fa di Amore il soggetto grammaticale di ogni azione. Francesca e Paolo non sono mai soggetti.

    L'anafora come strategia difensiva

    Amor→prese    ∣    Amor→perdonar non consente    ∣    Amor→condusse\text{Amor} \to \text{prese} \;\; | \;\; \text{Amor} \to \text{perdonar non consente} \;\; | \;\; \text{Amor} \to \text{condusse}Amor→prese∣Amor→perdonar non consente∣Amor→condusse

    In ciascuna delle tre terzine «Amor» occupa la posizione di soggetto e regge il verbo: la responsabilità dell'azione è attribuita alla forza, non alle persone.

  4. 4

    Notiamo la fonte: «al cor gentil ratto s'apprende» riprende «Al cor gentil rempaira sempre amore» di Guinizzelli. Francesca parla la lingua dello Stilnovo — cioè la lingua del Dante giovane.

  5. 5

    Quarta mossa: interpretiamo. Dante lascia che la peccatrice si difenda con la poetica che lui stesso aveva praticato, e la condanna riconoscendone la forza. Il canto è anche un giudizio sulla propria giovinezza poetica.

  6. 6

    Ecco perché il verso finale non è un cedimento sentimentale: «e caddi come corpo morto cade». Lo svenimento misura il costo di un giudizio che il poeta emette contro una parte di sé.

Obiettivo Maturità

  • Applica sempre le quattro mosse in ordine — collocare, parafrasare, analizzare, interpretare — anche quando la consegna chiede solo un commento: la struttura è visibile e viene valutata.
  • Nel commentare «Inferno» V mostra che Francesca usa il lessico stilnovistico e spiega perché Dante glielo mette in bocca: è la lettura che distingue un candidato preparato da uno informato.
  • Presenta Ulisse con la doppia formula «ammirazione per l'aspirazione, condanna della presunzione»: la lettura puramente eroica è quella che le commissioni segnalano come superficiale.
  • Concludi ogni osservazione formale con la sua funzione: l'indicatore specifico della Tipologia A premia la «puntualità nell'analisi», e puntuale significa motivata.
  • Tieni pronte due o tre citazioni per canto, brevi e esatte: i riferimenti testuali precisi alimentano l'indicatore generale «ampiezza e precisione delle conoscenze e dei riferimenti culturali».

Errori frequenti

  • Leggere «Inferno» V come un elogio dell'amore romantico: il canto colloca Francesca fra i lussuriosi, e la sua eloquenza è parte del giudizio, non una sua sospensione.
  • Presentare Ulisse come un martire della scienza: è punito fra i consiglieri fraudolenti, e il «folle volo» finisce in naufragio.
  • Confondere parafrasi e commento: la parafrasi rende il senso letterale, il commento spiega come il testo lo produce e che cosa significa nel poema.
  • Elencare figure retoriche senza funzione: un catalogo non dimostra comprensione, e la consegna della Tipologia A chiede l'analisi «se richiesta», cioè motivata.
  • Citare a memoria in modo approssimativo: una citazione storpiata vale meno di nessuna citazione, perché segnala una conoscenza incerta del testo.

Approfondimento

«Paradiso» XXXIII è il luogo in cui il poema riflette sui propri limiti, e conoscerne l'architettura serve anche fuori da Dante. Si apre con la preghiera di san Bernardo alla Vergine, costruita su una serie di ossimori teologici — «Vergine madre, figlia del tuo figlio», «umile e alta più che creatura» — che dicono l'inconciliabile perché l'oggetto è inconciliabile con la ragione. Segue la visione, e con essa tre similitudini dell'oblio: il sogno che svanisce lasciando la passione, la neve che si «disigilla» al sole, le foglie sparse della Sibilla. Dante non descrive ciò che ha visto, descrive la propria incapacità di ricordarlo — la figura retorica dell'«ineffabilità», che qui non è modestia ma metodo. Solo alla fine, con l'immagine del geometra che non riesce a quadrare il cerchio, la conoscenza cede e il moto del desiderio viene ripreso dall'esterno: «l'amor che move il sole e l'altre stelle». La cantica finisce sulla stessa parola con cui finiscono le altre due, «stelle»: la corrispondenza è deliberata e va segnalata.

§ 04

Ripasso attivo

Scegli un canto fra «Inferno» V, «Inferno» XXVI e «Purgatorio» VI e commentalo applicando le quattro mosse; chiudi con due righe che colleghino il canto al disegno complessivo della cantica.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Divina Commedia — testo integrale (Wikisource) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DM 211/2010) — Lingua e letteratura italiana (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Verificato · 08/2026 · Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il Dolce Stil Novo: poetica e protagonisti◐
    • 02Dante: vita, formazione e opere minori◐
    • 03La «Divina Commedia»: struttura, allegoria e lingua●
    • 04Lettura e analisi di canti scelti delle tre cantiche●

0/4 Letti

Dagli appunti all'allenamento

Dolce Stil Novo e Dante: la Commedia

Consolida questo argomento con domande dalla banca dati.

~30
min
4
Competenze
12
domande
Esercitati
Pianifica un ripasso

Riferimenti e fonti

Fonti

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Dolce stil novo — Enciclopedia Treccani
  • Guido Cavalcanti — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Dante Alighieri — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Divina Commedia — Enciclopedia Treccani

Wikisource

  • Opere di Dante — Biblioteca digitale (testi integrali)
  • Divina Commedia — testo integrale

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DM 211/2010) — Lingua e letteratura italiana

Vedi anche

  • Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovisticaGuinizzelli e la tenzone con Bonagiunta sono l'antefatto immediato dello Stilnovo.
  • Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del TrecentoIl confronto fra Beatrice e Laura, e fra l'allegoria dantesca e l'introspezione petrarchesca, è una delle domande più frequenti.
  • Romanticismo e Alessandro ManzoniLa Provvidenza dantesca e quella manzoniana operano in modo diverso: un confronto che regge un intero colloquio.
  • Analisi e interpretazione del testo letterario (Tipologia A)La parafrasi e l'analisi metrico-retorica dei canti sono l'allenamento più efficace per la prima prova.

Argomento precedente

Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovistica

Argomento successivo

Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del Trecento

EuraStudy·Appunti T·02·MMXXVI

Continua con l'argomento successivo: il percorso viene conservato.