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La letteratura italiana non nasce da un atto di fondazione ma da una lunga separazione: fra il IX e il XII secolo il latino parlato si frantuma nelle lingue romanze, e solo quando il volgare diventa degno di essere scritto — prima nei documenti, poi nella preghiera, infine nella lirica d'amore — comincia una tradizione. Questo argomento ricostruisce quel passaggio: i primi documenti volgari, la poesia religiosa umbra di Francesco e Iacopone, la Scuola siciliana della corte di Federico II, dove nasce il sonetto, e la mediazione toscana di Guittone d'Arezzo che prepara lo Stilnovo. All'Esame di Stato il tema serve due volte: fornisce gli strumenti per riconoscere metro, retorica e modelli in un testo antico (Tipologia A) e permette di costruire, nel colloquio, la linea di continuità che arriva fino a Dante.
4 sezioni~28 min di lettura3 competenzeVerificato · 08/2026
livello base
In tutti i licei è richiesto saper collocare le tre esperienze poetiche delle Origini nel loro contesto, riconoscere le forme metriche fondamentali (lauda, canzone, sonetto) e analizzare un testo-cardine come il «Cantico delle creature».
livello avanzato
Negli indirizzi a forte vocazione linguistico-letteraria (Classico, Linguistico) si approfondiscono i rapporti con la lirica provenzale e il latino mediolatino, la genesi tecnica del sonetto e la funzione di «cerniera» dei Siculo-toscani verso lo Stilnovo.
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4 sezioni20 punti chiave0 formule20 errori tipici
Dal latino ai primi documenti volgari
L'Europa romanza secondo Dante e i suoi generi
Vocabolario
→ SchedeLeggi il Placito capuano (960): «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti». Spiega che cosa attesta questo testo per la storia della lingua italiana.
Si tratta di una formula di testimonianza giurata, inserita in un atto giudiziario latino: un testimone afferma che le terre contese furono possedute per trent'anni dal monastero di San Benedetto (Montecassino).
La formula è scritta in volgare, non in latino: «sao» (so), «ko» (che), «kelle» (quelle), «possette» (possedette). La grafia con la «k» rivela un volgare campano già distinto dal latino.
Il volgare è usato perché la formula doveva essere pronunciata e compresa dal testimone, ma resta incastonata in un documento ufficiale latino: è una testimonianza pratica, non un'opera letteraria.
Il Placito è uno dei primi documenti consapevolmente in volgare italiano: attesta che, già nel X secolo, il volgare era percepito come lingua autonoma rispetto al latino, almeno per esigenze pratiche e giuridiche.
Risultato: Il Placito capuano attesta il volgare italiano scritto in funzione pratico-giuridica nel 960, ma non segna la nascita della letteratura d'arte, che si afferma solo nel Duecento.
Errori frequenti
Approfondimento
Il «De vulgari eloquentia» (1303-1305 ca.) non si limita a classificare: cerca il «vulgare illustre, cardinale, aulicum et curiale», un volgare che nessuna città possiede per intero e che il poeta deve costruire scegliendo il meglio dei quattordici volgari municipali che Dante passa in rassegna. È una posizione teorica di grande portata: la lingua letteraria non è un dato naturale ma un artificio selettivo, un'idea che tornerà nella «questione della lingua» cinquecentesca di Bembo e, per un'altra via, nella scelta manzoniana del fiorentino parlato. Vale notare l'apparente paradosso: il trattato che rivendica la dignità del volgare è scritto in latino, perché si rivolge ai dotti — la stessa prova, nella sua forma, del ritardo che descrive.
Ripasso attivo
Spiega in circa quindici righe perché il concilio di Tours (813) e i Placiti cassinesi (960) sono documenti di natura diversa, e che cosa ciascuno dei due prova sullo stato della lingua nel proprio secolo.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Origini della lingua italiana — Enciclopedia dell'Italiano (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · TLIO — Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (Opera del Vocabolario Italiano, CNR) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DM 211/2010) — Lingua e letteratura italiana (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La struttura del «Cantico di frate Sole»
Francesco e Iacopone: che cosa condividono e che cosa li separa
Vocabolario
→ SchedeAnalizza il passo: «Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature, / spetialmente messor lo frate Sole, / lo qual è iorno, et allumini noi per lui». Individua le scelte stilistiche e il loro significato.
Francesco loda Dio insieme a tutte le creature e in particolare attraverso il sole, che dà il giorno e illumina gli uomini per volontà di Dio.
«Messor» e «frate» applicati al sole fondono il linguaggio feudale-cortese («messer», signore) e quello familiare-fraterno («frate», fratello): le creature sono insieme nobili e fraterne.
L'anafora «Laudato sie» struttura l'intera lauda; il volgare umbro («iorno», «allumini»), la prosa ritmica e le assonanze creano una cantilena di lode adatta al canto comunitario.
Il sole non è lodato in sé, ma come tramite («per lui») verso Dio: emerge la teologia francescana del creato come scala che riconduce al Creatore, ricca anche per l'ambiguità voluta del «per».
Risultato: Il passo mostra la lode francescana del creato: linguaggio cortese-fraterno, anafora liturgica e volgare umbro fondono dignità e semplicità nella prima poesia d'autore italiana.
Errori frequenti
Approfondimento
La lauda ha una storia istituzionale che spiega la sua forma: nasce nelle confraternite dei «laudesi» e poi dei «disciplinati» — i movimenti penitenziali che dopo il 1260, l'anno del grande moto dei flagellanti guidato da Raniero Fasani a Perugia, si diffondono nell'Italia centrale. Si canta in gruppo, spesso su melodie preesistenti, e questa destinazione collettiva impone la strofa di ballata con ripresa: la ripresa è ciò che l'assemblea ripete. Da qui deriva la deriva drammatica della lauda dialogata, che nel Quattrocento diventerà «sacra rappresentazione». Iacopone lavora su questa forma comunitaria e la forza dall'interno: introduce nella lode collettiva un io lacerato e un lessico corporeo che la lauda tradizionale escludeva, ottenendo un effetto di scandalo che è insieme religioso e stilistico.
Ripasso attivo
Metti a confronto il «Cantico di frate Sole» e una lauda di Iacopone da Todi mostrando, con almeno due citazioni per testo, come la stessa lingua e lo stesso genere producano due idee opposte del rapporto fra corpo, mondo e Dio.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
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Fonti: Jacopone da Todi — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · TLIO — Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (Opera del Vocabolario Italiano, CNR)
Come i modelli arrivano alla Scuola siciliana e come ne escono
L'architettura del sonetto
Vocabolario
→ SchedeDato l'incipit del sonetto di Giacomo da Lentini «Amor è uno desio che ven da core / per abondanza di gran piacimento; / e li occhi in prima genera l'amore / e lo core li dà nutricamento», riconosci e descrivi la struttura metrica del componimento.
Il sonetto è formato da 14 versi: i 4 citati appartengono alla prima quartina; seguono una seconda quartina e due terzine.
Ogni verso è un endecasillabo (11 sillabe metriche): «A-mor-e-u-no-de-sio-che-ven-da-co-re» con le sinalefi conta 11 posizioni metriche.
Le rime «core : amore» (A) e «piacimento : nutricamento» (B) si dispongono ABAB; la seconda quartina ripete lo schema: fronte ABAB ABAB.
Le quartine definiscono che cos'è l'amore (un desiderio che nasce dal cuore e che gli occhi generano); le terzine svilupperanno e «risolveranno» il ragionamento — uso tipico della struttura bipartita del sonetto.
Risultato: Il testo è un sonetto: 14 endecasillabi divisi in 2 quartine (ABAB ABAB) e 2 terzine, secondo la forma inventata da Giacomo da Lentini, qui usata per definire la natura dell'amore.
Prendiamo un sonetto e leggiamolo come lo leggerebbe un commissario: prima la forma, poi il ragionamento. Contiamo i versi: sono quattordici, tutti endecasillabi.
Ora segniamo le rime dell'ottava. Nel sonetto siciliano delle origini le quartine sono a rima alternata: ABAB ABAB. Solo in Toscana diventeranno incrociate, ABBA ABBA.
Passiamo alla sestina: CDE CDE, oppure CDC DCD. Fra il verso otto e il verso nove cade la «volta», il punto in cui il testo cambia direzione.
Applichiamolo a «Io m'aggio posto in core a Dio servire». Le quartine espongono la tesi: voglio servire Dio per andare in Paradiso — ma senza la mia donna non ci andrei volentieri.
Alla volta scatta la correzione. Il poeta precisa di non voler peccare: in Paradiso desidera solo contemplare il viso e il portamento dell'amata.
Schema del sonetto siciliano
Le lettere indicano le rime; la doppia barra segna la «volta» fra ottava e sestina, cioè lo snodo logico del componimento.
Il movimento — tesi, obiezione, distinzione — è quello di un atto notarile. Giacomo da Lentini era un notaio: la forma del sonetto porta l'impronta del suo mestiere.
Errori frequenti
Approfondimento
La corte di Federico II non è una corte feudale ma un apparato: il «Liber Augustalis» (Costituzioni di Melfi, 1231) accentra la giurisdizione nelle mani del sovrano, e i poeti-notai che compongono in volgare sono gli stessi che redigono in latino gli atti di quella macchina amministrativa. Da questa doppia appartenenza discende il carattere del corpus: un'assoluta perizia formale, una totale assenza di occasionalità biografica e la scelta dell'amore come unico argomento praticabile — il solo terreno in cui l'esercizio retorico non tocchi il potere. È istruttivo il contrasto con la contemporanea produzione comunale toscana, dove la tenzone politica prospera perché il potere è conteso: la forma poetica riflette la forma dello Stato, ed è un collegamento che nel colloquio pluridisciplinare regge bene con storia.
Ripasso attivo
Analizza «Io m'aggio posto in core a Dio servire» indicando schema rimico, individuazione della volta e articolazione dell'argomentazione; spiega poi che cosa il testo rivela della formazione professionale del suo autore.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
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Fonti: Scuola poetica siciliana — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · TLIO — Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (Opera del Vocabolario Italiano, CNR)
La genealogia della lirica italiana fino allo Stilnovo
Vocabolario
→ SchedeCostruisci un paragrafo argomentato che spieghi in che modo i Siculo-toscani rappresentino una fase di transizione tra Scuola siciliana e Dolce Stil Novo, usando come fulcro la figura di Guittone d'Arezzo.
Formulo la tesi: i Siculo-toscani sono l'anello di congiunzione tra la lirica siciliana e lo Stilnovo, perché ne ereditano i modi e insieme ne preparano il superamento.
Mostro la continuità: i poeti toscani raccolgono e diffondono la lirica siciliana (giunta loro toscanizzata) e ne conservano il nucleo amoroso e cortese.
Aggiungo l'innovazione: Guittone amplia i temi (morale, politico, civile) ma adotta uno stile aspro e oscuro; proprio contro questa «maniera» reagiranno gli stilnovisti in nome della «dolcezza».
Chiudo collegando: così i Siculo-toscani, per eredità e per contrasto, aprono la strada a Guinizzelli e Dante, cioè al capitolo successivo della lirica italiana.
Risultato: Un paragrafo coeso (tesi + due argomenti + sintesi) che dimostra la funzione di «cerniera» dei Siculo-toscani, esattamente come richiesto dalla consegna, con riferimenti culturali pertinenti.
Errori frequenti
Approfondimento
L'argomentazione di «Al cor gentil rempaira sempre amore» è costruita su analogie tratte dalla scienza del tempo, ed è questo a renderla nuova: amore e cuore gentile stanno insieme come l'ardore del fuoco e la sua luce; la stella influenza la pietra preziosa come la donna influenza il cuore nobile; il fango resta fango anche se il sole lo colpisce, così l'uomo di stirpe illustre resta vile se il suo cuore non è gentile. La chiusa è audace fino al limite: davanti a Dio il poeta dovrà rispondere di aver dato alla donna un amore che si dice dovuto solo al cielo, e si difenderà dicendo che ella «avea d'angel sembianza». Guinizzelli introduce così nella lirica la «donna angelicata» — la donna come tramite di salvezza — e insieme la responsabilità teologica di quella scelta, che Dante erediterà e porterà, con Beatrice, fino in fondo.
Ripasso attivo
Ricostruisci in una pagina il passaggio dalla Scuola siciliana allo Stilnovo attraverso i siculo-toscani, spiegando quale funzione hanno in questa linea Guittone, Guinizzelli e la tenzone con Bonagiunta.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
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Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Guido Guinizzelli — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Guittone d'Arezzo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Verificato · 08/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Opera del Vocabolario Italiano, CNR
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)
Vedi anche