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IT · Maturità

Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovistica

La letteratura italiana non nasce da un atto di fondazione ma da una lunga separazione: fra il IX e il XII secolo il latino parlato si frantuma nelle lingue romanze, e solo quando il volgare diventa degno di essere scritto — prima nei documenti, poi nella preghiera, infine nella lirica d'amore — comincia una tradizione. Questo argomento ricostruisce quel passaggio: i primi documenti volgari, la poesia religiosa umbra di Francesco e Iacopone, la Scuola siciliana della corte di Federico II, dove nasce il sonetto, e la mediazione toscana di Guittone d'Arezzo che prepara lo Stilnovo. All'Esame di Stato il tema serve due volte: fornisce gli strumenti per riconoscere metro, retorica e modelli in un testo antico (Tipologia A) e permette di costruire, nel colloquio, la linea di continuità che arriva fino a Dante.

4 sezioni·~28 min di lettura·3 competenze·Verificato · 08/2026

T·0111 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere la specificità della lingua e dei generi delle Origini collocando i testi nel loro contesto storicoAnalizzare un testo poetico delle Origini individuandone forme metriche, temi e modelli (provenzale, religioso, cortese)Cogliere la nascita della tradizione lirica italiana e i suoi rapporti con la lirica europea
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontaclassificaillustrainterpretacommentacontestualizza

livello base

In tutti i licei è richiesto saper collocare le tre esperienze poetiche delle Origini nel loro contesto, riconoscere le forme metriche fondamentali (lauda, canzone, sonetto) e analizzare un testo-cardine come il «Cantico delle creature».

livello avanzato

Negli indirizzi a forte vocazione linguistico-letteraria (Classico, Linguistico) si approfondiscono i rapporti con la lirica provenzale e il latino mediolatino, la genesi tecnica del sonetto e la funzione di «cerniera» dei Siculo-toscani verso lo Stilnovo.

Profondità

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovistica
    • 01Dal latino al volgare: contesto e primi documenti○
    • 02La poesia religiosa: Francesco e Iacopone◐
    • 03La Scuola siciliana e la nascita del sonetto◐
    • 04I Siculo-toscani e la transizione prestilnovistica●

4 sezioni · 20 punti chiave · 0 formule · 20 errori tipici

§ 01
§ 01

Dal latino al volgare: contesto e primi documenti#

~7 min di lettura●○○BaseINOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

Dal latino ai primi documenti volgari

Dal latino ai primi documenti volgariLinea del tempo da 780 a 1280, 813: Concilio di Tours, 850: Indovinello veronese, 960: Placiti cassinesi, 1087: Postilla amiatina, 1157: Ritmo laurenziano, 1230: Scuola siciliana, 780–960: Solo latino scritto, 960–1200: Documenti in volgare, 1200–1280: Poesia in volgare7801280d.C.Solo latinoscrittoDocumenti involgarePoesia in volgare813Concilio diTours850Indovinelloveronese960Placiticassinesi1087Postillaamiatina1157Ritmolaurenziano1230Scuola siciliana
Fig. 1Le date che vanno sapute collocare: il volgare entra prima nel documento, poi nella preghiera, infine nella poesia.

Punti chiave

Il volgare non è latino corrotto: è latino continuato. Il latino parlato — il sermo vulgaris della comunicazione quotidiana — non ha mai smesso di trasformarsi, mentre il latino scritto restava fissato sulla norma classica; con il venir meno della scuola e dell'amministrazione romana le due varietà si allontanano fino a non essere più la stessa lingua. Quando nell'813 il concilio di Tours ordina ai vescovi di trasferire le omelie «in rusticam Romanam linguam», la Chiesa certifica ufficialmente che i fedeli non capiscono più il latino della liturgia: la frattura fra lingua della cultura e lingua del popolo è compiuta.
I primi testi in volgare italiano non sono letterari ma giuridici, perché la scrittura serve dove la parola deve fare prova. L'«Indovinello veronese» (fine VIII–inizio IX secolo), che paragona la mano dello scriba a un aratore che spinge i buoi bianchi, è ancora una forma di transizione discussa dagli studiosi; i «Placiti cassinesi» (960-963) contengono invece la prima frase indiscutibilmente volgare, la formula giurata dai testimoni a favore dei monasteri benedettini — «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti». Seguono la «Postilla amiatina» (1087) e l'iscrizione della basilica di San Clemente a Roma (fine XI secolo), primo esempio di volgare in un contesto figurativo.
L'Europa romanza si divide secondo la parola che significa «sì», e la classificazione è di Dante: nel «De vulgari eloquentia» distingue la lingua d'oc (Provenza e Midi francese), la lingua d'oïl (Francia settentrionale) e la lingua del sì (Italia). A ciascuna corrisponde una specializzazione letteraria: l'oïl produce l'epica delle «chansons de geste» e il romanzo cortese di Chrétien de Troyes, l'oc la lirica d'amore dei trovatori. L'Italia arriva per ultima e proprio per questo eredita modelli già maturi anziché inventarli.
La lirica provenzale è il modello tecnico e ideologico di tutta la poesia italiana delle Origini. Dai trovatori — Guglielmo IX d'Aquitania, Bernart de Ventadorn, Arnaut Daniel — vengono la concezione dell'«amor cortese» codificata anche nel «De amore» di Andrea Cappellano, il rapporto feudale fra il poeta-vassallo e la «midons» (la donna chiamata al maschile, «mio signore»), il tema della «gelosia» e dei «lauzengiers», il «senhal» che nasconde il nome dell'amata, e la coscienza dello stile come scelta: il «trobar clus» chiuso e difficile contro il «trobar leu» piano e comunicativo. Le forme metriche — canzone, tenzone, «alba» — passeranno di peso ai siciliani. Si veda la Fig. 2.

L'Europa romanza secondo Dante e i suoi generi

L'Europa romanza secondo il De vulgari eloquentiaDiagramma ad albero, 6 percorsi, Dati: Lingua d'oc → Lirica trobadorica; Lingua d'oc → Amor cortese; Lingua d'oïl → Chanson de geste; Lingua d'oïl → Romanzo cortese; Lingua del sì → Lauda umbra; Lingua del sì → Scuola sicilianaLingua d'ocLingua d'oïlLingua del sìLatino parlatoLirica trobadoricaAmor corteseChanson de gesteRomanzo corteseLauda umbraScuola siciliana
Fig. 2La tripartizione del «De vulgari eloquentia»: a ogni lingua corrisponde una specializzazione di genere.
Fig. 2 ↓
Il ritardo italiano ha una causa precisa e va saputo argomentare: in Italia il latino resta più a lungo lingua viva delle scuole notarili, dei comuni e della Chiesa, e la borghesia cittadina non ha bisogno di una lingua di corte come quella feudale francese. La letteratura in volgare nasce perciò tardi (primo Duecento) e nasce altrove: non nei comuni, ma nella corte accentrata e cosmopolita di Federico II in Sicilia — un'anomalia che spiega il carattere insieme colto e artificiale della prima lirica italiana.

Vocabolario

→ Schede
  • volgare/volˈɡaːre/vernacular (spoken Romance language, as opposed to Latin)Da «vulgus», popolo: non ha valore spregiativo.
  • sermo vulgariseveryday spoken LatinLa varietà parlata da cui discendono le lingue romanze.
  • amor cortese/aˈmor korˈteːze/courtly loveCodice amoroso di ascendenza feudale elaborato dai trovatori.
  • trovatore/trovaˈtoːre/troubadour (poet-composer in Occitan)Da «trobar», comporre; in lingua d'oïl il corrispettivo è «trouvère».
  • senhalsenhal (code-name concealing the beloved)Termine provenzale mantenuto in italiano.
  • trobar clusclosed, deliberately obscure poetic styleSi oppone al «trobar leu», piano e comunicativo.
Esempio svolto

Lettura guidata di un primo documento del volgare

Leggi il Placito capuano (960): «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti». Spiega che cosa attesta questo testo per la storia della lingua italiana.

  1. 01Identificazione

    Si tratta di una formula di testimonianza giurata, inserita in un atto giudiziario latino: un testimone afferma che le terre contese furono possedute per trent'anni dal monastero di San Benedetto (Montecassino).

  2. 02Osservazione linguistica

    La formula è scritta in volgare, non in latino: «sao» (so), «ko» (che), «kelle» (quelle), «possette» (possedette). La grafia con la «k» rivela un volgare campano già distinto dal latino.

  3. 03Funzione e contesto

    Il volgare è usato perché la formula doveva essere pronunciata e compresa dal testimone, ma resta incastonata in un documento ufficiale latino: è una testimonianza pratica, non un'opera letteraria.

  4. 04Valore storico

    Il Placito è uno dei primi documenti consapevolmente in volgare italiano: attesta che, già nel X secolo, il volgare era percepito come lingua autonoma rispetto al latino, almeno per esigenze pratiche e giuridiche.

Risultato: Il Placito capuano attesta il volgare italiano scritto in funzione pratico-giuridica nel 960, ma non segna la nascita della letteratura d'arte, che si afferma solo nel Duecento.

Obiettivo Maturità

  • Contestualizza sempre un testo delle Origini con una data e un luogo: la commissione valuta la capacità di collocare, non l'elenco di titoli. Concilio di Tours 813, Placiti cassinesi 960, Scuola siciliana 1230-1250 sono le tre coordinate minime.
  • Spiega la differenza fra documento e testo letterario in volgare: i Placiti sono la prima attestazione, non la prima opera. Confondere le due cose è l'errore che la commissione coglie subito.
  • Analizza il lessico dell'amor cortese (midons, senhal, lauzengiers, trobar clus) come un sistema, non come un glossario: ogni termine descrive un rapporto sociale trasferito nel codice amoroso.
  • Argomenta il ritardo della letteratura italiana con la vitalità del latino e con la struttura comunale: è un tipico snodo di collegamento fra italiano e storia nel colloquio.
  • Nel commento di un testo provenzale o siciliano tradotto, dichiara che si tratta di un modello mediato: parlare di «originalità» dei siciliani senza citare i trovatori è una lacuna di contestualizzazione.

Errori frequenti

  • Dire che «il volgare deriva dal latino classico»: deriva dal latino parlato (sermo vulgaris), che il latino classico non ha mai rispecchiato. La forma corretta è «continuazione del latino parlato».
  • Datare la nascita della letteratura italiana ai Placiti cassinesi: i Placiti (960) sono un atto giudiziario. La prima letteratura in volgare italiano è la Scuola siciliana, dopo il 1230.
  • Attribuire l'«Indovinello veronese» al volgare senza riserve: la sua natura linguistica è discussa (latino tardo o volgare arcaico?). Va presentato come caso di passaggio, non come primo testo volgare certo.
  • Chiamare «francese» la lirica dei trovatori: i trovatori scrivono in lingua d'oc (provenzale); in lingua d'oïl scrivono i «trouvères» e l'epica carolingia.
  • Usare «cortese» come sinonimo di «gentile»: nel lessico medievale «cortese» significa «proprio della corte», cioè di un ceto e di un codice di comportamento definiti.

Approfondimento

Il «De vulgari eloquentia» (1303-1305 ca.) non si limita a classificare: cerca il «vulgare illustre, cardinale, aulicum et curiale», un volgare che nessuna città possiede per intero e che il poeta deve costruire scegliendo il meglio dei quattordici volgari municipali che Dante passa in rassegna. È una posizione teorica di grande portata: la lingua letteraria non è un dato naturale ma un artificio selettivo, un'idea che tornerà nella «questione della lingua» cinquecentesca di Bembo e, per un'altra via, nella scelta manzoniana del fiorentino parlato. Vale notare l'apparente paradosso: il trattato che rivendica la dignità del volgare è scritto in latino, perché si rivolge ai dotti — la stessa prova, nella sua forma, del ritardo che descrive.

§ 01

Ripasso attivo

Spiega in circa quindici righe perché il concilio di Tours (813) e i Placiti cassinesi (960) sono documenti di natura diversa, e che cosa ciascuno dei due prova sullo stato della lingua nel proprio secolo.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Origini della lingua italiana — Enciclopedia dell'Italiano (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · TLIO — Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (Opera del Vocabolario Italiano, CNR) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DM 211/2010) — Lingua e letteratura italiana (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02
§ 02

La poesia religiosa: Francesco e Iacopone#

~6 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

La struttura del «Cantico di frate Sole»

La struttura del Cantico di frate Solecolonna stratificata, 6 strati, Dati: «Altissimu, onnipotente, bon Signore», Sole, luna e stelle (cielo), Vento, acqua, fuoco (elementi), «Matre Terra» (mondo sublunare), Chi perdona per il Tuo amore, «Sora nostra Morte corporale»«Altissimu, onnipotente, bon Signore»Sole, luna e stelle (cielo)Vento, acqua, fuoco (elementi)«Matre Terra» (mondo sublunare)Chi perdona per il Tuo amore«Sora nostra Morte corporale»
Fig. 4L'ordine non è casuale: scende dal cielo alla terra secondo la cosmologia medievale, poi aggiunge le due lodi umane.

Punti chiave

La prima poesia d'autore in volgare italiano è religiosa e nasce in Umbria, nel movimento penitenziale che accompagna la predicazione francescana. Il «Cantico di frate Sole» (o «delle creature») di Francesco d'Assisi, composto secondo la tradizione intorno al 1224 ad Assisi, è una lauda in prosa ritmica assonanzata, in volgare umbro con forti tracce latine: non ha metro regolare né rima sistematica, ma un andamento salmodico costruito sulla ripetizione anaforica del «Laudato si', mi' Signore».
La struttura del Cantico è teologica prima che letteraria e va descritta come tale: una lode iniziale all'«Altissimu, onnipotente, bon Signore»; una serie di lodi «per» le creature — sole, luna e stelle, vento, acqua, fuoco, «matre Terra» — disposte secondo la gerarchia cosmologica medievale dagli elementi celesti a quelli terrestri; e infine due lodi aggiunte in un secondo momento, «per quelli ke perdonano per lo Tuo amore» e per «sora nostra Morte corporale». Il punto interpretativo decisivo è il valore della preposizione «per»: causale-strumentale («attraverso le creature») più che di argomento («a motivo delle»), coerente con una teologia che vede il creato come segno del Creatore, non come oggetto autonomo di ammirazione.
Il modello del Cantico è biblico: il «Cantico dei tre giovani» del libro di Daniele e i salmi di lode. La lingua è un volgare umbro deliberatamente semplice, perché deve essere capita e cantata: Francesco sceglie il volgare per la stessa ragione per cui rinuncia alla proprietà, cioè per raggiungere gli ultimi. La parentela con le forme provenzali riguarda l'esecuzione — il canto — non i contenuti.
Iacopone da Todi (1236 ca.-1306) rappresenta il versante opposto e va contrapposto punto per punto a Francesco. Nelle sue laude — «O Signor, per cortesia», «Donna de Paradiso», «Que farai, fra' Iacovone» — la lode diventa lacerazione: il corpo è oggetto di disprezzo («O Segnor, per cortesia, manname la malsanìa»), il linguaggio è violento, espressionistico, ricco di termini bassi e di neologismi, e il misticismo tende all'annullamento dell'io. Francescano spirituale, avversario di Bonifacio VIII, Iacopone fu scomunicato e imprigionato: la sua poesia è anche un documento del conflitto interno all'ordine.
«Donna de Paradiso» è il testo da conoscere in dettaglio perché è insieme lauda e primo abbozzo di teatro sacro. È una lauda drammatica in strofe di ballata con quattro voci — il Nunzio, la Madonna, Cristo, la folla — che si alternano senza narratore; la Vergine passa dalla domanda ansiosa all'urlo («Figlio, figlio, figlio!»), fino allo strazio dello «stabat mater» finale. Da questa forma dialogata deriverà la «sacra rappresentazione». Si veda la Fig. 3 per il confronto sistematico fra i due autori.

Francesco e Iacopone: che cosa condividono e che cosa li separa

Francesco e Iacopone a confrontoDiagramma di Venn con 2 insiemi, Francesco, IacoponeFrancescoIacoponeLode delcreatoGridopenitenzialeVolgare umbro· lauda
Fig. 3Lo stesso volgare e lo stesso genere producono due poetiche opposte: l'intersezione è la premessa che rende il confronto significativo.
Fig. 3 ↓
Il confronto Francesco-Iacopone è uno dei più richiesti all'orale perché mette alla prova la capacità di distinguere all'interno di una stessa tradizione: identica la lingua (volgare umbro), identico il genere (la lauda), identica la matrice (il francescanesimo); opposti il tono (lode serena contro grido penitenziale), il rapporto con il corpo (fratellanza cosmica contro disprezzo ascetico) e la funzione della parola (celebrare contro scuotere).

Vocabolario

→ Schede
  • lauda/ˈlauda/lauda (vernacular religious song of praise)Forma-base della poesia religiosa umbra; si canta in confraternita.
  • prosa ritmicarhythmic prose (cadenced, unmetred)Il Cantico non ha metro regolare: ha cola scanditi e assonanze.
  • assonanza/assoˈnantsa/assonance (identical vowels, different consonants)Da distinguere dalla rima, che ripete vocali e consonanti.
  • lauda drammaticadramatic lauda (dialogued, multi-voice)«Donna de Paradiso»: forma di passaggio verso la sacra rappresentazione.
  • SpiritualiSpirituals (rigorist wing of the Franciscan order)Si opponevano ai Conventuali sull'osservanza della povertà.
  • espressionismo/espressjoˈnizmo/expressionism (violent, deforming style)Categoria critica applicata alla lingua di Iacopone.
Esempio svolto

Analisi guidata di un passo del «Cantico delle creature»

Analizza il passo: «Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature, / spetialmente messor lo frate Sole, / lo qual è iorno, et allumini noi per lui». Individua le scelte stilistiche e il loro significato.

  1. 01Comprensione

    Francesco loda Dio insieme a tutte le creature e in particolare attraverso il sole, che dà il giorno e illumina gli uomini per volontà di Dio.

  2. 02Analisi lessicale

    «Messor» e «frate» applicati al sole fondono il linguaggio feudale-cortese («messer», signore) e quello familiare-fraterno («frate», fratello): le creature sono insieme nobili e fraterne.

  3. 03Analisi stilistica

    L'anafora «Laudato sie» struttura l'intera lauda; il volgare umbro («iorno», «allumini»), la prosa ritmica e le assonanze creano una cantilena di lode adatta al canto comunitario.

  4. 04Interpretazione

    Il sole non è lodato in sé, ma come tramite («per lui») verso Dio: emerge la teologia francescana del creato come scala che riconduce al Creatore, ricca anche per l'ambiguità voluta del «per».

Risultato: Il passo mostra la lode francescana del creato: linguaggio cortese-fraterno, anafora liturgica e volgare umbro fondono dignità e semplicità nella prima poesia d'autore italiana.

Obiettivo Maturità

  • Descrivi il Cantico con i termini metrici esatti: prosa ritmica assonanzata, non versi regolari e non rima. La precisione terminologica è ciò che l'indicatore generale «ampiezza e precisione delle conoscenze e dei riferimenti culturali» misura, in ogni tipologia.
  • Interpreta la preposizione «per» del Cantico: è la domanda-tipo dell'analisi, e la risposta corretta è il valore strumentale (le creature sono il mezzo della lode), non quello di argomento.
  • Confronta Francesco e Iacopone su tre assi dichiarati — tono, rapporto con il corpo, funzione della parola — invece di giustapporre due ritratti: la commissione valuta la struttura del confronto.
  • Analizza «Donna de Paradiso» come testo drammatico: individua le quattro voci e mostra che l'assenza di narratore è ciò che la rende antecedente della sacra rappresentazione.
  • Contestualizza sempre Iacopone nel conflitto fra Spirituali e Conventuali e nello scontro con Bonifacio VIII: la sua violenza espressiva è una posizione, non un temperamento.

Errori frequenti

  • Definire il «Cantico di frate Sole» una poesia in versi: è prosa ritmica con assonanze; i «versetti» sono cola salmodici di lunghezza variabile.
  • Leggere «per» come «a causa di» e concluderne che Francesco lodi la natura in sé: il Cantico loda Dio attraverso le creature, che restano segni.
  • Datare il Cantico dopo la morte di Francesco (1226): la tradizione lo colloca al 1224, con le ultime due lodi aggiunte poco prima della morte.
  • Considerare «sora nostra Morte corporale» un'immagine di serenità generica: è la morte fisica accettata perché non è la «morte secunda», la dannazione — la distinzione è nel testo e va citata.
  • Chiamare Iacopone «anti-francescano»: è un francescano spirituale, cioè un fautore dell'osservanza rigorosa della povertà contro l'ala conventuale.

Approfondimento

La lauda ha una storia istituzionale che spiega la sua forma: nasce nelle confraternite dei «laudesi» e poi dei «disciplinati» — i movimenti penitenziali che dopo il 1260, l'anno del grande moto dei flagellanti guidato da Raniero Fasani a Perugia, si diffondono nell'Italia centrale. Si canta in gruppo, spesso su melodie preesistenti, e questa destinazione collettiva impone la strofa di ballata con ripresa: la ripresa è ciò che l'assemblea ripete. Da qui deriva la deriva drammatica della lauda dialogata, che nel Quattrocento diventerà «sacra rappresentazione». Iacopone lavora su questa forma comunitaria e la forza dall'interno: introduce nella lode collettiva un io lacerato e un lessico corporeo che la lauda tradizionale escludeva, ottenendo un effetto di scandalo che è insieme religioso e stilistico.

§ 02

Ripasso attivo

Metti a confronto il «Cantico di frate Sole» e una lauda di Iacopone da Todi mostrando, con almeno due citazioni per testo, come la stessa lingua e lo stesso genere producano due idee opposte del rapporto fra corpo, mondo e Dio.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Jacopone da Todi — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · TLIO — Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (Opera del Vocabolario Italiano, CNR)

§ 03
§ 03

La Scuola siciliana e la nascita del sonetto#

~7 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

Come i modelli arrivano alla Scuola siciliana e come ne escono

Dalla Provenza allo Stilnovo attraverso la SiciliaGrafo, Lirica provenzale → Scuola siciliana (1230-1250), Strambotto popolare → Scuola siciliana (1230-1250), Scuola siciliana (1230-1250) → Il sonetto, Scuola siciliana (1230-1250) → Volgare illustre, Il sonetto → Copisti toscani (toscanizzazione), Volgare illustre → Copisti toscani (toscanizzazione), Copisti toscani (toscanizzazione) → Siculo-toscani (Guittone), Siculo-toscani (Guittone) → Dolce Stil NovoLiricaprovenzaleStrambottopopolareScuola siciliana(1230-1250)Il sonettoVolgare illustreCopisti toscani(toscanizzazione)Siculo-toscani(Guittone)Dolce Stil Novotemi e metrimisura di 8versi
Fig. 6La Scuola siciliana è un nodo di trasmissione: riceve modelli provenzali, li rifonda e li consegna alla Toscana in una lingua già alterata dalla copia.

Punti chiave

La Scuola siciliana è la prima esperienza di poesia d'arte in volgare italiano: si sviluppa fra il 1230 circa e il 1250 alla corte di Federico II di Svevia, fra Palermo e le residenze imperiali del Regno. I poeti non sono cortigiani di professione ma funzionari — notai, giudici, alti burocrati della cancelleria imperiale: Giacomo da Lentini (il «Notaro»), Pier delle Vigne, Guido delle Colonne, Rinaldo d'Aquino, Cielo d'Alcamo. Questo dato sociologico spiega tutto il resto: si scrive nel tempo sottratto all'ufficio, con la disciplina formale del cancelliere e senza committenza feudale.
Rispetto ai provenzali i siciliani compiono tre scelte precise, e sono le tre da citare in ogni risposta. Primo, eliminano la poesia politica e morale e trattano solo l'amore, perché in una monarchia accentrata la corte non tollera il dibattito che nutriva il «sirventese». Secondo, separano la poesia dalla musica: il testo siciliano è fatto per essere letto, non cantato, e da qui deriva l'affinamento tecnico della rima e la nascita di forme costruite per l'occhio. Terzo, adottano un volgare siciliano illustre, depurato dei tratti locali più marcati e arricchito di latinismi e provenzalismi: una lingua di corte, non un dialetto.
Il sonetto è l'invenzione della Scuola, tradizionalmente attribuita a Giacomo da Lentini, e va descritto con precisione tecnica: quattordici endecasillabi divisi in due quartine e due terzine, con lo schema siciliano originario ABAB ABAB per le quartine e CDE CDE (o CDC DCD) per le terzine; la rima alternata delle quartine si toscanizzerà poi in ABBA ABBA. La divisione non è ornamentale ma logica: le quartine espongono, le terzine concludono o rovesciano, e la cesura fra ottava e sestina — la «volta» — è lo snodo argomentativo del componimento. Si veda la Fig. 5.

L'architettura del sonetto

L'architettura del sonetto sicilianocolonna stratificata, 4 strati, Dati: Quartina I — ABAB (esposizione), Quartina II — ABAB (sviluppo), Terzina I — CDE (volta), Terzina II — CDE (conclusione)Versi (endecasillabi)Quartina I — ABAB (esposizione)Quartina II — ABAB (sviluppo)Terzina I — CDE (volta)Terzina II — CDE (conclusione)
Fig. 5Le fasce sono proporzionali ai versi: 4 + 4 nell'ottava, 3 + 3 nella sestina. Fra la seconda quartina e la prima terzina cade la «volta».
Fig. 5 ↓
La probabile origine del sonetto è lo «strambotto» siciliano, strofa monostrofica popolare di otto endecasillabi, ampliata dai notai con l'aggiunta della sestina: la forma nasce cioè dall'incontro fra una misura popolare e una mentalità giuridica abituata a costruire testi in due tempi, esposizione e dispositivo. La sua fortuna sarà enorme: attraverso Guittone, lo Stilnovo e soprattutto Petrarca il sonetto diventa la forma-guida della lirica europea fino al Novecento.
«Io m'aggio posto in core a Dio servire» di Giacomo da Lentini è il testo canonico da saper analizzare: il poeta dichiara di voler servire Dio per andare in Paradiso, ma aggiunge che senza la sua donna non ci andrebbe volentieri; poi si corregge sostenendo di non voler peccare, perché in Paradiso desidera solo vedere «lo bel portamento e 'l gentil viso e 'l morbido sguardare» dell'amata. È un sonetto costruito su un'argomentazione sofistica — tesi, obiezione, distinzione — che tradisce la formazione giuridica dell'autore, e insieme il primo grande esempio del conflitto fra amore terreno e salvezza che percorrerà tutta la lirica italiana.
Un problema filologico va conosciuto perché ha conseguenze sulla lettura: i testi siciliani ci sono giunti quasi soltanto attraverso codici toscani della fine del Duecento, i cui copisti li «toscanizzarono», sostituendo forme siciliane con le proprie. Le cosiddette «rime siciliane» — casi come «avire : amare» o «vui : altrui», imperfette in toscano ma perfette in siciliano, dove le vocali /e/ e /o/ chiuse esitano in /i/ e /u/ — sono la prova rimasta nel testo della lingua originaria. Il fenomeno spiega perché di Cielo d'Alcamo e degli altri leggiamo una lingua ibrida.

Vocabolario

→ Schede
  • sonetto/soˈnetto/sonnet (14 hendecasyllables, 2 quatrains + 2 tercets)Invenzione siciliana attribuita a Giacomo da Lentini.
  • endecasillabo/endekaˈsillabo/hendecasyllable (11-syllable line)L'accento obbligatorio cade sulla decima sillaba.
  • voltavolta (the logical turn between octave and sestet)Snodo argomentativo del sonetto, non semplice stacco grafico.
  • volgare illustreillustrious vernacular (selected, courtly literary language)Categoria dantesca del «De vulgari eloquentia».
  • rima sicilianaSicilian rhyme (imperfect in Tuscan, perfect in Sicilian)Traccia della lingua originaria nei codici toscanizzati.
  • strambotto/stramˈbɔtto/strambotto (popular eight-line stanza)Probabile antecedente metrico del sonetto.
Esempio svolto

Riconoscimento metrico di un sonetto siciliano

Dato l'incipit del sonetto di Giacomo da Lentini «Amor è uno desio che ven da core / per abondanza di gran piacimento; / e li occhi in prima genera l'amore / e lo core li dà nutricamento», riconosci e descrivi la struttura metrica del componimento.

  1. 01Conteggio dei versi

    Il sonetto è formato da 14 versi: i 4 citati appartengono alla prima quartina; seguono una seconda quartina e due terzine.

  2. 02Tipo di verso

    Ogni verso è un endecasillabo (11 sillabe metriche): «A-mor-e-u-no-de-sio-che-ven-da-co-re» con le sinalefi conta 11 posizioni metriche.

  3. 03Schema rimico della fronte

    Le rime «core : amore» (A) e «piacimento : nutricamento» (B) si dispongono ABAB; la seconda quartina ripete lo schema: fronte ABAB ABAB.

  4. 04Struttura del pensiero

    Le quartine definiscono che cos'è l'amore (un desiderio che nasce dal cuore e che gli occhi generano); le terzine svilupperanno e «risolveranno» il ragionamento — uso tipico della struttura bipartita del sonetto.

Risultato: Il testo è un sonetto: 14 endecasillabi divisi in 2 quartine (ABAB ABAB) e 2 terzine, secondo la forma inventata da Giacomo da Lentini, qui usata per definire la natura dell'amore.

Spiegazione passo passo6 passaggi
  1. 1

    Prendiamo un sonetto e leggiamolo come lo leggerebbe un commissario: prima la forma, poi il ragionamento. Contiamo i versi: sono quattordici, tutti endecasillabi.

  2. 2

    Ora segniamo le rime dell'ottava. Nel sonetto siciliano delle origini le quartine sono a rima alternata: ABAB ABAB. Solo in Toscana diventeranno incrociate, ABBA ABBA.

  3. 3

    Passiamo alla sestina: CDE CDE, oppure CDC DCD. Fra il verso otto e il verso nove cade la «volta», il punto in cui il testo cambia direzione.

  4. 4

    Applichiamolo a «Io m'aggio posto in core a Dio servire». Le quartine espongono la tesi: voglio servire Dio per andare in Paradiso — ma senza la mia donna non ci andrei volentieri.

  5. 5

    Alla volta scatta la correzione. Il poeta precisa di non voler peccare: in Paradiso desidera solo contemplare il viso e il portamento dell'amata.

    Schema del sonetto siciliano

    ABAB ABAB    ∥    CDE CDE\text{ABAB ABAB} \;\;\Vert\;\; \text{CDE CDE}ABAB ABAB∥CDE CDE

    Le lettere indicano le rime; la doppia barra segna la «volta» fra ottava e sestina, cioè lo snodo logico del componimento.

  6. 6

    Il movimento — tesi, obiezione, distinzione — è quello di un atto notarile. Giacomo da Lentini era un notaio: la forma del sonetto porta l'impronta del suo mestiere.

Obiettivo Maturità

  • Descrivi il sonetto con lo schema metrico esatto e distinguilo dal modello toscano: quartine ABAB ABAB alla siciliana, ABBA ABBA dopo la toscanizzazione. Scrivere solo «quattordici versi» è un'analisi che non dice nulla.
  • Spiega le tre differenze dai provenzali (solo amore, niente musica, volgare illustre) collegandole alla loro causa politica e sociale: è l'argomentazione che distingue una risposta di livello alto.
  • Analizza «Io m'aggio posto in core» come un ragionamento in tre mosse — tesi, obiezione, distinzione — e collegalo alla professione notarile dell'autore.
  • Allena qui la tecnica che userai in Tipologia A: individuare la «volta» fra ottava e sestina è il gesto che trasforma il conteggio dei versi in lettura della struttura logica. In prima prova il sonetto che ti capiterà sarà semmai di Pascoli o di Montale, perché la Tipologia A propone solo testi dall'Unità d'Italia a oggi.
  • Cita le «rime siciliane» come prova filologica della lingua originaria: mostra che sai distinguere il testo tràdito dal testo d'autore.

Errori frequenti

  • Attribuire a Federico II la paternità della poesia siciliana: l'imperatore è il centro politico e culturale della corte e compose qualche testo, ma l'inventore riconosciuto del sonetto è Giacomo da Lentini.
  • Definire la lingua siciliana un «dialetto»: è un volgare illustre di corte, selezionato e latineggiante, come Dante stesso riconosce nel «De vulgari eloquentia».
  • Dire che i siciliani cantavano le loro poesie: la separazione dalla musica è proprio la loro innovazione rispetto ai trovatori.
  • Considerare le «rime siciliane» errori dei poeti: sono rime perfette in siciliano diventate imperfette nella copia toscana — sono un indizio, non uno sbaglio.
  • Assegnare lo schema ABBA ABBA al sonetto siciliano delle origini: quello è l'assetto toscano posteriore; l'originario è a rima alternata ABAB ABAB.

Approfondimento

La corte di Federico II non è una corte feudale ma un apparato: il «Liber Augustalis» (Costituzioni di Melfi, 1231) accentra la giurisdizione nelle mani del sovrano, e i poeti-notai che compongono in volgare sono gli stessi che redigono in latino gli atti di quella macchina amministrativa. Da questa doppia appartenenza discende il carattere del corpus: un'assoluta perizia formale, una totale assenza di occasionalità biografica e la scelta dell'amore come unico argomento praticabile — il solo terreno in cui l'esercizio retorico non tocchi il potere. È istruttivo il contrasto con la contemporanea produzione comunale toscana, dove la tenzone politica prospera perché il potere è conteso: la forma poetica riflette la forma dello Stato, ed è un collegamento che nel colloquio pluridisciplinare regge bene con storia.

§ 03

Ripasso attivo

Analizza «Io m'aggio posto in core a Dio servire» indicando schema rimico, individuazione della volta e articolazione dell'argomentazione; spiega poi che cosa il testo rivela della formazione professionale del suo autore.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Scuola poetica siciliana — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · TLIO — Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (Opera del Vocabolario Italiano, CNR)

§ 04
§ 04

I Siculo-toscani e la transizione prestilnovistica#

~6 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

Punti chiave

Con la fine della dinastia sveva — Federico II muore nel 1250, Manfredi cade a Benevento nel 1266, Corradino a Tagliacozzo nel 1268 — il baricentro della poesia italiana si sposta dalla corte ai comuni della Toscana. Cambia il pubblico e cambia la funzione: non più un ceto di funzionari raccolti attorno a un sovrano, ma una borghesia cittadina colta, divisa politicamente, che discute in pubblico. La poesia torna perciò a occuparsi di politica, di morale e di religione, cioè di tutto ciò che i siciliani avevano escluso.
I «siculo-toscani» sono i poeti di questa fase di passaggio: Guittone d'Arezzo, Bonagiunta Orbicciani da Lucca, Chiaro Davanzati, Compiuta Donzella. Riprendono forme e temi siciliani ma li ampliano: alla canzone d'amore affiancano la canzone politica, la tenzone dottrinale, il sonetto di corrispondenza. La loro lingua è un toscano ancora ricco di sicilianismi e di provenzalismi, e la loro poetica è deliberatamente difficile.
Guittone d'Arezzo (1235 ca.-1294) è la figura centrale e va conosciuta in due tempi. Nella prima fase è poeta d'amore secondo il modello provenzale-siciliano; dopo il 1265, entrato nell'ordine dei Cavalieri di Santa Maria (i «Frati Gaudenti»), si converte e passa alla poesia morale e religiosa, firmandosi «frate Guittone». La sua canzone politica «Ahi lasso, or è stagion de doler tanto», composta dopo la sconfitta guelfa di Montaperti (1260), è il primo grande testo civile della nostra letteratura. Il suo stile — il «trobar clus» portato all'estremo, con inversioni sintattiche fortissime, latinismi, artifici fonici e trapassi bruschi — sarà giudicato severamente da Dante nel «De vulgari eloquentia» e nel «Purgatorio».
Guido Guinizzelli (1235 ca.-1276), bolognese, opera la svolta che apre lo Stilnovo. Nella canzone-manifesto «Al cor gentil rempaira sempre amore» sostiene, con una serie di analogie tratte dalla filosofia naturale, che amore e cuore gentile nascono insieme come la luce nel sole, e che la nobiltà non è ereditaria ma è una disposizione dell'animo. È una tesi socialmente esplosiva in un'Italia comunale dove la nobiltà di sangue rivendicava privilegi, e per questo va argomentata come posizione ideologica, non solo come idea poetica.
La tenzone fra Bonagiunta e Guinizzelli documenta il passaggio dall'interno. Nel sonetto «Voi ch'avete mutata la mainera» Bonagiunta accusa il bolognese di aver cambiato il modo tradizionale del poetare d'amore traendo la sua «canzone» dalla «dittatura», cioè dalla scrittura dotta e filosofica, rendendo la poesia oscura. È la reazione di un professionista della tradizione davanti a una poetica nuova, e Dante ne farà il punto di partenza dell'incontro del «Purgatorio» XXIV. Si veda la Fig. 7.

La genealogia della lirica italiana fino allo Stilnovo

Dalla Provenza allo StilnovoGrafo, Trovatori provenzali → Scuola siciliana, Scuola siciliana → Guittone d'Arezzo, Scuola siciliana → Bonagiunta Orbicciani, Guittone d'Arezzo → Guido Guinizzelli, Bonagiunta Orbicciani → Guido Guinizzelli, Guido Guinizzelli → Cavalcanti, Guido Guinizzelli → Dante, Guido Guinizzelli → Cino da PistoiaTrovatoriprovenzaliScuola sicilianaGuittoned'ArezzoBonagiuntaOrbiccianiGuidoGuinizzelliCavalcantiDanteCino da Pistoiatenzone
Fig. 7La linea non è lineare: la tenzone fra Bonagiunta e Guinizzelli è il punto in cui la tradizione si accorge di essere superata.
Fig. 7 ↓
Dante costruisce la propria genealogia poetica proprio giudicando questi predecessori, e conoscerne il verdetto è indispensabile: nel «Purgatorio» XXIV fa dire a Bonagiunta che il «nodo» che trattenne il Notaro, Guittone e lui stesso al di qua del «dolce stil novo» era l'incapacità di seguire dettatura interiore dell'amore; nel «Purgatorio» XXVI chiama Guinizzelli «il padre / mio e de li altri miei miglior che mai / rime d'amor usar dolci e leggiadre». Le due scene vanno lette insieme: Dante non descrive una successione neutra, la ordina secondo il proprio criterio.

Vocabolario

→ Schede
  • siculo-toscaniSiculo-Tuscan poets (transitional generation)Riprendono i siciliani in ambiente comunale toscano.
  • tenzone/tenˈtsoːne/tenzone (poetic debate in exchanged sonnets)Forma dialogica ereditata dai provenzali.
  • cor gentilnoble heart (inner nobility, not birth)Formula-chiave di Guinizzelli e poi dello Stilnovo.
  • donna angelicataangelic lady (the woman as means of salvation)Introdotta da Guinizzelli, portata al compimento da Dante.
  • dittaturalearned, doctrinal writing (Bonagiunta's charge)Nel sonetto di Bonagiunta indica la scrittura filosofica da cui Guinizzelli trarrebbe la canzone.
  • Frati GaudentiFrati Gaudenti (Order of the Knights of St Mary)Ordine cui Guittone aderì dopo la conversione del 1265.
Esempio svolto

Costruzione di un paragrafo di confronto (Tipologia A — interpretazione)

Costruisci un paragrafo argomentato che spieghi in che modo i Siculo-toscani rappresentino una fase di transizione tra Scuola siciliana e Dolce Stil Novo, usando come fulcro la figura di Guittone d'Arezzo.

  1. 01Tesi di apertura

    Formulo la tesi: i Siculo-toscani sono l'anello di congiunzione tra la lirica siciliana e lo Stilnovo, perché ne ereditano i modi e insieme ne preparano il superamento.

  2. 02Primo argomento (continuità)

    Mostro la continuità: i poeti toscani raccolgono e diffondono la lirica siciliana (giunta loro toscanizzata) e ne conservano il nucleo amoroso e cortese.

  3. 03Secondo argomento (innovazione e contrasto)

    Aggiungo l'innovazione: Guittone amplia i temi (morale, politico, civile) ma adotta uno stile aspro e oscuro; proprio contro questa «maniera» reagiranno gli stilnovisti in nome della «dolcezza».

  4. 04Conclusione di sintesi

    Chiudo collegando: così i Siculo-toscani, per eredità e per contrasto, aprono la strada a Guinizzelli e Dante, cioè al capitolo successivo della lirica italiana.

Risultato: Un paragrafo coeso (tesi + due argomenti + sintesi) che dimostra la funzione di «cerniera» dei Siculo-toscani, esattamente come richiesto dalla consegna, con riferimenti culturali pertinenti.

Obiettivo Maturità

  • Argomenta lo spostamento dalla corte al comune come causa del ritorno dei temi civili e morali: è il nesso che trasforma un elenco di nomi in una spiegazione storica.
  • Cita «Al cor gentil rempaira sempre amore» come testo di svolta e riassumine la tesi in una frase — nobiltà d'animo contro nobiltà di sangue — prima di analizzarne le analogie.
  • Distingui le due fasi di Guittone (amorosa e morale) e collegale alla data della conversione: un ritratto indistinto è una lacuna che la commissione rileva.
  • Usa il «Purgatorio» XXIV e XXVI come documenti del giudizio dantesco, non come cronaca: mostra che Dante costruisce una genealogia funzionale alla propria poetica.
  • Nel commento a un testo guittoniano riconosci gli artifici del «trobar clus» (inversioni, latinismi, rime difficili) e spiega perché Dante li respinge.

Errori frequenti

  • Considerare Guinizzelli uno stilnovista: è il precursore riconosciuto, attivo a Bologna prima del gruppo fiorentino; lo Stilnovo in senso stretto è Cavalcanti, Dante, Cino da Pistoia.
  • Leggere «Al cor gentil» come una lode generica della gentilezza: la tesi è che la nobiltà è disposizione interiore e non eredità di sangue — una posizione polemica precisa.
  • Dire che Dante «disprezza» Guittone senza altro: lo critica per lo stile municipale e artificioso; il giudizio è tecnico e serve a definire per contrasto la propria poetica.
  • Confondere «trobar clus» con oscurità involontaria: è una scelta stilistica dichiarata, che rivendica la difficoltà come valore.
  • Attribuire a Bonagiunta la formula «dolce stil novo»: nel «Purgatorio» XXIV è Dante-personaggio a pronunciarla; Bonagiunta la riconosce e ne trae la conseguenza sul proprio limite.

Approfondimento

L'argomentazione di «Al cor gentil rempaira sempre amore» è costruita su analogie tratte dalla scienza del tempo, ed è questo a renderla nuova: amore e cuore gentile stanno insieme come l'ardore del fuoco e la sua luce; la stella influenza la pietra preziosa come la donna influenza il cuore nobile; il fango resta fango anche se il sole lo colpisce, così l'uomo di stirpe illustre resta vile se il suo cuore non è gentile. La chiusa è audace fino al limite: davanti a Dio il poeta dovrà rispondere di aver dato alla donna un amore che si dice dovuto solo al cielo, e si difenderà dicendo che ella «avea d'angel sembianza». Guinizzelli introduce così nella lirica la «donna angelicata» — la donna come tramite di salvezza — e insieme la responsabilità teologica di quella scelta, che Dante erediterà e porterà, con Beatrice, fino in fondo.

§ 04

Ripasso attivo

Ricostruisci in una pagina il passaggio dalla Scuola siciliana allo Stilnovo attraverso i siculo-toscani, spiegando quale funzione hanno in questa linea Guittone, Guinizzelli e la tenzone con Bonagiunta.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Guido Guinizzelli — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Guittone d'Arezzo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

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Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Dal latino al volgare: contesto e primi documenti○
    • 02La poesia religiosa: Francesco e Iacopone◐
    • 03La Scuola siciliana e la nascita del sonetto◐
    • 04I Siculo-toscani e la transizione prestilnovistica●

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Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovistica

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Riferimenti e fonti

Fonti

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Origini della lingua italiana — Enciclopedia dell'Italiano
  • Jacopone da Todi — Enciclopedia on line
  • Scuola poetica siciliana — Enciclopedia Treccani
  • Guido Guinizzelli — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Guittone d'Arezzo — Dizionario Biografico degli Italiani

Opera del Vocabolario Italiano, CNR

  • TLIO — Tesoro della Lingua Italiana delle Origini

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DM 211/2010) — Lingua e letteratura italiana

Vedi anche

  • Dolce Stil Novo e Dante: la CommediaLa linea che qui si apre — provenzali, siciliani, siculo-toscani — sfocia nello Stilnovo e nella lingua di Dante.
  • Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del TrecentoIl sonetto nato in Sicilia diventa con Petrarca la forma-guida della lirica europea.
  • Analisi e interpretazione del testo letterario (Tipologia A)Il metodo metrico-retorico che qui si esercita sui testi antichi è quello della prima prova, che però propone solo testi dall'Unità d'Italia a oggi.

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