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Romanticismo e Alessandro Manzoni

Il Romanticismo italiano non somiglia a quello tedesco né a quello inglese, e capire perché è la chiave di tutto l'argomento: in un paese diviso e occupato la letteratura si assume un compito civile, rifiuta l'irrazionale e il fantastico, e cerca un pubblico più largo di quello dei letterati. Alessandro Manzoni è insieme il suo teorico e la sua realizzazione: nella «Lettera sul Romanticismo» ne enuncia il programma in tre parole — il vero, l'utile, l'interessante — e nei «Promessi sposi» costruisce il romanzo che dà all'Italia una lingua comune prima ancora che uno Stato.

4 sezioni·~25 min di lettura·4 competenze·Verificato · 08/2026

T·0888 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere i caratteri del Romanticismo italiano e la sua specificita' civile e patriottica, distinguendolo dal Romanticismo europeoAnalizzare «I promessi sposi» come romanzo storico e come fondamento della prosa narrativa italiana modernaCogliere la riflessione manzoniana sulla lingua (dal milanese-toscano alla «risciacquatura in Arno») e sul rapporto tra vero storico e vero poeticoInterpretare i testi manzoniani collegandoli al contesto storico-culturale e al sistema di idee dell'autore (poetica del vero, Provvidenza)
Operatori:analizzaspiegaconfrontaillustrainterpretacommentacontestualizzaargomenta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede la conoscenza dei caratteri del Romanticismo italiano, della poetica e delle opere maggiori di Manzoni e dell'impianto de «I promessi sposi», con l'analisi guidata di brani.

livello avanzato

Negli indirizzi a maggior vocazione umanistico-linguistica (Liceo Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono la dimensione europea della polemica classico-romantica, il confronto tra le redazioni del romanzo e la riflessione teorica manzoniana sulla lingua e sul vero.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Romanticismo e Alessandro Manzoni
    • 01Il Romanticismo: contesto europeo e polemica italiana◐
    • 02Manzoni: poetica del vero e opere minori◐
    • 03I promessi sposi: struttura e sistema dei personaggi◐
    • 04Storia, Provvidenza e questione della lingua●

4 sezioni · 20 punti chiave · 0 formule · 20 errori tipici

§ 01
§ 01

Il Romanticismo: contesto europeo e polemica italiana#

~5 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

Punti chiave

La polemica classico-romantica si apre in Italia con una data precisa: nel gennaio 1816 la rivista milanese «Biblioteca Italiana» pubblica l'articolo di Madame de Staël «Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni», che invita gli italiani a tradurre le letterature moderne europee invece di ripetere all'infinito la mitologia classica. La risposta dei classicisti, guidati da Pietro Giordani, difende la tradizione nazionale e il primato dei modelli antichi. Da questo scambio nasce il dibattito che occuperà il decennio.
«Il Conciliatore», pubblicato a Milano fra il 1818 e il 1819, è l'organo dei romantici: vi scrivono Silvio Pellico, Ludovico di Breme, Giovanni Berchet, Ermes Visconti. Il titolo dichiara l'intenzione di conciliare le posizioni, ma il programma è chiaramente riformatore — una letteratura contemporanea, utile, rivolta a un pubblico ampio. La censura austriaca lo soppresse dopo poco più di un anno, e molti redattori furono arrestati: il legame fra la questione letteraria e quella politica non è un'interpretazione posteriore, è ciò che accadde.
La «Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo» di Giovanni Berchet (1816) è il manifesto da conoscere per la sua tesi sul pubblico. Berchet distingue tre categorie: gli «Ottentotti», troppo rozzi per essere toccati dalla poesia; i «Parigini», troppo raffinati e sazi per esserne ancora commossi; e fra questi due estremi il «popolo», cioè la larga fascia media capace di sentire e di intendere, che è il vero destinatario della poesia moderna. È una posizione insieme estetica e politica: si sceglie il pubblico, e scegliendolo si sceglie la lingua e i temi.
Il Romanticismo italiano va definito per differenza da quello europeo, ed è la richiesta più frequente. In Germania e in Inghilterra il movimento esalta l'irrazionale, il fantastico, il notturno, l'individuo eccezionale; in Italia rifiuta esplicitamente la mitologia — antica e nordica — e diffida del soprannaturale letterario, perché ha un compito diverso: costruire una coscienza nazionale in un paese che non esiste come Stato. Ne segue una letteratura storica, morale, civile e volutamente comprensibile. Si veda la Fig. 1.

Romanticismo europeo e romanticismo italiano

Due romanticismiDiagramma di Venn con 2 insiemi, Europeo, ItalianoEuropeoItalianoL'irrazionaleIl compitocivileVia le regole
Fig. 1Condividono il rifiuto delle regole classiche; divergono su tutto ciò che ne segue.
Fig. 1 ↓
La formula del programma è di Manzoni ed è enunciata nella «Lettera sul Romanticismo» indirizzata a Cesare d'Azeglio nel 1823: la poesia deve proporsi «il vero per soggetto, l'utile per iscopo, l'interessante per mezzo». Le tre parole vanno spiegate una per una: il vero esclude la mitologia e l'invenzione arbitraria; l'utile assegna alla letteratura una funzione morale e civile; l'interessante riconosce che senza attrattiva nessun contenuto arriva al lettore. È il programma di una letteratura che rinuncia all'autonomia estetica in cambio di un'efficacia sociale.

Vocabolario

→ Schede
  • polemica classico-romanticathe Classicist-Romantic controversy (Italy, 1816-1819)Aperta dall'articolo di Madame de Staël.
  • vero, utile, interessantethe true, the useful, the interesting (Manzoni's triad)Soggetto, scopo e mezzo della poesia romantica italiana.
  • popolothe people (Berchet's intended middle public)Fra gli «Ottentotti» e i «Parigini»: chi può ancora essere commosso.
  • mitologia/mitoloˈdʒiːa/mythology (rejected as arbitrary invention)Il rifiuto è programmatico, non di gusto.
  • «Il Conciliatore»Il Conciliatore (the Romantic journal, 1818-1819)Soppresso dalla censura austriaca dopo poco più di un anno.
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Esempio svolto

Sintesi argomentata della specificita' italiana

In un paragrafo argomentativo coeso (stile Tipologia B, ambito storico-letterario) sostieni la tesi: «Il Romanticismo italiano e' piu' civile che individualistico». Articola tesi, due argomenti e una conclusione.

  1. 01Tesi

    Enuncia con chiarezza l'idea da difendere: a differenza del modello europeo, il Romanticismo italiano subordina l'io individuale a un progetto collettivo e nazionale.

  2. 02Primo argomento

    La polemica del 1816-1819 nasce come questione culturale-civile: De Stael e «Il Conciliatore» chiedono una letteratura utile alla nazione, non l'esibizione del genio solitario.

  3. 03Secondo argomento

    La «Lettera semiseria» di Berchet teorizza una poesia rivolta al «popolo»: il destinatario non e' l'io ribelle ma la comunita' dei cittadini da educare.

  4. 04Conclusione

    Ne segue che i temi italiani (storia, patria, fede) prevalgono sul titanismo, confermando la tesi e preparando l'opera di Manzoni.

Risultato: Un paragrafo di circa 8-10 righe, con tesi esplicita in apertura, due argomenti distinti collegati da connettivi («infatti», «inoltre») e una conclusione che riprende la tesi: struttura argomentativa corretta e pertinente alla consegna.

Obiettivo Maturità

  • Apri sempre dalla data e dal testo — de Staël, gennaio 1816, «Biblioteca Italiana» — invece che da una definizione generica di Romanticismo.
  • Cita la triade manzoniana (vero, utile, interessante) e spiega ciascun termine: la formula senza il commento non vale nulla.
  • Definisci il Romanticismo italiano per differenza: rifiuto dell'irrazionale, compito civile, pubblico ampio.
  • Usa la soppressione del «Conciliatore» come prova del nesso fra letteratura e politica: è un fatto, non un'interpretazione.
  • Riporta la tripartizione di Berchet (Ottentotti, Parigini, popolo) come tesi sul destinatario e non come curiosità terminologica.

Errori frequenti

  • Attribuire al Romanticismo italiano il gusto per il fantastico e l'irrazionale: lo rifiuta espressamente in nome del vero e dell'utile.
  • Dire che i romantici italiani rifiutano la storia: la storia è il loro terreno privilegiato — è la mitologia che rifiutano.
  • Collocare la polemica dopo il 1820: si apre nel 1816 con l'articolo di de Staël e si sviluppa attorno al «Conciliatore» fra il 1818 e il 1819.
  • Confondere Berchet con Manzoni sulla questione del pubblico: la tripartizione degli Ottentotti e dei Parigini è di Berchet.
  • Tradurre «interessante» con «divertente»: nella formula manzoniana indica ciò che cattura e trattiene l'attenzione al servizio del vero.

Approfondimento

La «Lettera sul Romanticismo» va letta sapendo a chi è indirizzata: Cesare d'Azeglio, cattolico conservatore, temeva che il romanticismo fosse un movimento sovversivo e straniero, e Manzoni scrive per rassicurarlo. Ne consegue una strategia argomentativa in due tempi. Prima Manzoni distingue la parte negativa del romanticismo — il rifiuto della mitologia, delle unità aristoteliche, dell'imitazione dei classici — dalla parte positiva, il programma del vero; poi mostra che la parte negativa è già stata accettata da tutti e che quella positiva è compatibile con la fede e con la morale. La conseguenza è che l'italiano di questa lettera è un romanticismo senza inquietudine, dove il conflitto fra individuo e mondo, centrale in Europa, semplicemente non compare. Chi conosce solo la formula «vero, utile, interessante» non vede questa operazione; chi conosce il destinatario capisce anche perché il romanticismo italiano rinunci a metà del proprio programma europeo.

§ 01

Ripasso attivo

Spiega in una pagina perché il Romanticismo italiano rifiuta il fantastico e l'irrazionale che caratterizzano quello europeo, collegando la scelta al contesto politico e alla questione del pubblico posta da Berchet.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Romanticismo — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Giovanni Berchet — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

§ 02
§ 02

Manzoni: poetica del vero e opere minori#

~6 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

Punti chiave

Alessandro Manzoni (1785-1873), milanese, nipote per parte di madre di Cesare Beccaria, si forma a Parigi negli ambienti degli ideologi, eredi dell'Illuminismo. Intorno al 1810 si converte al cattolicesimo, e la conversione riorienta tutta la sua opera senza cancellare la formazione precedente: resta un razionalista che indaga i meccanismi della società e del potere, ma inquadra ora la storia in una prospettiva provvidenziale. Questa doppia matrice — illuminista e cattolica — è la chiave del suo realismo.
Gli «Inni sacri» (1812-1822) inaugurano la nuova fase: sono cinque, dedicati alle festività della Chiesa, e cercano una poesia religiosa non devozionale ma corale, in cui a parlare sia la comunità dei fedeli e non il singolo. L'ultimo e più alto è «La Pentecoste». Le due odi civili «Marzo 1821» e «Il cinque maggio» appartengono allo stesso periodo: la seconda, scritta di getto alla notizia della morte di Napoleone, non celebra né condanna, ma sospende il giudizio storico e lo affida a Dio — «fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza».
Le due tragedie applicano al teatro il programma del vero. «Il conte di Carmagnola» (1820) e «Adelchi» (1822) abbandonano le unità aristoteliche di tempo e di luogo, che Manzoni giudica un vincolo arbitrario, e distinguono nettamente il documento storico dall'invenzione: nella prefazione al «Carmagnola» e nella «Lettre à M. Chauvet» (1820) egli sostiene che la storia fornisce i fatti e la poesia deve fornire ciò che la storia tace, cioè l'interiorità di chi quei fatti li ha vissuti. I cori — «Dagli atrii muscosi» nell'«Adelchi», e il coro sulla morte di Ermengarda — sono il luogo in cui l'autore parla in proprio.
Il coro dell'atto terzo dell'«Adelchi» va conosciuto per la sua tesi storica, che è amara e antiretorica. Manzoni descrive il popolo latino che assiste alla battaglia fra Franchi e Longobardi sperando in una liberazione, e conclude che i vinti non guadagnano nulla dal cambio dei vincitori: resteranno servi con un padrone nuovo. È una posizione che rovescia la retorica risorgimentale della liberazione portata dall'esterno, e vale la pena di segnalarne l'attualità nel 1822.
«Del romanzo storico», pubblicato nel 1845, contiene il ripensamento più radicale e va citato perché sorprende. Manzoni vi sostiene che il romanzo storico è un genere intrinsecamente contraddittorio: promettendo insieme la verità dei fatti e l'invenzione poetica, non può mantenere né l'una né l'altra, perché il lettore non sa mai quale delle due sta ricevendo. È l'autocritica del maggiore romanziere storico italiano contro il proprio genere, ed è la conseguenza coerente del programma del vero portato fino in fondo. Si veda la Fig. 2.

Storia e poesia secondo Manzoni

Storia e poesia secondo ManzoniDiagramma di Venn con 2 insiemi, Storia, PoesiaStoriaPoesiaI fattiL'interioritàRomanzostorico
Fig. 2Nel 1820 l'intersezione è il programma; nel 1845, con «Del romanzo storico», Manzoni la dichiarerà insostenibile.
Fig. 2 ↓

Vocabolario

→ Schede
  • vero storicohistorical truth (what documents attest)Da distinguere dal «vero poetico», che la letteratura aggiunge.
  • vero poeticopoetic truth (the interiority history does not record)Il compito che Manzoni assegna alla letteratura.
  • corochorus (the place where the author speaks in his own voice)Nelle tragedie manzoniane sostituisce il coro classico con una riflessione lirica.
  • ideologithe Idéologues (French heirs of the Enlightenment)Ambiente della formazione parigina di Manzoni.
  • unità aristotelicheAristotelian unities (of time and place)Rifiutate motivatamente nella prefazione al «Carmagnola».
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Esempio svolto

Analisi guidata del coro dell'atto IV dell'Adelchi

Leggi l'incipit del coro «Sparsa le trecce morbide» (morte di Ermengarda). Individua il tema centrale e spiega la funzione del coro nella tragedia manzoniana.

  1. 01Comprensione

    Il coro descrive Ermengarda, figlia di Desiderio ripudiata da Carlo Magno, che muore in convento: e' una figura di vittima innocente travolta dalla storia.

  2. 02Tema

    Il tema e' la sofferenza dell'innocente e la «provida sventura»: il dolore, letto in chiave cristiana, diventa via di salvezza e riscatto dal male della storia.

  3. 03Funzione del coro

    Il coro non agisce nella vicenda: e' il «cantuccio» da cui l'autore esprime liricamente la propria riflessione morale, fuori dall'azione drammatica.

  4. 04Stile

    Si nota il lessico patetico e religioso e il ritmo solenne, coerenti con la meditazione sul destino degli oppressi tipica di Manzoni.

Risultato: Un'analisi che riconosce in Ermengarda la vittima innocente, individua il tema della «provida sventura» e definisce il coro come spazio lirico-riflessivo dell'autore: risposta completa e contestualizzata.

Obiettivo Maturità

  • Enuncia la doppia matrice — illuminista e cattolica — e mostrane l'effetto sul realismo: l'analisi dei meccanismi sociali resta, la cornice cambia.
  • Cita la «Lettre à M. Chauvet» per la distinzione fra storia e poesia: la storia dà i fatti, la poesia l'interiorità che i fatti tacciono.
  • Usa il coro dell'atto terzo dell'«Adelchi» come tesi politica: i vinti non guadagnano dal cambio del vincitore.
  • Ricorda «Del romanzo storico» (1845) e la sua autocritica: mostra che conosci l'ultimo Manzoni e non solo il romanziere.
  • Nel commento del «Cinque maggio» segnala la sospensione del giudizio: l'ode non celebra e non condanna.

Errori frequenti

  • Dire che la conversione cancella la formazione illuministica: Manzoni resta un analista razionale dei meccanismi sociali, e questo è ciò che rende il suo realismo possibile.
  • Leggere «Il cinque maggio» come un'ode celebrativa: l'interrogativa «fu vera gloria?» sospende esplicitamente il giudizio.
  • Attribuire a Manzoni il rispetto delle unità aristoteliche: le rifiuta motivatamente già nella prefazione al «Carmagnola».
  • Interpretare il coro dell'«Adelchi» come un inno patriottico: la sua tesi è che il popolo vinto resta vinto anche cambiando padrone.
  • Ignorare «Del romanzo storico»: senza di esso il percorso di Manzoni appare lineare, mentre si conclude con una confutazione del proprio genere.

Approfondimento

L'argomentazione di «Del romanzo storico» merita di essere seguita perché è più stringente di quanto la sua conclusione faccia sospettare. Manzoni osserva che il romanzo storico chiede al lettore due atteggiamenti incompatibili: credere ai fatti come veri e insieme accettare l'invenzione come verosimile. Il lettore, non potendo distinguere quali episodi siano documentati e quali inventati, oscilla continuamente fra le due disposizioni, e ogni volta che si accorge dell'invenzione perde fiducia nella parte storica, mentre ogni volta che riconosce il documento perde l'illusione narrativa. La contraddizione non è un difetto di esecuzione ma della forma stessa, e nessun autore la può risolvere. Manzoni ne trae la conseguenza estrema: bisognerà separare i due generi, lasciando alla storia i fatti e alla narrazione l'invenzione dichiarata. Che l'autore dei «Promessi sposi» arrivi a questa conclusione dice quanto seriamente prendesse la parola «vero» del proprio programma — e la «Storia della colonna infame», pubblicata nel 1840 come opera storica autonoma accanto al romanzo, è il primo passo pratico di quella separazione.

§ 02

Ripasso attivo

Spiega la distinzione manzoniana fra storia e poesia enunciata nella «Lettre à M. Chauvet» e mostra come essa operi concretamente in un coro dell'«Adelchi» o in un episodio dei «Promessi sposi».

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Alessandro Manzoni — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Opere di Alessandro Manzoni — testi integrali (Wikisource)

§ 03
§ 03

I promessi sposi: struttura e sistema dei personaggi#

~6 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

Le tre redazioni del romanzo

Le tre redazioniLinea del tempo da 1818 a 1848, 1823: «Fermo e Lucia», 1827: La ventisettana, 1840: La quarantana, 1845: «Del romanzo storico», 1818–1827: Ricerca della forma, 1827–1848: Ricerca della lingua18181848d.C.Ricerca dellaformaRicerca dellalingua1823«Fermo e Lucia»1827La ventisettana1840La quarantana1845«Del romanzostorico»
Fig. 4Vent'anni di riscrittura: ogni redazione risolve un problema diverso, e l'ultima è insieme linguistica e teorica.

Punti chiave

«I promessi sposi» hanno tre redazioni successive che vanno tenute distinte perché sono tre libri diversi. «Fermo e Lucia», scritto fra il 1821 e il 1823, resta inedito e presenta una struttura a blocchi, digressioni saggistiche e una lingua composita di lombardo, toscano e francese. La «ventisettana» del 1827 riorganizza la materia e adotta un italiano letterario di base toscana. La «quarantana» del 1840-1842 rifà interamente la lingua sul fiorentino parlato dalle persone colte — l'operazione che Manzoni stesso chiamò «risciacquare i panni in Arno» — e vi affianca la «Storia della colonna infame».
L'impianto narrativo si regge su una finzione dichiarata nell'introduzione: l'autore dice di aver trovato un manoscritto secentesco anonimo, di averlo giudicato illeggibile per lo stile secentesco e di riscriverne la storia in lingua moderna. La finzione serve a due scopi. Permette di prendere le distanze ironiche dal Seicento e dai suoi vizi retorici; e consente al narratore di intervenire, commentare, correggere l'anonimo e rivolgersi al lettore, costruendo quella voce presente e giudicante che è il tratto più riconoscibile del romanzo.
L'azione si svolge fra il 1628 e il 1630 nella Lombardia sotto dominazione spagnola, e la scelta del tempo è politica. Manzoni rappresenta un paese occupato, con leggi inefficaci — le «gride» ripetute e mai applicate —, giustizia venale, carestia, rivolte per il pane e infine la peste; e il lettore del 1827 vi riconosce senza difficoltà la propria Lombardia austriaca. Il romanzo storico permette di dire del presente ciò che la censura non consentirebbe di dire direttamente.
I personaggi si organizzano meglio per funzione che per elenco, ed è così che conviene esporli. Gli umili — Renzo, Lucia, Agnese — sono i protagonisti reali, e il romanzo è costruito sul loro punto di vista: è la prima volta nella letteratura italiana che una vicenda di popolani regge un'opera maggiore. I potenti — don Rodrigo, il conte zio, l'Innominato prima della conversione — esercitano un potere che nessuna legge limita. Gli intermediari, che dovrebbero mediare fra i due mondi, mostrano ciascuno un modo di fallire o di riuscire: don Abbondio si sottrae per paura, l'Azzeccagarbugli mette il diritto al servizio del più forte, fra Cristoforo e il cardinal Federigo assumono invece il rischio. Si veda la Fig. 3.

Il sistema dei personaggi per funzione

Il sistema dei personaggiDiagramma ad albero, 10 percorsi, Dati: Gli umili → Renzo; Gli umili → Lucia; Gli umili → Agnese; I potenti → Don Rodrigo; I potenti → Il conte zio; I potenti → L'Innominato; Gli intermediari → Don Abbondio; Gli intermediari → Azzeccagarbugli; Gli intermediari → Fra Cristoforo; Gli intermediari → Federigo BorromeoGli umiliI potentiGli intermediariI promessi sposiRenzoLuciaAgneseDon RodrigoIl conte zioL'InnominatoDon AbbondioAzzeccagarbugliFra CristoforoFederigo Borromeo
Fig. 3Non un elenco ma tre funzioni: chi subisce, chi dispone, e chi sta in mezzo e deve scegliere se rischiare.
Fig. 3 ↓
Don Abbondio è il personaggio su cui si misura la lettura, ed è quello che il romanzo tratta con più sottigliezza. Non è un cattivo: è un uomo comune che ha scelto un mestiere per averne protezione e che di fronte alla minaccia dei bravi calcola, si giustifica e si ritrae, formulando ragionamenti che il narratore riporta con un'ironia insieme comica e severa — «il coraggio, uno non se lo può dare». Manzoni non lo condanna e non lo assolve: lo descrive come il modo in cui la maggioranza degli uomini reagisce all'ingiustizia, e proprio per questo la sua vigliaccheria è il motore dell'intera vicenda.

Vocabolario

→ Schede
  • manoscritto ritrovatofound-manuscript device (declared fiction of an anonymous source)Fonda la voce del narratore e la distanza ironica dal Seicento.
  • gridegride (Spanish edicts, endlessly reissued and never enforced)Immagine della legge inefficace: emblema del potere senza limite.
  • bravibravi (armed retainers serving a local lord)Strumento del potere privato contro cui la legge non può nulla.
  • discorso indiretto liberofree indirect discourse (the character's thought in the narrator's voice)Manzoni lo usa sistematicamente prima che il romanzo europeo lo teorizzi.
  • risciacquare i panni in Arno«rinse the linen in the Arno» (the 1840 Florentine revision)Formula manzoniana per la revisione linguistica della «quarantana».
Esempio svolto

La conversione dell'Innominato come snodo del romanzo

Spiega perche' la conversione dell'Innominato (capp. XXI-XXIV) e' un punto di svolta del romanzo, collegandola al sistema dei personaggi e al tema della Provvidenza.

  1. 01Situazione iniziale

    L'Innominato e' il grande signore del male, alleato di don Rodrigo, che fa rapire Lucia: e' l'apice della violenza nel romanzo.

  2. 02La crisi

    L'incontro con la fede e la mitezza di Lucia, la notte di angoscia e poi il colloquio con il cardinale Federigo innescano una crisi interiore.

  3. 03Lo snodo

    La conversione trasforma l'antagonista piu' potente in protettore: ribalta i rapporti di forza e libera la vicenda dal suo punto piu' buio.

  4. 04Significato

    Manzoni mostra l'azione della grazia che non annulla la liberta' umana ma la sollecita: e' l'applicazione narrativa della lettura provvidenziale della storia.

Risultato: Una risposta che riconosce nell'Innominato l'antagonista convertito, individua le tappe della crisi e interpreta l'episodio come manifestazione della Provvidenza rispettosa della liberta': interpretazione corretta e ben contestualizzata.

Obiettivo Maturità

  • Distingui le tre redazioni per data, struttura e lingua: confonderle è l'errore che si nota subito.
  • Spiega la funzione del manoscritto ritrovato: distanza ironica dal Seicento e legittimazione della voce del narratore.
  • Argomenta la scelta del Seicento come strategia per parlare del presente sotto la censura austriaca.
  • Organizza i personaggi per funzione (umili, potenti, intermediari) invece di elencarli: la struttura è la risposta.
  • Analizza don Abbondio come figura della paura comune e non come macchietta comica: il romanzo lo tratta senza condanna e senza assoluzione.

Errori frequenti

  • Chiamare «Fermo e Lucia» una semplice bozza: è un'opera con una struttura propria, e la sua conoscenza distingue chi ha studiato la genesi del romanzo.
  • Datare la «risciacquatura in Arno» al 1827: la revisione linguistica sul fiorentino parlato è quella della «quarantana» del 1840-1842.
  • Prendere per buona la finzione del manoscritto: è un espediente letterario dichiarato, e riconoscerlo come tale è parte dell'analisi.
  • Considerare don Abbondio solo comico: la sua paura è il motore della vicenda, e il narratore la analizza con severità.
  • Ambientare il romanzo nel Settecento o sotto gli austriaci: l'azione è del 1628-1630, sotto la dominazione spagnola.

Approfondimento

L'ironia manzoniana ha una tecnica precisa, ed è utile isolarla perché è ciò che rende il romanzo diverso da ogni suo modello. Il narratore adotta il punto di vista del personaggio, ne riporta i pensieri nel suo stesso linguaggio — è il discorso indiretto libero, che Manzoni impiega sistematicamente prima che il romanzo europeo lo teorizzi — e nel farlo lascia affiorare la sproporzione fra le ragioni che il personaggio si dà e la realtà dei fatti. Quando don Abbondio, dopo l'incontro con i bravi, ripercorre mentalmente le proprie opzioni e conclude di non poter fare altro, il lettore segue il ragionamento dall'interno e insieme ne misura la miseria. Non c'è commento sarcastico: la condanna è prodotta dall'accostamento. La conseguenza è un narratore che è simultaneamente dentro e sopra i personaggi — comprensivo delle loro ragioni, fermo nel giudizio morale —, e questa posizione doppia è esattamente ciò che Verga eliminerà, cinquant'anni dopo, facendo scomparire il narratore dietro la voce del coro paesano.

§ 03

Ripasso attivo

Analizza il primo capitolo dei «Promessi sposi» mostrando come l'incontro di don Abbondio con i bravi introduca insieme il tema del potere senza legge e il metodo del narratore, che riporta i pensieri del personaggio e insieme li giudica.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: I promessi sposi — testo integrale (Wikisource) · Alessandro Manzoni — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

§ 04
§ 04

Storia, Provvidenza e questione della lingua#

~7 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

Punti chiave

La Provvidenza manzoniana è il concetto più frainteso del programma, e va definito per esclusione prima che per affermazione. Non è un meccanismo che premia i buoni e punisce i cattivi dentro la storia: nel romanzo muoiono innocenti, la peste colpisce senza discriminare, e l'Innominato si converte mentre fra Cristoforo muore al lazzaretto. Non è nemmeno una spiegazione che il narratore impone: è una lettura che i personaggi fanno della propria esperienza, e il romanzo mostra che questa lettura è essa stessa un fatto storico — cambia il modo in cui gli uomini agiscono.
Il «sugo di tutta la storia», enunciato nell'ultimo capitolo da Renzo e Lucia dopo lunga discussione, è la formulazione più esatta e va citato nella sua articolazione completa: i guai vengono spesso perché ci si è dato motivo, ma la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e quando vengono, per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li addolcisce e li rende utili per una vita migliore. Sono tre proposizioni distinte, e la seconda — l'innocenza non protegge — è quella che impedisce di leggere il romanzo come consolatorio.
La «Storia della colonna infame», pubblicata nel 1840 insieme al romanzo, è il complemento indispensabile e va citata perché rovescia ogni lettura ottimistica. Ricostruisce il processo del 1630 contro due innocenti accusati di aver diffuso la peste ungendo i muri, torturati fino alla confessione e giustiziati; e Manzoni vi dimostra che i giudici non furono ingannati dal pregiudizio del tempo ma scelsero deliberatamente di violare le regole del diritto che essi stessi conoscevano. È un'analisi della responsabilità personale nel male collettivo, e la sua conclusione è che l'ignoranza non scusa quando la verità era accessibile.
La questione della lingua trova con Manzoni la soluzione che l'Italia unita adotterà, e la sua originalità va argomentata rispetto alle posizioni precedenti. Bembo fondava la norma su un canone letterario del Trecento; il «Caffè» la subordinava all'efficacia comunicativa senza fissarne una; Manzoni la fonda invece sull'uso vivo di una comunità reale — il fiorentino parlato dalle persone colte —, perché una lingua nazionale deve essere insieme unitaria, viva e apprendibile. Da qui la revisione della «quarantana», che sostituisce sistematicamente forme letterarie con forme parlate.
La «Relazione intorno all'unità della lingua e ai mezzi di diffonderla», scritta nel 1868 su incarico del ministero, traduce la teoria in politica scolastica: Manzoni propone dizionari dell'uso fiorentino, maestri toscani e la scuola come strumento di diffusione. La proposta fu contestata — il linguista Graziadio Isaia Ascoli obiettò che una lingua nazionale non si impone per decreto ma nasce dalla circolazione culturale e dallo sviluppo civile —, e la storia successiva ha dato ragione in parte a entrambi. Ma il romanzo, letto nelle scuole di tutta Italia per un secolo, ha fatto per l'unità linguistica più di qualunque provvedimento. Si veda la Fig. 5.

Tre risposte alla questione della lingua

Tre risposte sulla linguaGrafo, Su che cosa si fonda la norma? → Bembo · un canone, Su che cosa si fonda la norma? → «Il Caffè» · l'efficacia, Su che cosa si fonda la norma? → Manzoni · l'uso vivo, Manzoni · l'uso vivo → Ascoli · lo sviluppo civileSu che cosa sifonda la norma?Bembo · uncanone«Il Caffè» ·l'efficaciaManzoni · l'usovivoAscoli · losviluppo civileobietta
Fig. 5La domanda è sempre la stessa: su che cosa si fonda l'autorità della norma. Cambia ogni volta la risposta.
Fig. 5 ↓

Vocabolario

→ Schede
  • ProvvidenzaProvidence (a reading of history, not a mechanism of reward)Nel romanzo è ciò che i personaggi leggono nella loro vicenda.
  • sugo di tutta la storia«the gist of the whole story» (the novel's closing formula)Tre proposizioni: la colpa, l'innocenza che non basta, la fiducia.
  • colonna infame«Column of Infamy» (the 1630 untori trial)Opera storica autonoma pubblicata con il romanzo nel 1840.
  • fiorentino dell'usospoken Florentine of educated speakersLa base che Manzoni sceglie: viva, non letteraria.
  • manzonismoManzonism (the school adoption of his linguistic norm)Diffuso dalla scuola dell'Italia unita per quasi un secolo.
Esempio svolto

Commento al «sugo di tutta la storia»

A partire dal «sugo di tutta la storia» (cap. XXXVIII), spiega la concezione manzoniana della Provvidenza e mostra perche' non coincide con il fatalismo.

  1. 01Comprensione

    Renzo trae la «morale»: i guai vengono spesso per colpa propria, ma anche senza colpa; la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore.

  2. 02La Provvidenza

    Il male non e' negato ne' spiegato fino in fondo: la fede non elimina la sofferenza, ma le da' un senso e ne ricava un bene.

  3. 03Non fatalismo

    Il fatalismo annullerebbe la responsabilita'; qui invece resta centrale la colpa («ci si e' dato cagione») e la liberta' di scelta degli uomini.

  4. 04Conclusione

    La Provvidenza manzoniana convive con la liberta' e la responsabilita': e' fiducia, non passiva rassegnazione.

Risultato: Un commento che parafrasa correttamente il «sugo», definisce la Provvidenza come disegno che dal male trae il bene e la distingue nettamente dal fatalismo, valorizzando la responsabilita' umana: risposta interpretativa completa.

Spiegazione passo passo6 passaggi
  1. 1

    «La Provvidenza» è la parola su cui più spesso si sbaglia nel colloquio. Ricostruiamola per esclusione, partendo da che cosa NON è.

  2. 2

    Non è un meccanismo che premia i buoni dentro la storia. Fra Cristoforo, il personaggio più giusto del romanzo, muore di peste al lazzaretto.

  3. 3

    Non è nemmeno una spiegazione che il narratore impone dall'alto. La Provvidenza compare come lettura che i personaggi danno della propria vicenda — Lucia in un modo, Renzo in un altro, e ci discutono.

  4. 4

    Il «sugo di tutta la storia» dice tre cose. Prima: i guai vengono spesso perché ci si è dato motivo. Seconda, ed è quella decisiva: la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani.

  5. 5

    Terza: quando i guai vengono, per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li addolcisce e li rende utili per una vita migliore. Non li evita: li rende sopportabili e fecondi.

  6. 6

    E se restasse un dubbio sull'ottimismo di Manzoni, c'è la «Storia della colonna infame», pubblicata nel 1840 insieme al romanzo: due innocenti torturati fino alla confessione e giustiziati, da giudici che sapevano di violare il diritto. Nessuna Provvidenza li salva.

Obiettivo Maturità

  • Definisci la Provvidenza per esclusione: non premia dentro la storia, e nel romanzo muoiono innocenti. È la precisazione che separa una lettura corretta da una devota.
  • Cita le tre proposizioni del «sugo di tutta la storia» e sottolinea la seconda: l'innocenza non basta a evitare i guai.
  • Porta la «Storia della colonna infame» come prova che Manzoni non assolve: i giudici scelsero, e la loro responsabilità è personale.
  • Confronta le tre soluzioni alla questione della lingua (Bembo, il «Caffè», Manzoni) indicando su che cosa ciascuna fonda la norma.
  • Cita l'obiezione di Ascoli quando esponi la «Relazione» del 1868: mostra che conosci il dibattito e non solo la posizione manzoniana.

Errori frequenti

  • Dire che la Provvidenza premia i buoni: il romanzo mostra il contrario, e fra Cristoforo muore al lazzaretto mentre don Rodrigo ha prosperato a lungo.
  • Citare il «sugo di tutta la storia» a metà: senza la proposizione sull'innocenza che non protegge, il senso si capovolge in consolazione.
  • Ignorare la «Storia della colonna infame»: è pubblicata insieme al romanzo del 1840 e ne è il contrappeso necessario.
  • Attribuire a Manzoni la scelta del toscano letterario: sceglie il fiorentino PARLATO dalle persone colte, che è un'altra cosa e si oppone a Bembo.
  • Presentare la «Relazione» del 1868 come accolta senza discussione: Ascoli la contestò con argomenti che la storia ha in buona parte confermato.

Approfondimento

Il confronto fra le tre soluzioni alla questione della lingua si lascia ordinare secondo una sola domanda: su che cosa si fonda l'autorità della norma. Per Bembo su un canone letterario del passato, il toscano trecentesco di Petrarca e Boccaccio: la norma è storica e chiusa, e si impara dai libri. Per i redattori del «Caffè» su nulla di prescrittivo: conta l'efficacia comunicativa, e ogni parola utile è ammessa da qualunque provenienza. Per Manzoni su una comunità di parlanti reale e contemporanea, il fiorentino colto: la norma è viva, verificabile e apprendibile perché esiste qualcuno che la parla. L'obiezione di Ascoli, formulata nel «Proemio» all'«Archivio glottologico italiano» del 1873, sposta il problema ancora oltre: una lingua nazionale non nasce dalla scelta di un modello ma dall'intensità degli scambi culturali ed economici di un paese, e l'Italia era linguisticamente frammentata perché socialmente arretrata, non perché mancasse di un modello. Il Novecento darà ad Ascoli la ragione sostanziale — sono l'industrializzazione, l'emigrazione interna e poi la televisione a unificare l'italiano parlato —, ma il manzonismo scolastico è ciò che nel frattempo ha fornito la lingua scritta comune.

§ 04

Ripasso attivo

Spiega, con riferimento al «sugo di tutta la storia» e alla «Storia della colonna infame», in che senso la Provvidenza manzoniana non sia una garanzia di lieto fine; concludi indicando quale responsabilità il romanzo lasci agli uomini.

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Fonti: Storia della colonna infame — testo integrale (Wikisource) · Questione della lingua — Enciclopedia dell'Italiano (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

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Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il Romanticismo: contesto europeo e polemica italiana◐
    • 02Manzoni: poetica del vero e opere minori◐
    • 03I promessi sposi: struttura e sistema dei personaggi◐
    • 04Storia, Provvidenza e questione della lingua●

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Fonti

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Romanticismo — Enciclopedia Treccani
  • Giovanni Berchet — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Alessandro Manzoni — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Questione della lingua — Enciclopedia dell'Italiano

Wikisource

  • Opere di Alessandro Manzoni — testi integrali
  • I promessi sposi — testo integrale
  • Storia della colonna infame — testo integrale

Vedi anche

  • Neoclassicismo e Preromanticismo: Ugo FoscoloLe illusioni foscoliane e la Provvidenza manzoniana rispondono in modo opposto alla stessa domanda sul senso della storia.
  • Giacomo LeopardiLeopardi rifiuta sia il classicismo sia il romanticismo militante: il confronto con Manzoni è la domanda d'orale più frequente dell'Ottocento.
  • Naturalismo, Verismo e Giovanni VergaIl narratore onnisciente e provvidenziale di Manzoni è esattamente ciò che Verga eliminerà con l'impersonalità.

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