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IT · Maturità

Narrativa e poesia del secondo Novecento

Le Indicazioni nazionali prescrivono il percorso del quinto anno fino a Ungaretti, Saba e Montale, e poi si fermano: gli autori del dopoguerra «saranno scelti in autonomia dal docente». Questo argomento raccoglie i più costanti fra quelli che ogni programma finisce per scegliere. La materia è quella che l'Italia non riusciva a raccontare: la guerra, i campi, la Resistenza, la ricostruzione, il benessere e il prezzo del benessere. La forma cambia quattro volte in trent'anni — la testimonianza di Levi, la favola di Calvino, il mito di Pavese, l'epica ferita di Fenoglio, l'invettiva corsara di Pasolini, la lingua smontata dei Novissimi. È anche il tratto di storia letteraria più utile all'esame: tutti questi autori sono posteriori all'Unità, cioè pienamente eleggibili per la Tipologia A, e reggono quasi ogni collegamento con la storia del Novecento.

4 sezioni·~36 min di lettura·4 competenze·Verificato · 08/2026

T·141414 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere le linee della narrativa e della poesia dal 1945 agli anni Settanta e distinguerle per scelte formali, non per temiAnalizzare un testo del secondo Novecento collocandolo nella sua vicenda storica, editoriale e criticaDiscutere la funzione civile della letteratura contemporanea senza ridurla a documento né a opinioneCostruire un confronto argomentato fra autori che trattano la stessa esperienza con forme opposte
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretacontestualizzacommentaillustraargomenta

livello base

A tutti gli indirizzi di Liceo si richiede di conoscere le grandi linee della narrativa e della poesia del dopoguerra e di saper leggere e contestualizzare i testi degli autori rappresentativi (Levi, Calvino, Pavese, Pasolini, Montale tardo).

livello avanzato

Il Liceo Classico e il Liceo delle Scienze Umane curano in modo più sistematico i nessi storico-filosofici (memoria, impegno, società di massa) e la riflessione metaletteraria; il Liceo Linguistico approfondisce il confronto con le letterature straniere coeve, mentre il Liceo Scientifico valorizza il rapporto fra cultura scientifica, industria e letteratura (la «letteratura industriale»).

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Narrativa e poesia del secondo Novecento
    • 01Il Neorealismo e la memoria della guerra◐
    • 02La narrativa: Levi, Calvino, Pavese, Fenoglio, Morante◐
    • 03Letteratura e impegno civile: Pier Paolo Pasolini●
    • 04La poesia dopo l'Ermetismo e la Neoavanguardia●

4 sezioni · 20 punti chiave · 0 formule · 20 errori tipici

§ 01
§ 01

Il Neorealismo e la memoria della guerra#

~9 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-quinto-anno-secondo-novecento

Che cosa il Neorealismo sposta al centro

Le quattro scelte tecniche del Neorealismocerchi concentrici, 4 anelli, Dati: L'esperienza vissuta, Un pubblico nuovo, non borghese, Luoghi mai raccontati: borgata, banda, paese, Lo sguardo collocato in basso, La lingua parlata dentro la paginaLa lingua parlata dentro la paginaLo sguardo collocato in bassoLuoghi mai raccontati: borgata, banda, paeseUn pubblico nuovo, non borgheseL'esperienza vissuta
Fig. 2Nessuno di questi quattro anelli è un tema: sono tutte scelte tecniche. È per questo che il Neorealismo si riconosce dalla forma e non dall'argomento.

Punti chiave

Nel 1945 una generazione che aveva fatto la guerra, la Resistenza o il campo di sterminio si accorge di non avere una lingua per raccontarlo. Il repertorio disponibile — la prosa d'arte degli anni Trenta, l'eleganza sorvegliata della «terza pagina», l'allusività ermetica — era stato costruito per non dire, e ora bisognava dire. Da questo scarto nasce ciò che chiamiamo Neorealismo: non un programma, ma la pressione di una materia che chiede una forma. Si veda la Fig. 1 per la scansione cronologica dell'intero argomento.

Trent'anni di letteratura italiana del dopoguerra

Dal 1945 alla NeoavanguardiaLinea del tempo da 1942 a 1978, 1945: Liberazione, 1947: «Se questo è un uomo», 1955: «Ragazzi di vita», 1963: Gruppo 63 a Palermo, 1974: «La Storia», 1945–1955: Neorealismo, 1961–1969: Neoavanguardia19421978NeorealismoNeoavanguardia1945Liberazione1947«Se questo è unuomo»1955«Ragazzi divita»1963Gruppo 63 aPalermo1974«La Storia»
Fig. 1Le due fasce non sono consecutive ma sovrapposte a distanza: quando la Neoavanguardia si organizza, il Neorealismo è già stato messo in discussione dai suoi stessi protagonisti.
Fig. 1 ↓
Che non fosse una scuola lo ha stabilito una fonte che vale più di qualsiasi manuale: Calvino stesso, nella prefazione che nel 1964 antepone alla riedizione del «Sentiero dei nidi di ragno». Vi scrive che il neorealismo non fu una scuola ma un insieme di voci in gran parte periferiche, una scoperta plurale delle diverse Italie fino ad allora inedite per la letteratura. E ricostruisce il «triangolo» dei modelli su cui quei giovani si erano formati: i «Malavoglia» di Verga, «Conversazione in Sicilia» di Vittorini, «Paesi tuoi» di Pavese. Chi in sede d'esame cita questa prefazione mostra di sapere che la definizione di neorealismo è una questione critica aperta, non una casella.
I tratti tecnici davvero condivisi sono pochi e vanno nominati con precisione: il punto di vista collocato in basso, spesso su un personaggio marginale o infantile; una lingua che accoglie il parlato e le inflessioni regionali dentro una sintassi semplificata; l'ambientazione documentaria, con luoghi e mestieri riconoscibili; e soggetti che la letteratura italiana non aveva mai trattato — la banda partigiana, la borgata, il paese contadino, la fabbrica. Il cinema fa lo stesso lavoro negli stessi mesi: «Roma città aperta» di Rossellini esce nel 1945, e Visconti e De Sica portano sullo schermo attori non professionisti e riprese in esterni.
Sullo sfondo c'è un conflitto sul senso stesso dell'impegno. Elio Vittorini fonda a Milano nel 1945 la rivista «Il Politecnico», con l'idea di una cultura che parli alla ricostruzione senza ricevere ordini; la polemica con Palmiro Togliatti nasce proprio da qui, e riguarda l'autonomia della cultura rispetto alla direzione politica del partito. Vittorini sostiene che una letteratura che si mette al servizio di una politica smette di essere utile anche a quella politica. La questione non si chiude allora: riemerge con Pasolini negli anni Settanta e la Tipologia B la ripropone quasi ogni anno sotto forma di domanda sul ruolo civile dell'intellettuale.
Il vertice etico della stagione è «Se questo è un uomo» di Primo Levi, e la sua vicenda editoriale insegna più di molte definizioni. Il manoscritto fu rifiutato da Einaudi, dove lo lessero fra gli altri Natalia Ginzburg e Cesare Pavese, con la motivazione che di libri sui campi ne circolavano già troppi; uscì nell'autunno del 1947 per il piccolo editore De Silva di Franco Antonicelli in duemilacinquecento copie, e passò quasi inosservato. Solo la riedizione Einaudi del 1958 — con un risvolto di copertina anonimo scritto da Calvino — ne fece il libro che oggi tutti citano. In apertura sta la poesia poi intitolata «Shemà», modellata sulla preghiera ebraica, che trasforma la lettura in un comando: considerate se questo è un uomo.
Lo stile di Levi è una scelta, non una mancanza di mezzi: l'italiano esatto del chimico, il periodo breve, il lessico tecnico usato senza enfasi, l'assenza sistematica di aggettivi patetici. Il fine dichiarato è far comprendere, non commuovere, perché la commozione consuma e la comprensione resta. Il nucleo simbolico del libro sta in un episodio minimo: Levi, assetato, stacca un ghiacciolo dalla finestra della baracca, una guardia glielo strappa, lui chiede «Warum?» e si sente rispondere «Hier ist kein Warum», qui non c'è perché. In quattro parole il Lager dichiara di aver sospeso la ragione.
La stagione si esaurisce presto. Già a metà degli anni Cinquanta il documentarismo appare una scorciatoia, e la sua stessa pretesa di immediatezza viene riconosciuta come un'illusione tecnica: anche il racconto più nudo è costruito. Levi tornerà su Auschwitz quarant'anni dopo con «I sommersi e i salvati» (1986), e vi introdurrà la nozione che la testimonianza degli anni Quaranta non poteva ancora formulare: la «zona grigia», lo spazio ambiguo in cui la vittima è costretta a collaborare e la distinzione netta fra oppressi e oppressori si sfalda. È il segno che la memoria della guerra non è un capitolo chiuso del programma, ma il problema che la letteratura italiana continua a lavorare.

Vocabolario

→ Schede
  • neorealismo/neorealˈizmo/neorealism (a post-war tendency, not a school)Calvino, 1964: «non fu una scuola» ma un insieme di voci.
  • testimonianza/testimoˈnjantsa/testimony, first-hand witness accountGenere distinto dal romanzo: il patto con il lettore è di verità.
  • personaggio coralecollective characterIl protagonista è un gruppo — la banda, il paese, il quartiere.
  • zona grigiagrey zoneCategoria de «I sommersi e i salvati» (1986), non del libro del 1947.
  • memorialistica/memorjaˈlistika/memoir writing
  • impegno/imˈpeɲɲo/commitment (the writer's civic engagement)Il termine chiave della polemica Vittorini-Togliatti sul «Politecnico».
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Esempio svolto

Commentare «Hier ist kein Warum» in sede d'esame

Nel capitolo iniziale di «Se questo è un uomo» una guardia strappa a Levi il ghiacciolo che sta per portare alla bocca; alla domanda «Warum?» risponde «Hier ist kein Warum». Commenta la scena mostrando come vi si condensi il tema della disumanizzazione.

  1. 01Fissare il fatto

    Un uomo assetato prende del ghiaccio; gli viene tolto senza ragione. Sul piano narrativo non accade quasi nulla: nessuna violenza spettacolare, nessuna morte. È questa sproporzione fra la minuzia del fatto e la gravità di ciò che significa a rendere la scena utilizzabile in un commento.

  2. 02Leggere la risposta alla lettera

    La guardia non dice «non te lo dico» né «non lo capiresti»: dice che il perché, qui, non esiste. Non rifiuta una spiegazione, dichiara abolita la categoria stessa di spiegazione. La negazione è ontologica, non comunicativa, e va commentata come tale.

  3. 03Ricavare il tema

    Chiedere «perché» è l'atto minimo della ragione. Un luogo in cui la domanda non ha senso è un luogo in cui l'uomo è stato privato della facoltà che lo definisce. La disumanizzazione, nel Lager di Levi, non comincia dalla violenza fisica: comincia dalla revoca del senso.

  4. 04Collegare alla forma

    Levi riporta lo scambio in tedesco e non lo commenta. Il silenzio del narratore è la scelta stilistica che dà forza alla scena: se spiegasse, ridurrebbe l'assurdo a una tesi. Qui si mostra come lo stile asciutto serva il fine dichiarato — far comprendere, non commuovere.

  5. 05Chiudere con l'interpretazione

    Va detto che la scena non descrive solo Auschwitz: descrive un dispositivo. Ogni potere che si sottrae all'obbligo di rendere ragione compie, in scala minore, lo stesso gesto. È il collegamento che permette di passare, nel colloquio, alla riflessione civile senza forzature.

Risultato: Il commento regge perché parte da un fatto minimo, ne legge la formulazione alla lettera, ne ricava il tema e mostra che lo stile lo sostiene: «qui non c'è perché» è la definizione più breve della disumanizzazione che la letteratura italiana abbia prodotto.

Obiettivo Maturità

  • Definisci il Neorealismo come tendenza e porta come prova la prefazione di Calvino del 1964: è una fonte d'autore, e vale più di qualunque etichetta manualistica.
  • Alla consegna «contestualizza» rispondi con l'esperienza storica precisa — Resistenza, deportazione, ricostruzione — mai con la formula generica «il secondo dopoguerra».
  • Su Levi tieni distinte tre date: l'esperienza (1944), la prima edizione De Silva (1947), il successo con Einaudi (1958). L'esame premia chi non le confonde.
  • Nel colloquio il collegamento con Storia si costruisce sul problema della testimonianza e della memoria, non sul riassunto della trama.
  • Se la traccia di Tipologia B è di ambito storico, «Se questo è un uomo» e la «zona grigia» sono materiale di prima scelta: concreti, databili, discutibili.

Errori frequenti

  • Presentare il Neorealismo come un movimento con manifesto e programma: non ebbe né l'uno né l'altro, e il suo protagonista più noto lo ha negato per iscritto.
  • Scrivere che Einaudi pubblicò subito Levi: lo rifiutò, e il libro uscì da De Silva in 2.500 copie quasi invendute.
  • Chiamare «Se questo è un uomo» un romanzo: è una testimonianza, e la distinzione fra testimonianza e finzione è essa stessa oggetto di valutazione.
  • Definire «semplice» lo stile di Levi: la precisione asciutta è una strategia contro la retorica del dolore, e va nominata come strategia.
  • Attribuire la «zona grigia» a «Se questo è un uomo»: è una categoria de «I sommersi e i salvati» (1986), formulata quarant'anni dopo.

Approfondimento

Vale la pena guardare più da vicino da dove arrivava quella generazione, perché la risposta è sorprendente: dall'America. Negli anni Trenta, mentre il regime celebrava la romanità, Cesare Pavese traduceva Melville, Anderson e Steinbeck ed Elio Vittorini curava l'antologia «Americana»; leggere prosa americana era, in quel contesto, un gesto politico travestito da lavoro editoriale. Da lì viene il periodo breve, il dialogo asciutto, la rinuncia al commento del narratore — cioè gli strumenti con cui nel 1945 si racconterà la Resistenza. Un secondo dato è istituzionale: la casa editrice Einaudi di Torino funziona come un'officina in cui Pavese, Vittorini, Ginzburg e il giovane Calvino si leggono a vicenda, si rifiutano i manoscritti e si scrivono i risvolti di copertina. La storia letteraria del dopoguerra italiano è, in misura insolita, una storia editoriale: chi ricostruisce la vicenda di «Se questo è un uomo» — rifiuto, edizione minima, riedizione, canone — sta descrivendo il meccanismo con cui l'Italia decide che cosa ricorderà.

§ 01

Ripasso attivo

Calvino nel 1964 nega che il neorealismo sia stato una scuola. In quindici righe sostieni o confuta quella negazione usando due soli argomenti: la presenza o assenza di un testo programmatico, e la distanza formale fra due opere del 1947 a tua scelta.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Neorealismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · LEVI, Primo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02
§ 02

La narrativa: Levi, Calvino, Pavese, Fenoglio, Morante#

~8 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-quinto-anno-secondo-novecento

Due Resistenze

La Resistenza in due poeticheDiagramma di Venn con 2 insiemi, Calvino, FenoglioCalvinoFenoglioPinJohnnyNiente eroi
Fig. 4Fuori dall'intersezione stanno le due scelte tecniche opposte: in Calvino il narratore è un bambino che non capisce, in Fenoglio la lingua stessa è ibridata di inglese. L'intersezione è il risultato del confronto — due poetiche incompatibili convergono nel rifiuto della retorica eroica.

Punti chiave

Cinque scrittori, una sola esperienza storica, cinque forme incompatibili fra loro. È questo il dato da portare all'esame: «neorealista» non è uno stile, e chiamare così Levi, Calvino, Pavese, Fenoglio e Morante insieme significa non aver visto la differenza che conta. La stessa banda partigiana, raccontata da Calvino e da Fenoglio, produce due libri che non si somigliano in nulla — né nella lingua, né nel punto di vista, né nell'idea di che cosa sia un eroe.
Il percorso di Calvino (1923-1985) si legge in tre stagioni, e conviene saperle scandire con un'opera ciascuna. Comincia con «Il sentiero dei nidi di ragno» (1947), dove la Resistenza è vista dagli occhi del ragazzino Pin: una scelta che sottrae al racconto ogni possibilità di enfasi eroica, perché Pin non capisce quello che vede. Segue la stagione allegorica del «Visconte dimezzato» (1952), del «Barone rampante» (1957) e del «Cavaliere inesistente» (1959), raccolti nel 1960 sotto il titolo «I nostri antenati». Arriva infine alla fase combinatoria e metanarrativa delle «Città invisibili» (1972), del «Castello dei destini incrociati» (1973), di «Se una notte d'inverno un viaggiatore» (1979) e di «Palomar» (1983). Si veda la Fig. 3.

Le tre stagioni di Calvino

Quanto durò davvero il Calvino neorealistacolonna stratificata, 3 strati, Dati: 1963-1985 · combinatoria, metanarrativa, 1952-1962 · fantastico-allegorica, 1947-1951 · neorealista1963-1985 · combinatoria, metanarrativa1952-1962 · fantastico-allegorica1947-1951 · neorealista
Fig. 3Lo spessore è proporzionale agli anni: neorealista fino al «Sentiero dei nidi di ragno», allegorica con «I nostri antenati», combinatoria dalle «Città invisibili» in poi. La stagione con cui i manuali lo identificano è la più breve.
Fig. 3 ↓
Cesare Pavese (1908-1950) fa il movimento opposto: non si allontana dal reale, lo trasforma in mito. «La luna e i falò» (1950) racconta il ritorno di Anguilla nelle Langhe dopo l'America e la guerra civile, e trova subito la formula che tutto il romanzo verifica — un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Il paese, la collina, la luna, i falò non sono paesaggio: sono figure fisse, ripetute, attraverso cui l'infanzia diventa un assoluto fuori dal tempo. Il diario «Il mestiere di vivere», pubblicato dopo la sua morte nel 1950, mostra fino a che punto quella ricerca fosse anche una questione privata.
Beppe Fenoglio (Alba 1922 – Torino 1963) è il caso più radicale e il più maltrattato dai riassunti. Pubblicò in vita «I ventitré giorni della città di Alba» (1952), «La malora» (1954) e «Primavera di bellezza» (1959); i due libri per cui lo si studia sono postumi — «Una questione privata» (1963) e «Il partigiano Johnny» (1968). La sua Resistenza non è né favolosa né mitica: è una guerra fatta di fame, pioggia, ordini sbagliati e morti inutili, raccontata senza che mai un personaggio pronunci una frase memorabile. La lingua è un impasto di italiano e inglese, con calchi sintattici anglosassoni e termini militari inglesi lasciati intatti, perché il suo protagonista pensa nella lingua dei libri che ha letto.
Su Fenoglio va aggiunto un punto filologico che vale come esempio di metodo: «Il partigiano Johnny» non è un libro che l'autore abbia licenziato per la stampa. È una ricostruzione editoriale postuma, tratta da redazioni diverse e incomplete, e il testo che leggiamo riflette scelte di curatore. Dirlo in sede d'esame non è un dettaglio da specialisti: mostra che si sa distinguere fra ciò che uno scrittore ha scritto e ciò che una casa editrice ha pubblicato, ed è esattamente il tipo di consapevolezza che l'indicatore «ampiezza e precisione delle conoscenze» premia.
Elsa Morante (1912-1985) porta il secondo Novecento verso il grande romanzo storico con «La Storia», uscito da Einaudi nel giugno 1974, nella collana economica «Gli Struzzi» e con il sottotitolo «Uno scandalo che dura da diecimila anni». Il libro copre gli anni 1941-1947 e li guarda dalla periferia romana, attraverso la maestra Ida Ramundo e il figlio Useppe, nato da una violenza subita da un soldato tedesco. La tesi del romanzo è nel sottotitolo: la Storia con la maiuscola non è il racconto di ciò che gli uomini hanno fatto, è il registro di ciò che è stato fatto agli innocenti.
La ricezione della «Storia» è il momento in cui le due anime del secondo Novecento si scoprono incompatibili. Natalia Ginzburg lo dichiarò il più bel romanzo del secolo; Nanni Balestrini, dalla parte della Neoavanguardia, lo liquidò come una noiosa elegia della rassegnazione e la sua autrice come una scrittrice mediocre. Non fu una divergenza di gusto: era in discussione se la letteratura debba parlare a tutti in una lingua condivisa o smontare quella lingua perché è già compromessa. Chi porta all'esame questa polemica ha in mano il modo più economico per collegare narrativa e poesia del periodo.

Vocabolario

→ Schede
  • postumo/ˈpostumo/posthumous (published after the author's death)Statuto di «Una questione privata», «Il partigiano Johnny», «Il mestiere di vivere».
  • punto di vistapoint of view, narrative focalisationIl criterio che davvero separa Calvino da Fenoglio.
  • mito/ˈmiːto/myth (in Pavese: childhood as an absolute outside time)
  • epica antiretoricaanti-rhetorical epicFormula critica per Fenoglio: la guerra senza frasi memorabili.
  • romanzo storico-coralechoral historical novel«La Storia» di Morante: la storia vista da chi la subisce.
  • metanarrativo/metanarraˈtiːvo/metafictional (a story about storytelling)L'ultimo Calvino: «Se una notte d'inverno un viaggiatore».

Cinque risposte alla stessa esperienza

Una materia, cinque formeDiagramma ad albero, 5 percorsi, Dati: Levi: testimoniare; Calvino: inventare una forma; Pavese: fare mito; Fenoglio: inventare una lingua; Morante: dare voce a chi subisceLa guerra e il dopoguerraLevi: testimoniareCalvino: inventare una formaPavese: fare mitoFenoglio: inventare una linguaMorante: dare voce a chi subisce
Fig. 5Nessuno dei cinque rami è un tema: sono cinque decisioni formali. È su queste che si costruisce il confronto d'esame.
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Esempio svolto

Costruire un confronto fra due autori senza riassumere le trame

La consegna chiede: «Confronta il modo in cui Calvino e Fenoglio rappresentano la Resistenza». Imposta la risposta in modo che un commissario riconosca subito una competenza di analisi e non una ripetizione manualistica.

  1. 01Rifiutare la struttura sbagliata

    La risposta debole descrive prima Calvino, poi Fenoglio, e conclude che «entrambi raccontano la Resistenza in modo diverso». È una giustapposizione, non un confronto: non produce nessun criterio e si può scrivere senza aver letto i libri.

  2. 02Scegliere i criteri prima degli autori

    Si fissano due o tre criteri comparabili — punto di vista, livello linguistico, trattamento dell'eroismo — e si costruisce un paragrafo per criterio, non per autore. La struttura da sola dimostra che si sta analizzando.

  3. 03Riempire il primo criterio

    Punto di vista: Calvino affida il racconto a Pin, un bambino che assiste senza comprendere, e ottiene straniamento; Fenoglio resta incollato alla coscienza di Johnny, che comprende benissimo e non può cambiare nulla, e ottiene tragedia. Stessa guerra, due macchine narrative opposte.

  4. 04Riempire il secondo criterio

    Lingua: Calvino scrive un italiano limpido e controllato, che rende leggibile l'orrore; Fenoglio costruisce un impasto italo-inglese che rende la pagina faticosa quanto l'esperienza. La difficoltà, in Fenoglio, è un effetto voluto e non un limite.

  5. 05Chiudere con la convergenza

    Il confronto vale se arriva a un punto in comune: nessuno dei due concede una scena eroica. È da qui che si può aprire il giudizio critico — la generazione che aveva combattuto è la stessa che ha rifiutato di celebrare la propria guerra.

Risultato: Un confronto organizzato per criteri, e non per autori, produce in cinque paragrafi ciò che l'indicatore specifico della Tipologia A chiama «interpretazione corretta e articolata»: una tesi, tre prove testuali, una conclusione che non ripete le premesse.

Obiettivo Maturità

  • Scandisci Calvino in tre stagioni con un titolo ciascuna: è il percorso d'autore più richiesto del programma e si espone in trenta secondi.
  • Al confronto fra due modi di raccontare la Resistenza rispondi sul punto di vista e sulla lingua, mai sui fatti narrati: i fatti sono gli stessi.
  • Di Fenoglio dichiara sempre lo statuto postumo dei due capolavori: «Una questione privata» (1963) e «Il partigiano Johnny» (1968) escono dopo la sua morte.
  • Della «Storia» cita il sottotitolo — «Uno scandalo che dura da diecimila anni» —: contiene la tesi del romanzo e ti risparmia un riassunto.
  • La polemica Ginzburg-Balestrini sulla «Storia» è il ponte più rapido fra narrativa e Neoavanguardia nel colloquio.

Errori frequenti

  • Attribuire «La Storia» a Calvino o mescolare i tre titoli de «I nostri antenati»: sono gli errori di attribuzione più frequenti di tutto il programma.
  • Chiamare neorealisti Pavese e Fenoglio senza distinguo: in Pavese domina il mito, in Fenoglio una lingua sperimentale ibridata di inglese.
  • Dire che «Il partigiano Johnny» fu pubblicato da Fenoglio: uscì postumo nel 1968 ed è una ricostruzione editoriale da redazioni incomplete.
  • Descrivere «Il sentiero dei nidi di ragno» come un romanzo eroico sulla Resistenza: il punto di vista è quello di un bambino che non comprende ciò che vede.
  • Presentare il ritorno di Anguilla ne «La luna e i falò» come un lieto fine: il paese ritrovato è irrecuperabile, ed è questo che il romanzo dimostra.

Approfondimento

Un dato che ricorre in tutte queste biografie è editoriale: Einaudi. Pavese vi lavorava, Calvino vi entrò giovanissimo e vi restò vent'anni, Vittorini e Natalia Ginzburg vi leggevano manoscritti, la «Storia» di Morante vi uscì. Questo spiega una circolarità altrimenti curiosa — è Pavese che rifiuta Levi, è Calvino che nel 1958 scrive il risvolto della riedizione dello stesso Levi, ed è ancora Calvino che riconosce in Fenoglio il romanzo della Resistenza che la sua generazione avrebbe voluto scrivere. Sul versante teorico, l'ultimo Calvino merita una nota a sé: le conferenze preparate per Harvard e pubblicate postume come «Lezioni americane» propongono cinque valori da traghettare nel millennio successivo — leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità —, e sono l'unico caso in cui un narratore italiano del Novecento consegna una poetica esplicita e verificabile. Vale la pena leggerne almeno la prima: la leggerezza vi è definita non come evasione dal peso del mondo ma come il modo di sottrarsi ad esso avendolo capito, ed è una tesi che si può usare in una Tipologia C sulla letteratura e il presente.

§ 02

Ripasso attivo

Scegli una scena di combattimento in Fenoglio e una in Calvino. In quindici righe dimostra che le due pagine appartengono a poetiche opposte usando soltanto tre prove testuali: il punto di vista, il livello del lessico e la presenza o assenza di commento del narratore.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: CALVINO, Italo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · PAVESE, Cesare — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Beppe Fenoglio — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

§ 03
§ 03

Letteratura e impegno civile: Pier Paolo Pasolini#

~8 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-italiano-quinto-anno-secondo-novecento

Un solo progetto, quattro mestieri

Le quattro pratiche di un solo progettoDiagramma ad albero, 4 percorsi, Dati: Poeta: «Le ceneri di Gramsci»; Narratore: «Ragazzi di vita»; Regista: «Accattone»; Corsaro: il «Corriere»PasoliniPoeta: «Le ceneri di Gramsci»Narratore: «Ragazzi di vita»Regista: «Accattone»Corsaro: il «Corriere»
Fig. 7I quattro mestieri non si succedono per abbandono ma si sovrappongono: fra il 1955 e il 1975 Pasolini li pratica quasi sempre contemporaneamente.

Punti chiave

Pasolini è l'autore su cui la nozione di «impegno» si rompe, perché nell'arco di vent'anni ne cambia tre volte il significato. Prima l'impegno è linguistico: dare dignità letteraria a una parlata che nessuno scriveva. Poi è documentario: portare nel romanzo italiano un mondo, la borgata romana, che la letteratura non aveva mai visto. Infine è polemico: usare la prima pagina di un quotidiano per attaccare il proprio pubblico. Chi porta all'esame «Pasolini denunciava la società dei consumi» ha saltato i primi due terzi.
L'esordio è poetico e periferico. Dopo le poesie in friulano, Pasolini fonda a Bologna, insieme a Roberto Roversi e Francesco Leonetti, la rivista «Officina», attiva dal maggio 1955 al giugno 1959: il programma è uscire insieme dall'Ermetismo e dal Neorealismo, verso una poesia che ragioni invece di alludere o di documentare. Il risultato è «Le ceneri di Gramsci» (1957), poemetto in terzine dove un intellettuale marxista si scopre attratto proprio da ciò che il marxismo condanna — il popolo prepolitico, arcaico, felice della propria miseria. La contraddizione non viene risolta: è dichiarata, ed è la ragione per cui il libro regge ancora.
Negli stessi anni escono i due romanzi romani, «Ragazzi di vita» (1955) e «Una vita violenta» (1959). Il procedimento tecnico si chiama plurilinguismo: dentro un italiano letterario alto Pasolini innesta il romanesco di borgata, con il suo lessico e la sua sintassi, senza corsivi, senza note e senza il paternalismo del glossario. Non è un romanzo in dialetto, è un romanzo in cui due lingue convivono e si misurano. «Ragazzi di vita» finì sotto processo per oscenità a Milano nel luglio del 1955 e fu assolto con formula piena: un dato che vale in sede d'esame più di molte considerazioni sul rapporto fra letteratura e censura nell'Italia repubblicana.
Il cinema, dal 1961 in poi, non interrompe questo percorso: lo continua con altri mezzi. «Accattone» porta sullo schermo gli stessi corpi e la stessa periferia dei romanzi; «Il Vangelo secondo Matteo» rilegge un testo sacro con attori non professionisti e volti contadini del Sud. Per l'esame la formulazione corretta è che Pasolini cambia strumento, non progetto — e la si può sostenere osservando che i suoi film conservano il plurilinguismo dei libri, semplicemente trasferito dalla pagina al parlato.
L'ultima fase è quella che l'esame chiama corsara. Dal 1973 Pasolini scrive sul «Corriere della Sera» interventi che rovesciano la sua stessa posizione precedente: il vero fascismo, sostiene, non è quello del ventennio ma quello che la società dei consumi sta realizzando adesso, perché è riuscito dove il regime aveva fallito. Il regime aveva imposto un'ideologia senza toccare i modi di vivere; il consumo ha cambiato i modi di vivere e ha reso l'ideologia superflua. Questo processo Pasolini lo chiama omologazione, e il suo esito mutazione antropologica: la scomparsa non delle idee, ma delle culture popolari plurali che l'Italia aveva. Si veda la Fig. 6.

I cinque gradini dell'articolo delle lucciole

Come è costruito l'argomentocolonna stratificata, 5 strati, Dati: Sviluppo senza progresso, La società dei consumi, L'omologazione culturale, La mutazione antropologica, Le lucciole scompaionoSviluppo senza progressoLa società dei consumiL'omologazione culturaleLa mutazione antropologicaLe lucciole scompaiono
Fig. 6L'argomento non salta mai un gradino: ogni fascia è la premessa della successiva, e l'ultima è l'unica verificabile. È questa struttura, non il tono, a renderlo un modello per la Tipologia B.
Fig. 6 ↓
L'articolo più noto di questa serie uscì sul «Corriere della Sera» il 1° febbraio 1975 con il titolo «Il vuoto del potere in Italia», ed è passato alla storia come «l'articolo delle lucciole». L'argomento procede per analogia: negli anni Sessanta le lucciole sono scomparse dalle campagne italiane a causa dell'inquinamento, e quella sparizione, databile e verificabile, viene assunta come il segno visibile di una sparizione parallela e non misurabile — quella dei modi di vivere che precedevano il benessere. Gli articoli furono raccolti in «Scritti corsari», edito da Garzanti nel 1975, e l'argomentazione prosegue nelle «Lettere luterane». Pasolini fu ucciso a Ostia il 2 novembre 1975.
Sul piano della scrittura questi testi sono il miglior modello italiano per la Tipologia B, e vale la pena guardarli come si guarda una macchina: la tesi è enunciata all'inizio senza attenuazioni, l'analogia regge tutto il testo e viene portata fino in fondo, l'«io» è dichiarato e si assume la responsabilità di ciò che afferma. Ciò che quei testi non fanno è bilanciare ogni affermazione con la sua obiezione. Va però detto con chiarezza: le tesi corsare sono ipotesi interpretative polemiche, non risultati dimostrati, e il candidato che le usa come tali — non come fatti accertati — è quello che ottiene il punteggio più alto sull'indicatore relativo ai giudizi critici.

Vocabolario

→ Schede
  • omologazione/omologatˈtsjoːne/cultural homogenisationIl termine tecnico di Pasolini: il consumo cancella le culture popolari plurali.
  • mutazione antropologicaanthropological mutationL'esito dell'omologazione: cambiano i modi di vivere, non solo le opinioni.
  • borgata/borˈɡaːta/Roman outskirts (the post-war shanty periphery)
  • plurilinguismo/plurilinˈɡwizmo/plurilingualism (two registers coexisting in one text)Non è scrivere in dialetto: è farlo convivere con l'italiano letterario.
  • scritti corsaricorsair writings (Pasolini's polemical journalism)Garzanti, 1975: articoli usciti sul «Corriere della Sera» dal 1973.
  • impegno civilecivic commitmentIn Pasolini cambia tre volte di senso: linguistico, documentario, polemico.
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Esempio svolto

Analizzare la struttura argomentativa dell'articolo delle lucciole

Una traccia di Tipologia B propone un brano corsaro di Pasolini e chiede di individuarne la tesi e di valutarne l'argomentazione. Mostra come si smonta l'argomento delle lucciole.

  1. 01Isolare la tesi

    La tesi non è «i consumi sono negativi». È molto più forte e va enunciata nella sua forma forte: la società dei consumi ha ottenuto un risultato che il fascismo non aveva ottenuto, cioè la trasformazione reale dei modi di vivere degli italiani. Una tesi debole rende inutile qualsiasi analisi.

  2. 02Riconoscere il tipo di prova

    Pasolini non porta dati né statistiche: porta un'analogia. Le lucciole sono scomparse dalle campagne per l'inquinamento; il fatto è databile e chiunque lo può verificare. Su quel fatto verificabile appoggia una sparizione parallela che nessuno può misurare.

  3. 03Valutare la tenuta dell'analogia

    L'analogia è forte perché il termine noto è concreto, condiviso e non discutibile: il lettore che ha visto le lucciole sparire non può negare la premessa. È fragile perché non dimostra nulla circa il secondo termine — la correlazione temporale non è una causa, e Pasolini non pretende che lo sia.

  4. 04Osservare la funzione dello stile

    Il lessico politico («fascismo», «genocidio») è usato in senso spostato e dichiaratamente provocatorio. Va notato come scelta retorica: serve a costringere il lettore a rifiutare o ad accettare, e a impedire la terza via della lettura tiepida.

  5. 05Formulare il giudizio

    La valutazione corretta non è «ha ragione» o «ha torto»: è che il testo produce un'ipotesi interpretativa potente e non una dimostrazione, e che il suo valore sta nell'aver reso pensabile un fenomeno che nessuna statistica dell'epoca registrava.

Risultato: L'analisi regge perché distingue tre livelli che il lettore comune confonde — la tesi, il tipo di prova e la funzione dello stile — e arriva a un giudizio motivato invece che a un'adesione o a un rifiuto.

Obiettivo Maturità

  • Non scrivere che Pasolini «criticava il consumismo»: nomina i due termini tecnici, omologazione e mutazione antropologica, e spiega perché per lui il consumo riesce dove il fascismo aveva fallito.
  • Dell'articolo delle lucciole cita la sede e la data — «Corriere della Sera», 1° febbraio 1975 — e il titolo originale «Il vuoto del potere in Italia»: la precisione qui pesa.
  • Usa gli «Scritti corsari» come modello formale quando la traccia di Tipologia B chiede un testo argomentativo: tesi netta, analogia portata a fondo, «io» responsabile.
  • Se citi le tesi corsare, dichiarale come ipotesi interpretative polemiche e non come fatti dimostrati: è la mossa che l'indicatore sui giudizi critici premia.
  • Nel plurilinguismo di «Ragazzi di vita» il tratto valutabile è la convivenza di due registri senza mediazione: niente corsivi, niente glossario, nessuna traduzione per il lettore.

Errori frequenti

  • Confondere «Officina» (Bologna, 1955-1959) con «Il Politecnico» (Milano, 1945): riviste diverse, decenni diversi, problemi diversi.
  • Chiamare «l'articolo delle lucciole» un saggio o un capitolo: è un articolo di quotidiano, poi raccolto in volume, e la sede fa parte del suo significato.
  • Definire «Ragazzi di vita» un romanzo in dialetto: è un romanzo plurilingue, in cui il romanesco di borgata convive con un italiano letterario.
  • Dire che con il cinema Pasolini abbandona la letteratura: cambia mezzo e conserva progetto, temi e plurilinguismo.
  • Presentare la mutazione antropologica come un fatto storico accertato: è una diagnosi d'autore, discussa allora e discussa oggi.

Approfondimento

L'aspetto più difficile da maneggiare in Pasolini è la sua posizione politica, perché non coincide con nessuna delle caselle disponibili. È marxista e attacca il Partito comunista; difende il mondo contadino e prepolitico che il progresso di sinistra voleva superare; scrive contro il divorzio e contro l'aborto con argomenti che non sono quelli della Chiesa; nel 1968, mentre l'intero campo intellettuale è con gli studenti, pubblica una poesia in cui dichiara di stare dalla parte dei poliziotti, figli di poveri, contro gli studenti figli di borghesi. Nessuna di queste posizioni è un incidente: derivano tutte dalla stessa premessa, cioè che ciò che va difeso non sono le idee di una classe ma i modi di vivere che il benessere sta cancellando. Un secondo elemento che vale la pena conoscere è «Petrolio», il romanzo enorme e incompiuto pubblicato postumo, in cui la forma stessa — appunti, capitoli mancanti, note al posto della narrazione — diventa il segno che una realtà del genere non è più raccontabile in un romanzo. Il candidato che sa dire questo, e che sa aggiungere che si tratta di posizioni discusse e non condivise, dimostra la cosa più rara: aver capito un autore senza doverlo approvare.

§ 03

Ripasso attivo

Ricostruisci in dieci righe l'argomento delle lucciole nella forma «premessa – analogia – conclusione», poi scrivi in altre cinque righe l'obiezione più forte che gli si può muovere. Chiudi dicendo se l'obiezione lo distrugge o lo limita.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: PASOLINI, Pier Paolo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Pier Paolo Pasolini — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · DM 1095 del 21 novembre 2019 — Quadro di riferimento della prima prova scritta (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR))

§ 04
§ 04

La poesia dopo l'Ermetismo e la Neoavanguardia#

~9 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-italiano-quinto-anno-secondo-novecento

La Neoavanguardia in nove anni

Dai «Novissimi» alla «Storia»Linea del tempo da 1959 a 1977, 1961: «I Novissimi», 1963: Gruppo 63, 1965: Convegno sul romanzo, 1969: Scioglimento, 1971: «Satura», 1974: «La Storia», 1963–1969: Gruppo 63 attivo19591977Gruppo 63 attivo1961«I Novissimi»1963Gruppo 631965Convegno sulromanzo1969Scioglimento1971«Satura»1974«La Storia»
Fig. 9«Satura» esce due anni dopo lo scioglimento del gruppo e «La Storia» tre: la linea che la Neoavanguardia voleva superare le sopravvive di poco e la supera nei lettori.

Punti chiave

Dopo il 1945 la poesia italiana si trova davanti a una domanda che la guerra ha reso inevitabile: se la parola assoluta e allusiva dell'Ermetismo, nata per non dire, possa ancora servire a qualcosa. Alla stessa domanda vengono date due risposte incompatibili, e riconoscere quale delle due sta dietro un testo è esattamente ciò che il colloquio chiede. La prima abbassa la voce fino al parlato; la seconda smonta il meccanismo stesso della lirica. Si veda la Fig. 8.

Due risposte allo stesso esaurimento

Abbassare la voce o smontare l'ioDiagramma di Venn con 2 insiemi, Montale, NovissimiMontaleNovissimiVoce bassaIo smontatoFinedell'ermetismo
Fig. 8La zona comune è il punto di partenza, non il punto d'arrivo: entrambe le linee constatano che la lingua ermetica non regge più, e da lì vanno in direzioni opposte.
Fig. 8 ↓
La prima risposta è la più diffusa e la meno spettacolare. Vittorio Sereni, Giorgio Caproni, Mario Luzi, più tardi Andrea Zanzotto tengono il verso ma cambiano ciò che vi entra: il lavoro d'ufficio, la prigionia, la periferia, la lingua della conversazione. La critica raccolse alcuni di questi poeti sotto l'etichetta di «linea lombarda», in un'antologia curata da Luciano Anceschi: nome geografico per una scelta che geografica non è, cioè privilegiare l'oggetto concreto e il tono medio contro l'assoluto ermetico.
La conferma più autorevole di questa linea arriva da chi meno ce la si aspetterebbe: Montale. Con «Satura», pubblicato da Mondadori nel 1971, il poeta degli «Ossi di seppia» scende deliberatamente di registro. Il libro si divide in quattro parti — «Xenia I», «Xenia II», «Satura I», «Satura II» — e le prime due sono dedicate alla moglie Drusilla Tanzi, morta nel 1963. Vi si parla di occhiali smarriti, di telefonate, di scale scese a braccetto: il correlativo oggettivo resta, ma gli oggetti non sono più i limoni e le muraglie, sono quelli del quotidiano coniugale. Le due sezioni «Satura» aggiungono l'ironia contro i miti della cultura di massa. Montale riceverà il Nobel nel 1975 e proseguirà su questa strada con «Diario del '71 e del '72» (1973) e «Quaderno di quattro anni» (1977).
La seconda risposta nasce nel 1961 con «I Novissimi», antologia curata da Alfredo Giuliani per Rusconi e Paolazzi con il sottotitolo «Poesie per gli anni '60». Vi compaiono cinque poeti — Giuliani stesso, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini e Antonio Porta — legati all'area della rivista «Il Verri». Il programma è esplicito e non ha nulla di decorativo: smontare l'«io» lirico, che presuppone un soggetto integro e non lo è più; trattare la lingua comune con la stessa intensità riservata alla lingua poetica; rifiutare alla poesia ogni funzione consolatoria. La conseguenza è una pagina difficile per costruzione, non per profondità.
Nell'ottobre del 1963, a Palermo, quel nucleo si trasforma in un gruppo organizzato durante un convegno tenuto a Solunto: nasce il Gruppo 63. Vi partecipano fra gli altri Alberto Arbasino, Umberto Eco, Nanni Balestrini, Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani e Alfredo Giuliani. Un secondo convegno palermitano, dal 3 al 6 settembre 1965, è dedicato al romanzo sperimentale, perché il programma si estende alla prosa. Il gruppo si dà o si affianca a riviste militanti — «Malebolge», «Quindici», «Grammatica» — e si scioglie nel 1969. Il fatto che sia durato sei anni non è un fallimento: era un'avanguardia, e un'avanguardia che dura è una scuola.
Le due linee si scontrano apertamente su un romanzo. Quando nel 1974 esce «La Storia» di Elsa Morante, Natalia Ginzburg la dichiara il romanzo più bello del secolo e Nanni Balestrini la liquida come una noiosa elegia della rassegnazione, definendo mediocre la sua autrice. Non era una divergenza di gusto: per Ginzburg la letteratura deve parlare a tutti in una lingua condivisa, per Balestrini quella lingua condivisa è già compromessa e usarla significa collaborare. Portare questa polemica al colloquio è il modo più rapido per collegare narrativa e poesia senza fare due discorsi separati.
Ciò che l'esame chiede non è schierarsi. Chiede di riconoscere, davanti a un testo, quale delle due strade è stata presa, e di dimostrarlo con elementi formali: se il soggetto che parla è ancora una persona riconoscibile o è stato dissolto; se la sintassi tiene o è deliberatamente spezzata; se il lessico quotidiano entra per abbassare il tono o per far saltare il meccanismo. E chiede di sapere che entrambe rispondono allo stesso esaurimento — la constatazione, condivisa, che dopo il 1945 la lingua della lirica italiana non poteva restare quella di prima.

Vocabolario

→ Schede
  • neoavanguardia/neoavaŋˈɡwardja/neo-avant-gardeGruppo 63: nasce a Palermo nel 1963, si scioglie nel 1969.
  • io liricothe lyric I (the speaking subject of a poem)I Novissimi lo smontano; la linea dell'abbassamento lo conserva.
  • abbassamento del registrolowering of registerLa via di Montale in «Satura»: il quotidiano entra nella lirica alta.
  • sperimentalismo/sperimentaˈlizmo/experimentalismLa difficoltà è programmatica: si analizza come tecnica, non come oscurità.
  • xenia/ˈksɛnja/xenia (Greek: gifts to a departing guest)Titolo delle due sezioni di «Satura» dedicate a Drusilla Tanzi.
  • elegia/eleˈdʒiːa/elegy (a lament for what is lost)Il termine con cui Balestrini liquidò «La Storia» di Morante.

La struttura di «Satura»

Le quattro parti di «Satura» (1971)colonna stratificata, 4 strati, Dati: Satura II · ironia e polemica, Satura I · miti della massa, Xenia II · il lutto continua, Xenia I · per Drusilla TanziSatura II · ironia e polemicaSatura I · miti della massaXenia II · il lutto continuaXenia I · per Drusilla Tanzi
Fig. 10Il libro è diviso in due metà di natura diversa: il lutto privato delle «Xenia» e la satira pubblica delle due sezioni omonime. Il registro basso è comune a entrambe.
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Esempio svolto

Riconoscere la linea di un testo poetico dai suoi tratti formali

Il colloquio propone due brevi testi del secondo Novecento senza indicarne gli autori e chiede di collocarli. Costruisci la procedura che porta alla collocazione motivata.

  1. 01Identificare chi parla

    Si cerca il soggetto delle azioni e dei verbi. Se esiste una persona coerente, con una biografia implicita e un destinatario — un tu, un morto, un ricordo —, il testo appartiene alla linea dell'abbassamento. Se il soggetto cambia, si moltiplica o manca del tutto, siamo nell'area neoavanguardista.

  2. 02Verificare la sintassi

    Si controlla se i periodi si chiudono. Un testo della prima linea usa una sintassi regolare, anzi la esibisce, perché il suo effetto nasce dal contrasto fra la piana costruzione e la gravità di ciò che dice. Un testo della seconda rompe la costruzione per impedire la lettura scorrevole.

  3. 03Interrogare il lessico quotidiano

    Entrambe le linee usano parole comuni, e qui si sbaglia più spesso. La domanda giusta non è se ci siano, ma che cosa facciano: se abbassano il tono restando dentro una frase sensata, è abbassamento; se sono montate come frammenti eterogenei, è sperimentalismo.

  4. 04Cercare la conferma metrica

    Si guarda la disposizione sulla pagina. La prima linea conserva una misura di verso riconoscibile, anche libera; la seconda usa lo spazio bianco, l'allineamento irregolare e il montaggio tipografico come parte del significato.

  5. 05Formulare la collocazione

    Si dichiara la linea e si portano le tre prove nell'ordine in cui sono state trovate, aggiungendo che entrambe le linee rispondono allo stesso esaurimento della lingua ermetica. È la frase che trasforma una classificazione in un'interpretazione.

Risultato: La procedura funziona perché non chiede di riconoscere l'autore ma di leggere quattro tratti formali — soggetto, sintassi, lessico, disposizione —, e produce una collocazione motivata anche davanti a un testo mai visto prima.

Spiegazione passo passo8 passaggi
  1. 1

    Perché, dopo il 1960, la poesia italiana si divide in due? Ricostruiamolo dal problema, non dalle etichette: alla fine saprai riconoscere la linea di un testo senza sapere chi lo ha scritto.

  2. 2

    Il problema è l'eredità dell'Ermetismo. Quella poesia aveva costruito una lingua fatta di parole isolate e analogie senza spiegazione, e l'aveva costruita sotto una dittatura, quando non dire era anche un modo di non collaborare. Nel 1945 la dittatura non c'è più, e lo strumento resta senza la sua ragione.

  3. 3

    Tutti concordano sulla diagnosi: quella lingua non serve più. Nessuno concorda sulla cura. Le vie praticabili sono esattamente due, e sono opposte.

  4. 4

    Prima via: tenere la poesia e abbassarne la voce. Lo fa Montale in persona. In «Satura», del 1971, il poeta degli «Ossi di seppia» scrive dei suoi occhiali, di una telefonata, di una moglie morta che scendeva le scale a braccetto con lui. Il meccanismo del correlativo oggettivo è intatto: cambiano gli oggetti, che ora sono domestici.

  5. 5

    Che cosa si guadagna e che cosa si perde. Si guadagna un lettore: quei testi si leggono. Si perde l'assoluto — la poesia rinuncia a dire ciò che nessun'altra lingua può dire, e accetta di stare accanto alla prosa. Chi accusa il tardo Montale di essersi impoverito ha visto la perdita e non il calcolo.

  6. 6

    Seconda via: non abbassare la voce, togliere chi parla. Nel 1961 «I Novissimi», curata da Alfredo Giuliani, mette in fila cinque poeti con un programma: l'io lirico presuppone un soggetto integro, quel soggetto non esiste più, e continuare a fingerlo è una menzogna. Da qui la sintassi spezzata, il montaggio, la lingua dei giornali dentro il verso.

  7. 7

    Nel 1963 questa seconda via si organizza: a Palermo nasce il Gruppo 63, che nel 1965 estende il programma al romanzo e nel 1969 si scioglie. Sei anni. Un'avanguardia che durasse di più sarebbe una scuola, cioè il contrario di sé.

  8. 8

    Come si riconosce la linea di un testo. Guarda tre cose, in quest'ordine: chi parla — una persona riconoscibile o nessuno; che cosa fa la sintassi — tiene o è deliberatamente rotta; perché entra il lessico quotidiano — per abbassare il tono o per far saltare il meccanismo. Tre domande, e la risposta al colloquio è già costruita.

Obiettivo Maturità

  • Davanti a un testo poetico del secondo Novecento dichiara subito quale delle due linee segue, e provalo su tre elementi formali: stato dell'io, tenuta della sintassi, funzione del lessico quotidiano.
  • Di «Satura» ricorda che è lo stesso Montale degli «Ossi»: la novità è il registro, non l'autore, ed è questo a renderla una prova d'esame elegante.
  • Fissa quattro date del percorso neoavanguardista: 1961 «I Novissimi», 1963 il Gruppo 63 a Palermo, 1965 il convegno sul romanzo sperimentale, 1969 lo scioglimento.
  • Usa la polemica Ginzburg-Balestrini sulla «Storia» come cerniera: collega narrativa e poesia in una frase sola e mostra che le due linee erano incompatibili.
  • Non giudicare quale linea avesse ragione: l'indicatore sui giudizi critici premia chi motiva, non chi si schiera.

Errori frequenti

  • Trattare «I Novissimi» e il Gruppo 63 come la stessa cosa: l'antologia è del 1961, il gruppo si costituisce a Palermo nel 1963 e comprende molti più autori.
  • Chiamare «ermetico» l'ultimo Montale: «Satura» va nella direzione opposta, verso il colloquiale e il prosastico.
  • Definire la Neoavanguardia «poesia incomprensibile»: la difficoltà è programmatica e dichiarata, e va analizzata come tecnica, non lamentata.
  • Attribuire le «Xenia» a un lutto generico: sono dedicate a Drusilla Tanzi, moglie di Montale, morta nel 1963.
  • Presentare la Neoavanguardia come un movimento vincente: si sciolse nel 1969, e il romanzo che detestava — «La Storia» — è quello che i lettori hanno tenuto.

Approfondimento

Il punto teoricamente più interessante riguarda il rapporto fra avanguardia e mercato, e la Neoavanguardia italiana lo pone in modo scomodo. Un'avanguardia storica come il Futurismo si presentava contro le istituzioni culturali; il Gruppo 63 nasce invece dentro di esse — i suoi membri lavorano nell'editoria, nelle università, nella RAI, nelle grandi case editrici milanesi, e i loro convegni sono finanziati e recensiti. Umberto Eco, che ne fa parte, teorizzerà proprio la possibilità di un'opera «aperta», che chiede al lettore di completarla, all'interno di un'industria culturale che vive di prodotti chiusi. Da qui l'accusa che i loro avversari rivolsero al gruppo: contestare il sistema restandone dipendenti. E da qui la risposta, non banale, che i suoi membri diedero: nessuna posizione esterna esiste più, e l'unico lavoro possibile è dall'interno, sul linguaggio. Chi sa esporre questa discussione — senza risolverla — mostra di aver capito che cosa distingue un'avanguardia del Novecento da una dell'Ottocento.

§ 04

Ripasso attivo

Prendi una poesia delle «Xenia» e una qualsiasi pagina dei «Novissimi». In quindici righe dimostra che entrambe rifiutano l'Ermetismo, e che lo fanno con due operazioni opposte sull'io che parla.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Gruppo 63 — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Neoavanguardia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · MONTALE, Eugenio — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

Verificato · 08/2026 · Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il Neorealismo e la memoria della guerra◐
    • 02La narrativa: Levi, Calvino, Pavese, Fenoglio, Morante◐
    • 03Letteratura e impegno civile: Pier Paolo Pasolini●
    • 04La poesia dopo l'Ermetismo e la Neoavanguardia●

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Narrativa e poesia del secondo Novecento

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Riferimenti e fonti

Fonti

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Neorealismo — Enciclopedia on line
  • LEVI, Primo — Dizionario Biografico degli Italiani
  • CALVINO, Italo — Dizionario Biografico degli Italiani
  • PAVESE, Cesare — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Beppe Fenoglio — Enciclopedia on line
  • PASOLINI, Pier Paolo — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Pier Paolo Pasolini — Enciclopedia on line
  • Gruppo 63 — Enciclopedia on line
  • Neoavanguardia — Enciclopedia on line
  • MONTALE, Eugenio — Dizionario Biografico degli Italiani

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR)

  • DM 1095 del 21 novembre 2019 — Quadro di riferimento della prima prova scritta

Vedi anche

  • La poesia del Novecento: Ungaretti, Saba e MontaleIl punto da cui questo argomento riparte: il Montale degli «Ossi» è lo stesso che in «Satura» abbassa la voce.
  • Il romanzo del Novecento: Svevo e PirandelloLa crisi dell'io prima della guerra: serve per misurare quanto la guerra cambi il romanzo italiano.
  • Analisi e interpretazione del testo letterario (Tipologia A)Il metodo: questi autori sono fra i più probabili nelle tracce, perché tutti posteriori all'Unità.
  • Testo argomentativo (tipologia B) e riflessione critica (tipologia C)Gli «Scritti corsari» sono il modello italiano più efficace di testo argomentativo d'autore.

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