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Le Indicazioni nazionali prescrivono il percorso del quinto anno fino a Ungaretti, Saba e Montale, e poi si fermano: gli autori del dopoguerra «saranno scelti in autonomia dal docente». Questo argomento raccoglie i più costanti fra quelli che ogni programma finisce per scegliere. La materia è quella che l'Italia non riusciva a raccontare: la guerra, i campi, la Resistenza, la ricostruzione, il benessere e il prezzo del benessere. La forma cambia quattro volte in trent'anni — la testimonianza di Levi, la favola di Calvino, il mito di Pavese, l'epica ferita di Fenoglio, l'invettiva corsara di Pasolini, la lingua smontata dei Novissimi. È anche il tratto di storia letteraria più utile all'esame: tutti questi autori sono posteriori all'Unità, cioè pienamente eleggibili per la Tipologia A, e reggono quasi ogni collegamento con la storia del Novecento.
4 sezioni~36 min di lettura4 competenzeVerificato · 08/2026
livello base
A tutti gli indirizzi di Liceo si richiede di conoscere le grandi linee della narrativa e della poesia del dopoguerra e di saper leggere e contestualizzare i testi degli autori rappresentativi (Levi, Calvino, Pavese, Pasolini, Montale tardo).
livello avanzato
Il Liceo Classico e il Liceo delle Scienze Umane curano in modo più sistematico i nessi storico-filosofici (memoria, impegno, società di massa) e la riflessione metaletteraria; il Liceo Linguistico approfondisce il confronto con le letterature straniere coeve, mentre il Liceo Scientifico valorizza il rapporto fra cultura scientifica, industria e letteratura (la «letteratura industriale»).
Profondità di lettura: Approfondimento
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4 sezioni20 punti chiave0 formule20 errori tipici
Che cosa il Neorealismo sposta al centro
Trent'anni di letteratura italiana del dopoguerra
Vocabolario
→ SchedeNel capitolo iniziale di «Se questo è un uomo» una guardia strappa a Levi il ghiacciolo che sta per portare alla bocca; alla domanda «Warum?» risponde «Hier ist kein Warum». Commenta la scena mostrando come vi si condensi il tema della disumanizzazione.
Un uomo assetato prende del ghiaccio; gli viene tolto senza ragione. Sul piano narrativo non accade quasi nulla: nessuna violenza spettacolare, nessuna morte. È questa sproporzione fra la minuzia del fatto e la gravità di ciò che significa a rendere la scena utilizzabile in un commento.
La guardia non dice «non te lo dico» né «non lo capiresti»: dice che il perché, qui, non esiste. Non rifiuta una spiegazione, dichiara abolita la categoria stessa di spiegazione. La negazione è ontologica, non comunicativa, e va commentata come tale.
Chiedere «perché» è l'atto minimo della ragione. Un luogo in cui la domanda non ha senso è un luogo in cui l'uomo è stato privato della facoltà che lo definisce. La disumanizzazione, nel Lager di Levi, non comincia dalla violenza fisica: comincia dalla revoca del senso.
Levi riporta lo scambio in tedesco e non lo commenta. Il silenzio del narratore è la scelta stilistica che dà forza alla scena: se spiegasse, ridurrebbe l'assurdo a una tesi. Qui si mostra come lo stile asciutto serva il fine dichiarato — far comprendere, non commuovere.
Va detto che la scena non descrive solo Auschwitz: descrive un dispositivo. Ogni potere che si sottrae all'obbligo di rendere ragione compie, in scala minore, lo stesso gesto. È il collegamento che permette di passare, nel colloquio, alla riflessione civile senza forzature.
Risultato: Il commento regge perché parte da un fatto minimo, ne legge la formulazione alla lettera, ne ricava il tema e mostra che lo stile lo sostiene: «qui non c'è perché» è la definizione più breve della disumanizzazione che la letteratura italiana abbia prodotto.
Errori frequenti
Approfondimento
Vale la pena guardare più da vicino da dove arrivava quella generazione, perché la risposta è sorprendente: dall'America. Negli anni Trenta, mentre il regime celebrava la romanità, Cesare Pavese traduceva Melville, Anderson e Steinbeck ed Elio Vittorini curava l'antologia «Americana»; leggere prosa americana era, in quel contesto, un gesto politico travestito da lavoro editoriale. Da lì viene il periodo breve, il dialogo asciutto, la rinuncia al commento del narratore — cioè gli strumenti con cui nel 1945 si racconterà la Resistenza. Un secondo dato è istituzionale: la casa editrice Einaudi di Torino funziona come un'officina in cui Pavese, Vittorini, Ginzburg e il giovane Calvino si leggono a vicenda, si rifiutano i manoscritti e si scrivono i risvolti di copertina. La storia letteraria del dopoguerra italiano è, in misura insolita, una storia editoriale: chi ricostruisce la vicenda di «Se questo è un uomo» — rifiuto, edizione minima, riedizione, canone — sta descrivendo il meccanismo con cui l'Italia decide che cosa ricorderà.
Ripasso attivo
Calvino nel 1964 nega che il neorealismo sia stato una scuola. In quindici righe sostieni o confuta quella negazione usando due soli argomenti: la presenza o assenza di un testo programmatico, e la distanza formale fra due opere del 1947 a tua scelta.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Neorealismo — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · LEVI, Primo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Due Resistenze
Le tre stagioni di Calvino
Vocabolario
→ SchedeCinque risposte alla stessa esperienza
La consegna chiede: «Confronta il modo in cui Calvino e Fenoglio rappresentano la Resistenza». Imposta la risposta in modo che un commissario riconosca subito una competenza di analisi e non una ripetizione manualistica.
La risposta debole descrive prima Calvino, poi Fenoglio, e conclude che «entrambi raccontano la Resistenza in modo diverso». È una giustapposizione, non un confronto: non produce nessun criterio e si può scrivere senza aver letto i libri.
Si fissano due o tre criteri comparabili — punto di vista, livello linguistico, trattamento dell'eroismo — e si costruisce un paragrafo per criterio, non per autore. La struttura da sola dimostra che si sta analizzando.
Punto di vista: Calvino affida il racconto a Pin, un bambino che assiste senza comprendere, e ottiene straniamento; Fenoglio resta incollato alla coscienza di Johnny, che comprende benissimo e non può cambiare nulla, e ottiene tragedia. Stessa guerra, due macchine narrative opposte.
Lingua: Calvino scrive un italiano limpido e controllato, che rende leggibile l'orrore; Fenoglio costruisce un impasto italo-inglese che rende la pagina faticosa quanto l'esperienza. La difficoltà, in Fenoglio, è un effetto voluto e non un limite.
Il confronto vale se arriva a un punto in comune: nessuno dei due concede una scena eroica. È da qui che si può aprire il giudizio critico — la generazione che aveva combattuto è la stessa che ha rifiutato di celebrare la propria guerra.
Risultato: Un confronto organizzato per criteri, e non per autori, produce in cinque paragrafi ciò che l'indicatore specifico della Tipologia A chiama «interpretazione corretta e articolata»: una tesi, tre prove testuali, una conclusione che non ripete le premesse.
Errori frequenti
Approfondimento
Un dato che ricorre in tutte queste biografie è editoriale: Einaudi. Pavese vi lavorava, Calvino vi entrò giovanissimo e vi restò vent'anni, Vittorini e Natalia Ginzburg vi leggevano manoscritti, la «Storia» di Morante vi uscì. Questo spiega una circolarità altrimenti curiosa — è Pavese che rifiuta Levi, è Calvino che nel 1958 scrive il risvolto della riedizione dello stesso Levi, ed è ancora Calvino che riconosce in Fenoglio il romanzo della Resistenza che la sua generazione avrebbe voluto scrivere. Sul versante teorico, l'ultimo Calvino merita una nota a sé: le conferenze preparate per Harvard e pubblicate postume come «Lezioni americane» propongono cinque valori da traghettare nel millennio successivo — leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità —, e sono l'unico caso in cui un narratore italiano del Novecento consegna una poetica esplicita e verificabile. Vale la pena leggerne almeno la prima: la leggerezza vi è definita non come evasione dal peso del mondo ma come il modo di sottrarsi ad esso avendolo capito, ed è una tesi che si può usare in una Tipologia C sulla letteratura e il presente.
Ripasso attivo
Scegli una scena di combattimento in Fenoglio e una in Calvino. In quindici righe dimostra che le due pagine appartengono a poetiche opposte usando soltanto tre prove testuali: il punto di vista, il livello del lessico e la presenza o assenza di commento del narratore.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: CALVINO, Italo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · PAVESE, Cesare — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Beppe Fenoglio — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Un solo progetto, quattro mestieri
I cinque gradini dell'articolo delle lucciole
Vocabolario
→ SchedeUna traccia di Tipologia B propone un brano corsaro di Pasolini e chiede di individuarne la tesi e di valutarne l'argomentazione. Mostra come si smonta l'argomento delle lucciole.
La tesi non è «i consumi sono negativi». È molto più forte e va enunciata nella sua forma forte: la società dei consumi ha ottenuto un risultato che il fascismo non aveva ottenuto, cioè la trasformazione reale dei modi di vivere degli italiani. Una tesi debole rende inutile qualsiasi analisi.
Pasolini non porta dati né statistiche: porta un'analogia. Le lucciole sono scomparse dalle campagne per l'inquinamento; il fatto è databile e chiunque lo può verificare. Su quel fatto verificabile appoggia una sparizione parallela che nessuno può misurare.
L'analogia è forte perché il termine noto è concreto, condiviso e non discutibile: il lettore che ha visto le lucciole sparire non può negare la premessa. È fragile perché non dimostra nulla circa il secondo termine — la correlazione temporale non è una causa, e Pasolini non pretende che lo sia.
Il lessico politico («fascismo», «genocidio») è usato in senso spostato e dichiaratamente provocatorio. Va notato come scelta retorica: serve a costringere il lettore a rifiutare o ad accettare, e a impedire la terza via della lettura tiepida.
La valutazione corretta non è «ha ragione» o «ha torto»: è che il testo produce un'ipotesi interpretativa potente e non una dimostrazione, e che il suo valore sta nell'aver reso pensabile un fenomeno che nessuna statistica dell'epoca registrava.
Risultato: L'analisi regge perché distingue tre livelli che il lettore comune confonde — la tesi, il tipo di prova e la funzione dello stile — e arriva a un giudizio motivato invece che a un'adesione o a un rifiuto.
Errori frequenti
Approfondimento
L'aspetto più difficile da maneggiare in Pasolini è la sua posizione politica, perché non coincide con nessuna delle caselle disponibili. È marxista e attacca il Partito comunista; difende il mondo contadino e prepolitico che il progresso di sinistra voleva superare; scrive contro il divorzio e contro l'aborto con argomenti che non sono quelli della Chiesa; nel 1968, mentre l'intero campo intellettuale è con gli studenti, pubblica una poesia in cui dichiara di stare dalla parte dei poliziotti, figli di poveri, contro gli studenti figli di borghesi. Nessuna di queste posizioni è un incidente: derivano tutte dalla stessa premessa, cioè che ciò che va difeso non sono le idee di una classe ma i modi di vivere che il benessere sta cancellando. Un secondo elemento che vale la pena conoscere è «Petrolio», il romanzo enorme e incompiuto pubblicato postumo, in cui la forma stessa — appunti, capitoli mancanti, note al posto della narrazione — diventa il segno che una realtà del genere non è più raccontabile in un romanzo. Il candidato che sa dire questo, e che sa aggiungere che si tratta di posizioni discusse e non condivise, dimostra la cosa più rara: aver capito un autore senza doverlo approvare.
Ripasso attivo
Ricostruisci in dieci righe l'argomento delle lucciole nella forma «premessa – analogia – conclusione», poi scrivi in altre cinque righe l'obiezione più forte che gli si può muovere. Chiudi dicendo se l'obiezione lo distrugge o lo limita.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: PASOLINI, Pier Paolo — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Pier Paolo Pasolini — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · DM 1095 del 21 novembre 2019 — Quadro di riferimento della prima prova scritta (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR))
La Neoavanguardia in nove anni
Due risposte allo stesso esaurimento
Vocabolario
→ SchedeLa struttura di «Satura»
Il colloquio propone due brevi testi del secondo Novecento senza indicarne gli autori e chiede di collocarli. Costruisci la procedura che porta alla collocazione motivata.
Si cerca il soggetto delle azioni e dei verbi. Se esiste una persona coerente, con una biografia implicita e un destinatario — un tu, un morto, un ricordo —, il testo appartiene alla linea dell'abbassamento. Se il soggetto cambia, si moltiplica o manca del tutto, siamo nell'area neoavanguardista.
Si controlla se i periodi si chiudono. Un testo della prima linea usa una sintassi regolare, anzi la esibisce, perché il suo effetto nasce dal contrasto fra la piana costruzione e la gravità di ciò che dice. Un testo della seconda rompe la costruzione per impedire la lettura scorrevole.
Entrambe le linee usano parole comuni, e qui si sbaglia più spesso. La domanda giusta non è se ci siano, ma che cosa facciano: se abbassano il tono restando dentro una frase sensata, è abbassamento; se sono montate come frammenti eterogenei, è sperimentalismo.
Si guarda la disposizione sulla pagina. La prima linea conserva una misura di verso riconoscibile, anche libera; la seconda usa lo spazio bianco, l'allineamento irregolare e il montaggio tipografico come parte del significato.
Si dichiara la linea e si portano le tre prove nell'ordine in cui sono state trovate, aggiungendo che entrambe le linee rispondono allo stesso esaurimento della lingua ermetica. È la frase che trasforma una classificazione in un'interpretazione.
Risultato: La procedura funziona perché non chiede di riconoscere l'autore ma di leggere quattro tratti formali — soggetto, sintassi, lessico, disposizione —, e produce una collocazione motivata anche davanti a un testo mai visto prima.
Perché, dopo il 1960, la poesia italiana si divide in due? Ricostruiamolo dal problema, non dalle etichette: alla fine saprai riconoscere la linea di un testo senza sapere chi lo ha scritto.
Il problema è l'eredità dell'Ermetismo. Quella poesia aveva costruito una lingua fatta di parole isolate e analogie senza spiegazione, e l'aveva costruita sotto una dittatura, quando non dire era anche un modo di non collaborare. Nel 1945 la dittatura non c'è più, e lo strumento resta senza la sua ragione.
Tutti concordano sulla diagnosi: quella lingua non serve più. Nessuno concorda sulla cura. Le vie praticabili sono esattamente due, e sono opposte.
Prima via: tenere la poesia e abbassarne la voce. Lo fa Montale in persona. In «Satura», del 1971, il poeta degli «Ossi di seppia» scrive dei suoi occhiali, di una telefonata, di una moglie morta che scendeva le scale a braccetto con lui. Il meccanismo del correlativo oggettivo è intatto: cambiano gli oggetti, che ora sono domestici.
Che cosa si guadagna e che cosa si perde. Si guadagna un lettore: quei testi si leggono. Si perde l'assoluto — la poesia rinuncia a dire ciò che nessun'altra lingua può dire, e accetta di stare accanto alla prosa. Chi accusa il tardo Montale di essersi impoverito ha visto la perdita e non il calcolo.
Seconda via: non abbassare la voce, togliere chi parla. Nel 1961 «I Novissimi», curata da Alfredo Giuliani, mette in fila cinque poeti con un programma: l'io lirico presuppone un soggetto integro, quel soggetto non esiste più, e continuare a fingerlo è una menzogna. Da qui la sintassi spezzata, il montaggio, la lingua dei giornali dentro il verso.
Nel 1963 questa seconda via si organizza: a Palermo nasce il Gruppo 63, che nel 1965 estende il programma al romanzo e nel 1969 si scioglie. Sei anni. Un'avanguardia che durasse di più sarebbe una scuola, cioè il contrario di sé.
Come si riconosce la linea di un testo. Guarda tre cose, in quest'ordine: chi parla — una persona riconoscibile o nessuno; che cosa fa la sintassi — tiene o è deliberatamente rotta; perché entra il lessico quotidiano — per abbassare il tono o per far saltare il meccanismo. Tre domande, e la risposta al colloquio è già costruita.
Errori frequenti
Approfondimento
Il punto teoricamente più interessante riguarda il rapporto fra avanguardia e mercato, e la Neoavanguardia italiana lo pone in modo scomodo. Un'avanguardia storica come il Futurismo si presentava contro le istituzioni culturali; il Gruppo 63 nasce invece dentro di esse — i suoi membri lavorano nell'editoria, nelle università, nella RAI, nelle grandi case editrici milanesi, e i loro convegni sono finanziati e recensiti. Umberto Eco, che ne fa parte, teorizzerà proprio la possibilità di un'opera «aperta», che chiede al lettore di completarla, all'interno di un'industria culturale che vive di prodotti chiusi. Da qui l'accusa che i loro avversari rivolsero al gruppo: contestare il sistema restandone dipendenti. E da qui la risposta, non banale, che i suoi membri diedero: nessuna posizione esterna esiste più, e l'unico lavoro possibile è dall'interno, sul linguaggio. Chi sa esporre questa discussione — senza risolverla — mostra di aver capito che cosa distingue un'avanguardia del Novecento da una dell'Ottocento.
Ripasso attivo
Prendi una poesia delle «Xenia» e una qualsiasi pagina dei «Novissimi». In quindici righe dimostra che entrambe rifiutano l'Ermetismo, e che lo fanno con due operazioni opposte sull'io che parla.
Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Gruppo 63 — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Neoavanguardia — Enciclopedia on line (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · MONTALE, Eugenio — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)
Verificato · 08/2026Versione completa tramite il livello di profondità — stesso punto, stesse ancore
Riferimenti e fonti
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR)
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