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IT · Maturità

Umanesimo e Rinascimento: Ariosto, Machiavelli, Tasso

Fra Quattro e Cinquecento l'Italia produce, in un paese politicamente frantumato e presto invaso, la cultura più imitata d'Europa. È il paradosso da cui parte questo argomento: la filologia umanistica restituisce i classici e cambia il modo di leggere qualsiasi testo; la stampa moltiplica i libri; le corti diventano committenti e insieme prigioni dorate degli intellettuali. Su questo sfondo si collocano tre opere che non si somigliano affatto — l'«Orlando furioso» di Ariosto, «Il Principe» di Machiavelli, la «Gerusalemme liberata» di Tasso — e proprio nella loro distanza si legge il passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi della Controriforma.

4 sezioni·~27 min di lettura·4 competenze·Verificato · 08/2026

T·0444 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere i generi del poema cavalleresco e della trattatistica e collocarli nel contesto delle corti rinascimentaliAnalizzare la lingua e lo stile di Ariosto, Machiavelli e Tasso individuandone la poetica e gli scopi comunicativiCogliere il passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi della Controriforma attraverso i testiContestualizzare un testo letterario nell'opera, nell'autore e nel periodo storico-culturale, secondo la consegna
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretacommentacontestualizzaillustragiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali è richiesto di conoscere autori, opere e caratteri dell'Umanesimo-Rinascimento e di analizzare un testo (anche in parafrasi) collocandolo nel contesto, distinguendo poema cavalleresco e trattato politico.

livello avanzato

Negli indirizzi a vocazione umanistico-linguistica (in particolare Classico e Linguistico) si approfondiscono la questione della lingua (Bembo), il rapporto con i modelli classici e cavallereschi e il confronto stilistico fra «Furioso» e «Liberata», con maggiore attenzione alla retorica e al verso (ottava, endecasillabo).

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Umanesimo e Rinascimento: Ariosto, Machiavelli, Tasso
    • 01Umanesimo e Rinascimento: contesto e poetiche○
    • 02Ariosto e l'«Orlando furioso»◐
    • 03Machiavelli e la fondazione del pensiero politico moderno◐
    • 04Tasso e la crisi: la «Gerusalemme liberata»●

4 sezioni · 20 punti chiave · 0 formule · 20 errori tipici

§ 01
§ 01

Umanesimo e Rinascimento: contesto e poetiche#

~6 min di lettura●○○BaseINOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

Punti chiave

L'Umanesimo è il movimento culturale che nel Quattrocento pone al centro degli studi le «studia humanitatis» — grammatica, retorica, poetica, storia, filosofia morale — cioè le discipline che formano l'uomo in quanto uomo, distinte dalle arti tecniche e dalla teologia. La sua pratica fondante è filologica: cercare i manoscritti, confrontarli, restituire il testo antico nella forma corretta. Coluccio Salutati e Leonardo Bruni cancellieri della Repubblica fiorentina, Poggio Bracciolini scopritore di codici nei monasteri d'oltralpe, Lorenzo Valla sono i nomi da conoscere.
La filologia diventa subito uno strumento critico, e il caso di Valla va saputo raccontare perché mostra la potenza del metodo. Nel 1440 Lorenzo Valla dimostra che la «Donazione di Costantino» — il documento con cui l'imperatore avrebbe ceduto al papa la sovranità sull'Occidente, fondamento del potere temporale della Chiesa — è un falso, e lo dimostra con argomenti linguistici: usa parole e formule che nel IV secolo non esistevano. Un'analisi della lingua abbatte un titolo di potere: da questo momento la critica del testo è anche critica dell'autorità.
La riflessione filosofica del secolo si concentra sulla dignità dell'uomo. Marsilio Ficino traduce Platone e fonda a Firenze l'Accademia neoplatonica sotto la protezione medicea; Giovanni Pico della Mirandola apre l'orazione poi intitolata «De hominis dignitate» facendo dire a Dio che l'uomo non ha né luogo né forma fissi e può, con la propria scelta, degradarsi alle bestie o innalzarsi al divino. Non è ottimismo generico: è l'affermazione che la natura umana è indeterminata e si costruisce.
La stampa a caratteri mobili trasforma le condizioni materiali della cultura. Introdotta in Italia nel terzo quarto del Quattrocento, trova a Venezia con Aldo Manuzio, attivo dal 1495, il suo editore più influente: le edizioni «aldine» adottano il carattere corsivo e il formato tascabile in ottavo, rendendo i classici greci e latini trasportabili e relativamente accessibili. Cambia il pubblico, cambia la nozione di testo — il testo a stampa è fisso e identico in migliaia di copie — e nasce il problema di quale lingua stampare. Si veda la Fig. 1.

Dall'Umanesimo alla Controriforma

Dall'Umanesimo alla ControriformaLinea del tempo da 1400 a 1620, 1440: Valla, 1495: Le aldine, 1527: Sacco di Roma, 1559: Indice, 1581: «Liberata», 1400–1494: Umanesimo, 1494–1545: Rinascimento, 1545–1620: Controriforma14001620d.C.UmanesimoRinascimentoControriforma1440Valla1495Le aldine1527Sacco di Roma1559Indice1581«Liberata»
Fig. 1La cesura non è un'idea ma una serie di fatti databili: le guerre d'Italia dal 1494, il sacco di Roma, il Concilio di Trento, l'Indice.
Fig. 1 ↓
Il Rinascimento maturo si organizza attorno alle corti — Firenze medicea, Ferrara estense, Mantova gonzaghesca, Urbino, la Roma dei papi —, e la corte determina la letteratura che vi si produce. Il letterato è stipendiato e deve celebrare la dinastia, ma dispone di una libertà d'invenzione ampia: nascono così i grandi poemi cavallereschi, la trattatistica sul comportamento, la lirica petrarchista. Baldassarre Castiglione nel «Cortegiano» codifica il modello del gentiluomo e conia la nozione di «sprezzatura», l'arte di far apparire naturale ciò che è frutto di studio.
Il quadro si rovescia in pochi decenni, e la cesura va datata. Le guerre d'Italia iniziate nel 1494 con la discesa di Carlo VIII, il sacco di Roma del 1527 e poi la Controriforma — il Concilio di Trento (1545-1563), l'Indice dei libri proibiti (1559) — chiudono la stagione della libera ricerca. Gli stessi generi restano, ma cambiano di segno: dove Ariosto poteva sorridere dell'epica, Tasso dovrà giustificare ogni elemento del meraviglioso davanti a una censura interiorizzata.

Vocabolario

→ Schede
  • studia humanitatisstudia humanitatis (grammar, rhetoric, poetics, history, moral philosophy)Il curricolo che definisce l'Umanesimo.
  • filologia/filoloˈdʒiːa/philology (critical restoration of a text)Il metodo, non un'erudizione accessoria.
  • sprezzatura/sprettsaˈtuːra/sprezzatura (studied nonchalance)Coniata da Castiglione nel «Cortegiano».
  • aldinaAldine edition (Manutius's pocket octavo classics)Introduce il corsivo e il formato tascabile.
  • ControriformaCounter-ReformationConcilio di Trento 1545-1563; Indice dei libri proibiti 1559.
  • mecenatismo/metʃenaˈtizmo/patronage (the court as commissioner of art)Condiziona i generi: il poema celebra la dinastia che lo paga.
Esempio svolto

Distinguere Umanesimo e Rinascimento

Spiega in un breve paragrafo argomentativo la differenza tra Umanesimo e Rinascimento, usando almeno un riferimento concreto per ciascuno.

  1. 01Fissa i due termini

    Definisci l'Umanesimo come movimento culturale del Quattrocento centrato sulla riscoperta filologica dei classici e sugli studia humanitatis; il Rinascimento come la maturità artistico-letteraria del Cinquecento, età delle corti e del classicismo.

  2. 02Porta un esempio per ciascuno

    Per l'Umanesimo, la critica di Lorenzo Valla alla «Donazione di Costantino» mostra la forza del metodo filologico; per il Rinascimento, l'«Orlando furioso» di Ariosto e «Il Principe» di Machiavelli incarnano l'equilibrio e la nuova razionalità.

  3. 03Chiarisci il legame

    Sottolinea la continuità: il Rinascimento sviluppa e mette in opera gli ideali umanistici (centralità dell'uomo, modello dei classici) in forme artistiche compiute, dentro il sistema delle corti.

  4. 04Concludi

    Chiudi indicando che i due termini designano fasi successive e complementari di un'unica grande stagione, non realtà opposte.

Risultato: Un paragrafo che distingue le due fasi (filologia quattrocentesca / fioritura artistica cinquecentesca), le esemplifica (Valla; Ariosto e Machiavelli) e ne mostra la continuità.

Obiettivo Maturità

  • Definisci l'Umanesimo dalle «studia humanitatis» e dal metodo filologico, non da un generico «ritorno all'uomo»: la definizione tecnica è quella che vale.
  • Racconta la Donazione di Costantino come esempio del metodo: la filologia che demolisce un titolo di potere è il caso perfetto per un collegamento con storia.
  • Distingui Umanesimo e Rinascimento con una formula operativa: il primo è il movimento filologico-culturale del Quattrocento, il secondo la stagione artistica e civile che ne discende.
  • Data la cesura con fatti precisi — 1494, 1527, Trento 1545-1563, Indice 1559 — quando devi spiegare il passaggio da Ariosto a Tasso.
  • Cita la «sprezzatura» del «Cortegiano» come categoria e non come curiosità: descrive un rapporto fra natura e artificio che percorre tutta la cultura del secolo.

Errori frequenti

  • Presentare l'Umanesimo come «riscoperta dell'antichità»: l'antichità non era stata dimenticata; ciò che nasce è il metodo filologico e la coscienza della distanza storica.
  • Considerare l'Umanesimo anticristiano: Valla, Ficino e Pico sono pensatori cristiani, e la loro critica riguarda documenti e interpretazioni, non la fede.
  • Attribuire a Gutenberg l'introduzione della stampa in Italia: l'invenzione è tedesca, ma è a Venezia con Aldo Manuzio che l'editoria italiana assume un ruolo europeo.
  • Datare la crisi al Concilio di Trento soltanto: comincia prima, con le guerre d'Italia del 1494 e il sacco di Roma del 1527.
  • Tradurre «sprezzatura» con «disprezzo»: indica la naturalezza studiata che nasconde la fatica, non un atteggiamento sdegnoso.

Approfondimento

Vale la pena di seguire il caso della Donazione di Costantino nel dettaglio, perché mostra come funziona un'argomentazione filologica. Valla non contesta il documento in nome della fede né di un principio politico: lo legge come testo. Osserva che nomina Costantinopoli come città già esistente e capitale, mentre l'atto sarebbe anteriore alla fondazione; che impiega termini feudali e formule di cancelleria estranei al latino del IV secolo; che descrive insegne e cerimonie di età posteriore; e che nessuna fonte contemporanea registra un evento di quella portata. Ogni singolo indizio è modesto, il loro insieme è decisivo — ed è esattamente la struttura di una dimostrazione filologica: nessuna prova esterna, solo la coerenza interna del testo con il proprio tempo. Da questo procedimento discende in linea diretta tutta la critica moderna delle fonti, e non è un caso che nel Cinquecento il trattato di Valla venga stampato dai riformati e finisca all'Indice.

§ 01

Ripasso attivo

Spiega, con almeno tre elementi concreti, perché la filologia umanistica non è una tecnica erudita ma uno strumento con conseguenze politiche e religiose; concludi indicando che cosa cambia con la Controriforma.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Umanesimo — Enciclopedia Treccani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Lorenzo Valla — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani)

§ 02
§ 02

Ariosto e l'«Orlando furioso»#

~6 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

Follia e recupero: la parabola di Orlando

Follia e recuperoGrafo, Orlando insegue Angelica → I nomi sugli alberi, I nomi sugli alberi → La follia (canto XXIII), La follia (canto XXIII) → Astolfo sulla Luna, Astolfo sulla Luna → L'ampolla del sennoOrlando insegueAngelicaI nomi suglialberiLa follia (cantoXXIII)Astolfo sullaLunaL'ampolla delsenno
Fig. 3La perdita è terrena, il rimedio è lunare: il poema ripara il danno soltanto uscendo dal mondo.

Punti chiave

L'«Orlando furioso» esce a Ferrara in tre edizioni successive — 1516, 1521 e 1532 — e nella redazione definitiva conta quarantasei canti in ottave. Non è un'opera autonoma: si presenta come continuazione dell'«Orlando innamorato» di Matteo Maria Boiardo, rimasto interrotto, e ne riprende personaggi e situazioni a metà. L'ottava rima — otto endecasillabi con schema ABABABCC — è il metro del cantare popolare, che Ariosto porta a una perfezione tale da farne un modello: il distico finale a rima baciata chiude ogni strofa come una battuta.
Tre linee narrative si intrecciano e vanno tenute distinte perché la loro funzione è diversa. La linea epica è la guerra fra i cristiani di Carlo Magno e i saraceni di Agramante, con l'assedio di Parigi. La linea amorosa è l'inseguimento di Angelica da parte di Orlando e di molti altri, che porta alla follia del paladino. La linea encomiastica è l'amore di Ruggiero e Bradamante, destinato a generare la casa d'Este: serve a celebrare i committenti, e l'intero poema converge sulle loro nozze.
La tecnica che tiene insieme il tutto è l'«entrelacement», l'intreccio: il narratore segue una vicenda, la interrompe nel momento di massima tensione, passa a un'altra, e ritorna alla prima molti canti dopo. È un procedimento ereditato dal romanzo cavalleresco francese, ma Ariosto lo governa con una regia dichiarata — interviene di continuo in prima persona per annunciare che lascia un filo e ne riprende un altro, per commentare, per rivolgersi al lettore. Il poema esibisce la propria costruzione invece di nasconderla.
L'ironia è la cifra stilistica, e va spiegata con precisione tecnica per non ridurla a «umorismo». Consiste in uno scarto costante fra la solennità della materia cavalleresca e lo sguardo del narratore, che non crede fino in fondo a ciò che racconta e lo lascia capire: un aggettivo sproporzionato, una parentesi che smonta l'eroismo, un paragone domestico applicato a un duello. Ariosto non deride i suoi personaggi, li ama e insieme li misura: il risultato è una simpatia disincantata verso il desiderio umano, che insegue sempre qualcosa che sfugge.
La follia di Orlando, nel canto XXIII, è il centro tematico. Scoperti sugli alberi i nomi di Angelica e Medoro incisi insieme, il più razionale dei paladini perde il senno: si spoglia, getta le armi, devasta la campagna, diventa una forza cieca. La follia non è punizione ma conseguenza — il desiderio senza misura distrugge la ragione che dovrebbe governarlo. Il recupero avviene per una via altrettanto significativa: Astolfo vola sulla Luna a cavallo dell'ippogrifo e vi trova, dentro ampolle, tutto ciò che gli uomini perdono sulla terra, compreso il senno di Orlando. Si veda la Fig. 2.

Le tre linee dell'«Orlando furioso»

Le tre linee dell'Orlando furiosoDiagramma ad albero, 6 percorsi, Dati: Linea epica → Carlo Magno e Agramante; Linea epica → Assedio di Parigi; Linea amorosa → Angelica in fuga; Linea amorosa → La follia di Orlando; Linea encomiastica → Ruggiero e Bradamante; Linea encomiastica → La casa d'EsteLinea epicaLinea amorosaLinea encomiasticaOrlando furiosoCarlo Magno e AgramanteAssedio di ParigiAngelica in fugaLa follia di OrlandoRuggiero e BradamanteLa casa d'Este
Fig. 2Tre fili con tre funzioni diverse. L'entrelacement li alterna, e il narratore dichiara ogni passaggio.
Fig. 2 ↓
Il viaggio sulla Luna, nel canto XXXIV, è il luogo più citato e conviene saperlo commentare. Sulla Luna sono ammassate le cose perdute: le preghiere non esaudite, i doni fatti per interesse, i servizi resi ai signori, le fame dei conquistatori, le corone, i versi degli adulatori. Astolfo scopre inoltre che molte ampolle di senno appartengono a chi si crede sanissimo. È una satira che il poema pronuncia dall'unico punto da cui è possibile pronunciarla — fuori dalla terra — e la sua leggerezza è la condizione della sua libertà.

Vocabolario

→ Schede
  • ottava rimaottava rima (eight hendecasyllables, ABABABCC)Metro del cantare, portato da Ariosto a forma d'arte.
  • entrelacementinterlacing (interrupting one thread to take up another)Tecnica del romanzo cavalleresco francese, governata a vista da Ariosto.
  • in medias resin medias res (beginning in the middle of the action)Il «Furioso» riprende il «Innamorato» dal punto in cui si era interrotto.
  • encomiastico/enkoˈmjastiko/encomiastic (praising the patron dynasty)Funzione della linea Ruggiero-Bradamante per gli Este.
  • ippogrifohippogriff (winged mount, half horse half griffin)Il mezzo del viaggio di Astolfo: cavalcatura impossibile per un viaggio impossibile.
  • ironia/iroˈniːa/irony (distance between the matter and the narrator's gaze)In Ariosto è un procedimento costante, non un tono occasionale.
Esempio svolto

Analisi dello schema metrico dell'ottava

Data un'ottava del «Furioso», ricostruisci lo schema rimico e spiega perché questo metro favorisce l'effetto di chiusura ironica.

  1. 01Conta i versi

    L'ottava è formata da otto endecasillabi (versi di undici sillabe metriche).

  2. 02Marca le rime

    Etichetta le rime: i primi sei versi alternano due rime (A B A B A B), gli ultimi due formano un distico a rima baciata (C C). Lo schema è quindi ABABABCC.

  3. 03Interpreta la struttura

    I sei versi alternati svolgono il racconto; il distico finale CC, isolato e compatto, offre la sede ideale per la battuta, il commento o la conclusione sentenziosa del narratore.

  4. 04Collega allo stile

    Proprio nel distico finale si concentra spesso l'ironia ariostesca: il narratore chiude l'ottava con una osservazione che ridimensiona, sorride o sospende, accentuando il distacco.

Risultato: Schema ABABABCC; il distico baciato finale è la sede privilegiata del commento ironico e della chiusura sentenziosa tipici di Ariosto.

Obiettivo Maturità

  • Distingui le tre linee narrative e assegna a ciascuna la sua funzione (epica, amorosa, encomiastica): è la struttura che dimostra di aver letto il poema.
  • Spiega l'entrelacement come tecnica e non come confusione: il narratore annuncia le interruzioni, quindi il disordine è governato.
  • Definisci l'ironia ariostesca come scarto fra materia e sguardo, e sostienila con un esempio testuale: senza esempio l'osservazione resta un'etichetta.
  • Leggi la follia di Orlando come conseguenza del desiderio smisurato e collegala al viaggio sulla Luna: i due canti si spiegano l'un l'altro.
  • Colloca il poema nella corte estense e riconosci la funzione encomiastica della coppia Ruggiero-Bradamante: la committenza è parte della struttura, non un dettaglio esterno.

Errori frequenti

  • Presentare l'«Orlando furioso» come un poema autonomo: continua l'«Orlando innamorato» di Boiardo e comincia deliberatamente in medias res.
  • Confondere ottava rima e terzina: l'ottava è ABABABCC, otto versi con distico finale; la terzina dantesca è ABA BCB, incatenata.
  • Ridurre l'ironia a comicità: non c'è derisione dei personaggi, c'è distanza del narratore da ciò che racconta.
  • Dire che Orlando impazzisce per gelosia in senso moderno: impazzisce perché il desiderio smisurato travolge la ragione — la lettura psicologica moderna è un anacronismo.
  • Considerare il viaggio sulla Luna un episodio fantastico marginale: è il vertice satirico del poema e ne contiene il giudizio sul mondo.

Approfondimento

L'ottava ariostesca merita un'analisi tecnica, perché è lì che l'ironia diventa struttura. Lo schema ABABABCC divide la strofa in due parti disuguali: i primi sei versi a rima alternata costruiscono e sviluppano, i due finali a rima baciata chiudono di scatto. Ariosto sfrutta sistematicamente questo dislivello: nei sei versi solleva la materia — un duello, una dichiarazione, una meraviglia — e nel distico la riporta a terra con un commento, una precisazione prosaica, una battuta. La rima baciata, che nel cantare popolare serviva a segnare la fine della strofa per l'ascolto, diventa così uno strumento di giudizio. La conseguenza si vede nel ritmo del poema: ogni ottava è insieme un'unità narrativa e una piccola argomentazione con la sua conclusione, e la lettura procede per scatti conclusivi anziché per flusso continuo. È l'opposto della terzina dantesca, che si aggancia sempre alla successiva e non permette mai di fermarsi.

§ 02

Ripasso attivo

Commenta il proemio dell'«Orlando furioso» («Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori...») mostrando come già in esso si annuncino le tre linee narrative e il tono del narratore.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Ludovico Ariosto — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Orlando furioso — testo integrale (Wikisource)

§ 03
§ 03

Machiavelli e la fondazione del pensiero politico moderno#

~7 min di lettura●●○StandardINOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

L'argomentazione del «Principe»

L'argomentazione del PrincipeGrafo, Verità effettuale (XV) → Come si vive, non come si dovrebbe, Come si vive, non come si dovrebbe → Imparare a non essere buono, Imparare a non essere buono → La golpe e il lione (XVIII), La golpe e il lione (XVIII) → Parere di avere le virtùVeritàeffettuale (XV)Come si vive,non come sidovrebbeImparare a nonessere buonoLa golpe e illione (XVIII)Parere di averele virtù
Fig. 5Ogni tesi scandalosa del libro discende dalla premessa metodologica del capitolo XV: sono conseguenze, non provocazioni.

Punti chiave

Niccolò Machiavelli (1469-1527) fu segretario della seconda cancelleria della Repubblica fiorentina dal 1498 al 1512, con incarichi diplomatici presso Cesare Borgia, la corte di Francia e l'imperatore. Il ritorno dei Medici nel 1512 lo esclude dagli uffici; nel 1513 è arrestato, torturato e poi confinato nel podere di Sant'Andrea in Percussina. «Il Principe» nasce in quei mesi di inattività forzata, è dedicato a Lorenzo de' Medici duca d'Urbino ed è pubblicato solo nel 1532, cinque anni dopo la morte dell'autore.
La lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513 è il documento che accompagna la nascita del libro e va conosciuta. Machiavelli descrive la propria giornata di esiliato — le occupazioni meschine, la bettola, il gioco con i villani — e poi il rito della sera: si toglie i panni sporchi, indossa «panni reali e curiali» ed entra «nelle antique corti degli antiqui uomini», dove per quattro ore dimentica ogni affanno e non teme la povertà né la morte. È la scena fondativa dell'intellettuale moderno: il sapere come unica dignità che resta a chi ha perso tutto.
Il metodo del «Principe» è enunciato nel capitolo XV ed è ciò che rende il libro una rottura. Machiavelli dichiara di voler seguire «la verità effettuale della cosa» e non «la immaginazione di essa», perché troppi hanno immaginato repubbliche e principati mai esistiti: chi vuole agire nel mondo deve partire da come gli uomini vivono, non da come dovrebbero vivere. Ne discende la conseguenza più scandalosa: al principe è necessario «imparare a potere essere non buono, e usarlo e non usarlo secondo la necessità».
Le due categorie che organizzano il libro sono «virtù» e «fortuna», e vanno definite con esattezza perché il senso è tecnico. La virtù non è la virtù morale ma la capacità di agire con energia, decisione e adeguatezza alle circostanze; la fortuna è l'insieme delle condizioni che non dipendono da noi. Nel capitolo XXV Machiavelli le mette in rapporto: la fortuna «sia arbitra della metà delle azioni nostre», l'altra metà è lasciata a noi; ed è come un fiume in piena che devasta dove non sono stati costruiti argini, ma risparmia dove si è provveduto per tempo. Il principe deve dunque prevedere, e adattarsi ai tempi che cambiano. Si veda la Fig. 4.

Virtù e fortuna secondo il capitolo XXV

Virtù e fortunaDiagramma di Venn con 2 insiemi, Virtù, FortunaVirtùFortunaPrevisione earginiL'imprevedibileL'occasione
Fig. 4La fortuna è arbitra di metà delle azioni; l'altra metà è nostra. Il punto d'incontro è l'occasione, che va riconosciuta e colta.
Fig. 4 ↓
Il capitolo XVIII espone la teoria dei due modi di combattere e va citato con le sue immagini. Poiché combattere con le leggi non basta, il principe deve saper usare anche la forza: «l'uno è proprio dell'uomo, l'altro delle bestie», e dovendo usare la bestia occorre scegliere «la golpe e il lione», la volpe per riconoscere i lacci e il leone per spaventare i lupi. Ne segue la dottrina dell'apparenza: non è necessario possedere tutte le buone qualità, «ma è ben necessario parere di averle», perché gli uomini giudicano con gli occhi più che con le mani.
L'ultimo capitolo cambia registro e va segnalato come tale: l'«Esortazione a pigliare la Italia e liberarla dalle mani de' barbari» abbandona l'analisi fredda per un appello appassionato ai Medici affinché unifichino l'Italia e ne caccino gli eserciti stranieri, e si chiude con quattro versi di Petrarca — «Virtù contro a furore / prenderà l'arme...». Il libro che ha teorizzato il realismo politico termina con un atto di speranza, e questa tensione fra analisi e passione è il tratto che ne spiega la fortuna e la fama controversa.

Vocabolario

→ Schede
  • verità effettualeeffectual truth (how things actually are)Formula del capitolo XV: il metodo dichiarato dell'opera.
  • virtù/virˈtu/virtù (decisive capacity to act, suited to circumstance)Non è la virtù morale: è efficacia adeguata ai tempi.
  • fortunafortuna (what does not depend on us)Arbitra di metà delle azioni umane, cap. XXV.
  • principato nuovonew principality (a state newly acquired)L'oggetto specifico del «Principe».
  • necessità/netʃessiˈta/necessità (the constraint that dictates action)Ciò che rende obbligatorio «imparare a potere essere non buono».
  • occasioneoccasione (the opening fortune offers to virtù)Senza occasione la virtù resta inerte; senza virtù l'occasione si perde.
Esempio svolto

Analisi guidata di un brano del «Principe»

Sul celebre passo in cui Machiavelli dichiara di voler andare «drieto alla verità effettuale della cosa, che alla immaginazione di essa», spiega il metodo e le conseguenze di questa scelta.

  1. 01Parafrasi

    Riformula: Machiavelli sceglie di descrivere la realtà del potere così com'è («verità effettuale»), non come la immaginano gli idealisti, perché chi trascura ciò che si fa per ciò che si dovrebbe fare va incontro alla rovina.

  2. 02Riconosci il metodo

    È un metodo di osservazione realistica e quasi sperimentale: si parte dai fatti e dall'esperienza storica, non da modelli astratti di principe ideale.

  3. 03Deduci la separazione

    Da qui discende la distinzione tra politica e morale: per «mantenere lo stato» il principe può dover agire diversamente da ciò che la morale comune prescrive, secondo la necessità.

  4. 04Contestualizza

    Collega il passo alla situazione italiana del primo Cinquecento (instabilità, invasioni straniere) e all'esortazione finale a un principe capace di unire e difendere l'Italia.

Risultato: Il brano fonda l'analisi politica sul realismo della «verità effettuale», da cui derivano la separazione tra politica e morale e la prospettiva pragmatica del «mantenere lo stato».

Spiegazione passo passo6 passaggi
  1. 1

    «Il fine giustifica i mezzi» è la frase più attribuita a Machiavelli, e non è sua. Ricostruiamo che cosa dice davvero, seguendo il capitolo XV.

  2. 2

    Machiavelli annuncia il metodo: «essendo l'intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi è parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa che alla immaginazione di essa».

  3. 3

    La premessa è dunque conoscitiva: descrivere come gli uomini agiscono realmente, non come i trattati dicono che dovrebbero agire. È un'osservazione, non un permesso.

  4. 4

    Da qui la conseguenza: «è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono, e usarlo e non usarlo secondo la necessità».

  5. 5

    Notiamo tre limiti che la lettura corrente cancella. Primo: vale per il principe, in politica, non per chiunque in qualunque campo.

    La catena del capitolo XV

    veritaˋ effettuale⇒come si vive⇒poter non essere buono\text{verità effettuale} \Rightarrow \text{come si vive} \Rightarrow \text{poter non essere buono}veritaˋ effettuale⇒come si vive⇒poter non essere buono

    La freccia segna una conseguenza, non un principio autonomo: rimuovendo la premessa metodologica cade anche la conclusione, che quindi non è una massima generale.

  6. 6

    Secondo: «secondo la necessità» — non sempre, ma quando le circostanze lo impongono. Terzo: il criterio è il mantenimento dello Stato, e nei «Discorsi» quello Stato è preferibilmente una repubblica.

Obiettivo Maturità

  • Cita la formula «verità effettuale della cosa» (cap. XV) e spiegane la portata metodologica: è la frase su cui si regge qualunque risposta seria su Machiavelli.
  • Definisci «virtù» in senso machiavelliano — capacità di agire adeguata alle circostanze — e non come virtù morale: l'equivoco è la trappola più comune.
  • Usa la metafora del fiume del capitolo XXV per spiegare il rapporto virtù-fortuna: rende visibile che la previsione è la vera arma del principe.
  • Distingui il «Principe» dai «Discorsi»: il primo studia il principato nuovo, i secondi difendono la repubblica; leggerli come opposti è un errore, sono due analisi di situazioni diverse.
  • Segnala il cambio di registro del capitolo XXVI: dall'analisi all'esortazione, con la citazione di Petrarca. È il tipo di osservazione che vale come giudizio critico.

Errori frequenti

  • Riassumere Machiavelli con «il fine giustifica i mezzi»: la frase non è sua, e la sua posizione è che i mezzi vanno giudicati sul risultato in un ambito specifico, quello politico, non che tutto sia lecito ovunque.
  • Leggere «virtù» come virtù morale: nel «Principe» indica energia, decisione e capacità di adattarsi ai tempi.
  • Considerare Machiavelli un teorico dell'assolutismo: nei «Discorsi» sostiene la superiorità della repubblica e giudica il conflitto fra plebe e senato una fonte di libertà.
  • Datare la pubblicazione del «Principe» al 1513: quella è la composizione; la stampa è del 1532, postuma.
  • Ignorare il capitolo XXVI: senza l'esortazione finale il libro appare un cinico manuale, e si perde la tensione che lo attraversa.

Approfondimento

I «Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio», scritti negli stessi anni del «Principe», contengono la tesi che più sorprende chi conosce Machiavelli solo per fama. Analizzando la storia di Roma, Machiavelli sostiene che la grandezza della repubblica non nacque malgrado i conflitti interni ma grazie a essi: «quelle disunioni tra 'l Popolo e il Senato» che molti condannano furono «cagione prima» della libertà romana, perché dal contrasto fra chi voleva dominare e chi non voleva essere dominato nacquero le leggi che tutelavano entrambi. È l'esatto opposto della dottrina classica della concordia, e anticipa di secoli l'idea che il conflitto sociale regolato sia produttivo di istituzioni. Il rapporto fra le due opere non è dunque di contraddizione ma di oggetto: il «Principe» studia come si fonda uno Stato nuovo in una situazione corrotta, i «Discorsi» come si conserva una repubblica dove la virtù civile esiste ancora. Sono due risposte a due domande diverse.

§ 03

Ripasso attivo

Spiega, con riferimento ai capitoli XV, XVIII e XXV, che cosa Machiavelli intenda per «verità effettuale» e come da questo metodo discendano la teoria della volpe e del leone e quella del rapporto fra virtù e fortuna.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Niccolò Machiavelli — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Il Principe — testo integrale (Wikisource)

§ 04
§ 04

Tasso e la crisi: la «Gerusalemme liberata»#

~6 min di lettura●●●ApprofondimentoINOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

Il programma dei «Discorsi» e le deviazioni del poema

Programma e deviazioniGrafo, I «Discorsi» → La crociata, La crociata → Tancredi e Clorinda, La crociata → Rinaldo e Armida, La crociata → Erminia fra i pastori, Tancredi e Clorinda → Bifrontismo, Rinaldo e Armida → Bifrontismo, Erminia fra i pastori → BifrontismoI «Discorsi»La crociataTancredi eClorindaRinaldo e ArmidaErminia fra ipastoriBifrontismo
Fig. 7Il poema dichiara un programma e lo tradisce: le deviazioni sono la parte che resta in memoria.

Punti chiave

Torquato Tasso (1544-1595) compie il poema nel 1575 alla corte estense di Ferrara, ma non lo licenzia: sottopone il testo a revisori romani, ne discute ogni dettaglio dottrinale e non autorizza la stampa. Il poema esce comunque, in edizioni non controllate dall'autore, fra il 1580 e il 1581 con il titolo «Gerusalemme liberata», che non è di Tasso. Anni dopo egli ne pubblicherà una riscrittura profondamente correttiva, la «Gerusalemme conquistata» (1593), che la posterità ha ignorato preferendo il testo che l'autore rinnegava.
L'argomento è la prima crociata: venti canti in ottave, l'assedio e la conquista di Gerusalemme nel 1099 sotto la guida di Goffredo di Buglione. La scelta è programmatica e va spiegata con i «Discorsi dell'arte poetica» dello stesso Tasso: il poema eroico deve avere un'azione una — non le mille di Ariosto —, un soggetto storico ma non recente, così che resti margine all'invenzione, e un meraviglioso cristiano, cioè un soprannaturale fondato sulla fede vera e non sulle favole pagane. È il tentativo di conciliare la poetica aristotelica con l'ortodossia post-tridentina.
L'unità dichiarata è però continuamente minata dall'interno, e in questa contraddizione consiste la grandezza del poema. Accanto alla linea unitaria della crociata crescono le storie che la ostacolano: Tancredi ama Clorinda, guerriera musulmana, e la uccide senza riconoscerla; Rinaldo si perde nel giardino incantato di Armida, maga mandata a sviare i crociati; Erminia, innamorata di Tancredi, fugge fra i pastori. Ogni volta la deviazione è più memorabile del percorso, e la critica ha chiamato «bifrontismo» questa duplicità di un autore diviso fra ciò che crede e ciò che desidera.
Il duello notturno fra Tancredi e Clorinda, nel canto XII, è il vertice del poema e va conosciuto nel dettaglio. I due combattono al buio senza riconoscersi; Tancredi ferisce a morte l'avversario e, sciogliendogli l'elmo, scopre Clorinda; ella morente gli chiede il battesimo, e l'uomo che l'ha uccisa la battezza con l'acqua di un ruscello vicino. «Amico, hai vinto: io ti perdon...» — la scena unisce eros, morte e sacramento in un nodo che nessuna dottrina scioglie, e la sua forza è esattamente proporzionale al disagio che doveva procurare al suo autore.
Il giardino di Armida, nei canti XV e XVI, è l'altro luogo obbligato. È un luogo di piacere costruito dalla magia, dove Rinaldo dimentica il proprio dovere; i compagni lo recuperano mostrandogli la propria immagine effeminata riflessa in uno scudo. Il canto degli uccelli invita a cogliere la rosa prima che appassisca — il motivo classico del «carpe diem» — e l'invito è insieme voluttuoso e minaccioso, perché il giardino è un inganno. Tasso condanna ciò che descrive con la massima dolcezza: la censura arriva dopo la seduzione, mai prima. Si veda la Fig. 6.

Ariosto e Tasso: due poemi, due epoche

Ariosto e Tasso a confrontoDiagramma di Venn con 2 insiemi, Ariosto, TassoAriostoTassoIronia e piùfiliUnità eortodossiaOttava ·cavalleria
Fig. 6Stessa forma metrica, stessa materia, epoche opposte: il confronto si regge sul contrasto fra struttura aperta e struttura sorvegliata.
Fig. 6 ↓
Lo stile è la conseguenza di questa tensione. La lingua è più uniforme e più alta di quella di Ariosto, satura di latinismi, di inversioni e di antitesi; il verso è musicale ma teso, spesso spezzato da pause interne; ricorrono le figure dell'ambiguità — ossimoro, antitesi, paradosso — perché descrivono uno stato d'animo che non si decide. Dove l'ottava ariostesca chiudeva con un sorriso, quella tassiana si chiude spesso su un rimpianto.

Vocabolario

→ Schede
  • bifrontismobifrontism (the author divided between orthodoxy and desire)Categoria critica novecentesca, non un termine di Tasso.
  • meraviglioso cristianoChristian marvellous (supernatural grounded in the true faith)Requisito posto nei «Discorsi dell'arte poetica».
  • unità d'azioneunity of action (one plot, Aristotelian requirement)Dichiarata da Tasso e contraddetta dal poema.
  • ossimoro/ossiˈmɔːro/oxymoron (two contradictory terms joined)Figura ricorrente in Tasso: dice uno stato d'animo indeciso.
  • locus amoenuslocus amoenus (the idealised pleasant place)Il giardino di Armida ne è la versione ingannevole.
  • censura interiorizzatainternalised censorshipNon un divieto esterno: un giudice che l'autore installa dentro di sé.
Esempio svolto

Costruire un confronto Furioso / Liberata

Confronta «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata» individuando le differenze fondamentali e spiegandone il significato storico-culturale.

  1. 01Struttura

    Il «Furioso» è costruito sull'intreccio multiplo e l'entrelacement; la «Liberata» persegue l'unità d'azione attorno a un solo grande tema, la conquista di Gerusalemme.

  2. 02Finalità e tono

    Ariosto coltiva ironia e varietas con sereno distacco; Tasso punta a un fine serio e religioso, con tono sublime e «meraviglioso» cristiano, in sintonia con la Controriforma.

  3. 03Visione del mondo

    Nel «Furioso» domina l'equilibrio fiducioso del Rinascimento maturo; nella «Liberata» l'armonia si incrina nella tensione tra dovere e passione, fede e seduzione del mondo.

  4. 04Conclusione storica

    Le due opere segnano il prima e il dopo: l'apogeo rinascimentale e l'inizio della crisi che, con la Controriforma, chiude la grande stagione.

Risultato: Un confronto ordinato (struttura, finalità/tono, visione del mondo) che legge le due opere come i due poli del passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi di fine secolo.

Obiettivo Maturità

  • Spiega il progetto dei «Discorsi dell'arte poetica» — azione una, soggetto storico non recente, meraviglioso cristiano — e poi mostra come il poema lo contraddica: la contraddizione è il contenuto della risposta.
  • Definisci il «bifrontismo» come categoria critica e sostienilo con due episodi (Clorinda, Armida) invece di enunciarlo.
  • Confronta Ariosto e Tasso su tre assi dichiarati — struttura, meraviglioso, tono — e non per impressioni: è il confronto più richiesto del Cinquecento.
  • Ricorda che il titolo «Gerusalemme liberata» non è d'autore e che Tasso rinnegò il testo in favore della «Conquistata»: è un dato di storia della tradizione che dimostra precisione.
  • Collega la vicenda editoriale del poema alla Controriforma: la revisione preventiva dei revisori romani è censura interiorizzata, e spiega lo stile del testo.

Errori frequenti

  • Attribuire a Tasso il titolo «Gerusalemme liberata»: il poema uscì senza il suo controllo, e il titolo fu dato dagli editori.
  • Dire che Tasso rispetta l'unità d'azione: la dichiara nei «Discorsi» e la contraddice sistematicamente con gli episodi amorosi e magici.
  • Considerare il «meraviglioso cristiano» una semplice sostituzione di divinità: comporta che il soprannaturale debba essere teologicamente sostenibile, ed è per questo che Tasso teme la magia di Armida.
  • Ridurre il «bifrontismo» a incoerenza dell'autore: è una tensione strutturale fra ortodossia e desiderio, ed è ciò che rende il poema vivo.
  • Datare al 1575 la pubblicazione: quella è la data del completamento; le edizioni non autorizzate sono del 1580-1581.

Approfondimento

L'«Allegoria del poema», che Tasso premise all'opera nel 1581, è un documento rivelatore e conviene leggerlo per quello che tradisce. In essa l'autore spiega che l'esercito cristiano figura l'uomo maturo, Goffredo l'intelletto, Rinaldo la facoltà irascibile, Tancredi la concupiscibile, e che il giardino di Armida rappresenta le lusinghe che distolgono dal fine. Il problema è che questa chiave allegorica è manifestamente sovrapposta: non spiega il duello di Tancredi e Clorinda, non rende conto della bellezza del giardino, e riduce a schema ciò che nel testo è irrisolto. La critica la legge perciò come una difesa preventiva, un tentativo di rendere accettabile all'ortodossia un poema che l'autore stesso sospettava di eresia poetica. È l'esempio più chiaro di che cosa significhi «censura interiorizzata»: non un divieto imposto dall'esterno, ma un giudice che l'autore ha installato dentro di sé e a cui presenta il proprio lavoro già commentato.

§ 04

Ripasso attivo

Confronta l'«Orlando furioso» e la «Gerusalemme liberata» su struttura, tipo di meraviglioso e atteggiamento del narratore, e spiega in che modo le differenze riflettano il passaggio dal Rinascimento alla Controriforma.

Esercitati con quesiti collegati12 domande su questo tema→

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Torquato Tasso — Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) · Gerusalemme liberata — testo integrale (Wikisource)

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Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Umanesimo e Rinascimento: contesto e poetiche○
    • 02Ariosto e l'«Orlando furioso»◐
    • 03Machiavelli e la fondazione del pensiero politico moderno◐
    • 04Tasso e la crisi: la «Gerusalemme liberata»●

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Umanesimo e Rinascimento: Ariosto, Machiavelli, Tasso

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Riferimenti e fonti

Fonti

Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani

  • Umanesimo — Enciclopedia Treccani
  • Lorenzo Valla — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Ludovico Ariosto — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Niccolò Machiavelli — Dizionario Biografico degli Italiani
  • Torquato Tasso — Dizionario Biografico degli Italiani

Wikisource

  • Orlando furioso — testo integrale
  • Il Principe — testo integrale
  • Gerusalemme liberata — testo integrale

Vedi anche

  • Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del TrecentoL'umanesimo del Quattrocento porta a compimento il metodo filologico che Petrarca aveva inaugurato.
  • Il Seicento: Barocco e la prosa scientifica di GalileiLa crisi che si apre con Tasso sfocia nella poetica barocca della meraviglia e, per un'altra via, nel metodo di Galilei.
  • Il Settecento: Illuminismo, Parini, Goldoni e AlfieriIl rapporto fra intellettuale e potere che Machiavelli imposta si riapre, in termini nuovi, con l'Illuminismo.

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Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del Trecento

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